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sabato 23 luglio 2011

I miei vicini milanesi

I miei vicini milanesi vengono qualche volta, soprattutto d'estate. Gli hanno affittato uno splendido appartamento ristruttturato per l'utente moderno. Lo spazio abitabile si trova al piano terra di un maso. Al piano terra vuol dire non solo che è il piano più vicino alla terra. La prossimità al terreno indicata dal nome (diventuto aggettivo) non è simbolica ma letterale: sotto il pavimento c'è la terra, ok, ma anche dietro a due delle quattro pareti c'è la terra. In un posto di per sè umido ciò espone a dosi di umidità che solo un vero milanese può sopportare, e perchè no, apprezzare. Poche finestre, spazi ristretti, un anfratto lugubre se non fosse per la wireless. Davanti casa c'è un giardino grande come un gabbiotto per cani nel parco di una grande città, le città che lovvano i cani. In questo giardino ci stanno anche duemacchine, tre alla bisogna. Dispone di tavolo e panche di legno, di quelle monopezzo pesantissime, un barbeque con campanile, una legnaia che contiene soprattutto lo stendino del bucato. Di fronte, da ottima posizione visuale si trova lo splendido borgo di San Bernardo di Rabbi, un groppo di case fornito di quattro bar (uno dei quali aperto tutti i giorni fino a ore che i baristi di Trento e Bolzano son già a letto da mò) da cui diparte un filo d'asfalto ormai nuovo che ammara dal basso nella frazione Ceresè per poi perdersi nella selva che finisce nella montagna di fronte di cui ignoriamo il nome. Preciso che tale popò di paesaggio da cartolina smarza (che potete gustare qui), che io posso godere dalla casa dei miei nonni, è occluso ai loro occhi metropolitani da una cortina di abeti di natale piantati dal mio prozio negli anni settantaottanta.
Negli anni settantaottanta è saltato fuori che la gente pagava gli abeti di misura domestica e allora mio zio s'è buttato nel business. La clausola per piantarli era che poi andavano tagliati, pena una sanzione. Questo se qualcuno fosse stato incaricato di sorvegliare. Da allora gli abeti di natale non son più domestici neanche per un capannone industriale e mio prozio li sta lasciando crescere come il fagiolo magico della favola che non mi sovviene.
Un muro di montagna ripida a sinistra, tre piani di casa dietro, una coltre di aghifogli a destra. Non resta che una ristretta visuale che dà su Casna e Pralongo. Comunque una visuale in salita, un panorama al contrario che la famigliola pare apprezzare.
Il vecchio è un baffone bianco rubicondo che si bulla di essere milanese purosangue, ha una passione per le macchine fotografiche, più che per la fotografia. Il figlio lavora per Sky e passa il tempo in internet. Di mattina scende per la sua droga, un giornale rosa che dà assuefazione. I due boci ancora non sono teenager. Non hanno il permesso di uscire dal recinto. A volte guardano fuori col binocolo del nonno. Hanno il permesso di esplorare tutti i luoghi entro il perimetro. Di fuori il mondo è malvagio.
Soddisfatti della protezione dell'ambiente, i miei vicini milanesi non escono dal giardino se non per scendere in paese, preferendo la sicurezza e la celerità della automobile ad una qualsiasi passeggiata al fresco della valle, che quando scendi ti sembra che ti scappi il mondo da sotto i piedi, ti muovi per inerzia, per la nota legge della fisica che in discesa vanno anche i sassi. E' la risalita che temono, che poi è roba di cinque minuti, con l'ultimi centocinquanta metri pesi. Robe da fiatone che subito passa, robe che si sopravvive. Per loro è evidentemente una roba che fa troppo Himalaya. O forse preferiscono il comfort del mezzo. In effetti ora che ci penso un giorno il vecchio m'ha impezzato che le nuove macchine che leggono i segnali stradali e parcheggiano sono una merda tecnologica che andrebbe eliminata con furia luddista, che poi si perde il piacere della guida. Il piacere della guida è un argomento che parlato qua di fronte alle scarpinate più epiche fa quasi brutto. Questo e altri discorsi di cui lui è ugualmente ferratissimo costituiscono un tratto naturale comprovato dalla sua pura linea di sangue e un ostacolo culturale che (spero) sempre impedirà di addentrarmi in un'amicizia più spinta.
Discovery Channel dovrebbe venire a filmarli di nascosto (anche se dubito che rifiuterebbero di prestarsi al reality show familiare). L'eccezionale modalità dei miei vicini milanesi di mantenere i tratti specie specie-specifici di ricrearsi lo stesso eslusivo habitat di cui godono nella metropoli anche nei territori a loro più ostili è un prodigio della natura che condividono con le più ingegnose razze di volatili costruttori.
Io un documentario così ne lo guarderei anche in televisione, se non ce l'avessi davanti per qualche settimana l'anno.

venerdì 8 ottobre 2010

Bever en taz

L'ultimo demone è una canzone scritta da Sebastiano Martinelli, leader dei Kepsah e e dei BUE. In breve parla di uno veramente esistito che va a bere in montagna con un amigo, si ubriaca, si addormenta, si sveglia, cade in un dirupo, muore. L'abbiamo fatta tante volte insieme e anche quest'estate al Flatstock.
Dopo il concerto si avvicina un ragazzo e mi fa bella la canzone sull'alcolismo che avete fatto. Io non capivo. Lui ma sì, sull'alcolismo. E io guarda che non mi sembra di aver mai scritto una canzone sull'alcolismo. E lui ma sì, l'hai fatta con Sebastiano Martinelli (leader dei Kepsah e e dei BUE). E io, ahhhh, L'ultimo demone, ora capisco. Non l'avevo mai considerata una canzone sull'alcolismo però ora che ci penso c'è uno che è alcolista e per questo muore. Non c'avevo mai pensato. Grazie, ti interessa il cd? Sì, quant'è? 8 euro. Ah, ok, eccoteli, grazie, ciao. Ciao, grazie.
Allora ci ho pensato su (ancora, questo perché sono uno che pensa, pensa te) (siccome ho scritto pensa mille volte ho pensato che se lo metti una volta di più sdrammatizzi, ma la mia prof di italiano si sta rivoltando nella tomba) (o nella tromba, se è morta a casa di Miles Davis) (eheh, simpatico, ma torniamo a noi) e ho pensato (tiè)(potevo usare ho concluso) che potevo proprio farla sta canzone sull'alcolismo.
Ne è uscita un'improvvisazione a chitarra con un testo molto sentito. Parla di gente che beve. Come dice Lo Sfrenogildo le canzoni in dialetto (perlomeno in Val di Non) rispondono alla Sacra Triade delle Canzoni in Noneso: BEVER ,GUZàR, COìR, ossia bere, scopare, raccogliere (le mele, è sottinteso). Di solito son robe demenziali perché si cantano da ubriachi e perché in dialetto si scrive robe demenziali. Per pigrizia suppongo.
Questa è una canzone non demenziale sul bere. Ci tengo che non sia demenziale perché bere è una cosa seria. Parla di gente che esce dal lavoro con la gola riarsa, no de artisti che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera. Parla del tour dei bar e del bar che ha segnato la mia adolescenza, il bar della stazione di Fondo, frequentato da vecchietti e dai peggio beoni (in senso buono, ovviamente) dell'alta valle, con la Maria che ti faceva il caffè colla moka e il panino con la bistecca onta a tutte l'ore. Dove un bicchiere di lambrusco costava un euro e una bozza sei. Quella bozza lì è stato lo sponsor ufficiale del mio primo amore. Di quelle bozze vuote lì potrei riempirne una stanza. Ecco, questo è il mio personale omaggio tributo riconoscimento alla Maria. Grazie.

Con questa si chiudono le Rabbi Loop Impro.
Il testo è il seguente:

BEVER EN TAZ
La Piccola Orchestra Felix Lalù


Dai nan a bever en taz
Che l'è amò prest par la menestra

che ai laorà sota l'sol de n'neon comen'neger tut el dì

su e zo come la pel dal bigol

e no m'è plasest nancia n'migola

Che la sé l'è bruta

e che patìr la sé fa mal

che me son za fat la fonda

che me son fat fat la tonda de tuti i bar

tuti i bar de la val

Dai nan a bever en taz


Sen pu stinci che sani
ma pu sani che maladi
l'è miei tegnirse fis el grep

che morir de sé

coi pei bagnadi

Alora sas chel che fan

alora nan a tuer na boza de lambrusco dala Maria

e magiari ancia n'panét

col buro che te ven encontra

che po' la sera zo baraca

Dai nan a bever en taz


Che tanto guides ti

me vanza cater ponti

ma tanto guides ti

tornan a ciasa onti

ma tanto guides ti



Rabbi Loop Impro IV
BEVER EN TAZ




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venerdì 24 settembre 2010

Alta scuola di seduzione (DAME EL VULVòN - Rabbi Loop Impro XIII)

Cominciata ormai qualche anno fa, La Trilogia del Cliff (retroscena qui) è un'opera musicale ispirata dall'amico Cliff, neologo noneso e freestyler su canzoni della radio. Oggi sono molto fiero perché finalmente si chiude.
E' composta da:
1
Cliff (ala bona) (sul disco Braccia Strapate all'Agricoltù, scaricalo da qui)
il primo reggae in dialetto noneso. Parla dell'incapacità a decidere e della necessità della scelta. Il ritornello è la soluzione che il Cliff dà a questa diatriba son en tipo ala bona, me plas el cul e ancia la mona
2
Poco Dio
(sul disco El se sentiva soul, scaricalo da qui)
presa da una scritta sulla porta adolescenziale della camera del Cliff, è una canzone fatta in un'ora in cui si lamenta la scarsa quantità di dio in molti frangenti della vita quotidiana postmoderna
3
Dame el Vulvòn
(prossimamente sul dvdisco delle Rabbi Loop Impro)
presa anch'essa da una scritta sulla stessa porta, non necessita di traduzione. Scritta in dieci minuti come tutte le Rabbi Loop Impro, la canzone elenca una serie di tipici approcci nonesi al sesso femminile per poi affermare la necessità di pragmatismo nelle faccende intersessuali. Postfemminismo insomma.

Il testo è il seguente.
Poruesi domandarte de sposarme
darme soldi
farme en piazer
se me portes ala TrentoMalè

o domandarte n'etto e mez de speck

enveze me acontenti de puec (x3)

Dame el vulvòn


Porues domandarte el numer de zelulare

o mosarte la vetura che giai

domandarte canti vagoni che fa to pare

si gias fecebook o skype

enveze me acontenti de puec (x3)

Dame el vulvòn


DAME EL VULVòN
Rabbi Loop Impro XIII




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lunedì 20 settembre 2010

Di quando MNM (Me Nono Marino) incontrò il diavolo, più o meno (Rabbi Loop Impro XII)

Questa la volevo fare da una vita. Era nella lista. E' una riproposizione della nota storia del nonno dello Sfrenogildo, quello che poi diventerà il potente eroe MNM (Me Nono Marino), quando incontrò La Mort Embriagia, portaborse di Satana, in un campo della Val di Non e di come ci ha salvati dall'annientamento diabolico.
Se uno non è noneso non capisce un cazzo. Neanche l'ironia finale. Però la storia è divertente.


PULP ALPESTRE (Lo Sfrenogildo)

Rabbi Loop Impro XII



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mercoledì 15 settembre 2010

Ti Spero (Rabbi Loop Impro vol.XI) - Nuova canzone d'amore

Volevo scrivere una canzone d'amore.
Nella mia vita ne ho scritte tre:
1. Coi Piccolo Male Puro c'è stata Candy Mandible ma al tempo ero ancora convinto che bastasse dire poetiche senza considerare le figure del suono e robe varie. Comunquer la canzone è sbregamudande quanto basta.
2. La prima canzone di Felix Lalù è stata Mirilasso, scritta quando la ragazza cui è riferita mi ferì dicendo che facevo solo canzoni tristi.
3. La terza è la canzone d'amore un poco cazzona: si chiama Beibo beibo I love you (quattro ever)
Questa volta volevo fare una canzone seria con un testo scritto bene ma il mondo è anche pieno di canzoni d'amore scritte bene e ancora più pieno di canzoni d'amore fatte a grancazzo di cane, disgraziatamente, tanto che le canzoni d'amore sono quasi unanimenente considerate merda a prescindere. Peraltro con tutte le ragioni di sto mondo.
Ciò pensato, ripensato, buttato giù tre righe, sempre merda, non peggio di Grignani ma sicuro peggio dell'ultimo Vasco.
Finchè ho avuto l'illuminazione. A cosa serve mettersi lì a buttar giù roba nuova quando c'è del materiale in abbondanza già scritto? La lontananza sai produce attese, abbracioni e saluti strazianti, ma soprattutto sms. In tempo di crisi c'è bisogno di una nuova economia degli scritti. Riciclare i ciclostile del today. Allora ho copiato la vasta gamma di sms d'amore scritti al mio amore su un foglio e li ho riassemblati in questa canzone che si chiama Ti Spero.
Poi siccome mi piace le rime ho aggiunto qua e là. In grassetto solo i sms originali, in normale quelli aggiunti per riempire lo spazio e il tempo.

La Spuma per el Bocia feat. Felix Lalù
TI SPERO

Ti spero
Ti spero come il sole
come il mare
come l'abbronzatura sull'anulare
come il miele che cola dall'alveare
Ti spero come il bel tempo si spera
come l'osso di seppia
come l'arrivo della primavera
come l'arrivo del pusher
al nutella party nella casa degli Usher
Ti spero come il bel tempo si spera
Ti spero come un'epifania
come le feste che per fortuna si porta via
Ti spero
Ti spero come il cancro dei rompicoglioni
come la morte di inedia di Berlusconi
come il pane
come la cagna al cane
Ti spero come due più tre fa sei
Ti spero come un nazi gay
come Dennis Rodman di nuovo nella nba
Ti spero come la vendemmia
come il maiale dentro a un toast
come la fine di Lost
come lo sdoganamento della bestemmia
come la rumba
come il samba
come la bamba low cost
Ti spero come il solstizio d'estate
come il fato alle fate
Ti spero come mi viene
Ti spero come mi conviene
E voglio smettere di dirlo
Lallallallallalallallallallà
Lallallallallalallallallallà
Lallallallallalallallallallà
Lallallallà Lallallallà
Ti spero come la pioggia dentro alla mansarda
come una sega a notte tarda
e poi un pompino alla mattina
Ti spero come il poster di Don Chisciotte della mia vicina
nella cucina della mia vicina
Ti spero anciora un po'
come la violenza su Fantaghirò
come un disco nuovo degli Edgar Allan Poe
Ti spero come il retro dei tuoi jeans
come gli ebrei ai marines
Ti spero

La Ostia
consiglia
Rabbi Loop Impro XI
TI SPERO



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venerdì 27 agosto 2010

Purificami, o signore (Rabbi Loop Impro X)

La prima è Purificami o Signore.
E' anche la prima delle canzoni vere di questa serie di improvvisazioni.

Il testo ce l'avevo lì da una notte di tempo fa.
Fa più o meno così.

Purificami, o signore
Sarò più bianco della neve
Purificami, o signore
succhia l'adipe dai miei calzoni
togli il colesterolo dalle mie opinioni
e poi dammi il betacarotene
che mi fa star bene
un ritocchino per andare al mare
e un intestino tenue regolare
dammi una coscienza che più bianca non si può

Dammi un mutuo, una casa
anche senza mutuo
la casa libera dopo l'ufficio
la circonvallazione Padova-Mestre
il digitale terrestre
e poi un figlio, massimo due
che nascano con la voglia di lavorare anche per me

PURIFICAMI, O SIGNORE
Rabbi Loop Impro X



Quale sarà la prossima??

martedì 24 agosto 2010

Il da farsi

C'è una lista di canzoni che son li quasi pronte o cominciate o che semplicemente voglio fare da anni e non sono ancora riuscito a fare. Abbozzi di robe che non son degne o semplicemente robe che mi piacerebbe ma non c'ho tempo, balle o capacità.

Sono:
- Una versione moderna di NUNTEREGGAECCHIU' di Rino Gaetano, che ce n'è bisogno
- Una canzone impegnata che si chiama IL BAMBINO DI TAIWAN, tanto per fare il fighetta al Bruno
- La terza de La trilogia del Cliff: DAME EL VULVON, che è un po' quello che pensiamo tutti al cospetto della femmina
- Una versione di PURIFICAMI O SIGNORE, che è cosa buona e giusta, nostro dovere, fonte di salvezza
- Una versione di Preambulo a las instrucciones para dar cuerda al reloj di Julio Cortazàr, che la faceva un gruppo noise spagnolo tipo Giardini di Mirò che no mi ricordo neanche il nome ostia
- Una nuova canzone d'amore per il mio amore, solo che le canzoni d'amore è difficile farle senza sembrare dei babbei
- Una abbastanza esplicita che si chiama QUANT'E' FIGA L'ANDREA, che mi rimane tra i baffi (cit.)- Una che abbiamo inventato in viaggio coi Nurse che si chiama MI SALE LA GAINA, per fomentare la gaina giusta
- Una che abbiamo cominciato con La Cripta Crew ed è una mezza cover dei Flight of The Conchords che si chiama NON E' COSI' COOL, per togliere la Cripta dal torpore
- Una versione di PULP ALPESTRE, la canzone in cui Lo Sfrenogildo racconta dell'incontro tra Me Nono Marino e il diavolo
- La seconda (e magari la terza) versione di EL CUART (Questa è la prima), così i cori ci fanno veramente un baffo

Con tutte queste ci farei un disco (che ovviamente prenderebbe il nome di Peggio di un gruppo cover), se non ne avessi altrettante mie pronte da registrare.

Comunque, tre di queste canzoni sono le prossime tre.
Son lì da caricare, nelle prossime due settimane saltan fuori.

Quale vorresti tu?
(Non che questo cambi quelle già registrate, ma per il futuro meglio aggrapparsi al volere del discreto pubblico, per quento un vero rocker disprezza per principio)

domenica 8 agosto 2010

martedì 3 agosto 2010

Rabbi Loop Impro III (Cover dei Love Among Freaks)

Ho sempre voluto far la cover di questa canzone, ho scassato la minchia nei BUE ma niente. Allora me la faccio da solo, dio cantante.
(Lo so, sono in ritardo, quessta è la seconda della settimana scorsa, quindi da qui a domenica ne saltan fuori altre due, ho ho).

Rabbi Loop Impro III
BERSERKER (Love Among Freaks)


martedì 27 luglio 2010

Rabbi Loop Impro II (Nuova)

Potrei fare come al solito, millantare di metter su due canzoni a settimana e poi fare a finta di niente. Invece ecco la seconda canzone di questa serie.
L'inizio è quello della pubblicità dell'aids degli anni 80 (o come me la ricordavo). Questo serve solo a spaventare lo spettatore per vendere questo nuovo elettrodomestico, il Foreman, che risolve tutti i problemi della vita domestica come potrebbe farlo solo l'A-Team. Finisce in un tripudio di igiene dei pavimenti.

Rabbi Loop Impro II
THE FOREMAN TOFLOW, THE FOREMAN TO SLOW



lunedì 26 luglio 2010

L'eredità

Mentre raccogli i ribes della pianta piantata dal tuo bisavolo pensi che è fico lasciare una pianta ai tuoi pronipoti. Mentre le case invecchiando perdono il loro smalto, la moneta si svaluta, le foto diventano obsolete e vanno scannerizzate, la notorietà è una garanzia di lavoro senza sbatte ma anche una sega, lasciare una pianta è un lascito di valore.
Una pianta da frutto sazia e inebria un bell'albero si fa grande e anche arrampicare volendo, un fiore rigoglia e lo regali alla morosa ma anche alla nonna.
Se la gente lasciasse piante (ho detto piante, non sterminati frutteti) alle loro genti tutto sarebbe più bello. E allora avrebbe anche senso litigarsi le eredità.

Poi mi sono accorto che giusto un anno fa facendo la stessa cosa ho scritto questo.
Sto invecchiando, maturando o andando in aceto?


giovedì 22 luglio 2010

Due canzoni a settimana (RABBI LOOP IMPRO I)

Come detto, avevo le difficoltà della postura. Ora non per fare la pollyanna della situazione ma queste sfighe è meglio prenderle come opportunità piuttosto che ciondolare salicepiangendosi addosso.
Gli esperimenti di improvvisazione a voce colla pedaliera del mio carnefice ha tirato fuori delle canzonette niente male, roba viaggiosa, discopsichedelica, al limite del fastidio.
Infatti la prima si chiama AUTAN FOR PEOPLE.
Non è neanche tanto a tempo ma chi ha voglia di rifarla?

Allora ho deciso che dall'alto del mio eremo estivo posterò due canzoni a settimana.
Alla fine avrò un disco bell'e pronto che nessuno giammai ascolterà per intero. Si chiamerà Repetita Iuvant o Looppolo o La spuma per el bocia o qualche stronzata simile. Sempre meglio che un greatest hits.
Son soddisfazioni da nerd sperimentali che son molto fighe a dirle, ma molto più a farle.
In fondo se dan troppo fastidio basta cambiare canale no?

Rabbi Loop Impro I
AUTAN FOR PEOPLE


mercoledì 21 luglio 2010

Real videogioco

Oggi ne ho stecchite almeno cinquanta. Oggi sono uscite tutte perché ha piovuto. Bisogna sterminarle perché sennò si mangiano l'insalata le stronze. Quelle colla casa le tiri nel prato sotto, non so perché, forse perché sembrano più simpatiche, più umane. Quelle senza invece sono il nemico. La tecnica è semplice e la spesa è minima. Prendi una confezione di sale marino fino, lo spargi sull'animale e questo si accartoccia su se stesso, poi si liquefà e poi muore, o viceversa.
E' come un videogioco di quelli che si spara. Miri, spari e quello cade. Se si rialza gli rispari. Farne tante è soddisfazione come i punti. Oggi ne ho stecchite cinquanta almeno. Le ho guardate quasi tutte contorcersi come uno che brucia e poi smettere di contorcersi. L'orto è un sand creek di lumache. A occhio e croce sono un sacco di punti. Forse ho battuto il record di mia zia e di mia nonna. Però è inutile dar la colpa ai videogiochi violenti. E' incredibile quanta poca pena faccia la morte di un animale che non urla quando lo sciogli nell'acido. Forse è per questo che a volte i vegetariani mangiano il pesce.

domenica 20 settembre 2009

FARE MUSICA SEMPLICE - Lezione n.1 Costruirsi una canzone con due note

Ciao discreto pubblico, ti ricordavi si Mi sol? La canzone fatta per celebrare l'ignoranza pigra del mio eremitaggio rabbiese. Ecco, prima di lasciare i amati monti ho pensato bene di celebrarla in un nuovo progetto, una collana a puntate edita da La Ostia - Registrazioni Artigianali che si intitolerà FARE MUSICA SEMPLICE.
Questa prima lezione ha come tema costruirsi una canzone con due note. Non è che son proprio solo due note, son due accordi e qualche trillo. Voi sospendete l'incredulità e credeteci!
Buona visione

domenica 6 settembre 2009

Livin in de monti

Vivere in montagna è fico perché puoi pisciare appena davanti casa e non sei incivile, anzi risparmi acqua di scarico che è spreco. Certo puoi farlo anche in città ma né i giardini stitici né muri sono abbastanza assorbenti per accogliere la piscia di tutte genti.
Poi ci sono altre cose che puoi fare. Ad esempio vedere le stelle. In realtà a San Lorenzo c’ho provato, ma ho visto solo aerei, che non valgono per i desideri. Ma le stelle, quelle normali c’erano.

Un’altra cosa fica è la passeggiata della mattina. Si parte da La Chasa, la casa che ha costruito il nonno di mia nonna prima di scappare in America con sua cognata per più tornar. Salgo il sentiero. Un pezzo è così ripido che anche uno col fiato buono arriva su senza, ma poi finisce. Alla Bancheta (la ch è quella dell’Ich tedesco) prendo la strada a sinistra. Lì ripiana, fa su e giù. Poi arrivo al Rio Valorz. Ingurgito bocconate di aria bagnata che scende dal rio. Una volta ci portaavano i boci con l’enfisema, o con la pertosse, che l’aria è buona. Poi mollo le ciavatte e metto i piedi nel rio. Più di trenta secondi è già dolore, ma quando esci qualunque ambiente ti sembra Tanzania. Proseguo scalzo per un altro pezzo di sentiero saliscendo. Ho imparato che se cammini scalzo non è che puoi star lì a camminare in punta di piedi per stare attento ai sassi, tanto ci sono e son tutti tuoi. Tanto vale appoggiare tutta la pianta e far capire al mondo che i sassi ti fanno un baffo. Monto sul muretto di sassi a secco, ormai coperto di muschio. Sull’altro versante c’è il sole che spunta tra le montagne. Faccio una specie di saluto al sole, me ne bevo un po’ tirando le braccia su e giù e sgranchiendomi le dita. Se facessi il vero saluto al sole dovrei molleggiarmi sulle gambe, posare le mani sull’addome per far salire l’energia e poi sentirla salire e poi salita alzare le braccia al cielo in comunione col basso e con l’alto. Il mio, più che buongiornocomeva?dormitobene?chebellagiornataogginontrova? è più un ciao, ecco. Torno indietro sempre scalzo, riinforco le ciavatte, faccio qualche altro altro respiro proforma e torno indietro. Alla Banchetta la nonna mi ha preparato rami da trascinare a casa, che scendere dal mont senza legna è peccato.

Se fossi un magnamusli direi che sta passeggiata mattutina risveglia l’uomo che è in te e ti ricollega colla natura. Aria dal rio uguale elemento aria. Piedi nel rio uguale elemento acqua. Saliscendi scalzo uguale elemento terra. Saluto al sole uguale elemento fuoco. Riprendere contatto con tutti gli elementi ridona equilibrio, rinfranca il corpo e lo spirito blablabla. È solo un giro di mattina per ripigliarsi. Niente più, sempre meglio che una corsa nei gas di scarico.

Ecco, non è che Trento sia città, ma la montagna è altra cosa.
Tanto mo' torno.

mercoledì 22 luglio 2009

Voglio andare al mare/perché m'han detto che lì si che ci si diverte

Tutti parlano del caldo. La gente a Roma vuole fare il bagno nella fontana di Anita. Al telegiornale c'è l'afa. A quell'altro i consigli sui condizionatori, che fanno male ma fanno bene.
Nel frattempo io chiedo a mia nonna perchè oggi non ha acceso la stufa e mi metto la camicia di flanella che mio zio usa a tagliar legna. Stanotte ho aggiunto una coperta di lana di quelle serie. Che andando a letto devo rannicchiarmi per non disperdere il calore e allungare le gambe mano a mano, sofrendo ogni centimetro. Ora le coperte sono tre. Oltre al piumone, ovviamente.
Certo mi perdo i topless, ma per il resto soccazzi vostri.