Visualizzazione post con etichetta le musiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta le musiche. Mostra tutti i post
lunedì 24 dicembre 2018
domenica 17 dicembre 2017
Musica che abbiamo ascoltiamo in famiglia negli ultimi nove mesi
In famiglia o va bene a tutti o si skippa.
Quest'anno il top del compromesso son stati soprattutto questi tre.
Quest'anno il top del compromesso son stati soprattutto questi tre.
DELVON LAMARR ORGAN TRIO
Praticamente Jimi col organo
Praticamente Jimi col organo
i preferiti di Anita
più volte
ogni giorno
per mesi
più volte
ogni giorno
per mesi
Prima invece le ho impezzate un sacco io con questo
YELLOW DAYS
Un bocia di 17 anni che canta come un soul man consumato
Poi, in misura minore
ma comunque in dosi massicce
dal più ascoltato al meno
venerdì 1 giugno 2012
lunedì 11 aprile 2011
Aspettavo i Trance Untes come gli ebrei ai marines
Questo non è che lo dico per fare il figo, per fare l'italiano che si lamenta sempre dell'Italia, ma quando vivevo a Madrid una cosa l'ho capita e mo ve la spiego. Noi italiani a livello di cultura musicale non c'abbiamo le basi. O meglio abbiamo poca scelta. Abbiamo il cantautorato sì, quello è serio, è l'unica cosa che abbiamo fatto noi anche se, per dire. Conte e De Andrè si rifanno più alla tradizione straniera che a quella italiana. Abbiamo la canzonetta, ma quella ce l'hanno tutti. Non c'abbiamo la musica popolare, o meglio sì ma la schifiamo (perchè roba becera da ballare nelle balere e a noi musicisti le balere c'han rotto il cazzo) e forse un po' di ragione ce l'abbiamo, forse. L'unico influsso musicale che abbiamo, dal piano marshall in poi, è la musica anglofona. Pochi escono da questo giro. Gli Almamegretta forse, dico a livello di gruppi conosciuti, e Jovanotti, ma lui c'ha musicisti della madonna. Pochi altri. Anche la Bandabardò e Roy Paci fan robe nuove, ma quella roba lì, la patchanka, la faceva già la Mano Negra vent'anni fa, peraltro con risultati migliori. Sì, certo, negli anni 70 abbiamo avuto i gruppi prog che eran famosi in tutto il mondo che c'è ancora gente che se li ricorda, ma io non ero manco nato allora, e mo c'ho trent'anni (e negli ultimi trent'anni gli unici gruppi italiani a diventare famosi nel mondo son stati probabilmente i Raw Power, Bollani e gli Zu).Il risultato è che quel che esce è spesso una scopiazzatura di robe veteroitaliane o inglesi o mericane, leggasi metal, punk, hip hop, ma anche jazz.
In Spagna invece (e qui parte il pippone dell'ho visto cose che voi umani blaablabla) (e comunque per la francia vale lo stesso discorso, col rai degli immigrati eccetera) la materia in cui pescare è molto più varia. C'è il flamenco, che è una roba che viene dal cuore, che non puoi fare svogliatamente come suonare una rotonda sul mare, e in più c'ha tempi e giri diversi da ogni altra musica. C'è la musica afrocubana, la salsa e il son. C'è pure il cantautorato, come ovunque. E in più tutta la roba da fuori. E' ovvio che poi lì nasce la patchanka, ormai una vita fa, con tutta la gente che passa, che salta fuori il flamenco hiphop.
Ho scoperto questo gruppo, che suona con un chitarrino, un digeereedoo, un pianino vecchio (che avrà pure un nome) e che cazzo ne so. Fossimo in Italia farebbero quel jazz per intellettuali da vedere seduti. E invece fanno una roba che sembra goa ma superpop, da ballare abbestia. Ecco, forse questo c'hanno, gli spagnoli. Che se non ci puoi ballare ha meno senso. Noi invece se ci puoi ballare è quasi una vergogna.
Questi sono il mio nuovo gruppo preferito, e vengono dopo due anni in cui ho ascoltato praticamente solo Iosonouncane, Die Antwoord e The Shining. Grazie Carlitos per la dritta! Mi hai salvato da stagnazione musicale certa.
TRANCE UNTES
Tirso
TRANCE UNTES
Quimica
mercoledì 30 marzo 2011
Cartoline dall'inverno (Pino Putignani on the rocks)
Abbiamo già parlaato abbondantemente dei Trentini nel mondo tempo fa.Ma parlavamo a vanvara. Una nuova stella nel panorama variegato del divismo trentino è nata. Il suo nome è Pino Putignani. E' il solito cantante pop smarzo come dice la mia ragazza ("'na schifezza agghiaccciante") o un genio che ha saputo unire la tradizione cantautorale con le sue conoscenze di musica classica come sostiene questo blog e pure la sua biografia? Non importa, perchè i cieli e i laghi e i finali di alberi scheletrici e l'acqua ruscellante e la neve nel campo e la Piazza Duomo della capitale dell'impero e forse perfino il capannone vuoto di "Un'altra primavera" sono le cartoline della nostra amata provincia autonoma (lo si evince dal video del backstage dei videoclip) (queste son cose che ci proiettano nell'impero dei media e che andrebbero evidenziate, e azzardo persino finanziate dalla provincia: altro che il vecchio che coltiva canapa in Valsugana e quella che partorisce e butta la criatura nel burrone). Il Trentino e la sua natura inconsapevole dei fatti sono lo sfondo e il profondo del nostro nuovo divo del pop (anche se fortemente venato di musica classica).
Discreto pubblico autonomista, versi come "Ci sono mondi a questo mondo che non si può dire", "Vola vola libero nel cielo, vola David libero, vola, Bubble Boy", "Nicola e Giò mi han presentato un amico, di suo pugno sosteneva scritta la verità", "e un'altra canzone nata con il sole metterà il maglione all'inverno che farà", "E far l'amore è farlo male, com'è da solo sto natale" sarebbero da insegnare nelle scuole, sarebbero.
Checchè ne dica il mio amore, è nata una stella ed è venuto il tempo di millantarla.
Attento Agostino, ora hai finalmente un concorrrente valido nel nostro tvb.
L'ALMANACCO DELLA FELICITA'
UN'ALTTRA PRIMAVERA
sabato 27 novembre 2010
Capelli che odorano di shampoo di hellokitty.
I gruppi son più o meno tutti così e lo vado a esplicare. Una volta c'era il metal. Era gente che non aveva molto a che fare con l'igiene. Ora c'è gente che piglia qua e là smozzichi di metal e hardcore e li mescola. A volte li mescola e basta, altre ci mette qualche scorza di Laura Pausini e così hai le canzoni emo. La canzone emo è più o meno quando ti porti a casa la topa con tutte le sue cose apposto. Eccetto una. Quella cosa che non è al suo posto non toglie valore alle a tutto il resto ma provoca un blocco che non ti so spiegare e ti fa decadere la libido. La reazione giusta alle canzoni emo è quella di Begby (al minuto 0.58).
Che magari uno poi con un trans può anche farsi un giro, ma solo se lo sa da prima. Scoprirlo nel mezzo di è disonesto. Così come disonesti son sti gruppetti vestiti di nero, con pose da poeser culo e tatuaggi macho inguardabili ma ben visibili, con le braghe stirate dalla mamma e capelli che odorano di shampoo di hellokitty. E' il caso di Black Veil Brides, Alesana, Escape The Fate e Bless The Fall. Roba con la sorpresa.
Ma non tutto c'ha la sorpresa qua dentro. Ad esempio ci sono questi, gente onesta, quasi maggiorenne quindi legale. Magari non hanno la quarta ma un giro sull'ottovolante non fa mai male.
Gente non quindicenne avrebbe fatto una lista peggio.
THE DEVIL WEARS PRADA
BRING ME THE HORIZON
ANGERFIST
Questo è un dj. C'è di peggio. Non c'entra un cazzo col discorso ma era nella lista.
BROKENCYDE
Questi invece in realtà fanno cagare, ma son dei geni. Han fatto una canzone tamarra e ignorante: Ma tanto. Sotto c'è uno che fa screamo. Non c'è proprio più religione.
mercoledì 3 novembre 2010
Nelson
Alla presentazione di un disco ci si aspetta chissà che mondi, chissà che riflessioni, chissà che riferimenti dietro al titolo. Lui la risolve così. "Il titolo è quello di un cane che avevo, è morto due anni fa, aveva docic'anni. Era un cane dal carattere un po' difficile ma bellissimo. Posso anche dire che era un cane che aveva anche orecchio musicale". E' nato ben prima della guerra ma è ancora lì, qualche passo avanti ai più, col passo da poser alla Carlito Brigante.Tra 11 minuti finisce il download.
Potrei dire lo scolto e poi ti dico. Invece ci metto la mano sul fico. Ogni volta che esce un disco nuovo mi sento come quello che dopo tanta fila sale sul Blue Tornado.
lunedì 10 maggio 2010
La nostalgia
Quanto ci manca Dennis Lykzén! Non che il suo cantare da cantante negli (International) Noise Conspiracy lo schifiamo, ma vederlo coi Refused appendersi al microfono e stirarsi verso l'alt(issim)o per raschiare il fondo del polmone e spararlo fuori come le frecce dei persiani di 300 era altra cosa, altri tempi, altro paio di maniche. Quel che rimane son quelli che arrivano dopo ma c'hanno l'urgenza bruta e l'aria che gli esonda dai polmoni. vedere questo di questi qui, che è comunque altra cosa, m'ha fatto venire la nostalgia.
The Ghost of a Thousand - Black Art Number One
Ah, è vero, dimenticavo, c'è la reunion.
Niente inediti, niente disco, solo concerti.
Bah. Quello che lo sa sempre prima di tutti dice cose che è meglio non leggere, che a poco vale il sapere quando fa male, che poi la nostalgia ti fa brutti scherzi.
mercoledì 5 maggio 2010
I Gogol Bordello ormai son dei poveretti
I Gogol Bordello son stati per un po' il mio gruppo del momento. Nati come gruppo da matrimoni per la gente dell'Est Europa a New York hanno esordito con un disco quasi hardcore. Erano come uno di quei calciatori che da giovani promettono bene ma si azzuffano si pettinano arruffati e a volte si dimenticano le indicazioni del mister e vanno a cazzo, combinando guai o inventando azioni di pregio. Non come Balotelli che è un poveretto ma quasi. Il secondo disco era pieno di canzoni al limite con la perfezione. E in concerto spaccavano veramente il culo (leggasi qua). Una stagione da campioni, assist importanti, qualche gol indimenticabile e speranze di spaccare il mondo una volta raggiunta l'eta migliore del calciatore (che di solito sono i 28 anni no? bah). I ventotto anni sono il terzo cd, quello in cui giochi da dio e fai girare la squadra. A volte invece ti vizi con qualcosa, sei già un fico quindi non ti serve allenarti e i tuoi compagni parlano più dei tuoi trick in allenamento che delle tue cavalcate solitarie. I Gogol Bordello son finiti qua. Il terzo era già era una mezza palla: un Ronaldinho che dopo essere stato Ronaldinho ma non per molto finisce al Milan, dove il suo sorriso fa ormai più che altro sorridere. E' uscito il quarto, giusto qualche giorno fa. Continuando con le metafore calcistiche ora i nostri compianti sono alla fase successiva. Quando ti si pigliano solo gli americani, o quelli di Dubai, dove la gente è solo contenta di vederti e ti basta toccare la palla di tacco anche se poi te la fregano come niente per farli venire nelle braghe. Giocare ti piace un sacco ma non è più la tua cosa. Qualche golletto stronzo in tutto il campionato lo farai pure, ma se sei un uomo dovresti rimpiangere i tempi in cui suonavi ai matrimoni dell'est a Nuova Yorke e non ti si filava nessuno.lunedì 15 febbraio 2010
Le regole dei videi italiani
Ci siamo fatti pere di video male, sti due giorni col buon Johnny Mox, montando e smontando impianti come veri roadie di noi stessi. Si è constatato che non c'è più il singolo radiofonico, la canzone da canticchiare fatta bene, tipo Brimful of Asha (40-5). Che l'unica vera pop star è Robbie Williams (l'unica maschio, peraltro) perché la vera pop star osa, perlomeno nei video. E che in tutti i videi italiani ci sono sempre due elementi:
- una macchina d'epoca (tesi del Johnny)
- uno che cammina (tesi del Felix)
Poi torno a casa e c'è il nuovo del Teatro. E' arrivato il secondo singolo del secondo album. Il primo era per soddisfare se stessi e gli affezionati, un piede dentro il vecchio e mezza scarpa dentro al nuovo, niente regole. Il secondo è per infilarsi in una memoria collettiva più spessa. Per questo le regole servono. E' pure un bel video. Le due regole sono rispettate. Ora dormo sonni tranquilli.
Il Teatro degli Orrori
Direzioni diverse
domenica 31 gennaio 2010
Fuck you dictators
Ti hanno sempre insegnato che la musica di protesta deve essere cattiva e incazzata. Poi si è capito che non funziona così. Così si incazzano solo gli incazzosi, che non hanno certoo bisogno di essere aizzati no? E ai boci e alle nonne chi ci pensa? Non hanno diritto anche loro capire e cantare i mali del mondo. Non che cambi molto, ma ci ha pensato Lili Allen. Grazie.
via|||FreddieNietsche
mercoledì 20 gennaio 2010
Cugine
La missione di ogni rocker è far casino. C'è chi lo fa con garbo, chi con precisione, chi con veemenza. Poi l'obiettivo è farsi le tipe invece di masturbarsi (o farsi le tipe continuando a farsi seghe) ma non è questo il punto. C'è un non so che di masculo nel fronteggiarsi nella possenza trasmessa nel rock, ogni categoria ha i suoi centimetri. Far pop è da checche. Se lo fai devi avere un motivo, una scusa e una giustificazione scritta dal preside del rock. Oltre, ovviamente, ad un cuscino nascosto tra i pantaloni e il culo.Per me i Vampire Weekend e la loro faccia da studentelli americani annoiati son l'esempio di come fare pop senza vergognarsi. E' uscito il disco e non me ne sono neanche accorto, tanto per cambiare. C'è sto nuovo video Cousins. Poi magari in concerto son pacco (o forse no) ma le campane alla fine son la roba più rock di gennaio (a parte il gruppone che ci segnala mastro Johnny Mox l'altro dì, quelli son centimetri veri, miga dildos).
Vampire weekend - Cousins
domenica 18 ottobre 2009
Un pezzo di tetta
Quando certa gente si mette a fare cose c'è poco da dubitare. Dopo un live che era come ascoltare un gruppo in sala prove ma fuori dalla sala prove cadono dal cielo una serie di riffetti in fila che lasciano presagire. Per noi è come vedere un pezzo di tetta, ci eccitiamo con poco.
domenica 27 settembre 2009
I'm a weirdo
Prendi Liberi Liberi ad esempio. Liberi Liberi è una canzone cazzuta. Prima di Vasco non esistevano rocker. Quelli che c'erano scimmiottavano il rock'n'roll, le pose ma soprattutto i ciuffi. Da Vasco in poi il rocker è quello che ricordiamo. Vizioso, sconclusionato, bruciato. Liberi liberi non è la solita canzone melensa dall'amore. E' la constatazione amara che nella vita non si può essere contemporaneamente felici e soddisfare quel che si aspettano da noi. Che neanche far quello che si vuole porta necessariamente alla piena realizzazione. Che poi tante cose potevano essere fatte e invece si son prese strade e perse occasioni. Tutt'altro che un anelito alla libertà che si potrebbe intuire sulla superficie del ritornello. Niente affermazioni, niente sicurezze, solo domande, retoriche se vuoi ma dure da mandar giù. Ecco, metti il più bruciato (nel senso male) dei cantautori albanesi o marocchini o vivaddìo mericani rifà Liberi Liberi con un testo melenso che non c'entra niente con la canzone, che te la fa schifare come lo smalto per non mangiarsi le unghie. Metti che ti tocca pure sentirla spesso perché per lo pompano a prescindere. A me mi girererebbero i coglioni. Un pezzone del genere rovinato da un pappone per colpa di un mutuo smodato da pagare.
Perchè a volte capita che le cover (in uno spazio circoscritto) si ribellino alla loro origine e si facciano più famose dei padri senza merito alcuno. Anzi a volte li sputtanano mentre rantolano dentro e fuori dai vermi. Un po' come Cristian De Sica e Vittorio. O il figlio napoletano di Maradona che giocava a Campioni e non è neanche diventato tossico. Poi va a finire che le cover stesse sostituiscono l'originale nell'immaginario collettivo e qui c'è lesa maestà, duole.
Il passo successivo è dividerci in guelfi e ghibellini, i buoni che erano già edotti dalla parte di Liberi Liberi e gli ignoranti che non ne sapevano un cazzo dalla parte della cover. Così il mondo è più bello e diviso in due, i fighi e gli stronzi. Se poi c'è uno che attraverso la cover di Liberi Liberi va a vedersi Liberi Liberi e gli piace più della cover quello cos'è? Viene innalzato di rango o resta uno sfigato vitanaturaldurante? Perché delle regole vanno messe. Non ci sono meticci nella protezione della buona musica, rovinano le categorie.
Così ugualeuguale va per la versione di Creep di Vasco. Il rapporto è lo stesso. Mentre, volendo mettere i puntini, il testo di Liberi Liberi è obiettivamente molto meglio di quello di Creep, il che non c'entra niente, quello di Ad ogni costo è tra i peggio dei peggiori del mondo. Si grida allo scandalo perché ha rovinato un gran pezzo con un testo ormai tipico del Vasco misero e fumè degli ultimi vent'anni. Il bello è che ora possiamo bearci con chi non conosceva Creep e dire, vai a sentirti che bella l'originale, no 'sto schifo schifoso. E poi pure bearci del nostro bearci, col fare di quelli che la sanno lunga, offesi nel personale (come se la canzone fosse nostra, buahahah) dallo scempio alla propria memoria di eletti della musica. E' sempre bello avere un motivo per sentirsi più bulli degli altri? Perché perdere così le occasioni servite ssul piatto d'arrosto? Cosa vuoi di più dalla vita? Grazie Vasco.
giovedì 24 settembre 2009
mercoledì 23 settembre 2009
Braciolata Zum Zum Revisited
Vi ricordate la Braciolata Zum Zum? Alla fine sono andato a punire quegli stronzi, solo che ho fatto la fine della sindrome di Stoccolma al contrario. Mi sono fatto conquistare dall'unto della piastra e dal ritmo tribale bongoloids-free. La Ostia - Registrazioni Artigianali ha prodotto un video per The Mountain Sessions. Chi è mancato era, è e fors'anche sarà un povero coglione. No, scherzo, ma la rimpiangerete cumpà. E questo è solo un assaggio di ciò che accadde. Buona visio.
Drum session
Fonda Sisters - Everything you leaarned is fake and wrong
(di cui in arrivo una cover in italiano che non c'entra un cazzo ma che piace ai giovani, come negli anni 60, tutto a base di Piccola Orchestra Felix Lalù)
[foto: Stefania Endrici]
giovedì 10 settembre 2009
Trento stays in Trento
Claudio Pilloni è uno che conosco dai tempi della scuola. Quando ero un piccolo punk lui suonava già, ed era ore, giorni, mesi più avanti di noi smarzoni. Grande tecnica, serietà sbarazzina, presenza scenica. Cantava nei Quasar prima e poi nei Tryaxis, ma il progetto non è mai decollato come volevano. Cantava e suonava nei Catoblepa, un gruppo cover della madonna. Non i soliti marchettari che suonano col palo in culo come se fosssero in un unduetrestella in cui stella non arriva mai. Gente che si fa tre ore di rock pop dance e quant'altro con canzoni attaccate da generazione iPod col sudore vero, quello salato (vedasi qui). In sintesi l'unica cover band che abbia mai apprezzato. E a me i gruppi cover non mi piacciono perché a casa ho già i cd.Quando ho saputo che Claudio avrebbe/aveva (le notizie volano al mondo, soprattutto quelle colte da segretezza) partecipato ai provini di X-Factor ho avuto un salto al cuore, come Little Toni, eheh. Perché lui è uno che XFactor se lo merita. Ha una voce della madonna, una personalità cangiante e tutto quello che ci vuole per fare il cantante a quei livelli lì.
Ieri la triste notizia che non ce ll'ha fatta. Non me ne voglia Claudio, io glielo auguro, con tutto il mio cuore matto. Ma un'altra stagione di trentinità televisiva (tipo questa) sarebbe stato troppo, superipertroppo.
Die little die!
Siamo alla frutta. Eravamo alla frutta anche ieri ma oggi di più. Non che la sostanza cambi molto ma tanto vale. Succede che Danacol, uno di quei yoguri più slavati e costosi scelga per promuoversi la via della prevenzione al colesterolo. E cosa fa il colesterolo? Fa venire gli infarti. Ai vecchi, che hanno un cuore matto ballerino. Cosa c'è di meglio per promuovere un prodotto contro l'infarto di uno che ha scritto una canzone che si chiama Cuore matto? Metti poi che questo abbia anche avuto un infarto, se l'è anche chiamato. Che strana congiunzione astrale. Poi uno dice che tutti i mali vengono per nuocere. Ma cambiamo scenario. Metti che Little Toni muore di un altro infarto tra qualche giorno. Danacol viene ritirato dai supermercati. Per la Danone una gran perdita. Per la musica un lauto guadagno.lunedì 7 settembre 2009
Mom, what is gangbangers?
Josh Homme e Damon Albarn son due che gli piace più far cose che far i fighetti. E' gente che va mescola mette mani e non (si) stanca mai. Se in uno dei miei sogni si incontrassero e dicesssero ti tuei manz fante doi sonade ensema? (traducibile con hey man, let's play togetha) e poi si chiudessero in una baita nel periodo dei funghetti e facessero un disco io me lo immagino come quello dei The Squirties, Gangbangers from Planet X? Mi diranno, tu scomodi nomi di lustro. Io che di musica so poco e ancora peggio non so parlare (sempre per la storia di Frank Zappa che diceva che.) scomodo chi voglio. Un variegato di chitarrine vestite da chitarroni e viceversa, coretti lollipop e una certa dose di imprevedibilità da karate ubriaco hanno portato 'sto cd nella hit parade dello scenografo della mia vita. Il più valido complemento alla vita sessuale del genere umano in questi tempi crisici. Anche se Silvio dice che è finita. Che sia vero o blandamente vero non ha importanza. L'unica soluzione è (sempre) alzare il volume.
domenica 5 luglio 2009
Il teatro dei portoni
Alle sette chiavi. Al più tardi alle 7.20.Questa era una delle migliori, tra le battute sul festival Le 7 Chiavi a Coredo in Val di Non. Certo si può dire un festival della madonna. Sei gruppi rock trentini very cazzuti (Stone Martens, The Damsel's Demon Lovers, Kepsah, Nurse!Nurse!Nurse!, Animavana e mi ci metto pure io, perdìo) più VitreO e Il Teatro degli Orrori, un mucchio di installazioni ed esposizioni di artisti, riprese e regia e maxischermo in tempo reale, e poi il grande protagonista: il bosco, per rendere alla natura gli umori in eccesso.
Succede che sembra la pizza delle medie, nel senso che siam tutti lì insieme, gente che più o meno si conosce da anni o da concerti. Comincia la megaband fatta per l'occasione: Stone Martens vs. La Piccola Orchestra Felix Lalù. Cinque canzoni mie, cinque loro, fatte tutti insieme, mai provate insieme, con gran finale con sul palco Kepsah e The Damsel's Demon Lovers. Gran. Figata. Poi il rock'n'roll dei Damsel, poi c'è da temporeggiare allora blues in mi sparando stronzate sul palco. Poi Kepsah, gran concerto, canzone nuova sull'Italia. Sul palco mi limono Dave (nella foto, quello senza barba) mascherato da Berlusconi. Senza lingua, checchè se ne dica. A metà comincia a piovere e ci rintaniamo nel backstage, tutti i gruppi prima più gente dei Next Point, accorsi dal nientemeno che dal Primiero per l'occasione. Per essere un festival, un bakstage della madonna: struttura in legno, divani. E' diviso in due: da una parte l'area riservata al Teatro, dall'altra la nostra. Questo è il momento in cui nasci il delirio. A un certo punto ci ritroviamo di nuovo e in massa sul palco dei Kepsah, senza ce ce l'avessero chiesto a far cori su una canzone. Quando scendono siamo già in situazione superdionisiaca. Venti e passa persone che cantano e parlano di musica e di concerti e della vita e della vite, che si leccano la panna dai capezzoli, cose molto rock insomma. Poi parte il diluvio. Ci rintaniamo ancora di pù nel nostro baccanale personale, che il resto del festival sta a una discreta coltre d'acqua di distanza. Stremati dalla sete cominciamo a dare fondo agli alcolici del Teatro. Un po' alla volta, come formichine. Cinque gruppi tutti insieme in festa. Non ci credevo ma ci piaceva. Poi mi sa che ci siamo allargati, abbiamo sforato di là per giocare alla morra, alcuni hanno anche cominciato a magnare dei salumi del Teatro. Così quando è arrivato il manager s'è incazzato con gli organizzatori che si sono incazzati con noi (cosa buona e giusta), trovando nel più ubriaco Dave il capro espiatorio. Festa finita, per il momento. Poi è venuto fuori che erano menate del manager, che quelli del Teatro se ne battevano le balle, e son pure arrivati tardissimo e il batterista è pure stato in giro nella noche nonesa con Dave che nel frattempo si era ripigliato. Il giorno dopo ci siamo pure e giustamente scusati perché in efetti l'abbiamo fatta un po' fuori dal vaso. Ma signori, trequattro ore del genere valgono un anno di astemia. che non ho fatto.
Mi son perso i Nurse, che diluviava e stavamo parlando dei massimi sistemi e delle scoregge vaginali. Però mi son visto i Animavana. Decisamente dentro il gotha dei migliori gruppi trentini. Metallari che han coglioni e voglia di sperimentare. Due bassi, batteria e percussioni. Miga bonghi e basta. Un set di percussioni sconfinato che comprende anche vanga e zappa, per capirci. I ragazzi, fantastici, gran persone. Vedeteveli.
Poi i VitreO, da Varese. Anche loro cazzuti quanto basta, melodici ma potenti. Con una cover dei Pantera da far cagare sotto non dico Phil Anselmo, che è bestemmia. Ma fatta a regola d'arti.
Il Teatro no l'ho neanche visto, ch'ero segnato dai bagordi e fradicio di piova fin dentro. In più pioveva ancora, ma gente ce n'era, corajo anche.
Il giorno dopo bella atmosfera, gruppi cover. Tanti sono amici, io ho massimo rispetto e gli voglio mondo bene, ma basta cover ragazzi, basta, per favore.
Gran festival.
Gran stage.
Gran backstage.
Weekend da incorniciare. Un sentito plauso ai organizzatori. Grazie mille, anzi 666

(Foto>>>Giulia Videsott)
Iscriviti a:
Post (Atom)


