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domenica 17 marzo 2013

Istruzioni per costruire "E' cosa buona e giusta"

Questo l'avevo fatto nel novembre 2011 quando è uscito il disco.
Poi l'ho lasciato lì e ritrovato l'altro giorno.
Così chi se lo vuole fare a casa sa come fare. Per chi invece lo vuole fatto da me, ce ne sono ancora


martedì 4 dicembre 2012

TI SPERO il video

Ora che in Trantino van di moda i video fighi mi sento un po' una merda a fare un video fatto a mano girato in un'ora e montato da solo, ma in questo momento di spetta che te lo mostro invece che spetta che te lo ascolto anche una roba così può andar bene. Il prossimo sarà meglio.
Enjoy!



Cose da sapere sulla canzone qui

giovedì 27 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.12 (Silvio, rimembri ancora vs. LOrDS)


mercoledì 26 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.11 (Bever en taz)


Parla di uno che esce dal lavoro e poi fa il giro dei bar, perchè se lo merita perdìo, e poi quando tutti sono chiusi va a mangiare il miglior panino della valle negli anni Novanta, un panino onto con la bistecca cotta al momento dalla Maria, il bar della stazione di Fondo che abbiamo frequentato assai quando eravamo giovini. Era un bar fondamentalmente per veci, ma ci si accampava anche una certa gioventù beona e incurante del lavoro dei nas. Aperto a tutte l’ore, da mattina all’ultimo che se n’andava, rosso e briscole come protagonisti assoluti. La Maria ti Linkfaceva il caffè con la moca (anche se sul banco campeggiava una macchina pel caffè Spaziale di nome e di fatto) con tanto di schiumina degli sgami della nonna, si beveva un Lambrusco con l’etichetta gialla e verde, fatto in Trentino e mai più incontrato: mille lire il bicchiere (ovviamente un duralex), sei la bottiglia. Abbiamo vissuto di (e a volte per) quelle bottiglie per qualche anno (Quando mi son fatto una borsa di cuoio l’ho fatta della giusta misura per contenerne una in piedi, per dire). Finisce che si torna a casa onti, ma non per la bistecca.
Qui si vede anche la prima versione, nelle Rabbi Loop Impro dell'estate scorsa.


La Piccola Orchestra Felix Lalù
Bever en taz

Dai nan a bever en taz
che l'è amò prest par la menestra
che ai laorà sota l'sol de n'neon comen'neger tut el dì
su e zo come la pel dal bigol
e no m'è plasest nancia n'migol
Che la sé l'è bruta
e patìr la sé fa mal
ades o taian zo na sonda
o nar a far fat la tonda de tuti i bar
tuti i bar de la val

Sen pu stinci che sani
ma pu sani che maladi
l'è miei tegnirse fis al grep
che morir de sé coi pei bagnadi
Alora, tuei, sas chel che fan?
da st’ora nan a tuer na boza de lambrusco dala Maria e magiari ancia n'panét
col buro che te ven encontra
che po' la sera zo baraca
Che tanto guides ti
me vanza cater ponti ma tanto guides ti
tornan a ciasa onti ma tanto guides ti

TRADUZIONE DAL NONESO
Dai andiamo a berci un bicchiere che è ancora presto per la minestra che ho lavorato sotto il sole di un neon come un negro tutto il giorno su e giù come la pelle del cazzo e non m’è piaciuto neanche un po’ Che la sete è brutta e soffrire la sete fa male adesso o tagliamo un salame o ci facciamo il giro di tutti i bar tutti i bar della valle Siamo più ebbri che sobri ma più sani che ammalati è meglio aggrapparsi allo sporco che morire di sete coi piedi bagnati Allora sai che facciamo, bro? a quest’ora andiamo a prendere una bottiglia di lambrusco da Maria e magari anche un panino col burro che ti viene incontro che poi chiude bottega Che tanto guidi tu mi avanzano quattro punti ma tanto guidi tu torniamo a casa ubriachi ma tanto guidi tu

martedì 25 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.10 (Wait for you)



E’ nata un pomeriggio di fine 2009 nel salotto/studio La Ostia. Si parlava delle canzoni metal con FraFalcioni, romano, ex batterista e decisamente ex headbanger. Si parlava della canzone metal classica, col pezzo cazzuto, il pezzo sbregamudande, il pezzo quasi hardcore, con testo che parla d’amore. Ne è uscita questa, che narra di uno che va dalla sua puttana preferita che, ahilui, è occupata. Allora il nostro scarpina per passare il tempo intanto fantastica, nell'attesa.



La Piccola Orchestra Felix Lalù
Wait for you

I’m gonna wait for you
could be walking for miles
I’m gonna pay for you
I wanna take you for hire

I’m gonna take you for hire
I wanna light my fire
I’m gonna wait for you baby, you’re my desire
I’m gonna pray for you
I wanna take you for hire
Be my lady tonight
hey you, motherfucker (yeah, you)
be my lady tonight

I’m gonna wait for you, baby
I’m gonna wait for you, you’re my desire
Come on come on, baby light my... stylophone

lunedì 24 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.9 (Dame el vulvon)



Dame el vulvon è il completamento della Trilogia del Cliff (qui si può vedere la prima versione nelle Rabbi Loop Impro dell'estate scorsa). Il Cliff è una di quelle persone con cui si sta sempre bene, promotore dello sballo salubre, amante della sua dimora. Attraverso le sue frasi e le frasi scritte sulla sua porta adolescente nasce questa saga, cominciata con “Son en tipo ala bona, me plas el cul e ancia la mona” (apparso su “Braccia strapate all’agricoltù”) e proseguita con “Poco Dio” (su “El se sentiva soul”). Questa canzone è in fondo un trattato dei più comuni approcci al sesso femminile del popolo noneso. Tirando in ballo anche il fico per antonomasia, Michael Knight, il protagonista passa in rassegna tutte le possibili varianti che potrebbero portarlo tra le gambe della desiderata, ma alla fine, angosciato dalla scelta, sceglie la via più rischiosa, ma anche la più breve


La Piccola orchestra Felix Lalù
Dame el vulvon
Poruesi domandarte de sposarme
darme soldi farme en piazer s
e me portes ala TrentoMalè
o domandarte n'etto e mez de speck
Enveze m’acontenti de puèc
Dame el vulvòn

Poruèsi domandarte el numer de zelulare
o mosarte la vetura che giai
domandarte canti vagoni che fa to pare
si gias fecebook o skype
Enveze me acontenti de puèc
Dame el vulvòn

TRADUZIONE DAL NONESO
Potrei chiederti di sposarmi darmi soldi, farmi un favore se mi porti alla Trento-Malè o chiederti un etto e mezzo di speck Invece mi accontento di poco Dammi il vulvone Potrei chiederti il numero di cellulare o mostrarti la mia macchina chiederti quante mele produce tuo padre se hai facebook o skype Invece mi accontento di poco Dammi il vulvone

domenica 23 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.8 (Quattro ever)



I Damsel’s Demon Lovers è gente che prende il rock seriamente rock. Gente che suda, che impreca, che tazza. I Damsel’s Demon Lover sono il gruppo con cui s’è fatta più baldoria per un intero buon periodo della Piccola Orchestra. C’era il Pene che continuava con questa storia del Quattro ever, allora l’ho preso in parola e, nella notte di San Valentino del 2009, ho scritto la canzone. Che fosse San Valentino è solo un caso fortuito, c’ho fatto caso solo il giorno dopo, ma fa figo dirlo.



La Piccola Orchestra Felix Lalù
(Beibo beibo I love you) quattro ever

I love you, baby
gimme gimme some more
Beibo beibo, I love you
quattro ever

I love you, baby
dame de pu damen amò

Beibo beibo, I love you quattro ever
Ecco il rappista che rovina ogni canzone
questa strofa parlerà d’amore senza goldone
l’amore che vorrei fare con lei
che con quegli occhi a pesce pare un video di skate Per arrivare al suo cuore già mi supero
quindi pensa cosa ti combino per raggiungere il suo utero
quando penso a lei mi masturberei
però poi finisco come Ray

Vei ci popa che te vuei ben
vei ci popa che te convièn
Beibo beibo, I love you quattro ever

sabato 22 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.7 (El cuart)


Un paio d'anni e mezzo fa ho fatto sto coro della montagna (che è scritto in solandro e non in noneso per una volta) che parlava dei caduti della morra e di gente che cerca un quarto uomo (o donna) per fare una partita (o preferibilmente molte). L'idea era di registrare un mega coro della montagna con i cantanti dei gruppi trentini (Qui ci sono le intenzioni), un coro chiamato Il Sontuoso Coro Montuoso. Ho scritto a trenta persone, mi hanno risposto in 13.
Quattro di questi hanno registrato e son finiti in questo video.
Altri due (Alberto dei Norticanta e Andy dei Next Point) son venuti a registrare, poi tutto è finito nelle formattazioni del pc e nei cambi di programmi di registrazione (sigh).
Quando l'ho ripreso volevo fare un coro classico, solo voci. Man mano che il sole muoveva le ombre tutto fuori invece ho realizzato che un coro della montagna classico aveva poco senso: ho cominciando tenendo la traccia base di chitarra che mi ero fatto, poi Fede e Wice hanno aggiunto le voci sarde all'inizio, poi il beatbox fatto con la saliva, poi ho aggiunto un pezzo ragamuffin alla fine di questo, poi una roba rubata ai Litfiba, poi ho trovato sto riffone di chitarra finale che mi piaceva un sacco e non riuscivo a togliere. A quel punto lì la canzon mi era totalmente sfuggita di mano. L'ho mandata qua e là. E' venuto Alberto e ha fatto delle parti vecchietta in chiesa e delle parti Tiziano Ferro nel pezzo Litfiba. Ho mandato da far le percussioni a Joe Barba sotto il pezzo ragamuffin. Le percussioni erano strafighe ma non c'entravano una mazza col pezzo ragamuffin allora ho buttato al cesso il pezzo ragamuffin e tenuto solo le percussioni e il pezzo Litfiba è diventato il pezzo Negramaro con l'aiuto di Nicola. E sul pezzone finale il Pero mi ha fatto una parte di batteria sontuosa e il Cina c'ha messo quella voce lì che ce l'ha solo lui.
Insomma la canzone è cresciuta con la gente intorno, come il buco delle Polo.
Grazie gente, è stato vero piacere, e il coro della montagna l'ha messo in culo al coro della montagna.



La Piccola Orchestra Felix Lalù
El cuart (vol.2)

Ne serve el cuart
per giugar ala mora
per doi quindesi ancora

El Mario l'è na n crauti l'è na via cola morosa
el Bepi le partì per la forla da la sposa
el Dolfo l'è per sora no'l teign pu la mora
el Gusto a sbeglar l'à perdù la os ancora

Ne serve el cuart per giugar ala mora
per doi quindesi ancora

Le senti le botte sul tavolo che batte?
le vedi le voci nel fondo della notte?
fan quindici punti in fondo alla bottiglia
in culo al pudore
in culo alla famiglia

Mani, facciamo due mani
al ciano alle mani ci penso domani
Mani ,c'ho male alle mani
veniamo alle mani?

venerdì 21 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.6 (Mi sale la Gayna)


Intanto, GAYNA WHAT?



La Piccola Orchestra Felix Lalù
Mi sale la Gayna
Mi alzo la mattina
bombardano Cortina
luganeghe en cantina
senza l'anfetamina
sulla tua collina
io faccio malta fina
fai ciao con la manina
al Paradiso dalla Lina sale la Gayna
Mi sale la Gayna

Poi apro il giornale
non c’è niente da fare
finisce il caviale
ti vedo preso male
l’industria militare
parla l'intelletuale
l’anello all’anulare
in coda a Borgo Panigale scende il Maiale
Mi scende il Maiale

giovedì 20 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.5 (Purificami, o Signore)




Non c'è molto da raccontare, la prima versione si può vedere qua

La Piccola Orchestra Felix Lalù
Purificami, o Signore

Purificami, o signore
Sarò più bianco della neve
Purificami, o signore
succhia l'adipe dai miei calzoni
togli il colesterolo dalle mie opinioni
e poi dammi il betacarotene
che mi fa star bene
un ritocchino per andare al mare
e un intestino tenue regolare
dammi una coscienza che più bianca non si può

Dammi un mutuo, una casa
anche senza mutuo
la casa libera dopo l'ufficio
la circonvallazione Padova-Mestre
il digitale terrestre
e poi un figlio, massimo due
che nascano con la voglia di lavorare anche per me

Bevi la Mecca Cola che ti fa bene/digerire
con tutte quelle bollicine

Purificami/rettificami/cornificami/codificami o Signore

mercoledì 19 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.4 (Ti spero)



Floriana è un’amica romana. maestra di clownerie. Quando scendevo a Roma dormivamo sempre da lei, in una stanza matrimoniale che era solita affittare ai turisti. Quel weekend lì era appunto affittata a dei turisti. Nessun altro ci poteva ospitare e siamo finiti nello spazio che suo padre usa per fare counseling: un bugigattolo il cui utilizzo primevo mi è ancora sfuggente. Si entrava dal marciapiede alzando una serranda piena degli adesivi con scritto Serrande o Aggiusto Serrande, seguito da un nome di battesimo e un numero di cellulare. La chiave era la copia della copia della copia dell’originale, si sentiva che il lucchetto la riconosceva ma faticava a leggerne la fisionomia, tanto che per secondi che parevano decine di secondi noi si pensava al peggio. Poi di colpo si apriva. Dentro un ballatoio calpestabile da un paio di persone scendeva per una scalinata di legno. Sotto era piastrellato di bianco, tre metri per quattro, ai lati panche imbottite e un divano letto ikea, il nostro talamo per quella notte. Era un deposito? Una stamperia di banconote clandestina? Io l’avrei riempito di palline per i boci e mi sarei fatto qualche vasca. Alla mattina, ripiegate le labbra, si usciva dalla serranda. Io non ho mai visto uscire due da una serranda, ma se mi fossi visto mi sarei divertito. In quella impropria garsonniere, aspettando il mio amore che lavorava al computer alla luce di uno spiraglio di serranda, ho pensato di fare una canzone con tutti i messaggi Ti Spero che le avevo mandato nei lunghi mesi di lontananza, perché è inutile far canzoni nuove quando hai già il materiale bell’e pronto. Ho riempito un rotolo di carta igienica, con quei messaggi. Il giorno dopo un messaggio troppo lungo scritto da un’amica del mio amore ha scardinato tutte le certezze del suo cellulare. Tutti gli sms vaporizzati, l’intera corrispondenza di noi giovani innamorati persa in un blitz, una sorta di tragedia senza la fame e i morti. Per fortuna avevo il mio rotolo di carta igienica, come nella canzone di Umberto Tozzi. Qualche settimana dopo li ho riesumati a Rabbi (questa è la sua versione originale), colmando i miei preferiti tra gli originali con un altro tot che avevo solo pensato o semplicemente che facevano rima.




L’asterisco* indica gli sms originali. Gli altri sono stati aggiunti per riempir e lo spazio e il tempo.

Ti spero come il sole*
come il mare*
come l'abbronzatura sull'anulare*
come il miele che cola dall'alveare*
Ti spero come il rosso di sera*
come l'osso di seppia

come l'arrivo della primavera*
come l'arrivo del pusher al nutella party nella casa degli Usher*

Ti spero come il bel tempo si spera*
Ti spero come un'epifania*
come le feste che per fortuna si porta via*Ti spero come due più tre fa sei*
Ti spero come un premier gay
come Dennis Rodman di nuovo nella NBA*

Ti spero come la vendemmia*come il maiale dentro a un toast
come la fine di Lost*Ti spero come il solstizio d'estate*
come il fato alle fate*

Ti spero come mi viene*
Ti spero quando mi conviene*Ti spero se il tempo tiene
Ti spero e ne ho le tasche piene
Ti spero ancora un po'*
come la violenza su Fantaghirò*
come un disco nuovo degli Edgar Allan Poe*
Ti spero come il retro dei tuoi jeans
come gli ebrei ai marines*

Ti spero come il cancro dei rompicoglioni
come la laurea ad honorem a Trapattoni
come il pane*
come la cagna al cane*

martedì 18 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.3 (CopaCobain)

CopaCobain

E' uno scempio, Claudio e Gian non me lo perdoneranno mai, ma l'ho fatto. Fortuna che forse mi vogliono bene. Faccio mea culpa e mi levo dai guai, da buon cristiano non frequentante. Questa è una cover di “Everything you learned is fake and wrong” delle Fonda Sisters (che si può vedere qui), duo acustico serio dell’inizio degli anni zero. Per la serie "ho sempre voluto fare una canzone..." questa volta volevo fare una metacanzone, una canzone che parla di (fare) una canzone. C'era Cobain che m'ha sempre intrippato con On a plain che cominciava con I start this off without any words. Mi sembrava pigro, comodone ma anche fico. Non è stato certo il primo e neanche l'ultimo solo che sono ignorante e non sto lì a portar altri esempi. Insomma la canzone parla di uno che vuole fare una cover di questa canzone e non arriva niente, c'ha il ritornello sulla punta ma non esce niente ma proprio niente. E' stato una faticaccia scrivere tutte ste parole, non so come facciano quelli che scrivono sempre testi lunghi. Per non sbagliare la canzone non si chiama come prima CopaCobain. Non tanto per incitare a uccidere Cobain, che – come sappiamo – è già morto, ma perché assomiglia a Copacabana. In effetti con l’originale condivide solo musica e melodia.
I più astuti e abituè avranno anche intuito che il ritornello è una citazione facilona di un celebre pezzo del gangsta della Valsugana, quel Mr.P, Il mondo è brutto. e capitano. Trattasi dunque di doppia cover che prende robe anche da altre canzoni. Un noto giornalista locale la definirebbe situazionista, stavolta a ragione. Il mio è un omaggio con inchino, un po' come quando fai la cover di De Andrè, riverente come uno che prende l'ostia.
In questo video c'è com'era quando è nata.



Sì, come no
ma certo, la bumba ce l'ho
la lascio di là per far sta canzone del Gian
la comincio come fece il buon Cobain
senza parole ma anche senza paranoie
Perché un motivetto può andare
in Mi come in Sol, Fa è più fighetto
e col Si Diesis mi s'offende il Do
e un ritornello sta macinando da un tot
non proprio quello
se rappo brutto che colpa ne ho?
Rappo brutto, canto brutto
e sputo sul tuo culo prima del debutto
Re del rock, un'altra riga
l'ultima che spaccio così poi me ne vò
'na rima a caso, la prima che ti viene
arrotola la lingua e l'inguine come un Bob
si, come no, ne hai le palle piene
tutto è bene ciò che finisce
la finisco quasi come Johnny e Klaus
sweet sister don't tell mom and dad I'm leaving da house
Quella di prima era molto mejo lo so
ma che ci vuoi farci?
basta che ondeggi il culone del boss
è il ritornello e penzolava qui da un bel po'
non quello bello, se canto brutto che colpa ne ho?
Stasera mi butto
e sputo sul tuo culo prima del debutto

lunedì 17 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.2 (40 buoi)

Ecco la seconda traccia del disco, 40 buoi.



Ecco la storia:

Il Daniel fa queste robe blues che a me mi piacciono un tot. Me ne ha mandate una serie che ho ascoltato in macchina per un po’ senza cagare niente di diverso da qualche blues in cui dico “I sing the blues” e “the blues is blue”, robe che stan bene su un blues, per carità è che il blues è un campo dove non puoi fare il coglione: o c’hai real disagio o fai solo finta. Niente di peggio che un bluesman allegro. Senza una punta di amaro è come i biscotti senza un filo di sale. L’unica su cui son riuscito a mettere una linea melodica è “ac blues”. Il problema è che questa linea melodica era “New fang/no thang/had it made to parade/found a sucker/now I want another” dei Them Crooked Vultures, che in quel periodo ascoltavo con obesità. “New fang” è una gran bella canzone, ma la melodia di entrata della voce è uguale a quella di Wonderwall degli Oasis (Today is gonna be the day…). Pensavo che Josh Homme un po’ era paraculo e un po’ se ne batteva le balle se l’inizio di una sua melodia suonava come l’attacco della canzone più piaciona e scassamaroni degli anni Novanta. Sono arrivato a pensare a una rivalsa che lui s’è preso personalmente e che passasse per osmosi anche a noialtri che lo ascoltiamo. Alla fine di questo ragionamento ho pensato che se facevo un attacco tipo “Wonderwall” ero da una parte uno sfigato e dall’altra un paraculo, se invece facevo un attacco alla “New Fang” ero sì paraculo, ma anche un figo, perché copiare Josh Homme è meglio che copiare uno qualsiasi dei fratelli beoni che poco han fatto nella storia della musica e tanto han rotto il cazzo dopo che han cominciato a scimmiottare i good guys fattanza di Liverpool. Il passo successivo è stato trovare le parole che stessero in quella melodia, che volessero dire qualcosa ma neanche tanto.40 buoi è un nuovo ballo tipo il “Ballo di Simone”: durante il ritornello bisogna eseguire una serie di mosse che prima o poi mi prenderò la briga di studiare. O no.

domenica 16 ottobre 2011

Una canzone al giorno n.1 (L'ora de la mora)


Da oggi metterò su BandCamp una canzone al giorno.
Questa è la prima. Rispetto all'originale è più corta, più veloce, più cazzuta e più dolce,
Inoltre e ci sono due cantanti veri che ci cantano dentro.

mercoledì 5 ottobre 2011

SuperANTEPRIMA di "E' cosa buona e giusta"


Il disco è quasi pronto, si chiama "E' cosa buona e giusta", è già cominciata la grande campagna pubblicitaria con testimonial d'eccezione. Stasera Klaus Brunnen metterà le sue sapienti mani sul disco nuovo per bumbarlo e mettere una traccia dietro l'altra. Nel frattempo, discreto pubblico, goditi un primo ascolto.

SuperANTEPRIMA
"E' cosa buona e giusta", il nuovo disco de La Piccola Orchestra Felix Lalù