giovedì 24 febbraio 2011

Infortuni

Non mi sono mai fatto male da bocia. A parte graffi e lividi, mai stampelle, mai un osso rotto. Ho rotto gli occhiali un sacco di volte, soprattutto dopo i vent'anni. La prima c'ho buttato il basso sopra durante un cconcerto, l'ultima a giocare a basket coi boci. L'unico vero infortunio della mia vita è stato una sette otto d'anni fa. Venerdì sera prove coi Piccolo Male Puro (scarica qui l'ep del 2002), Casez-Cogolo di Peio-Casez, 49 chilometri all'andata in un'ora (sempre se non beccavi i maledetti tir dell'acqua Pejo), 4 ore di fuoco e 49 al ritorno con vista, articolazioni e intelletto annebbiati. A letto tra l'una e le due. La mattina dopo sveglia alle 7 e mezza e via nei verdi campi nonesi a cavallo tra autunno e inverno. Via a sbrocolàr, con una roncola affilata di nuovo. Sembrava di tagliare quelle caramelle lunghe rosse, no rametti di melo. Non sono mai riuscito a stabilirne la dinamica certa, fatto sta che a un certo punto mi parte la roncola verso la mano e mi taglio il dito medio della mano sinistra. Lo taglio a metà e mi rimane lì aperto come una mela aperta. Tagliata a metà la prima falange, tagliato via un pezzo della seconda, tagliati nervi e tendini. Il chirurgo che m'ha operato mi chiamava il samurai, per l'esattezza del mio taglio. Credo ne fosse affascinato, di quelle fascinazioni che possono avere solo un chirurgo e un killer di quelli che tagliano la gente. Fossi andato un centimetro più avanti ora il mio vaffanculo sinistro sarebbe un vaffanculino culo. Invece dopo qualche mese ho pure ripreso a suonare. E ora ho pure una scusa per non suonare bene.
Questo è stato l'unico infortunio della mia vita. Questo fino a questo mese di febbraio.

Tutto è cominciato
Venerdì 4 febbraio
Al lavoro nell'auditorium del teatro di Cognola rimetto a posto l'impianto voce della cooperativa, carico tutto in macchina, due rampe di scale da fare alla cieca. Tutto pronto per andare quando il preside mi ricorda che devo ridargli il telecomando del proiettore, già messo via in un armadio. Vado verso la stanza, al buio. Per tutta la serata sono andato avanti e indietro da quella stanza senza problemi: salgo di corsa, avanzo deciso verso la porta, allungo la mano per scostarla dimenticandomi che la porta l'ho appena chiusa. Il pollice della sinistra mi si piega malamente tra la mano e la porta. Bestemmio tanto e dio, a bassa voce però perché la platea dei rimasti sono colleghi e presidi e rappresentanti politici de sticazzi. Esco, chiudo, consegno il telecomando, prendo la macchina, torno a casa e il dito fa male. Il giorno dopo mi alzo a mezzogiorno e fa ancora male. Vado al pronto soccorso. Di sabato pomeriggio, d'inverno, in Trentino. Sembrava di stare in una pubblicità progresso sui pericoli dello sci e dello snowboard. Ovviamente sono codice bianco aka quelli-che-possono-aspettare-e-son-stracazzi-loro-perchè-qua-noi-ci-occupiamo-di-gente-che-sta-veramente-male.Entro alle due, alle tre i raggi, poi aspetto fino alle sette per sentirmi dire che non c'è niente di rotto.
Risultato: un tutore per pollice sinistro gratis, un concerto saltato, due settimane di infortunio rifiutate

Venerdì 19 febbraio
Il mercoledì vengono a cena i Sabung, mi portano il disco nuovo, si ciarla e si beve eccetera. Il mio amore è in terronia a casa dai suoi e io mi sento maschio, per cui non lavo. Il venerdì mi ritrovo con altri tre pasti consumati e una pila da casa da studenti. Suddivido tutto per categorie. Prima le posate, poi i piatti, poi i bicchieri, tanti bicchieri quanti ne può produrre una mandria di bue beoni. Mollo l'acqua calda e proprio mentre sto ruotando la pezza per arrivare nei punti più reconditi del bicchiere con movimento rotatorio il maledetto si spezza. Casualmente dalle parti della sbeccatura (un triangolino di un centimetro di lato) si trova la nocca del mio dito indice destro e la pelle viene tagliata più o meno come si taglia una bistecca da un pezzone di carne. Tecnicamente, un rettangolo con due lati corti di mezzo centimetro, un lato lungo di uno e mezzo, staccati dalla loro sede, e l'altro lato lungo a tenerli ancorati alla nocca. Il sangue finisce ognove. Un'ora e svariati fazzoletti di rosso macchiati dopo smette di sanguinare. Servirebbero dei punti per tenere vicine le sdue parti (siamo in un punto convesso) ma la cicatrice mi piace e me la tengo
Risultato: una cicatrice a forma di C sulla nocca del pollice, molto sexy (se vi piacciono le cicatrici) e comoda per tatuarci una parola che inizia con la C.

Mercoledì 23 febbraio
Mi chiamano per fare una sostituzione alle elementari. Porto i boci prima a mensa e poi in cortile. Mi chiedono di giocare a guardia e ladri. In verità, un po' supponendo la mia superiorità atletica, un po' per incularmi, mettono a prendere solo me e Carl e scappano in dodici. Il risultato è che corriamo come degli esagerati e ci fregano sempre ma tanto lo scopo del gioco è correre no? Corro dietro a un bocia, lo prendo, cade, per non cadergli sopra metto un piede male e addio caviglia. Fa un male cane, mi fermo. Dopo mezz'ora è quasi passato tanto che gioco altri cinque minuti, a difesa della prigione, coi boci che mi gravitano intorno intoccati come i lupi al mammuth. Mi rifermo. torno a casa che non zoppico neanche. Alle cinque riunione d'equipe. Comincio a zoppicare. Alla fine zoppico ancora di più. Salgo in macchina in val di Non e cambiare marcia comincia a far male veramente. Mi fermo due ore a casa e fa un male cane. Decido di scendere ugualmente, tanto è discesa. Cambio sette volte in cinquanta chilometri, cinque delle quali schiacciando la frizione con la destra. Le due volte che azzardo con la sinistra muoio. Faccio scendere il mio amore a parcheggiarmi la macchina e la caviglia urla per me. Sono un babbo? Certo, ma questo non riallinea le articolazioni. Stamattina mi alzo, zampetto fino all'ospedale (cento metri di zampetti è veramente fatica seria).
Risultato: una caviglia slogata, un tutore per caviglia utilizzabile per immobilizzare i boci in futuro, immobilità quasi totale, dipendenza estrema, dieci giorni di infortunio.

Almeno comincio a registrare sto disco maledetto che sta cominciando a diventare una barzelletta.
E comunque, finchè non finisce questo febbraio maledetto meglio stare all'occhio.


ps: dimenticavo la costola incinata sì, ma in quella c'entravo poco.

lunedì 21 febbraio 2011

Le Origini della Specie

Le Origini della Specie è uno dei migliori nomi di gruppi in italiano mai pensato e io ho infinita stima dei nomi dei gruppi. Più che a Darwin e alla scimmia che diventa uomo a me mi fa pensare all'Origine del Mondo, la risposta artistica in-your-face di Gustave Coubert al libro che ha rivoluzionato la scienza.
Oltre a questo i nostri , rappresentano al primo ascolto tutto quello che a me nel/del rock non piace. Pochissimi riff, molti giri rock da tre quattro accordi, attitudine mtv (come contrapposizione all'attitudine Henry Rollins), voci in primissimo piano, assoli metal, sopraddosi di tronche (non a livello Verdena, invero nella norma, che infatti abusa) (vedi vademecum La Ostia sulla conta delle tronche), testi in prima persona, che parlano di sentimenti e stati d'animo come dentro una bolla.
Un prodotto rock buono anche per il pop. Mai stato un difetto, per carità, ma i gruppi troppo sbilanciati troppo verso di là, tipo Foo Fighters, Type O Negative, Timoria, Incubus è roba che metti su alla tipa che non ascolta rock, e può anche essere che te la fai (anche se certi amici lo chiamano gay rock).
Ora il problema con questi gruppi è che posso pure apprezzare qualche singolo ma un disco intero non l'ho mai retto/mi cedeva il retto (senti che rime! che poi non è una rima ma una paronomasia, o un'anafora pompata, ma vabbè) (oppure anche noll'ho mai retto/è il retto che mollò e qui c'abbiamo un chiasmone con paronomasia e assonanza: bingo per il poeta, e Dante che si rivolta nella tomba) (faccio il figo solo eprchè sto leggendo questo).
E invece stamane è successo. Ho messo su le cinque canzoni di Sospesi, il demo appena uscito che si ascolta qui, e non l'ho ancora tolto. Credo che sia la settima volta che lo ascolto. Questo perchè i testi parlano di cose che succedono alla gente e dentro la gente senza essere nè melensi nè ostentatamente romantici, semplicemente onesti, forse pipposi a volte ma a volte pure evocativi.
Il mio preferito è:
Tu vuoi il cazzo gigante
Vuoi il bene di tutta la gente
Vuoi sapere quello che non sai
Perchè non sai niente
Per me questa è poesia, roba che alle superiori me la sarei scritta sul diario. Poi le melodie e i cori son di un pop cristallino, sempre azzeccatissime e ci sono pure cosette di voce molto valide, con stili che collidono bellamente, alla rock italiano ma pure alla Morgan, alla Negrita, alla Subsonica per dire. Le musiche sono bben fatte, i tre/quattro accordi di cui sopra sono resi sempre in maniera sempre differente (che a volte ti dimentichi che son solo tre/quattro accordi) e abbracciano stili diversi e pure freschi, con echi (o cut'n'paste) di Tool, QOTSA, Muse, Subsonica, di Korn perfino forse. Le strutture sono tra gli elementi che preferisco: classiche e accoglienti come un 90-60-90 ma per niente scontate, geometriche come un pentacolo, concise come il saggio: dicono quello che devono dire, cambiano quando devono cambiare, si ampliano quando è ora di ampliarsi ma soprattutto si fermano quando è ora di smettere. C'è la ballad, il pezzo incazzone (più alla Foo Fighters che alla Henry Rollins), quello dance e intri e finaloni rock che trasudano gente seria (io per me una canzone si capisce dall'intro e dall'outro, come il culo per Tinto Brass), gente che calca i palchi da quindic'anni e sa cosa vuol dire mantenere l'attenzione sulla musica invece che sul bicchiere.
Il mondo è pieno di gruppi rock che vogliono fare pop e non sono capaci di mettere insieme un ritornello decente, che ti ricordi non dico il giorno dopo, ma due minuti dopo. Queste canzoni qui ti entrano dentro e per questo son fatte, maledette.
Le Origini della Specie sono come una MiniMinor. Giovane, sportiva, sicura, cazzuta a suo modo, dal design ricercato con un occhio nel passato e la punta del cazzo nel futuro, un po' tamarra ma coi cavalli che gli escono dal buco del culo. Non è il tipo di macchina che vorrei guidare tutti i giorni, perchè dopo un po' mi farei male, sono più da R4 (che è un sempreverde) o da Kangoo (che ci sta il mondo) o da vecchia Saab (da tamarro vintage) o da Volvo famigliare degli anni 80 (tipo carro funebre), o al limite la BatMobile. Ma queste sono scelte. Chi non la vorrebbe una Mini per sempre? Io per me preferisco lerobe più smarze ma l'evidenza non si discute. E l'evidenza è che il demo non l'ho ancora tolto, è in loop da ore.
Poco da fare, con questo disco che pompa te la dà la maggior parte delle tipe, che è ancora l'unico modo che conosco per originare la specie.

martedì 15 febbraio 2011

Biutiful di Alejandro Gonzalez Iñarritu

"E' un film che se sei maschio quando torni a casa ti aspetti di pisciare sangue"
Arturo Bandini

[Attenzione. Contiene SPOILER!]

Ci sono uno spagnolo, un cinese e un negro. Lo spagnolo è Javier Bardem, il cinese è culo e il negro fa quello che dice scappate negri ai negri che vendono le carabattole che gli ha dato lo spagnolo a loro volta prodotte (non direttamente) dal cinese culo in uno scantinato pieno di cinesi al freddo. Lo spagnolo piscia sangue fin dall'inizio, si capisce che finisce male quando gli dicono che ha due mesi di vita. Se fa la chemio. Questo è uno scazzo perché lo spagnolo ha due figli che gli vogliono bene e una madre bipolare. I bipolari son quelli che un giorno scalano l'Everest e il giorno dopo hanno paura a fare le scale. Non è esattamente una madre cui lasciare dei figli. Per non parlare del naso. Nel frattempo, mentre lo spagnolo sta morendo, un cinese entra nello scantinato e invece dei salami appesi trova i cinesi morti per il gas. Il moroso culo del cinese li butta ammare e due giorni dopo sono sulla riga. Decenni di film con cadaveri occultati non sono mai arrivati in Cina, è evidente. Come se non bastasse la polizia di Barcellona fa una retata in stile americano, coi vecchi spaventati e la gente gli rimane la mandibola come nel centro commerciale di Commando. Al negro lo rispediscono in Africa e allora lo spagnolo si prende la sua tipa negra in casa con il bocia piagnole che si chiama come Eto'o e per ripicca le sbologna i figli. Poi muore sognando il padre che ha visto solo morto.

lunedì 14 febbraio 2011

Tette e inquinamento

C'è troppo inquinamento, le polveri sottili si insinuano nei nostri polmoni, traspirano dalla nostra pelle, impolverano i frutti, sporcano i vestiti stesi, ontano i capelli delle donne. C'è troppo inquinamento, ma solo a volte. Per combattere l'inquinamento ci sono due modi. Il primo è cambiare la macchina. Certo, si produce un rottame in più buttato in qualche discarica poco (o molto) visibile, ma si guida una macchina nuova, onesta con l'ambiente, rispettosa dei bronchi dei bambini e dei metalmeccanici. Il secondo è le targhe alterne. Da buoni italiani, quando la merda tocca il culo (e solo allora) ci si muove. Lo fa la nazionale di calcio, lo facciamo noi, lo fanno i nostri governanti. La soluzione non è muoversi meno, fare car sharing, non usare la macchina ma stare fermi se si è poretti e si ha una macchina vecchia e invece muoversi e sgasare se si ha il suv, per dire. Noterà, discreto pubblico, che sono interventi di facciata, facili da mettere in atto quanto inutili. I modi discreti sono inquantificabili e non fanno audience.
Così la pensavo anch'io, ma come ogni buon uomo su questa terra mi ricredo, mi ricredo perchè i politici lo sapevano già: per questo le misure adottate sono niente. Mi ricredo cazzo, va bene? Ho degli ottimi motivi, due in particolare: sono in asse, circolari e completi di bottone di accensione, spessso uno è leggermente più grande dell'altro. E' risaputo ormai che l'inquinamento fa crescere le tette delle donne.
E allora vai di inquinamento, metti la benzina agricola al posto della super, lascia la macchina accesa tutto dì, che è tutta salute, ma soprattutto, quando puoi, sgasa compare sgasa.

giovedì 10 febbraio 2011

Perle pop

Certo c'è tanta gente che fa pop. Tra quelli che fanno pop ci sono due categorie.
Una è quelli che fanno canzoni che ti dimentichi subito, e buona parte delle volte è una buona notizia. La seconda è che ti si piantanto in testa. In tedesco si chiamano EarWorms (o meglio, uno crucco una volta mi ha fatto la traduzione dal tedesco, andatevelo a cercare voi, se è proprio necessario saperlo), i vermi delle orecchie, che ti si infilano e strisciano come un marine verso i centri nevralgici della tua volontà neutralizzando a sputi tuttte le tue mine antimusica e non c'è cazzi.
Tra questi ultimi ci sono due categorie. La prima sono le canzoni sono le Perle Pop, che è bello lasciarle infestare indisturbate, che migliorano il silenzio che c'è dentro te, che ti fanno la vita più. La seconda categoria sono quelle che ti si piantano in testa e che fanno cagare, alla SoleCuoreAmore, ma a volte peggio, perchè ci provano in tanti e non è facile e a volte rimpiangi SCA. Impossibile? No. Quando ti si atttaccano quelle è meglio un solandro sull'uscio, garantito cazzo (cit.).
Questa canzone qua, la prima dei Wooden Collective, da Bborgo Valsugana, è una perla pop, ve ne fossero. Buona giornata, giuro.

The Wooden Collective - Han Shot First

martedì 8 febbraio 2011

I Canederli di Nonna Antonietta - The Movie

Per la serie
I J'ACCUSE DI FELIX LALU'
ovvero
Sparo merda su tutto e tutti a cazzo e non traggo una conclusione logica che sia una ma alla fine arrivo a collegarmi a una cosa che se la mettevo su senza un commento faceva brutto e intanto ho comunque sparato merda a gratis
che non fa mai male

Vi ho visti, a voi leghisti, autonomisti e tutti gli altri. Vi ho visti bere le grappe venete al bar (e anch'io non ci sputo su), perchè costano meno, vi ho visti comprare la polenta di plastica e spacciarla per polenta vera, vi ho visti imbottire le vacche di mmerda che mi fa schifo pensare ddi mangiare il Trentingrana, vi ho visti svendere le montagne per qualche turista in più, vi ho visti fare i formaggi con le erbe o il peperoncino per mascherare il fatto che non sapeva di un cazzo, vi ho visti fare le feste dei portoni con la frittura di pesce, vi ho visti comprare i crauti al supermercato mentre vangando nei ricordi la nonna avanti e indietro sulla lama con una montagna di cappucci al lato, vi ho visti al ristorante ingollare con soddisfazione canederli fatti col pane pregrattuggiato, omogeneo, senz'olio di gomito.
E' facile fare i fighi col sudore del nonno, facile bullarsi della manna dal cielo, a inorgoglirsi dell'orgoglio altrui.
Ebbravi. Allora difendiamola veramente 'sta nostra identità, proiettiamo i video della Nonna Antonietta sul duomo giorno e notte, insegniamo a bere ai nostri boci, a farsi lo sciroppo con le pigne di gembro (e con quel che avanza la grappa), sostituiamo gli inutili programmi regionali della rai con la storia della cemento selvaggio e degli accordi sottobanco per il parco dello Stelvio. Almeno qualcosa ci ricorderemo, quando di identità trentina ci rimarranno solo i democristiani. E quando moriranno quelli, ci rimarranno i leghisti e mangeremo alla pausa pranzo i sofficini ripieni di speck e formaggio nostrano.
E' quel che ci saremo meritati.

I Canederli di Nonna Antonietta - The Movie

mercoledì 2 febbraio 2011

T.N.B.

Ormai c'ho sta bara in casa da un po'. Sì, una bara, va bene? Ci appoggio la tisana, il pandoro al gianduia avanzato da natale e i portaceneri che strabordano come i spaghi di Alberto Sordi. Ormai non sto neanche più lì a pulirla dalla polvere.
La accarezzo e penso a quanto la famiglia ci tiene, a questo scheletro delle medie tenuto insieme da pelle venuta su a pane e GranBiscotto Rovagnati. Ci poso l'orecchio e sento riecheggiare la parola che meno mi ha dato allegria nella vita. Ci poggio i piedi e penso allo sfrigolio delle palanche che Leolino sicuramente accetterà di versare sul mio conto alle Cayman.
Tutto è nato da questa canzone dei Kepsah qui, che dice così:

Perchè cristo di un dio sto ancora qua perchè cazzo non mi muovo, non emigro mi sento legato a questo posto che nulla mi da vorrei le spiagge ma ci sono vorrei i monti ma li ho vorrei un popolo non assuefatto dalla tv e cazzo se non c'è! Vorrei sentirmi capito da chi ci guarda ma invece marte non capisce e la norvegia è trasparente noi invece siamo neri come i sacchi delle cosche Siamo belli, intelligenti e chiusi come le valli da dove veniamo siamo ricolmi di storia come l'aria che respiravamo ora se lo fai ci trovi solo la cocaina! Gettiamo tutto a mare e decantiamo la gloria che crediamo d'avere ancora Non condivido nulla dell'italia a parte Mike Bongiorno come tutti come potrei essere da meno sono un figlio della tv sono un figlio della tv anch'io che non voglio E' la vittoria del bene sulle forze del male del governo del fare contro la sua ombra non ci resta che bruciare la costituzione federalismo! presidenzialismo! e poi tutto va bene c'è l'inflazione, la crisi ma posso ancora assuefarmi alla televisione

Sono un fan della prim'ora dei Kepsah, dei testi minuziosi, quasi barocchi, con tante parole ben cesellate, ognuna pesata non a caso, testi partiti dall'introspezione e dalla proposizione e approdati finalmente a raccontare storie tra il serio e il suggestivo, da ascoltare con l'orecchio teso sulla sinistra e il vocabolario nella mano destra. Sono un fan della prim'ora delle chitarre tra il primitivo e il matematico, del basso solista che disegna quello farebbe una seconda chitarra, dei tamburi asciutti ma eleganti.
Il disco è così, si chiama Stack, inizia con un elenco di torture e finisce con una decapitazione, passando per storie sulla Grande Guerra, messaggi programmatici e paesaggi evocati(vi). Il pacchetto è quello che vedete davanti a Sebastiano Martinelli, il leader incoronato da certo giornalismo e quindi disconosciuto dalla band.
Ma questa canzone è diversa, è un passo verso i nuovi Kepsah: inclemente, inarrestabile, bersagliera, con un testo che passa al presente e al futuro ed è al contempo moto interno, salubre conato, descrizione lucida. (Su internet non c'è, ti tocca ccomprare il cd, discreto pubblico, ti tocca)
La mia mission è vestire i Kepsah nudi di calzini (nella migliore tradizione youporn) e mutande rock (Kepsah coi boxer Tool, Zeta colle mutande anni 70 dei Spor River, Dave coi boxer extralarge dei Rancid e el Pero coi boxer moderni de Jovanotti, quelle col bordo giallo e il soleluna dietro), metterli in cima alla Paganella con la bara sul bordo del baratro che girano in tondo come le scimmie di 2001 Odissea nello Spazio , bussano e picchiano e pisciano sul duro vestito del feretro declamando con l'aria di chi ne ha pieni i coglioni e i fumetti che escono dalle bocche che dicono Allegria, amici ascoltatori!

lunedì 31 gennaio 2011

Stanza di Orlando all'Off ancora per poco

Immaginate di essere nella testa di una donna. Non è abbastanza.
Immaginate di essere nella testa di una scrittrice. Non è abbastanza ho detto.
Immaginate di essere nella testa di una scrittrice che non ci sta dentro, che c'ha l'ansia, la depressione, ma non sempre.
Immaginate di essere nella testa di una scrittrice che passa il tempo in cui non scrive romanzi a scrivere in un diario di tutto quello che le capita quando non scrive romanzi (ma anche quando li scrive).
Immaginate di essere dentro la testa di una scrittrice lucidissima che mangia rumina e vomita il mondo che vede dalla stanza, partendo dal buco del muro per arrivare alle scoregge negate, passando per la via di fuga dentro un vestito con spacco.
Immaginate di essere dentro la testa di una scrittrice lucidissima chiusa dentro una stanza poco illuminata che implode verso la parte più primitiva del cervello.
Ecco, forse questo è La Stanza di Orlando, una roba da vedere, una roba da vivere.

Io l'ho visto due volte in dieci giorni, per dire, all'Off è pure meglio.

Stanza di Orlando
di Carmen Giordano
con Maura Pettorruso
Scenografia di Maria Paola Di Francesco

Tutte le sere allo Spazio Off, Trento fino a domenica 6 febbraio
Ingresso 10 euro, 8 euro ridotto studenti
con degustazione offerta, perdìo
Tessera: 1 euro

Per info e prenotare
340 6895613
info@spaziooff.com

sabato 29 gennaio 2011

Black Swan (Cigno Nero) di Darren Aronovsky

[Uscirà in Italia in febbraio. ATTENZIONE! Contiene spoiler]

Natalie Portman è una ballerina molto tecnica, tipo i chitarristi inutili che ti sanno riprodurre perfettamente gli assoli di Jimi Hendrix. Ha un palo infilato in culo che non riesce a togliersi, vive con la mamma e quando non ci sta più dentro si raschia la schiena. E' perfetta per fare il cigno bianco, il cigno più precisino frigido super-io cettino. Vincent Cassell è il capo balletto e parla inglese da dio (per essere francese). Deve scegliere una che faccia anche da cigno nero, che è la topona della situazione, sensuale, cazzuta. Le fa la classica prova che si fa alle ballerine quando si vuole scoprire se possono esssere il cigno nero. La incantona e le mette la lingua in boccca, lei lo morde, prova superata, diciamo sulla fiducia. Gli esercizi a casa sono che deve toccarsi, per dire, le manca proprio l'abc (film in cui tope del genere sono frigide mi viene sempre in mente Bukowsi che diceva ah, se penso a tutta la figa lasciata ai vermi) (poi nel mondo c'è di tutto, ci sarà anche lei). C'è un'altra che invece è solo cigno nero: topa, sesso, tette serie (per una ballerina), imprecisa ma coi coglioni. Escono, per ripicca colla madre che le dice di andare a letto presto, si calano cose e finalmente la ballerina va a ballare (pensa te). Da lì, anzi da molto prima, comincia a sbarellare. Fa il cigno nero (le vengono persino le piume) e muore.

venerdì 28 gennaio 2011

Requiem for a dream di Darren Aronofsky

[ATTENZIONE! Contiene spoiler]

Ci sono due che hanno visto Scarface e si fanno i conti. Compriamo a uno vendiamo a tre, coi due ci compriamo due vendiamo a sei coi quattro compriamo a quattro e vendiamo a 12, alla fine siamo miliardari. Senza dimenticare i fatto che nel frattempo qualche pera bisogna pur farsela. Ah, poi c'è la tipa di uno di questi che disegna vestiti e vuole il negozio e poi c'è sua madre che si fa di anfetamine per dimagrire. Non tanto per dimagrire in sè, per nadare in televisione. Va tutto bene finchè non va male, i soldi finiscono, la roba finisce. Uno finisce in prigione, l'altro senza un braccio (è stata una svista, lo bucavo tutti i giorni ma non mi ero accorto che era cianotico da mesi, veramente!), la morosa che si infila di tutto nel culo (però è l'unica che può continuare a farsi e questo le fa onore), la madre con l'elettroshock. La morale della favola è che cominci con uno spinello e stai sicuro che finisci in uno di questi quattro modi: prigione, amputazione, prostituzione, ricovero coatto. Quindi ragazzi, bevete quanto volete, ma non esagerate col resto.

giovedì 27 gennaio 2011

La Giornata della Memoria

Qualche mese fa ho scritto del Treno della Memoria. La giornata della memoria manco sapevo quand'era (nonostante ). Oggi che è proprio quel giorno lì mi permetto di risegnalarlo, oggi che è il suo contesto.
Discreto pubblico, leggi qui.

sabato 22 gennaio 2011

Mom, I'm famous!


Mi scrive una mail il Boni dei Next Point
Ciao vecchio Ma ti sei visto?
Fin qui suona male. Allega un link a wikipedia alla voce BASSA FEDELTA', che recita
"Tra gli italiani ci sono Yuppie Flu, Bugo, Fratelli Calafuria, La Piccola Orchestra Felix Lalù, Le luci della centrale elettrica, GoodMorningBoy, Ideous Kinky, Calorifer is very hot, Barbagallo, Herself, Artemoltobuffa, Trivo, The Gumo e tantissimi altri."
Come sia finito lì in mezzo solo Allah può saperlo ma intanto ci sto. Se tutto quel che esiste sta su Wikipedia vuol dire che esisto.
Grazie Boni! Se esisto lo devo solo a te.

mercoledì 12 gennaio 2011

Hereafter

[Attenzione. Contiene SPOILER!]

C'è la topa francese (si chiama Cecyle De France, credeteci o no) che va al mercato di quelli dove compri i braccialetti fatti dai bambini tailandesi con le manine piccoline. Sta per pagarlo quando arriva lo tsunami. Lo tsunami è una cosa che non puoi dire di no. Vaga per la città a una velocità mai vista per un paese del terzo mondo e sul più bello le arriva una macchina in testa. Va sott'acqua, vede luce e gente in controluce e poi si sveglia. Torna in Francia e non ci sta più dentro e visto che è una conduttrice piena i soldi si ritira e scrive un libro. Si fa dare soldi per scriverne uno su Mitterand ma ne fa uno sull'aldilà fregando montagne di materiale a una dottoresssa svizzera che non c'entra un cazzo. Glielo pubblicano e se ne va a Londra.
Poi c'è Matt Damon, monoespressivo come sempre. Lui tocca la gente e gli vede i morti. Prima ci faceva i soldi poi ha smesso perché vedere gente morta tutti i giorni è un pacco. Per distrarsi fa un corso di cucina italiana la cui prima lezione è tagliare i pomodori, e gli americani oh che bello, oggi ho imparato a tagliare un pomodoro. A questo corso becca una tipa strafiga e pure superinfoiata, se la porta a casa. Lei scopre per caso dei suoi poteri, gli chiede per favore per favore per favore e lo guarda coi occhi dolci e lui dice no, è pericoloso e lei invece sì dai parla coi miei morti, finchè lui dice e va bene e vede che suo padre l'ha violentata che lei manco se lo ricordava. Inutile dire che la sera non finisce proprio a tarallucci e vino, anzi la tipa non si ripresenta più al corso ed era una strafiga da paura mannaggia. Allora Matt Damon si mette nello zaino l'unica espresssione che sa fare e se ne va a Londra.
A Londra nel frattempo ci sono due gemelli che se la devono sfangare perché la mamma è una tossica. Uno muore sotto una macchina. L'altro quasi muore nei attentati di Londra (eh però Clint, è facile far morire la gente mettendoli il giorno giusto dove muore un sacco di gente, non c'hai tutta sta fantasia).
Alla fine si incontrano. Matt Damon dice al fratello di togliersi il cappello del fratello morto, che gli fa le orecchie a sventola, Nel frattempo Matt Damon si innamora della topa francese e le da un appuntamento romantico da Pizza Express. Veramente.
Comunque se la morte è veramente così, tanta luce e pieno di gente, morire è un pacco.

domenica 9 gennaio 2011

Vota Anansi Vota Anansi Vota Anansi

Sono amico di facebook di Fede dei Bastard. Oggi pomeriggio, alle 16.05, poco dopo la colazione delle due, vedo il post in cui dice più o meno "tra un'ora Anansi a Domenica In, ci siamo anche noi che suoniamo una sua canzone". Un'ora dopo mi collego a Rai.it, c'è una tipa ingrugnita che ha fatto una serie tv chiamata Rossella in cui si innamora di un giornalista ma è tipo la moglie del sindaco. Disguidi d'altri tempi. La serie è inguardabile, prima dei sessant'anni. Ci diciamo che Anansi arriverà subito dopo. Subito dopo siparietto comico con uno che stava a Zelig. Fa ridere come le barzellette dello zio che non sa raccontare le barzellette (Con la differenza che allo zio non lo pagano). Ci diciamo che Anansi arriverà subito dopo. Subito dopo c''è un tipo di Agrigento che presenta un monologo su Agrigento che a giudicare dai tre minuti di presentazione è il canto del cigno di un attore di teatro che c'ha il mutuo della casa in centro (a Roma però) da pagare. Roba da far invidia agli sceneggiatori di Rossella. Ci diciamo che Anansi arriverà subito dopo. Pubblicità. Subito dopo entra Kledi, il più famoso immigrato albanese in Italia. Fa volteggiare la Cuccarini che nel giro di cinque secondi ansima per cinque minuti. Volteggia come un muratore albanese volteggia cadendo in una botola dove lo ritroveranno anni dopo. Ha la faccia di albanese (e dire che ha la faccia da albanese non è razzista perché il bocia albanese che ho tenuto l'anno scorso mi ha confermato che anche per gli albanesi gli albanesi hanno la faccia da albanese) e presenta un programma di danza non ricordo dove. Ci diciamo che Anansi arriverà subito dopo. Subito dopo c'è una che canta. Ci diciamo che Anansi arriverà subito dopo. Pubblicità. Io sto ribollendo. Sono arrivato al punto che non ce la faccio più ma anche al punto che ormai ho aspettato così tanto che essersi sparati quasi un'ora di Domenica In invano sarebbe peggio, ed è un circolo vizioso. Un'ora dopo dall'ora consigliata dal Fede (che poi ho scoperto barbuto) arriva Anansi. Siparietto alla XFactor con zio e miglior amico. Arriva Micaela, inutile e cresciuta male e a pan e Shakira. Arrivano Le Strisce, uno dei gruppi più terroni mai esistiti. Siparietto sui sosia di Zucchero e poi Hey Man cantata da Anansi. Gran canzone invero, la cantavamo col coro delle medie. La canta bene, come sa fare, seduto con la slide (che dimostra che non sei un babbo come gli altri e che sai suonare) (anche se sta roba che ogni volta dicono che a tredic'anni hai scritto No Racism ha rotto il cazzo ormai), senza i gorgheggi merda che vanno oggi. Poi arriva l'orchestra e rovina tutto con un'orchestrazione da prima elementare, o da Domenica In. Finisce la canzone e siamo liberi.
Caro Stefano, sai che la mia stima per te è un sacco (l'ho scritto qui) e sempre sarà. Che tu ti imbarchi in questa cosa di Sanremo mi pare cosa buona e giusta, nostro dovere, fonte di salvezza e ti auguro ogni bbbbene, veramente. Certo c'è da mandar giù un po' di merda all'inizio (tipo comparsare a Domenica In) ma un giorno potrai dire/fare/suonare che cazzo vuoi e intanto puoi offrire qualche birra al bar (ma di nascosto dalle fan).
E proprio a questo volevo arrivare. Certo che poi tutto si potrà guardare in youtube (qui e qui) ma costringere i tuoi amici a guardare Dominica In è crudele (per dire, peggio di due ore e mezza di XFactor)(che già mi pareva un supplizio).
Io già non t'ho votato e mai ti voterò (come già non ho fatto coi Bastard peraltro) un po' per protesta e un po' perché sono noneso, concedimelo. certo potevo non guardare, fare come a Sodoma, ma ormai sono statua di sale e a me quell'ora della mia vita me la devi, perdìo, sotto forma liquida di qualsiasi tipo. O forse me la deve il Fede. Mettetevi d'accordo perché sono noneso, e la pretendo.

mercoledì 5 gennaio 2011

Nasce LA OSTIA - Pubblicazioni Artigianali



Quest'estate c'è stata questa mostra che ha raccolto il lavoro di due laboratori fatti a Coredo (TN) con il sostegno dei Piani Giovani di Zona e dell'Associazione La Chiave. Il RESTAURO POP è un nome altisonante (ma neanche tanto) per prendere mobili vecchi e brutti (o solo vecchi)(o solo brutti) ricolorarli in mood da renderli perlomeno guardabili. I due laboratori hanno sortito prodotti più che soddisfacenti, ma la questione è un'altra. E? stata l'occasione per la seconda pubblicazione LA OSTIA - Pubblicazioni Artigianali (la prima è stato il catalogo "1989-2009: Vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino"), un libercolo che racconta le fasi del Restauro Pop (alla fine c'è il programma della mostra, ma rovescio, perché il libercolo è così cool che è doubleface, cazzi vostri).
Buona lettuta (tranquilli, per venirvi incontro son quasi tutte immagini).
Alla prossima pubblicazione.
La Redazione

RESTAURO POP - Vademecum Illustrato

martedì 28 dicembre 2010

Strenna natalizia: L'INTERVISTA MAI PUBBLICATA FELIX LALU'

A grande richiesta pubblico l'intervista via mail fatta dal buon De Santi a fine ottobre.
Non essendo ancora stata pubblicata dalla bibbia del rock trentino (L'Adige) e dubitando che venga pubblicata per intero (per ragioni si spazio) la dedico al discreto lettore, augurando un 2011 di cui vergognarsi tranquillamente nel 2012.

Allora Oscar incominciamo dalla tua “genesi” sonora: da dove scaturisce la tua passione per la musica?

Da piccolo ascoltavo i cori della montagna e Al Bano e Romina in macchina con mio padre. Poi è arrivato Vasco, poi i Nirvana e i Ratm. Quando avevo quindici anni a una cena dei coscritti eravamo ubriachi e abbiamo deciso di formare un gruppo. Il giorno dopo siamo scesi a Trento e ho comprato un basso smarzo e un piccolo ampli. Eravamo ignoranti musicali, a parte Irene aveva studiato piano (ma suonava la batteria). Facevamo cover hardcore di canzoni da RadioItaliaAnni60. L'hardcore non sapevamo neanche cosa fosse.


Su quelle che tu chiami “rumorose e cazzute sponde del Rio Valorz “ nasce il tuo alterego musicale “La Piccola Orchestra Felix Lalù”: con quali obiettivi?

Ovviamente l'obiettivo di tutti i musicisti è fare i soldi e farsi le tipe. Oltre a questi due obiettivi principali il mio obiettivo personale è che la gente ascolti una bella melodia con dentro le parolacce e dica oh, che bella canzoncina parolacce included. Nelle mie ultime canzoni ci sono parole quali cazzo, culo, sega, pompino, porco digos, Berlusconi, vulvon. Non usate volgarmente, son dentro le frasi, come parla la gente. Un po come la storia del tipo che metteva lo sperma nello yoghurt della cugina e poi richiudeva il barattolo.


Per i tanti lettori dell’Adige che non ti hanno mai ascoltato ci provi a descrivere cosa diavolo suona la Piccola Orchestra?

La Piccola Orchestra Felix Lalù è la versione alpina dei Neomelodici Napoletani. E' una roba che piace sia a mia nonna Gina che alla mia amica metallara Marika, per dire. I lettori che hanno accesso al mondo autonomista di internet possono scaricare i dischi gratuitamente da myspace.com/felixlalu.


Rispetto al passato ho la sensazione che l’aria delle valli faccia molto bene ai musicisti trentini, tu arrivi ad esempio da Rabbi…voglio dire non c’è più la dicotomia fra le band cittadine e quelle “da fuori”: sei d’accordo?

In realtà sono noneso, i miei nonni son di Rabbi e La Piccola Orchestra è nata lì. Riguardo la scena, siamo nel 2010, niente dicotomie. Una volta nelle valli si era più ignoranti. C'era il pop, il punk e il metal, e basta. Ora siamo tutti uguali e più variegati. Quello che non cambia è la democristiana sazietà che l'autonomia ci dà. Sono pochi i gruppi che si sbattono per suonare fuori dal Trentino. Ci lamentiamo ma non ci muoviamo Aspettiamo che passi una casa discografica e ci scovi magicamente. E' noto che i discografici passano le loro vacanze in Trentino.


Fra i tuoi pezzi forti c’è “Poco Dio” ; come è nata questa canzone?

Poco Dio era scritto sulla porta della stanza del mio amico Cliff, il mio più grande ispiratore. C'erano anche membri, vulve e svastiche. Tutti notano l'assonanza con la bestemmia, perché la malizia sta nelle orecchie di chi ascolta. A parte questo è una canzone che parla della presenza di dio in molte cose.


Che mi dici invece de “La Ostia - Registrazioni Artigianali” la tua etichetta indipendente?

La Ostia - Registrazioni Artigianali è l'azienda tutta trentina che non chiede contributi alla provincia per ogni peto che deve produrre. Lavora in maniera totalmente artigianale, registrando in salotto con un microfono smarzo e un programma obsoleto. E' un'etichetta autarchica, che vive solo grazie all'8 per mille.


Una battuta su i tuoi ultimi progetti magari cominciando da “La Spuma per el Bocia”…(PARLA ANCHE DEGLI ALTRI COME BUE ECC.)

La Spuma per el Bocia è un progetto solo voce, loop e strumentini. Quest'estate è uscito con 14 canzoni solo su youtube, chiamate Rabbi Loop Impro. L'idea è quella di integrarlo con La Piccola Orchestra.
I BUE invece sono un side project con gente di Kepsah, Fango e Damsel's Demon Lovers, facciamo discorumorismo, musica dance superpesante con due batterie, un basso a due corde, un mac, un sax e due voci.
Jollix Malibu è un duo estemporaneo con Johnny Mox, una roba tipo Al Bano e Romina che fanno i Beastie Boys.


Cosa fa Felix Lalù oltre che pensare (quasi) sempre alla musica? (UNA BATTUTA SULLA TUA VITA)

Ora sono innamorato. Se è vero quello che diceva un amico catalano, che O scopi o scrivi poesie, non puoi fare le due cose contemporaneamente, allora è possibile che smetta. Oppure l'arrivo di una nuova musa incrementerà la produzione. Vedremo. Nel frattempo ho ricominciato a dipingere, ma solo per soldi. A natale faccio una megasvendita.


Quali segni ha lasciato e continua a lasciare l’uragano Bastard Sons of Dioniso sulla scena trentina?

L'uragano Bastard è stato un uragano mediatico, montato dai giornalisti per scrivere più righe (senza offesa). La provincia ci ha marciato finchè erano in tv, con comparsate e proclami. Le iniziative successive sono state a dir poco pessime, fatte senza chiedere niente ai gruppi. Poi ci sono gruppi trentini che suonano fuori regione molto più spesso dei Bastard ma non vengono considerati. Si chiamano Attrito, Nurse!Nurse!Nurse! e Johnny Mox. Han suonato a Roma, in Sardegna, Berlino, Parigi, ma nessuno ne ha scritto niente.


A quando il nuovo album , il secondo se non sbaglio, della Piccola Orchestra?

Ho già una ventina di canzoni pronte, basterebbe registrarle. Ci sarà meno chitarra e più strumentini stupidi, ci saranno ancora un sacco di collaborazioni illustri (Johnny Mox, Klaus Brunnen, Kepsah, Tom Violence, Damsel's Demon Lovers, Next Point, N.A.N.O., Piquetitos, La Cripta Crew, HNF e altra gente ma ancora non lo sanno). Diciamo che ad Allah piacendo uscirà l'estate prossima.

Superclassifica2010 (Scazzi)


DISCHI
1. Iosonouncane - La Macarena su Roma
2. The Shining - Blackjazz
3. Ovlov- Margareth, Frank and the Bear
4.The Dead Weather- Sea of cowards
5. Blaak Heat Shujaa - s/t


CANZONI
1. Die Aantwoord - Enter the ninja |||guarda|||
2- Kepsah - TNB
3. Fratelli Calafuria - Affattonormale |||guarda|||
4. Listener - Orzak Empire |||guarda|||
5. Congegno - Provviste per l'inferno |||guarda|||


FILM
1.L'esplosivo piano di Bazìl

martedì 21 dicembre 2010

La settimana del cinema

Quest'anno è stato probabilmente l'anno che ho visto meno cinema. Tutte ciò che andava visto per dovere di sudditanza culturale (Avatar, Inglorious Basterds, Inception, Invictus) non so se valeva sette euro e mezzo. Si salva Somewhere, probabilmente non più di venti inquadrature in tutto il film, quindi poco più di 35 centesimi a inquadratura ben spesi.
A casa sono andato sul sicuro, solo roba già vista (a parte Napoleon Dynamite, che è carino, ma niente di che). Ero in trip da serie, ho visto l'ultima stagione di Californication con finalone a punto di domanda, tre stagioni di Boris (il mejo der mejo), cinque di Criminal Minds e ci sono rimasto sotto. Il cinema mi sembrava una cosa ormai lontana. Mi sbagliavo. La settimana scorsa invece ero a casa per via della malaria, son saltati pure due concerti (dio lai) ma mi sono riconciliato col mondo del cinema. Quattordici film in una settimana è qualcosa. Quattro mericani, tre crucchi, tre taliani, due francesi, un spagnolo e un canadese: sembra una barzelletta.
Ieri sera ci siamo anche messi lì colla Fra a fare la classifica, perché di questi, due ci ha fatto proprio cagare che era difficile stabilire quale era peggio e invece gli altri dodici eran tutti roba che vale la pena vedere. Sul primo non c'è stato dubbio ma sugli altri è stata lotta dura.

Cominciamo con quelli merda. Essi sono nell'ordine dal più merda al poco meno merda:
THE KILLER INSIDE ME
Un film col fratello di Ben Affleck e Jessica Alba non può essere figo. Qua però qualcuno mi ha consigliato male e la pagherà.
INCONTRARAI L'UOMO DEI TUOI SOGNI
Woody Allen chi cazzo glielo fa fare di fare un film all'anno se poi salta fuori roba del genere?

E già due yankee fuori dai coglioni.

Ora passiamo a quelli belli
12. SOLINO
Due fratelli crucchi figli di italiani eccetera
11. DELICATESSEN
E' filmone e pure stravisto, forse è per quello che è così giù. Comunque è un condominio dove si mangia la gente ma non è un horror.
10. PRECIOUS
Una tipa negra che pesa quasi duecento chili e ha due figli che son figli di suo padre. A sedici anni.
9. BENVENUTI A ZOMBIELAND
Divertente e sbudellone e c'è pure Woody Harrelson (e Bill Murray che fa se stesso).
8. LA BANDA DEL BRASILIANO
Film toscano fatto con duemila euro. Poliziottesco generazionale.
7. LA SPOSA TURCA
Un turco beone sposa una turca fusa perché sennò i suoi non la lasciano fare un cazzo.
6. SCOTT PILGRIM VS. THE WORLD
Film? Fumetto? Videogioco? Rock? Nerd? Bildungsroman? (trova l'intruso)
5. PRANZO DI FERRAGOSTO
Ci son vecchie dappertutto e un figlio beone ma che sa cucinare bene.
4. SOUL KITCHEN
Un greco ad Amburgo, suo fratello galeotto, un cuoco fuso (lo stesso che fa il turco fuso tra l'altro) eccetera.

3. BASILICATA COAST TO COAST
Quattro musicisti in giro per la Basilicata a piedi. On the road de campagna.
2. CELLA 211
Spagnolo, peso cazzuto. Un futuro guardia carceraria rimane in mezzo a una rivolta con i peggio.
1. L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL
Surreale, roba che non sai mai come va a finire. Le storie son fighe per questo no?
Filmone. Questo va visto al cinema, sennò è da babbi.