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venerdì 29 marzo 2024

EN🔥DE❤️ - En falò de love è il mio NUOVO SINGOLO riflessivo e reggaeggiante


"EN FALÒ DE LOVE" è un testo dalle connotazioni esistenzialiste. Parte con una riflessione sulla nostalgia del passato come tempo in cui tutto era meglio ("sti ani/che strani") ma che spesso si riduce a mera nostalgia della giovinezza e che comunque varia nelle forme da generazione a generazione. L'unica soluzione per uscire dal loop del ricordo/rimpianto è semplicemente vivere al meglio il presente, attraverso i "falò de love", che scaldano (non solo il cuore) in ogni stagione. Per questi falò però è necessario accumulare legna di vario tipo (bore, zoci, bratole, fasine) e poi è fondamentale saperli attizzare, alimentare, governare, riattizzare alla bisogna. La legna per i "falò de love", che te lo dico a fare, sono le relazioni. 

La ascolti qui 


Qui c'è il lyric video
(attacca i sottotitoli se non mastichi il nones)

EN🔥DE❤️
non è solo un singolo
è anche un'installazione illustrata
composta da 40 illustrazioni
che puoi vedere (ascoltando il pezzo nelle cuffie) presso la mostra
ONDE: Fruscio di versi nel mare inesplorato di illustrazione e poesia
Palazzo Assessorile - Cles (TN)



martedì 23 settembre 2014

La nuova borsa Franz

E' successo che per la prima volta nella mia vita ho vinto un concorso
Franz Magazine ne ha indetto uno per le sue nuove borse.

Ho mandato questa.

Sono arrivato uno (ok, è successo sta primavera ma è lunga a trovare il tempo di scriverlo).
Ho vinto due workshop di serigrafia e la mia grafica stampata sulle borse (Supe onore anche perchè quelle di prima le aveva fatte Laurina Paperina)
Ho aggiunto il logo di Franz e ne è uscita questa.

domenica 17 marzo 2013

Istruzioni per costruire "E' cosa buona e giusta"

Questo l'avevo fatto nel novembre 2011 quando è uscito il disco.
Poi l'ho lasciato lì e ritrovato l'altro giorno.
Così chi se lo vuole fare a casa sa come fare. Per chi invece lo vuole fatto da me, ce ne sono ancora


mercoledì 23 settembre 2009

Se l'om el fusa trasparente no ghe saria nient da veder

Tanta gente che scrive qui nei commenti dovrebbe scrivere un blog, no nei commenti dei miei post merda. A proposito di questa, Michael (detto alla tedesca, senò si offende, occhio) scrive una roba (è il quinto commento) che è l'esatto sunto del mondo e lo dice come mai nessun altro per me. Vero è che la saggezza è parlare poco.
(La traduco in italiano perché anche i foresti meritano di capire, anche se ovviamente rende un po' meno, perde musicalità)

La guerra è una storia dell'uomo, ciò che cambia è la maniera di mangiarci. Se a mio nonno avessero dato i soldi che girano adesso avrebbe potuto comprare 5 ettari di teroldego. Il problema è che la cultura talebana è talmente incazzata che se il nostro esercito se ne va, questi prendono coraggio e cominciano a tirar su generazioni di disperati che non vedono l'ora di far saltare tutto in aria (ma sul serio, mica come le Torri Gemelle). Il problema è sempre decidere. Sono cento anni che il mondo occidentale tutto bello pulito e satollo fa che cazzo vuole e disprezza tutti. Adesso quelli tutti sporchi malati e disperati e con un groppo allo stomaco cominciano a reagire malamente, non so come fareste voi ma io per un panino farei di tutto.
se l'uomo fosse trasparente non ci sarebbe niente da vedere.

Quando leggi una cosa così non sai mai se è la roba più saggia che tu abbia mai letto o la più becera banalità che si può dire. Sticazzi, Bukowski docet, c'è gente che parole così non le scrive in una vita. Grazie Michael.
In fondo non c'è niente di più banale della saggezza.


domenica 6 settembre 2009

Livin in de monti

Vivere in montagna è fico perché puoi pisciare appena davanti casa e non sei incivile, anzi risparmi acqua di scarico che è spreco. Certo puoi farlo anche in città ma né i giardini stitici né muri sono abbastanza assorbenti per accogliere la piscia di tutte genti.
Poi ci sono altre cose che puoi fare. Ad esempio vedere le stelle. In realtà a San Lorenzo c’ho provato, ma ho visto solo aerei, che non valgono per i desideri. Ma le stelle, quelle normali c’erano.

Un’altra cosa fica è la passeggiata della mattina. Si parte da La Chasa, la casa che ha costruito il nonno di mia nonna prima di scappare in America con sua cognata per più tornar. Salgo il sentiero. Un pezzo è così ripido che anche uno col fiato buono arriva su senza, ma poi finisce. Alla Bancheta (la ch è quella dell’Ich tedesco) prendo la strada a sinistra. Lì ripiana, fa su e giù. Poi arrivo al Rio Valorz. Ingurgito bocconate di aria bagnata che scende dal rio. Una volta ci portaavano i boci con l’enfisema, o con la pertosse, che l’aria è buona. Poi mollo le ciavatte e metto i piedi nel rio. Più di trenta secondi è già dolore, ma quando esci qualunque ambiente ti sembra Tanzania. Proseguo scalzo per un altro pezzo di sentiero saliscendo. Ho imparato che se cammini scalzo non è che puoi star lì a camminare in punta di piedi per stare attento ai sassi, tanto ci sono e son tutti tuoi. Tanto vale appoggiare tutta la pianta e far capire al mondo che i sassi ti fanno un baffo. Monto sul muretto di sassi a secco, ormai coperto di muschio. Sull’altro versante c’è il sole che spunta tra le montagne. Faccio una specie di saluto al sole, me ne bevo un po’ tirando le braccia su e giù e sgranchiendomi le dita. Se facessi il vero saluto al sole dovrei molleggiarmi sulle gambe, posare le mani sull’addome per far salire l’energia e poi sentirla salire e poi salita alzare le braccia al cielo in comunione col basso e con l’alto. Il mio, più che buongiornocomeva?dormitobene?chebellagiornataogginontrova? è più un ciao, ecco. Torno indietro sempre scalzo, riinforco le ciavatte, faccio qualche altro altro respiro proforma e torno indietro. Alla Banchetta la nonna mi ha preparato rami da trascinare a casa, che scendere dal mont senza legna è peccato.

Se fossi un magnamusli direi che sta passeggiata mattutina risveglia l’uomo che è in te e ti ricollega colla natura. Aria dal rio uguale elemento aria. Piedi nel rio uguale elemento acqua. Saliscendi scalzo uguale elemento terra. Saluto al sole uguale elemento fuoco. Riprendere contatto con tutti gli elementi ridona equilibrio, rinfranca il corpo e lo spirito blablabla. È solo un giro di mattina per ripigliarsi. Niente più, sempre meglio che una corsa nei gas di scarico.

Ecco, non è che Trento sia città, ma la montagna è altra cosa.
Tanto mo' torno.

mercoledì 8 aprile 2009

La morte del fabbro sul tubo e sabato a Sanzeno

Benebene. Finiamo la rassegna dell'ozio del weekend. Approfitto dello spazio da me steso medesimo concessomi per presentare questo video che parla di questa nuova canzone, La morte del fabbro, fatta in combutta coi (o meglio prestata dai) Next Point, gruppo amico del Primiero. Un pezzo quasi contiano, oserei dire, dal testo impressionista e invidiabile. Nel video c'è il video del video di un mattiniero Andy che mi spiega la canzone eccetera. E' un po' lunghetto forse ma godibile. Vi siete mai chiesti come si rimastica una canzone? Anch'io. La risposta comunque non è nel video.

Colgo l'occasione per ricordare il concerto di sabato al ColunaCafè di Sanzeno (Val di Non). La Piccola Orchestra Felix Lalù coi già citati Next Point e pure i Absinth Effect e in più un ouverture acustica di Paolo Gabos. Cazzo volete di più per la vigilia di Pasqua.
Ecco, dicevo, sabato La morte del fabbro si fa, per la prima volta in un impianto. Non si può dire davanti a un pubblico perché la sto facendo uscire dalle orecchie ai miei compari qui.

domenica 15 marzo 2009

Cliff goes to Hollywood

Essere citati fa sempre un po' orgoglio nei cuori di noi genti. Questa incisione moderna (ah, grazie a Maria Clara aka FotoGuizzetti mia amica più amica che mel'ha mandata) è stata scovata in via non so cosa a Trento, quella che finisce con tre porte di sasso e il Pedavena.

All'ignoto autore e a chi la canticchia allegramente mi piace ricordare che queste parole di genio cristallino non sono di Felix lalù, bensì del compare Cliff, maestro della creatività alle spese dell'idioma nonchè ispiratore dell'dell'omonima trilogia de La Piccola Orchestra Felix Lalù. Non so neanchee se lui l'abbia mai sentita, è un po' che non lo vedo.

Io per non saper ne leggere ne scrivere queste tre parole le ho sempre immaginate a caratteri cubbitali sull'imponenza alpina del Doss Trent, accanto a per gli alpini non esiste l'impossibile. Sarebbe arte cazzuta. Certo vegliarda, ma cazzuta.

mercoledì 11 febbraio 2009

Una farfalla a Guantanamo

A volte fai cose che provocano cose che provocano cose che non avresti mai pensato. La farfalla che ho incontrato sul Brenta qualche tempo prima di Katrina ne è un'esempio. Anche lei non ne sapeva niente ma in zero3secondi s'è trovata a Guantanamo con le ali ammanettate e un afgano in culo accusata di essere il capro espiatorio di una catastrofe annunciata.
In breve, qualche anno fa scrivo una tesi sul gioco della morra. Sono scarso ma, per fortuna della mia mesosa ricerca, si gioca nei bar e alle feste. Raccolgo info a destra e a manca, parlo bevo e gioco e bevo e gioco e ciarlo, e alla fine ne esce il primo documento esistente sul gioco della morra, chiamato molto poco umilmente De Morra.
I professori non capiscono una mazza di quel che gli spiego (manco il relatore, che forse ha letto le prime tre pagine), li intorto e strappo pure un buon voto. Così la missione di finire l'uni è compiuta, posso disgraziatamente cominciare la vita, quella degli affitti e dei stipendi senza agevolazioni statali.
La tesi rimane li finchè la metto giustamente e libberamente scaricabbile sul blog, accompagnata da un video della morra in Sardegna.
Di lì a poco mi scrive l'amico di un amico, dal nome esotico. Vive a Parigi, vive di telecamere ed è rimasto colpito dalla forza visiva del gioco. Tra i giochi la morra è un po' come gli Slayer. Una calcio nei denti dritto e senza fronzoloni. Si legge la tesi (spero non tutta, dev'essere pesantuccia, anche se a tratti divertente), ne trae il progetto per un documentario e lo presenta qualche mese dopo a non so che casaa di produzione.
Sembra interessante, ma sappiamo tutti che fine fanno i progetti al mondo. Spesso lo rimangono.
Invece, dopo 15 mesi dal primo contatto, Anush mi chiama e mi dice che la cosa si fa, a maggio. Il documentario si farà il giro Provenza-Corsica-Trentino-Friuli. Non che me ne venga qualcosa, ma dare il via a qualcosa di fico senza accorgersene ha il suo perché e in quanto tale merita di esse brindato.

Spero solo di non finire a violentare minorenni.
Cosa che succede spesso quando si beve, pare. Lo dice il Trentino, L'Adige e pure Studio Aperto.

lunedì 26 gennaio 2009

Giovedì 29 gennaio






































Vuoi celebrare l'anniversario della Legge Merlin in culo alla Legge Merlin?
Non sai come festeggiare degnamente l'anniversario della pubblicazione de Il Corvo di Edgar Allan Poe senza avere ancora il delirium tremens?
Oppure vuoi evitare la riunione di famiglia per l'anniversario della nomina a cancelliere di Adolf Hitler?

Il Felix Lalù Institute of Giving Advices sa quello che fa per te!


GIOVEDì 29 GENNAIO 2009
h21.30
CIRCO(LO) WALLENDA - Via S.Martino/45 - Trento

La Piccola Orchestra Felix Lalù

+ special guests
presenta il nuovo pessimo album "El se sentiva soul"

Prodotto da La Ostia - Registrazioni Artigianali, etichetta specializzata nel recupero di rockstar in fase di riabilitazione, il disco artigianale si chiama "El se sentiva soul": 24 tracce per 14 canzoni chitarra voce e kazù (e altri strumentini stupidi) cantate in italiano, inglese, dialetto trentino, noneso e solandro. Le registrazioni sono avvenute come al solito nel salotto di casa, seduto sul comodo divano (manco fossi PDiddy).

La novità rispetto al precedente "Braccia strapate all'agricoltù" è che oltre a Felix Lalù hanno partecipato al progetto un mucchio di ospiti: ben 15 tra musicisti e non, tra cui membri di gruppi della scena trentina quali Absinth Effect, Stone Martens, (in particolare After Dark, My Sweet) Fango, Supercanifradiciadespiaredosi, The Bastard Sons of Dioniso, Nurse e I Compagni di Appartamento Immaginari, con la partecipazione straordinaria del cabarettista e clown Nicola Sordo.


Come si diceva, alcune canzoni nuove di pacca si possono già sentire sul myspace.

giovedì 22 gennaio 2009

SuperIperMegaAnteprima

Un mesetto fa ho indetto un sondaggio. Ero indeciso sul nome del disco. E anche sulla copertina.
Dopo aver tenuto in attenta considerazione il parere di tutti me ne sono battuto le balle è ho scelto da solo.
Gli altri titoli non erano male, ma alla fine ho scelto el se sentiva soul.
A parte i doppi sensi e il glocalismo bilinguistico (come direbbe Luzzando Festi) che ricalcano la con-fusione e il post-situazionismo (come direbbe qualcun quando non sa cosa scrivere) che c'è dentro, l'ho scelto perchè rende l'idea del disco, dall'evoluzione da one man band chiamata per vezzo Piccola Orchestra ad una vera piccola orchestra, o meglio una one plus more (wo)men band.
Mi spiace per La Ostia - Registrazioni Artigianali, la mia casa discografica, che spingeva per un classico titolo trainato da potenti signoli come Poco Dio o Ora pro Felix (modestamente primi in classifica in 23 stati tra cui Iowa e ZImbabwe, terzo nei peggiori bar di Caracas), ma a me non son mai piaciuti i nomi presi dallle canzoni, m'è sempre parso riduttivo. E pigro. Anzi quasi vile. Cazzo hai fatto 30, fai 31.
Poi mi spiace anche per Lalù c'ha dio in panchina e Hai lasciato la porca aperta. Grandi titoli, per un altro album. , forse. Non siete male ragazzi, ma un titolo ha delle responsabilità, non è che diventi ministro solo perchè hai delle tette paura.

Alcune canzoni nuove di pacca si possono già sentire sul myspace.

Non che abbia già finito di registrare e mixare e montare i libercoli e masterizzato i cd (non sia mai non ridursi all'ultimo), ma almeno ho scelto la copertina.
Per la cronaca è questa

lunedì 5 gennaio 2009

Buoni propositi pel ano nuovo 2009

Giorni a pensare a cosa volere e cosa voler fare nel 2009 e non mi viene niente. Mangiare carne umana me lo sono giocato l'anno scorso, posso tenerlo ma forse è giusto in cin ottimistico pensare di realizzarlo. Gli altri dell'anno scorso potrei riconfermarli in toto, tipo chiamare a casa, godersi le persone, vedere più concerti, scoprire nuova musica, far nuove canzoni, diventare il più grande cantante neomelodico alpino di tutti i tempi, mangiare bene, ecc. Da buon italiano, squadra che vince non si cambia.

Ma senza propositi nuovi diventerei solo il Milan, magari diventerei campione del mondo per farmi un viaggio in Giappone e mettermi un gagliardetto che poi sparisce come i tatuaggi delle patatine, per poi ridurmi annaspare dietro a gente di dieci anni più ggiovane, recuperare scarti di prestigio e fare un cocoprò ai tatuaggi da truzzo di Beckham per vende due magliette.
Per il resto, in questi giorni mi sono venuti incontro tre compari: musica pop, cinema e tv, la meglio gioventù del secolo scorso. Ecco i miei buoni propositi pel ano nuovo 2009

1. Musica pop
Quest'anno ho fatto 6 lavori quindi avuto 6 padroni diversi (sì, si chiamano ancora padroni anche se alcuni son simpatici) e 6 motivi di insoddisfazione in più. In compenso da cantante solista che ero sono diventato ospite di un'orchestra vera e suonante che non esiste mai nella forma completa ma che conta già una quindicina di persone. Ho avuto l'onore e il piacere di collaborare con e imparare da artisti di questo palpitante underground trentino ed è stato le meglio cosa, oltre che, ovviamente, sempre molto meglio che lavorare. Il mio primo proposito pel ano nuovo 2009 è, semplicemente, di lavorare meno e suonare di più.

2. Cinema
In una delle dieci domeniche delle ultime due settimane mi è capitato di rivedere le (quasi) ultime gesta eroiche del mio eroe John McLane in Die Hard 4 (di cui si parlò qui).
In questo caso John non importa. Come tutti sapranno nel suddetto filmone partecipa anche uno degli attori di punta del nuovo cinema italiano, Edoardo Costa. Dopo essere stato uno dei più inespressivi interpreti di sempre di Vivere (per la diaspora degli attori di Vivere guarda qui) il nostro si è unito ai cervelli in fuga verso la Merica. In DieHard interpreta un mercenario italiano assoldato dai terroristi (mentre una volta tutti i terroristi parlavano inglese oggi son più glocal, ognuno parla la sua lingua e tutti si capiscono. Così si risparmia sulle lezioni di lingua e uno può dire, hei, qui parlano italiano per davvero), per l'occasione informatici. Edo dice tre cose in croce (pronto, vado e allora sei qui, stronzetto!). Quello che mi ha colpito è che, in DieHard (duri a morire), lui è l'ultimo cattivo a morire, un secondo dopo il Cattivone. Il fatto che fosse un italiano a morire per ultimo (anche se non per mano di John, che per uccidere il cattivo che lo teneva alle spalle s'è sparato in una scapola) mi ha inorgoglito quasi come vincere la coppa del mondo.
Ecco il mio secondo proposito pel ano nuovo 2009 è di morire anche un secondo dopo l'ultimo dei cattivi. Cosa significa non lo posso sapere ora. Mai letto l'oroscopo di Internazionale?

3. TV
Guardando quella che a Vermiglio (il far west delle Alpi) viene chiamata la scatola del rumòr, mi sono imbattuto in questo spot.



Succede che il Festival di Sanremo si bulla molto italicamente di aver toppato alla grande. Si bulla di far cagare come manifestazione canora. Si bulla del fatto che la storia (e la gente, cui sostiene di rivolgersi) non premia le sue scelte. Si bulla del fatto che chi vince a Sanremo poi diventa i Jalisse o Marco Masini, che quando ti vedono si toccano anche le suore.
Ecco ilo mio terzo proposito pel ano nuovo 2009: potermi bullare di un errore che ho commesso (come Fleming per la penicillina ma più rock).

giovedì 11 dicembre 2008

Sondaggio #1: Vota la tua copertina preferita

C'è questo disco quasi pronto.
Da qualche giorno c'è il sondaggio in alto a destra per il nome. Io sono ancora indecisissimo, devo ancora trovarne uno che mi soddisfi pienamente e che, ad allah piacendo, lo rappresenti.
Allora ho preparato alcune possibili copertine, così per rendere la cosa ancora più difficile.
Votate la vostra preferita, chissà che mi decida una volta per tutte. Potrei scegliere quella votata dal campione di pubblico che ha tempo da perdere e legge questo blog, oppure fare il figo e decidere di scartare proprio quella perché piace, e mantenere la mia dignità d'artista indipendente, eheh

1. Lalù c'ha dio in panchina
2. Hai lasciato la porca aperta
3. La baita n'goppa o'mare
4. Ho lasciato l'orso sul fuoco
5. (senza titolo)

Eccole (non che su bianco rendano molto)




















venerdì 14 novembre 2008

Piquetitos + Felix Lalù - Pierpaolo Conte/Disco Disco Disco (split single)

Ferve l'attività domestica dello Studio di Registrazione La Ostia, in procinto di spostarsi sulle montagne. Stavolta è passata la compare Paola aka Piquetitos, recando seco una tastierona della Korg pesante quanto uno yankee di 13 anni. E proprio lo strumento obeso ci ha dato l'imbeccata sopra cui abbiamo aggiunto aggiunto aggiunto finchè le canzoni sembravano scoppiare non poterne più. Per i testi invece c'era pigrizia e poi il mondo è pieno di gente bulla che scrive no?
Per ora di cena La Ostia aveva già sfornato due pezzoni nuovi di pacca, due finte canzoni originali ma anche due finte cover.

Il primo pezzo si chiama Pierpaolo Conte. Il titolo nasce dalla contrazione di Paolo Conte e Pierpaolo Capovilla, gli autori dei testi. Adesso non è che sto li a scrivere quali canzoni, quale album, quale anno, ecc., non siamo nerd fino a questo punto. La canzone è che autunnale è dire poco.
La seconda si chiama Disco Disco Disco ed è molto più allegra, per fare da contraltare alla somma tristeza della prima. Fa molto circo, molto affrica anche. Il testo è del buon Vasco, dei tempi in cui forse le canzoni se le scriveva ancora lui. Forse.
Buon ascolto!

Piquetitos Felix Lalu - Pierpaolo Conte/Disco Disco Disco (split single)


venerdì 31 ottobre 2008

El dia que vino Juan Saliquet

La vita è così. Ogni tanto esce la matta, a sconvolgere la mano.
Qualche settimana fa, durante la raccolta delle mele in Val di Non c'è uno fermo davanti al magazzino delle mele. Mi ferma con accento spagnolo e mi chiede se mi serve aiuto. Racimolo il mio castellano e gli rispondo a modino. Si chiama Juan, è madrilegno, ha superato la trentina da qualche primavera e cerca lavoro. Gli dico è dura, quelli dell'est ci fanno il culo a tutti noi latini, su e giù pei piòli. E a me mi serve nessuno dico, che noi si raccoglie in quattro, ma se vuoi c'è mia sòrrata lì al baracchino dove passano i campesinos che ti può mette na bbella parola. Gli dico chao, che in spagnolo si usa solo per accomiatarsi, que tengas suerte tio! Trova lavoro al mio paese. A fine raccolta incontra Rupi, un catalano che vive in Val di Non, che lo imbìta a casa sua. Juan defatica qualche giorno nell'unico pezzo di Spagna in valle. Un giorno gli racconta che ha conosciuto uno di Casez, con la barba, che parla spagnolo. Rupi tira fuori una mia foto e mi chiama. Il giorno dopo, ieri l'altro, Juan scende a Trento. Piove abbestia e lo porto con me all'agenzia delle entrate. Facciamo due chiacchie, scopro che è artista, dipinge. A Madrid non si vende granchè, dice, ha deciso di fare la raccolta per poi farsi un giro. Il Mantegna a Mantova, Firenze, forse Roma. Mi racconta della sua esperienza con le mele: il tipo l'ha fatto lavorare come un negro e l'ha pure pagato poco, bestemmiandogli dietro quanto basta e avanza. Però Juan è contento, la raccolta gli ha risvegliato le mani. Ha imparato la tecnica di raccogliere tre mele alla volta con la stessa mano. Io gli dico bella scoperta zio, qui i bambini lo imparano alla catechesi, ma lui è fiero, e ne ha ben donde. Alla fine l'ha pure ringraziato nonostante tutto, il capo stronzo. Rupi gli ha detto che sono musico, salendo in ascensore mi dice che gli piace cantare, improvvisare. Io gli faccio de puta madre hombre. Mangiamo un pasto italiano all'ora italiana e poi vediamo cheffare. Il tempo è veramente merda, piove come se dio avesse scoperto che c'è Divina candidato. Gli faccio dai proviamo a cantare qualcosa, è intimidito, allora tiriamo fuori la boccia di Jerez Fundaciòn che Demis ha portato per le registrazioni di She's in a coma. Ce n'è ancora tre quarti. Juan ha una voce della madonna e lo stile soulfunky che non t'aspetti da uno spagnuolo, lo piazzi lì a cantare e non si ferma più. Facciamo la base, canta qualcosa, poi ricanta qualcos'altro senza sentire la voce di prima e al finàl rimezcliamo tutto per vedere quello che salta fuori. Canto alla cieca, sperimentazione. Juan è così preso dalla cosa che fatta una canzone non ho neanche il tempo di salvare le tracce che mi incalza, versandomi chupiti ambrati di fuoco. Ci fermiamo solo cinque minuti quando stormi di uccelli neri spennellano il cielo come un buon effetto della DreamWorks, robe che è bello non lavorare così riesci a vederle e dan gusto alla vita. Alla fine della boccia lo Studio La Ostia ospita otto dico otto nuove tracce.

LA OSTIA
Registrazioni Artigianali

è lieta di presentare:

JUAN SALIQUET y FELIX LALU'
LA TECNICA DE LAS TRES MANZANAS

(2008 - LaOstia°°2)

Juan Saliquet y Felix Lal� - La tecnica de las tres manzanas





Magari più avanti la metto da scaricare. Per ora ascoltatevela qui.

venerdì 4 luglio 2008

Le Pecore Nere vol.5 - Tra Arte e Natura 2008

E' con malcelato orgoglio e dopo mesi di fervida organizzazione che l'ormai Associazione Culturale Le Pecore Nere presenta la sua quinta uscita, Tra Arte e Natura 2008, un evento che si propone di scandagliare le vie contemporanee di interazione, appunto, tra le varie forme d'arte e la tanto vituperata quanto idealizzata natura.

Grasse novità quest'anno, a partire dall'esposizione. Abbiamo infatti coinvolto 8 artisti ospiti. Due di loro avevano già partecipato alla passata edizione: BaBa de Leche e Mauro Ambrosi. Poi c'è El Cina, cantante e chitarrista dei Fango, che abbiamo corteggiato per anni prima che cedesse alle nostre lusinghe. fino a . Poi ci sarà, Luigi Penasa, illustratore di Millanta Cosae, l'ultimo disco dei Supercanifradiciadespiaredosi, ospiti della passata edizione Arrivano direttamente dall'Accademia di Brera Leonardo Rigotti e Matteo Merla.Poi c'è Rupi, il nostro ospite internazionale, direttamente dalla Catalunya e Ven, una giovanissima fotografa di Cogolo che abbiamo scoperto per caso e che abbiamo preteso a tutti i costi.
Abbiamo chiesto loro di creare un'opera sul tema degli animali per l'esposizione che si chiamerà "Gli Animali delle Pecore".
Ci saranno inoltre le opere delle Pecore Nere stese medesime: David Aaron, Felix Lalù e Giacomo Valorz

L'esposizione verrà verniciata domenica 20 luglio alle 18 e rimarrà aperta fino al 2 agosto, tutti i giorni dalle 18 alle 22.

Il giorno dell'inaugurazione, per l'occasione, torneranno sulle scene i ritmi sghembi e poppettosi delle Fonda Sisters, atavic side project di Gianluca (Nurse, Johnny Mox, Anacroma) e El Cachi (Mamalbao). Mi posso ragionevolmente beare di essere riuscito a convincerli a tornare a suonare insieme per le Pecore. L'anno prossimo riproverò coi Nirvana, anche se Cobain è uno stronzetto, c'ha la segreteria e non risponde alle mie chiamate.

Altri due appuntamenti di Tra Arte e Natura si svolgeranno i due sabati successivi.

Sabato 26 luglio presenteremo "Cheyenne, trent'anni" un documentario di Michele Trentini, Marco Romano e Maria Cheyenne Daprà sulla vita di Cheyenne, la giovane pastora della Val di Rabbi. Con immagini di vita quotidiana e un intervista sulle sue esperienze Cheyenne svela quanto ci sia idilliaco e quanto di idealizzato nel mestiere e nalla vita che ha scelto e che porta avanti fieramente.
Dopo la proiezione sarà la volta di Nicola Sordo, clown e cantimbanco che presenterà "Pezzi di Pollo Libero", stralci musicati dal suo spettacolo "Pollo Libero", in cui si narrano le epiche gesta del cantante che sta in fondo ai nostri cuori, il mitico e indimenticato Nick Bolzano Fredda.

Sabato 2 agosto, serata conclusiva della rassegna sarà la volta della presentazione dell'esperienza di EcoArt, di cui abbiamo parlato spesso in queste colonne. Si proietteranno due documentari sull'esperienza ("Perchè Non" di Marco Rosi e Mattia Pelli e "BeNon" di Marco Rosi), cui seguirà un dibattito aperto con le realtà promotrici della Città dell'Utopia Yo Production e Laboratorio sul Moderno. C'è tante cose da dire su questa esperienza la cui unicità è semplicemente indubitabile.
A seguire un ospite veramente d'eccezione, il cantautore modenese Bob Corn, che con le sue atmosfere vellutate chiuderà degnamente l'edizione di quest'anno.

Tutte le maggiori informazioni le possono trovare sul myspace delle pecore nere.

Che dire? Vi aspettiamo non dico numerosi, ma entusiasti, pronti all'estasi.

venerdì 18 aprile 2008

C'è Poco Dio (La Trilogia del Cliff)

Quando gli artisti decidono di fare gli sbanfoni se ne saltano fuori con la storia della trilogia. Perché uno è poco, due è solo uno in più, ma tre fa figo, tra fa bagnare le intellettuali lascive, tre completa l'opera. Lo diceva Hegel, lo diceva Dio, lo dicevano anche i The Ficient (se vuoi fare il bullo, fallo fino in fondo).
La Piccola Orchestra Felix Lalù non vuole essere da meno. Non tanto per una questione intellettuale. Non nascondiamoci dietro un dito. Non siamo mica degli eunuchi. Anche ai nostri membri fanno gola i servigi orali delle femmine eccitate dalla trilogia. E poi, in termini evoluzionistici, a cosa servono sennò gli sbattimenti del rock'n roll (o, in questo caso, il reggae), se non a garantire un'adeguata discendenza ai regali maestri della cerimonia? (perché non so quanto trombi Giovanni Allevi)
Quindi in quest'occasione si presenta fieramente una serie di tre canzoni (che se fai tre film devi aspettare troppo, tre canzoni invece ci metti un attimo) dal nome evocativo:

La Trilogia del Cliff

Il mio amico Cliff è una fonte inesauribile di termini dialettali desueti e neologismi geniali. E' stato lui a insegnarmi "en dé 'ntel cul" ("un dito in culo") per indicare una leccornia, e anche valà balùc' (vedi enciclopedia delle offese). Una sera se n'è uscito con "son en tipo ala bona, me plas el cul e ancia la mona". La rima ha richiamato subito un coretto alla cazzo che la mattina seguente (ah, el bon temp!) si è trasformato in Cliff (ala bona), un reggae in nòneso sulla necessità per la vita di un sano, nostrano, pragmatismo (leggi testo con traduzione), opera d'apertura della magnificiente trilogia nostrana.



Sulla porta di camera sua, piena di segni adolescenziali, in mezzo a cazzi, fighe, svastiche, foglie di ganja, logo della energie e altre manzate, ho intravisto una volta l'espressione POCODIO, riportata anche nel parco cittadino da emuli adolescenti attuali.
Dal giorno delle elezioni sto bestemmiando alla grande, per qualunque cosa. Ma la bestemmia è una cosa brutta, anche se ti impasta la bocca come il migliore dei profiteròl. Ho cominciato con le offese e ieri, per contenermi, ho riesumato l'espressione del buon Cliff. L'ho masticata così tanto che non sono riuscito più a liberarmene. Il risultato è questo. Potrei anche dire che si tratta di un atto di protesta nei confronti della perdita dei valori, ma per me è solo la catarsi dopo le elezzioni.
Buon ascolto.



Il bello di questa canzone è che se sentite la bestemmia, vuol dire che i maliziosi siete voi.
La trilogia di Cliff si chiuderà quando finalmente riuscirò a finire il pezzo da discoteca il cui ritornello recita Dame al vulvón. Faccio che non serve la traduzzione.

venerdì 28 marzo 2008

Storia di una Marchetta Annunciata

Squadra Mobile di Trento
Reparto Intercettazioni Telefoniche
Sospettato: Felix Lalù

Giovedì 27 marzo 2008
ore 15.47

FLù: Pronto
TN: Signor Lalù?
FLù: Sì, digame.
TN: Sono un dirigente di Trentino SpA, l'APT del Trentino
FLù: Sì, ho presente
TN: Le spiego. Il Trentino sta tentando di attrarre gli snoborder, siamo appena all'inizio, abbiamo fatto un paio di cosette
FLù: Sì, ho avuto modo
TN: Lei che ne pensa?

FLù: Sinceramente, il sito mi fa cagare, è finto alternativo con musica democristiana, tempi di attesa sopra la norma, e questa cagata che si rovescia. Tipico sito "pavone" fatto per molto dinero, prolisso e rococò, bello per i truzzi del web ma una gran sega per l'utente medio, ovvero quello che dovrebbe attrarre. Roba che fa venire nelle braghe il dirigente ma non certo il fillio che va in snobor. Il concerto poi, lasciamo perdere. Senza offesa eh, che me l'hai chiesto tu. Però nel sitocompa che è più vivibile c'è l'intervista al mio amico Stefano.
TN: Purtroppo Lei ha ragione, signor Lalù: i sondaggi ci dicono la stessa cosa. Proprio per questo abbiamo pensato a Lei?
FLù: Perchè?
TN: Lei è compositore no?
FLù: Sì, più o meno.
TN: Ecco, vorremmo commissionarle un brano musicale.
FLù: E?
TN: Vogliamo che lei ci produca una hit che colpisca al cuore gli snoborder. Ci metta dentro quello che vuole, ma soprattutto che piaccia gli snoborder. Deve essere ossessiva come discomusic, orecchiabile e metal, hardcore e hip hop. Magari se potesse metterci anche un po' di inglese, e un po di dialetto, che fa molto glocal. E un po' di gergo dei borders. Però stia attento, abbiamo Dellai sul collo, ci metta anche un po' di buonismo, tipo comportati bene o mettiti la canottiera.
FLù: Mettiamola così. Mi rifiuto di scrivere canzoni di tal pasta, con soldi sottratti indebitamente alla collettività.
TN: Le daremo 100mila euro
FLù: Facciamo 200mila
TN: Ok
FLù: Affare fatto. Tra tre ore vi mando il pezzo.

Giovedì 27 marzo
ore 18.59

FLù: Hei, il pezzo è pronto.
TN: Quando ha detto tre ore credevo che scherzasse.
FLù: E' che non ci voglio perdere tempo su queste cagate.
TN: Certo, immagino, l'arte per l'arte.
FLù: Esatto. La storia è presto detta. Ho rubacchiato qua e là ed è uscita la storia di uno snoborder ribbelle. Lo snoborder ribbelle esce di casa e la mamma gli chiede se ha il pullover ("vero che hai il pullover?", che canottiera non stava nella metrica). Lo snoborder, da vero ribbelle, se ne ffrega, ma giunto alla pista si accorge che la mamma aveva ragione (e qui abbiamo già accontentato Dellai). Impreca in dialetto, e pure in inglese ("che fret/l'è aussì fret/l'è aussì fret for myself"), chissà che qualche ragazzina non si svesta eccetera. Altri snoborder invece il pullover ce l'hanno ("è vero che ho il pullover"), ma il freddo punge, quindi si ghiacciano pure loro. Ma sempre un po' meno del ribelle. Poi però arrivano in cima alla montagna, e la canzone diventa sbregamudande, lo snoborder si commuove di fronte allo spettacolo della natura, e comincia invece a godere della stretta della vetta ("l'è aussì fret sto vent/l'è aussì fret sti monti"). Ma non c'è tempo per fare i romanticoni, è tempo di giochetti con l'asòt ("varda chi che trick/varda chi che trip"). Certo è freddo ma ne vale la pena e la giornata finisce in un tripudio di schitarroni, che non si sa mai, e si festeggia nell'allegria delle combriccole di snoborder. "Tiin" è il brindisi dei bicchieri che contengono alcoli, che i snoborder piace lo sballo dei beveroni, ma "varappappa" ricorda loro di mangiare quando bevono, che se no stai male, coglione.
TN: Perfetto.
FLù: Tenete conto che l'ho registrata in tre ore con voce kazù e chitarra acustica distorta, è un po' grezza e neanche a tempo probabilmente.
TN: Non c'è problema. Tra una settimana verrà Steve Albini dalla Merica e registrerete il pezzo come si deve. Poi lo lanceremo su MTV, All Music e RadioAnaunia.
FLù: Ok, lo farò sotto pseudonimo.
TN: Certo. Come preferisce chiamarsi?
FLù: La Ostia, che La Piccola Orchestra non fa di queste cose.
TN: Audace, ma anche canonico. Sapevo che Lei era la persona giusta. Dellai non potrà lamentarsi, e gli snoborder si metteranno l'adesivo dei La Ostia sulle tavole. Bene bene.
FLù: Sì, ma i soldi quando arrivano?
TN: Mi dia le sue coordinate bancarie.
FLù: Sticazzi. Li voglio in contanti, banconote da 100, in una borsa sportiva vintage. E me le porterà un pezzo di manza lasciva che sceglierò personalmente dal più rinomato bordello di Trento, quello di fronte al palazzo della Regione. Dovrebbe conoscerlo. Poi voglio essere insignito come Schuetzen onorario dell'impero austroungarico.
Ah, e, se possibile, non fatevi più sentire.
TN: Certo, come preferisce.
FLù: Certo, come preferisco.
TN: Ossequi