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sabato 16 febbraio 2013

La settimana dell'handicap (Ex Drummer, Balotelli, il Papa e Pistorius) (il sunto)


Sta settimana è successo di tutto. E' cominciata che mancava la Fra e quando manca la Fra io approfitto per vedere i film che lei non guarderebbe mai, quelli che chiamo i film "da om", che potremmo esprimere attarverso l'unione dei documentari di sport o musica con i film d'azione, di fantascienza e di disagio.

venerdì 12 ottobre 2012

Free Leonardo Bertagnolli! (Finalmente anche la Val di Non ha il suo ciclista dopato)


Era ora. Era ora che succedesse anche in Val di Non. Anni e anni a sentirsi provinciali esclusi, poveracci coi soldi, contadini dentro. Anni e anni a sognare di avere un giocatore di calcio serio in serie A (l'ultimo risale agli anni 80, e giocava nel Genoa). Anni e anni a sognare di avere un cantante famoso (ci sarebbe andato bene anche XFactor), una velina (lo so, è sperare veramente troppo).

martedì 28 febbraio 2012

ZoFF! Gente Pettinata vol.3

SpaziOFF, We=Trouble e La Ostia presentano


Giovedì 8 marzo - h21 - SpaziOFF (Via Venezia, 5 - Trento)
CASO
(Cantoutorato Folk/Punk)

Caso nella vita reale è Andrea Casali, guarnisce cappuccini e spilla birre in un bar della “Bergamo di sopra”, abita nella “Bergamo di sotto”, e vive “a metà”. Solo voce ed una chitarra acustica. Caso sputa parole, con una rabbia punk e con la velocità di rapper, coagulando il tutto con la tradizione del cantautorato italiano. Chitarra di legno e voce è il vero outsider del cantautorato italiano e il primo portabandiera del folk-punk nostrano. Alterna parole sensibili dietro al microfono, a pezzi suonati senza amplificazione in piedi ad una sedia. Tra melodie struggenti e urla rabbiose non è difficile riscoprire il messaggio di storiche band come Kina o Frammenti rivisitato in modo originale e con autentica urgenza.

www.myspace.com/casosidistrae
http://fuoritono.wordpress.com/

TEASER




Lo spettacolo è A PRENOTAZIONE
info@spaziooff.com 3332753033
ingresso: 5 euro
Posti massimi: 50!

è vivamente consigliato PRENOTARE via mail o telefonicamente!!!


Prossimi appuntamenti:
08 marzo - CASO
22 marzo - CLAUDIO ROCCHETTI (presentazione DIRTY ARMADA)
05 aprile - JOHNNY MOX & THE MOXTERS OF THE UNIVERSE
12 aprile - VERY SHORT SHORTS
26 aprile - MR. OCCHIO + KING AUTOMATIC (tbc)
03 maggio - BOB CORN


giovedì 3 novembre 2011

La Ostia ti spiega cosa succede nel mondo mentre tu lavori o peggio, cazzeggi (vol.1)


Discreto pubblico ignorante, lo so che lavori e/o bevi e non hai il tempo di seguire l'attualità. Ma il problema non si pone, perchè La Ostia si mette lì e si legge tutti i giorni tutti i giornali solo per te e ogni inizio settimana (come oggi) ti riporta le notizie più importanti, quelle di cui puoi parlare sia con la nonna col morbo di Huntington sia col professore universitario col papillon e la predilezione per le matricole femmine.
A noi (e queindi anche a te) ci piacciono le star, specialmente quelle che fanno i criminali. Di Amy Winehouse non si può più parlare, ce l'hanno tolta troppo presto, prima di tutte quelle cose che fanno i tossici passati i trenta (a parte morire, ovviamente).
Ad esempio una nostra amica deve continuare coi lavori sociali all'obitorio. Una topa all'obitorio? Sarebbe un bel nome per un brutto film.
Ma queste son robe dell'altra parte dell'oceano, a noi checce frega? Al solito di qua dall'Atlantico le notizie più importanti vengono dal calcio. Non che le due parti del cervello abbiano mai comunicato a dovere, ma a Cassano gli è venuto un ictus. Tranquilli, rientrerà tra quattro o sei mesi, giusto in tempo per perdersi l'ultima possibilità di giocare l'europeo. Potevamo avere una squadra con nove brocchi e due fuoriclasse decerebrati, ma ci accontenteremo di uno. In compenso Corona ha zavorrato Belen a dovere. Non di botte stavolta, e manco di gioielli. L'ha riempita lì, dove non batte il sole. Una tipa di Geova che mi ha tenuto al citofono mezzora ieri dice che c'è scritto nelle scritture, da quella sacca di carne consumata e argentina uscirà l'Anticristo. Sarebbe ora.

lunedì 24 ottobre 2011

E poi da morti non si torna più ma si può vincere un'ultima gara


La Gazzetta lo saluta con un "Addio SuperSic, darai gas anche da lassù!" che obiettivamente non le rende grande onore. Se non altro per l'ovvia ambiguità dell'affermazione. Il Morto del Mese invece più prosaicamente si chiede "ora chi darà da mangiare all'uccello che vive nella sua giacca?", ma la questione è molto più grossa. Questo mese è morto anche Steve Jobs: chi vincerà la battaglia? Il tipo che grazie alla sua blablabla ha fondato blablabla nonostante Bill Gates blablabla e che ha cambiato blablabla o il tipetto simpatico coi capelli alla Buzz Osborne (sorry Buzz) che forse poteva anche diventare il nuovo Valentino (una volta appresa l'arte di stare in piedi)? Vincera il merigano di successo che ha cambiato le nostre vite (implementando i nostri contatti virtuali a scapito di quelli reali) o l'italiano che correva come un matto? Quello morto di tumore o quello morto investito tra capo e collo da uno dei suoi migliori amici (nonchè l'ultimo dei personaggi del motociclismo)? Vincerà chi ha inventato (per interposta persona) YouPorn o quello che faceva eccitare la gente la domenica pomeriggio prima delle partite? Quello che faceva fare i computer ai boci cinesi o quelli che sponsorizzava le patatine? Vincerà i fighetta dell'informatica o il popolo bue?
Chi lo sa, io voto quello coi capelli più lunghi.

lunedì 17 ottobre 2011

Weekend amaro (siamo pronti per la rivoluzione?)

Esiste un solo modo per dimenticare quello che è successo sabato a Roma. L'unico modo è parlare di calcio. Sì, perchè questo weekend non ha visto solo la grande lotta Caschi neri vs. Cappelli blu, Cappelli blu vs. Capelli al vento, Capelli al vento vs. Caschi neri.
Quel che è succcesso sabato a Catania, con la giusta diffusione, potrebbe essere il prologo della rivoluzione. Non che voglia difendere l'Internazionale Milano, per carità, discreto pubblico, qui la questione è molto più profonda. Riassunto: l'Inter passa in vantaggio all'inizio, pensa di aver già vinto e passeggia per tutto il primo tempo. Il Catania si imbambola per un tempo interro come uno che passa una topa per strada, ma rientra a campi invertiti col pepe al culo. Berghessio parte che sembra BipBip. Non che vada così veloce. E' la differenza con chi lo insegue che lo fa parer veloce. I difensori avanzati dell'Inter pensano che quelli dietro ce la possono fare tranqui funky e allora rallentano il passo, che tanto davanti c'è Almiron. Almiron invece convoglia nella pelata le energie cosmiche e tira fuori un gol che poi si deve riguardare nei maxischermi, per convincersi di averlo fatto lui. Il Catania sembra quegli eserciti che salpano dal mare con mille navi mentre quegli altri c'hanno un galeone scassato col capitano che succhia le ultime gocce di rum dall'ultima botte vuota della stiva. Un attimo dopo Berghessio riparte, inseguito al solito al piccolo trotto. E' solo davanti al portiere ma non sta andando nella direzione delle porta, lui punta il tabellone della Tim. Castellazzi parte dalla porta come un portiere in uscita disperata, in rotta di collisione coll'argentino. Nel frame dopo c'è Castellazzi che si rialza contrito, Berghessio a terra che bacia il terreno (presumibilmente per nascondere gli occhi) e l'arbitro che tira fuori la tessera color zafferano del circolo di bocce mentre indica in mezzo all'area una macchia di coca grande come il mucchietto candido di Al Pacino alla fine di Scarface (sì, poco prima che lo sparano) . Quel che è successso lo vedi alla velocità normale al minuto 1.56 di questo video, a velocità rallentata e da un'altra prospettiva a 2.06: qui si vede chi ha sparato al maggiordomo.
Essendo disposti di occhi e di percezione dei legami causa-effetto della fisica della Terra, è possibile sostenere (anche nei bar più arditi) che Berghessio fa le cose per bene. Non è che si butti, diciamo che si aiuta nel cadere. Con assoluta nonchalanza agoinistica, vedendosi arrivare Castellazzi (giusto un poco babbo) a corpo morto, allunga la palla (sempre verso il tabellone Tim) e poi allunga anche il passo in modo che il suo piede destro si posizioni dove sarà Castellazzi un attimo dopo. Nel frattempo la gamba cede come a quelli che gli parte qualche tendine e il buon argentino, memore del più grande di sempre, Pippo Doppio Carpiato Inzaghi, si liquefà intorno a Castellazzi come il T1000 di Terminator 2. Il risultato è un rigore guadagnato, un gol realizzato e l'Inter in zona retrocessione per la gioia di grandi e piccini. Una brutta azione ha migliorato il mondo.
Il problema è la crisi? Il problema è che non arriviamo a fine mese, che abbiamo un premier che si paga le puttane coi nostri soldi, che ha più processi di Erich Priebke? Il problema sono le tasse, le leggi inique e la legge bavaglio? Certo, ma c'è un problema molto più grosso: quello dei tuffatori nel calcio. Sono i tuffatori del calcio che danno il cattivo esempio, che cambiano maliziosamente il corso della partita a loro vantaggio, a svantaggio del Castellazzi di turno che con quella faccia li da ex tossico o da operaio sfruttato un po' ci rappresenta. Come faranno i nostri figli a capire la differenza tra il bene e il male quando puoi risolvere una partita di pallone lasciandoti cadere, invece che rimanere in piedi stoico. Dove sta l'eroismo? Dove stanno le tenzoni di cui parlano le canzoni marziali?
La società va cambiata dal basso ed è per questo che in questa sede voglio fare una proposta
che rivoluzionerà non solo il mondo del calcio (italiano), ma l'Italia tutta. E' inutile star lì a menarsela con la moviola in campo, che costa, che mette in pause le partite, che poi ci dev'esssere un altro ancora che decide. La soluzione ai tuffatori nel calcio è la cara buona vecchia legge del taglione (sotto forma di prova tv). A quello che si butta gli diamo dalle cinque alle dieci giornate di squalifica, senza appello. Hai inculato l'arbitro, gli avversari, i boci in tribuna? Ora noi inculiamo te, e ti facciamo stare in tribuna a guardare per due o tre mesi almeno, così perdi la forma, i novanta minuti, la fiducia dei compagni. Di punto in bianco uno dei comportamenti più stronzi (paradossalmente tra i più tollerati) viene messo al bando. Fosse stato così il buon Berghessio avrebbbe tentato di saltare il portiere come Oliver Hutton, invece di allungare la gambina per poi abbandonare le gambe alla gravità. Ce l'avrebbbe fatta tranquillamente, ma poi avrebbe dovuto rincorrere la palla come un Gattuso qualunque, ma noi l'avremmo visto come un eroe. Un eroe strapagato forse, ma uno che si sbatte per gli altri fino all'ultimo. Un esempio, e nel calcio non sono tanti. I nostri figli avrebbero fatto lo stesso al campetto e gli altri boci li avrebbero guardati con ammirazione (invece di ammirare le scenette becere inscenate dopo golletti del cazzo) e sarebbero cresciuti nell'onestà, nuotando nelle palline colorate di un'Italia migliore.
Siamo pronti per la rivoluzione?
Ad esempio ieri a Chievo ha esordito in serie A Marcelo Alejandro Estigarribia Balmori, definito da alcuni il miglior acquisto della Juve da i tempi di Moreno Torricelli. Paraguaiano di sostanza, sguardo (e labbroni) da ritardato, uno senza tanti cambi di taglio di capelli nè macchinoni da fighetta. Dopo la rivoluzione non ci sarà ne Beckham nè Cristiano Ronaldo. Ogni padre vorrà vedere dentro le mutande della propria figlia uno come Estigarribia e non ci sarà più bisogno di bruciare camionette perchè ci vorremo tutti bene.

lunedì 3 ottobre 2011

Inter-Napoli e i Fango

Succede che il Napoli aggredisce, l'Inter arranca. Viene graziata per un fallo di Zanetti sul Pocho. Nessuno si lamenta, perchè tanto se sei sempre lì prima o poi la butti dentro. Percussione di Maggio, Obi se lo vede arrivare e bsetemmia qualche dio animista.E' giovane e negro e dovrebbe correre come un disgraziato ma se non si sbattono gli altri, perchè proprio io? (Beppe Baresi gli urla perchè sei negro e ti abbiamo comprato apposta, che i nostri miliardari han diritto a correre meno). La difesa dell'Inter sta tornando, ma dall'altra parte. Obi s'attacca al treno ma il treno lo stacca. E' stato già ammonito, e losa. E' pure ultimo uomo, e lo sa (il resto della difesa sta aspettando il mojito, è che sono in tanti e c'è solo una cameriera). Che fai? Lo lasci nelle braccia del portiere che è enorme e se si incazza ti fa un culo? In extrema ratio, uno sputo prima della riga bianca, gli molla quella spintarella che uno può anche non cadere (e se non cade non è fallo) ma a uno che va di corsa un minimo lo sbilanci. Magari al bar nel frattempo che c'è un contropiede, e qualcuno arriva. Ma stiamo parlando dell'Inter, non arriva nessuno. Maggio ballonzola, allunga la falcata tentando di non cadere (nel calcio di oggi, bisognerebbe fargli una figurina apposta), infine si accartoccia come una giacca che cade dall'appendino, colla palla che si insacca nei cartelloni. Quando l'arbitro fischia è già rigore. Come quando ti addormenti guardando un film e ti svegli al sentire il telecomando che si sfracella sul pavimento, l'Inter di colpo si sveglia per protestare. Grande ingiustizia. Hamsik si mette lì con l'aria di quello che lo sbaglia. Tu pensi che potrebbbe passare più tempo a provar rigori piuttosto che a ingellarsi i capelli. Infatti Julio Cesar respinge senza tante sbatte.Uno dice è il karma. La respinta del portiere riscatta gli oppressi, un classico. Tre giocatori dell'Inter vanno verso la palla come quando giocavano al parchetto (chi a Rio, chi nel delta del Niger, chi in Giappone). Da dietro arriva un difensore che quest'estate ha ucciso due persone (quindi un killer nella vita, non sul campo), li brucia come Indurain primaa di smettere (con la roba) e il karma torna a girare verso il Vesuvio. Ora, vabbè che c'hai un uomo in meno, ma è necesssario tutta sta pantomima che siamo delle vittime, che gli arbitri ce l'hanno con noi quando tre difensori non sanno spazzare come solo il buon Costacurta sapeva fare? Che ci vuole?
Mercenari piagnoni, Vasco che fa schiudere un sito satirico, il giorno del giudizio per Amanda Knox. E' questo il clima che si respira in Italia quando è stato finalmente messo online il primo video dei Fango, Icarus.
Guardatélo qua, discreto pubblico, e dimentica i piagnoni del calcio, gli ex tossici e dissacratori che diventano bigotti e anche le telenovele con il morto, che al mondo si può sempre risorgere. Be strongèr!

domenica 3 luglio 2011

Djokovic è numero uno e noi l'avevamo detto quattro anni fa (o quasi)


Djokovic ha vinto Winbledon e da domani sarà il numero uno dopo anni di staffetta Federer-Nadal. Intanto è sempre soddisfazione quando il potente viene sconfitto. Mentre lo guardavo quella faccia da Adrien Brody slavo con un po' di naso in meno, m'è venuto in mente dell'ultima partita di tennis che ho visto in vita mia. Ero a Maastricht, in un ostello. Dal tetto usciva un albero che cominciava sotto la sala da pranzo. Mentre non cercavo casa e/o soluzioni al dolore guardavo EuroSport nella hall dell'ostello. Questo blog aveva sì e no un mese di vita e io non avevo scritto niente in vita mia, a parte qualche canzone e una tesi sulla morra.
Quella partita lì vedeva un Djokovic più magro e meno scafato di oggi contro un polacco che pareva il cattivo impizzato di Robocop, quello che muore prima di consumare. Quella partita lì è stata la più bella partita di sport che ho visto in vita mia, quelle per cui vale la pena andare oltre Moggi e Bettarini. Ora che quel tipo lì è il numero uno forse ha più senso. Qui, per chi c'ha tempo da perde, la si può rileggere a distanza di quattro anni.
Senza internet sarei stato qui a chiedermi dove cazzo l'ho vista quella faccia da Adrien Brody slavo?

giovedì 28 aprile 2011

Gli Atleti di Cristo

Gli atleti di Crito esistono. Esistono e si mostrano in pubblico con atti impudici tipo togliersi le vesti. Non è gente che se lo tiene per sè, lo devono strillare. Un po' come i culi, ma meno ga; anche meno macho ma certo più boy scout.
Legrottaglie dice che il suo passaggio al Milan è merito di Dio "perchè quando lui fa le cose, le fa in maniera grandiosa ["lui" è Dio, no Berlusconi, NdFL]". Se sei un atleta di Cristo vivi ogni tua azione in nome di (Cristo)Dio. Ogni gol, ogni palla soffiata, ogni assist, ogni cross che scende come un arcobaleno sui piedini d'oro anche fosse dell'attaccante più infame come anche ogni coppa con le orecchie che alzi nei cieli in mutande e sospendorio è opera del grande dissegno del Signore Altissimo. Ogni esultanza è in suo nome, tutto è in suo nome, dal segno della croce al triplice fi-fi-fischio. Quindi anche ogni intervento da dietro, ogni entrata a gomiti alti, ogni entrata assassina, ogni fallo da ultimo uomo, persino i falli tattici a centrocampo per fermare l'azione, anche il cazzo di catenaccio maledetto è fatto in nome di (Cristo)Dio. Il bene e il male lo sceglie solo Dio (e l'arbitro ovviamente, ma quello è un altro discorso e lì la Trinità si chiama(va) Triade).
Ma se per gli Atleti di Cristo tutto è in nome di (Cristo)Dio, allora per gli Atleti della Topa (come il Legrottaglie fu nel disgraziato periodo juve) è tutto merito della Topa. Ah la Topa, solo lei accoglie e protegge, solo lei sa far del bene (e una completa toeletta con la lingua prima di dormire)
Allora per gli Atleti del Bicchiere (gente come Gazza e Beccalossi, financo el Magico Gonzalez e Georgie Best, mica due Legrottaglie qualunque) tutto è merito del Bicchiere. Ah, il Bicchiere, mano tesa cui aggrapparsi e bastone cui sostenersi, "causa di e soluzione a tutti problemi" (cit.).
L'unica differenza è che questi due gruppi non sono così tamarri da farsi un sito, questo, grazie a dio.

martedì 22 marzo 2011

Gavin 1.0 VS The World

Mauro Corona ha detto che "la morra è gioco di scacchi gridato". Buona parte dei giocatori s'è detta d'accordo, perchè non basta tazzare alla grande per vincere. Quello aiuta a tenere il colpo, a esagerare nei decibel e a volerne di più, semmai. Serve calcolo attento e mano veloce, studio totale dell'avversario per primeggiare, e non è poco.
Cosa fanno gli uomini quando vogliono provare che un'attività è frutto di un'intensa attività di calcolo che ci distingue dalle bestie sozze e ignoranti? Costruiscono un robot e vedono se riesce a battere l'uomo. Uomo contro macchina, sinapsi contro circuiti, malleolo contro pistone. Tanto son contenti, che vinca uno o l'altro. L'importante è benedir tenzoni.
In Sardegna, dove la morra è considerata sport nazionale, un'equipe formata da un professore e quatttro boci dell superiori (respect!) hanno creato un robot che gioca a morra. L'han chiamato Gavin 1.0, e ha spaccato veramente (vedi qui e leggi qui).
Cinque alto serio per il team scientifico. Soprattutto grandi urrah per i giocatori all over the world, sempre e ovunque bistrattati perchè rumorosi e grezzoni, perchè la sola esistenza di Gavin 1.0 dimostra che la morra è gioco intelligente, matematico, nobile. Tanto si è guadagnato in scienza e marketing, tanto però si è perso nel senso del gioco. Il senso del gioco è l'estasi, se non si era capito. Puoi metterci pure il premio, la coppa, la gloria e gli articoli sul giornale, ma il senso resta sempre l'estasi. E chi lo nega o è un poveretto. O un coglione. O entrambi.
Giocare (e vincere, o perdere, è uguale) con uno che non puoi sfidare negli occhi, che non puoi rombargli in faccia il fatto che gli hai fatto il punto al primo colpo (così come dopo una serie estenuante), che non lo puoi scherzare perchè l'hai beccato proprio nel suo punto debole, che non lo puoi smascherare quando munge le dita (cit.), che non puoi sentirci un legame intenso (seppur estemporaneo) ha poco senso. Soprattutto ha poco senso giocare con uno che non paga da bere quando perde. Anche perdere, si diceva, con uno così che non capisce il senso di una pacca sulle spalle è come fare all'amore con una bambola di plastica.
Lo dicevano anche delle lettere, del telefono, della chat, lo so, ma la morra è di più. Chi la conosce lo sa.

mercoledì 2 marzo 2011

Senza i negri lì in mezzo non si vince un cazzo (Dialogo avvenuto tra P e F durante una noiosa partita serale di campionato)

P: Abbiati è un fascio paura, si vede proprio.
F: Scarso e fascio. Ma anche Buffon è un fascio no?
P: Sì, fascio fascio ma che poi si impiomba una della vecchia madre Russia, topa finchè vuoi, ma dell'altro blocco.
F: Beh, le russe valgono, mai avrebbe sposato una negra.
P: Secondo me anche Marotta e la nuova dirigenza Juve son fasci. Una volta avevamo un sacco di negroni lì in mezzo al campo, adesso c'è solo Sissoko e entra una volta ogni tanto. Li in mezzo serve gente come Emerson, Davids, Vieira, Appiah ma anche Julio Cesar o Thuram. Senza i negri lì in mezzo non si vince un cazzo. Regolare.
F: Minchia, Thuram era così negro che faceva paura solo a vederlo. E Seedorf? Enorme, coi muscoli che gli escono dal buco del culo, una mascella che Ridge in confronto è Danny DeVito, buono a giocare al calcio. Seedorf è il negrone totale.
P: Se vedi Seedorf nudo è solo cazzo.

mercoledì 21 luglio 2010

Real videogioco

Oggi ne ho stecchite almeno cinquanta. Oggi sono uscite tutte perché ha piovuto. Bisogna sterminarle perché sennò si mangiano l'insalata le stronze. Quelle colla casa le tiri nel prato sotto, non so perché, forse perché sembrano più simpatiche, più umane. Quelle senza invece sono il nemico. La tecnica è semplice e la spesa è minima. Prendi una confezione di sale marino fino, lo spargi sull'animale e questo si accartoccia su se stesso, poi si liquefà e poi muore, o viceversa.
E' come un videogioco di quelli che si spara. Miri, spari e quello cade. Se si rialza gli rispari. Farne tante è soddisfazione come i punti. Oggi ne ho stecchite cinquanta almeno. Le ho guardate quasi tutte contorcersi come uno che brucia e poi smettere di contorcersi. L'orto è un sand creek di lumache. A occhio e croce sono un sacco di punti. Forse ho battuto il record di mia zia e di mia nonna. Però è inutile dar la colpa ai videogiochi violenti. E' incredibile quanta poca pena faccia la morte di un animale che non urla quando lo sciogli nell'acido. Forse è per questo che a volte i vegetariani mangiano il pesce.

martedì 1 dicembre 2009

Gilberto Simoni al sexyshop

Ieri sono stato in un sexy shop a comprare dei preservativi per un'amica che ha avuto una bambina. Forse dovrei vergognarmene, essendo nato in uno stato che è la più grossa succursale della Città del Vaticano. Ho scoperto che nel 2009, con emule, youporn e soci, metà dello spazio di un sexy shop è occupata dai dvd di porni. L'abbiamo detto sottovoce al tipo. Lui ci fa shhh, non ditelo a nessuno. C'era addirittura una colonna di videocassette a DIECI euro, mentre nelle favelas ormai le usano al posto dei mattoni. C'era Gilberto Simoni anche, portabandiera dell'impero. E' alto un metro e un cazzo, sembra un decennio più vecchio, ha delle cosce come gli avambracci di Popeye.
Poi dicono che lo sport fa bene.

giovedì 21 maggio 2009

Programmi per il weekend e per il resto dei miei giorni (aka Aloha!)

So che la vita ti sorride perché esiste il blog di Felix Lalù, discreto pubblico. Che la mattina ti alzi in attesa della nuova stronzata e che qui si caga regolari, mica come quei tristoni dei stitichi.
Da oggi a mercoledì prossimo non ci sarà niente qui.
Sòrrata.

Stasera vengono a registrare altre voci del coro. Chi? Daniele Groff? FreddieForever? Magari! Invece no, solo qualche diseredato cantante di gruppo rock trentino. Mi tocca accontentarmi.

Domani sera invece c'è l'evento del mese, ma che dico del mese, del bimestre.
Alle 21 al Pub La Talpa di Miola di Pinè ritorna il gruppo di gran lunga più fico del Trentino, ma che dico del Trentino, del mondo rotondo, dell'universo immenso: i Supercanifradiciadespiaredosi e La Piccola Orchesta felix Lalù è stata chiamata ad aprire le danze (ufficialmente perché così non scombino la batteria al Gianluchi).
Questa è gente che non serve presentazioni, e sarà un onore solo calcare il palco con essi medesimi. Poi dicono che ci saranno delle mescolanze ma è top secret. Venire!

E poi vi siete mai chiesti che ultimamente la morra la fa da padrona da queste parti?
C'è infatti che venerdì viene Anush da Parigi a girare un documentario sulla morra, sempre per la storia della farfalla a Guantanamo. Sabato Rabbi, domenica Val di Ledro dal padre e figlio campioni del mondo mondiali, Povo dal grande immenso saggio Mario Barba. Lunedì e martedì in Friuli. In teoria si doveva vedere anche il buon Mauro Corona ma pare sia un beone e stronzo e ha paccato all'ultimo, pare. Ci arrangeremo col resto del vino friulano, eh eh.
A mercoledì dunque! Inshallah (cit.)

Intanto vi ricordo l'appuntamento più importante delle prossime settimane, così vi fate il reminder nel cellularo e non potete fare i finti (t)onti come al solito

lunedì 20 aprile 2009

And the winner is...

Che bello quando qualcuno si prende la briga di far.
Domenica ore 21.26 arriva la mail di un discreto lettore che ci manda pure le prove, per la gioia della mamma.
Finale classico con sorpresa diciamo. Io speravo in più arnesi e cose ma vabbè.
Quindi
and the winner is Mario aka Zirela
cui va il nostro più sentito onore e gloria. Niente prosecuzione della specie ma poco male. Ora veleggia sicuro verso i tropicali lidi delle donne vere!

(foto>angelica)

venerdì 13 febbraio 2009

Fiato sospeso

Eluana Englaro è morta e anch'io non mi sento tanto bene.
Sono queste le storie che prendono al cuore della gente. Anche il parlamento, che raramente prende a cuore le storie della gente, ha tentato il colpo di reni, l'extrema ratio. C'è riuscito. O meglio non è riuscito a far la legge ma questo non importa. L'importante è il colpo di reni. Come quando il portiere vola vola vola spizza la palla con l'unghia del medio e questa poi si stampa sul palo interno poi sul palo interno dall'altra parte, balla un blitz sulla linea e scivola dentro. Il pubblico applaude lo stesso perché non ci poteva arrivare ma ha volato lo stesso. Poco importa che la palla, ballonzolando sulla linea sia stata lubrificata dalla sputo dei inzio partita del portiere medesimo per insaccarsi. Ma questo il pubblico non lo sa. E il pubblico vuole eroi, vuole martiri. Niente di nuovo sotto il sole.
Chiuso il caso Englaro è già ora di dimenticare, per appassionarci ad altri casi che ci terrano con la fiatela sospesa: ora non ci esta che un mistero. Chi è misterX? Chi comprerà il Toro Calcio? Lo scopriremo solo vivendo.

mercoledì 11 febbraio 2009

Una farfalla a Guantanamo

A volte fai cose che provocano cose che provocano cose che non avresti mai pensato. La farfalla che ho incontrato sul Brenta qualche tempo prima di Katrina ne è un'esempio. Anche lei non ne sapeva niente ma in zero3secondi s'è trovata a Guantanamo con le ali ammanettate e un afgano in culo accusata di essere il capro espiatorio di una catastrofe annunciata.
In breve, qualche anno fa scrivo una tesi sul gioco della morra. Sono scarso ma, per fortuna della mia mesosa ricerca, si gioca nei bar e alle feste. Raccolgo info a destra e a manca, parlo bevo e gioco e bevo e gioco e ciarlo, e alla fine ne esce il primo documento esistente sul gioco della morra, chiamato molto poco umilmente De Morra.
I professori non capiscono una mazza di quel che gli spiego (manco il relatore, che forse ha letto le prime tre pagine), li intorto e strappo pure un buon voto. Così la missione di finire l'uni è compiuta, posso disgraziatamente cominciare la vita, quella degli affitti e dei stipendi senza agevolazioni statali.
La tesi rimane li finchè la metto giustamente e libberamente scaricabbile sul blog, accompagnata da un video della morra in Sardegna.
Di lì a poco mi scrive l'amico di un amico, dal nome esotico. Vive a Parigi, vive di telecamere ed è rimasto colpito dalla forza visiva del gioco. Tra i giochi la morra è un po' come gli Slayer. Una calcio nei denti dritto e senza fronzoloni. Si legge la tesi (spero non tutta, dev'essere pesantuccia, anche se a tratti divertente), ne trae il progetto per un documentario e lo presenta qualche mese dopo a non so che casaa di produzione.
Sembra interessante, ma sappiamo tutti che fine fanno i progetti al mondo. Spesso lo rimangono.
Invece, dopo 15 mesi dal primo contatto, Anush mi chiama e mi dice che la cosa si fa, a maggio. Il documentario si farà il giro Provenza-Corsica-Trentino-Friuli. Non che me ne venga qualcosa, ma dare il via a qualcosa di fico senza accorgersene ha il suo perché e in quanto tale merita di esse brindato.

Spero solo di non finire a violentare minorenni.
Cosa che succede spesso quando si beve, pare. Lo dice il Trentino, L'Adige e pure Studio Aperto.

martedì 19 agosto 2008

Cartoline da Pechino

A volte nasci nel posto sbagliato nel tempo sbagliato. Nel 1942 Renato Zero avrebbe accusato gravi problemi di claustrofobia, ad un certo punto, e poi di respirazione. A Sparta ad un potenziale futuro nerd non veniva dato un computer per coltivare la sua solitudine, non gli si sarebbe neanche concessa la possibilità di doversi masturbare vita natural durante. Ogni epoca, ogni civiltà produce degli sfigati che invece in altre godono di privilegi arbitrari.
Le ciccione, quelle susperdebordanti, sarebbero dovute nascere ai tempi delle veneri steatopigie, quando la carnazza aveva un suo fascino e una sua convenienza. In questi tempi di Kate Mosse, sbagliano semplicemente respirando. Questo pensavo fino sabato, quando ho potuto esultare per la loro riscossa vedendo il lancio del peso femminile. La vincitrice neozelandese avrebbe potuto fare la rugbista e schiantare Lomu in persona. La quinta classificata cinese invece aveva l’esatta fattezza di un bidone di petrolio (o di riso, messo in un bidone del petrolio). In ogni caso la disciplina premia pezzi di donna di altezza variabile ma di larghezza mai inferiore al cartone di pizza americana. Il paradiso dei feticisti, la rivalsa dei donnoni.
Lo stesso vale per Michael Phelps, ottavo da solo nel medagliere mondiale, tra Russia e Giappone. Un Carnera moderno che invece di picchiare nuota, più orecchie a sventola che sono notoriamente l’attrattore naturale per le donne di ogni parte del globo.
Le olimpiadi sono il posto ideale per le rivalse sul mondo infame. Un po’ come gli yacht. E Cuba. Dovrebbero inventarsi più discipline, così da offrire a ognuno la sua facoltà di rivalsa peronale, il quarto d’ora di Warhol con vaffanculo incorporato a tout le monde.
E poi, a prescindere da questo discorso del cazzo, non mi capacito del perché la sera facciano vedere Veline e non le gare di heptathlon.
Mai visto un topaio di tali proporzioni.

mercoledì 14 maggio 2008

(Chi diavolo è) Miroslav Fagocevic?

Nasce a Samarcanda (Uzbekistan) il 5 marzo 1959 da un militare di origini croate e una donna uzbeka. Il padre li abbandona quando Miroslav ha 6 anni, con la madre si trasferisce nella provincia uzbeka. Inizia a giocare nel campo del paesino, costruito senza mezzi da Shavrat Karinov, un appassionato locale, "un pazzo visionario, un Leonardo Da Vinci uzbeko, un grande bevitore". Nella sua biografia "La palla andava un po’ dove voleva" (1990, Edizioni Net) racconta che il campo, in leggerissima pendenza, era stato scavato nella terra e le asperità naturali residue e ineliminabili potevano imprimere alle palle giocate effetti imprevedibili. La rete era formata da reti da pesca cucite a mano dalla moglie. "Dopo aver giocato su quel campo, giocare su uno normale era una passeggiata". Sempre Karimov gli costruisce artigianalmente una perfetta racchetta a forma di badile che lo distinguerà per la prima parte della sua carriera. A 12 anni i suoi genitori si riuniscono e, dopo aver passato un paio d'anni in Molvania, si trasferiscono a Minsk (Bielorussia). Assecondando la sua predilezione, il padre lo presenta a Yevgeni Berbetov, modesto giocatore degli anni 50 e 60, vincitore di una Coppa Davis nel 1953. Berbetov rimane colpito dal suo rovescio a due mani, dalla straordinaria capacità di improvvisazione e di arrivare su ogni palla.
Partecipa al suo primo torneo internazionale a 17 anni. Nel 1977 vince inaspettatamente gli Internazionali di Roma imponendosi su un incredulo Nicola Pietrangeli al tie-break. Questa vittoria gli vale una wild card per gli Australian Open dell'anno successivo, che vince a sorpresa, imponendosi in finale contro l'argentino Guillermo Vilas, diventando il più giovane vincitore del torneo.
Problemi di visto gli impediscono di partecipare al Roland Garros e a Wimbledon. Riesce a raggiungere rocambolescamente gli Stati Uniti per gli US Open. Dopo una marcia trionfale con due soli set persi arriva in semifinale in cui deve affrontare John McEnroe, La notte prima del match viene prelevato dai servizi segreti americani con l'accusa di spionaggio. Dopo una notte di interrogatori viene rilasciato senza alcuna accusa, ma il giorno dopo, sfiancato dalla notte in bianco, McEnroe non gli concede neanche un set chiudendo con un secco 7-5 6-3 6-2, per poi andare a vincere il suo primo torneo del Grande Slam contro il mediocre Vitas Gerulaitis. Deluso dal trattamento subito e sicuro di avere avuto possibilità di vittoria, accusa McEnroe e lo stato americano di avergli fatto perdere il match di proprosito. In quei giorni conosce Sarah Eleanor Wilbur, modesta tennista ma ricca ereditiera in quanto nipote di Vincent Colgate, magnate del dentifricio. I due si innamorano perdutamente e Fagocevic decide di stabilirsi a Los Angeles. Si sposano a Las Vegas dopo pochi giorni. Armato di insana pigrizia Fagocevic si lascia viziare dall'avvenente e benestante moglie, tanto che, all'età di 20 anni, nonostante sia universalmente considerato "the next big thing " del tennismo internazionale alla pari di John McEnroe e Bjorn Borg, abbandona l'attività tennistica "per dedicarsi all'ozio e ai vizi". Il matrimonio prosegue tra continui e anche violenti litigi, provocati dal suo permanente stato di ebbrezza e dalla sua passione per il gioco ("un tiro di dadi è sempre più comodo di una volèè") le prostitute ("le donne più fedeli"), e appassionate riappacificazioni, condite con stravaganti manifestazioni d'amore (racconta la Wilson che "una volta riempì la nostra stanza con uno strato di due metri di palline da tennis, io lo perdonai e facemmo all'amore lì sopra"). Diventa amico intimo e compagno di bagordi di John Belushi. La sera in cui morì Belushi era il compleanno di Fagocevic. I due stavano festeggiando in compagnia di Robin Williams, Jack Nicholson, Robert De Niro. Fagocevic, che si ruppe il naso in un tamponamento nel disperato tentativo di trasportare Belushi nel vicino ospedale. La storia con la Wilbur finisce tre anni più tardi. Fagocevic, ingrassato di 15 chili e perseguitato dai creditori, decide di tornare all'attività agonistica. Il suo ritorno viene acclamato dagli appassionati e dalla critica, oltre ad essere visto come un’occasione commerciale ghiottissima. La Fischer produce una racchetta, la Fago2000, col suo nome e la tipica forma a badile (la racchetta si rivela un fiasco commerciale, ma ora gli esemplari esistenti valgono miliardi). I primi risultati però non soddisfano le aspettative. Dopo tre eliminazioni al primo turno riacquista il peso forma e tra il 1983 e il 1986 vince alcuni tornei, raggiungendo anche i quarti di finale degli Australian Open nel 1984 e la semifinale del Roland Garros nel 1985. Nonostante la sua ripresa, non ha più la brillantezza che l'aveva contraddistinto nei primi anni della carriera. Si dice che non conduca propriamente la vita dello sportivo, che ecceda nell'assunzione di alcolici, che disputi e vinca alcune delle sue miglori partite in stato di alterazione ("Sono uzbeko, quindi sono un grande bevitore. Se bevo durante le partite? Diciamo di no, ma se lo facessi non avrei problemi a dissimularlo. E poi non sarei certo il primo, Jimbo (Jimmy Connors, nda) lo faceva, e mi pare che nessuno gli abbia mai detto niente"). Nel giugno 1986 annuncia a sorpresa il suo ritiro, a causa (o come dice lui "con la scusa") di un'epicondilite cronica che gli impedisce di esprimersi al meglio. Per il mondo del tennis è la morte di una stella che ha brillato per poco per poi spegnersi lentamente. Prende seconde nozze con la tennista spagnola Mariangeles Perez Higuella e si ritira a Campotejas, un piccolo borgo di campagna semidisabitato a pochi chilometri da Granada, dove grazie al suo nome apre una scuola di tennis. Conosce Camaròn De La Isla, il più grande cantante flamenco di tutti i tempi, appassionato di tennis e grande amante degli stupefacenti. E' proprio il cantante che gli affibia il nome di El Gitano de Rusia, come poi si chiamerà la sua piccola scuola di tennis. I due si frequentano fino alla morte del cantante, avvenuta nel 1992. Allena un dodicenne Rafael Nadal, che però lo abbandona per la sua severità e i modi rudi. Successivamente frequenta Joe Strummer, ex cantante dei Clash, anch'egli ritiratosi in Andalusìa a vivere della rendita dei suoi best seller. Si dice che intessano un'amicizia profonda, e che fu proprio Fagocevic a convincere Strummer a riprendere a suonare con i Mescaleros nel 1995. Alla sua morte nel 2002, afferma "tutti i miei più grandi amici sono morti. Nessuno di vecchiaia. Forse sono il più fortunato. A me piace pensare di essere solo il più resistente".
Attualmente continua a vivere a Campotejas in compagnia della moglie e dei cani John e Bjorn.


Per saperne di più

giovedì 6 marzo 2008

Colpa d'Alfredo

A volte la vita riserva sorprese. Uno si distrae un attimo, si perde un paio di cose e il gioco è fatto. Ritrovare il bandolo è un impresa. Ho seguito Vivere per un po', lo guardavo con mia madre e facevo più o meno quel che faceva la Gialappa's. E poi, rispetto alle altre telenovele, mi sembrava la più plausibile, la meno incredibile. A parte la tipa che dopo essere riapparsa dal mare in Francia con la classica amnesia, aveva le visioni premonitrici, sparitele improvvisamente dopo un po'. Era un po' che non lo vedevo. Beh hanno cambiato quasi tutto. E' rimasto il lago di Como, che poi girano in Piemonte. Per il resto, un'ecatombe. Fuori tutti, son rimasti solo i Bonelli, che gestiscono bar, ristorante e hotel in due, e le cui splendide figlie sono ormai sparse per il mondo, almeno finchè non ne salterà fuori una che si erano dimenticati. E Alfio Gherardi. E Rebecca, la bionda dagli occhi bicolori. Scomparso Edoardo Costa, intravisto come mercenario in DieHard4. Scomparso Vincenzo, lo sbirro molisano. Scomparso raul Monteleone, la mascella del secolo. Scomparsa Irene, la figlia laureata senza mai aver aperto un libro. Scomparso Robberto, il medico dalle ortopediche azzurre. Scomparsa Adriana, la procace figlia di Alfio, con la sua bimba sfigata. Scomparsa un'altra che c'era da poco e manco mi ricordo il nome. La gente nuova è assortita come dev'essere: un paio di sbirri, un supermilionario con figlie fighe, una buona e una malvagia, una mamma ricomparsa dalla protezione testimoni. Ce n'è per tutte le eventualità.
Il tifoso del Milan questa cosa se la sogna. A parte i due pischelli con la saudade, si terrà i moribondi ancora per un po', a trascinare per il campo il nome blasonato impresso sulla gobba.
I produttori di candeline ormai si son piazzati a Milanello, che si fanno affari d'oro. Non quanto davanti all'ospizio dei ricchi, il Parlamento, ma non si può pretendere.