martedì 14 giugno 2011

Un weekendo a Roma

Il weekend scorso avevo, in ordine di apparizione: da suonare a Collepietra coi gruppi bolzanini che me piacciono, da suonare a BoiArt col mio cantautore preferito e una banda di soci infuocati, da partecipare al matrimonio della mia compagna di classe delle elementari (e in Val di Non i coscritti son sacri). Niente, già da febbraio c'era a Roma sta reunion del master, con gente che arriva dal Salento, dalla Sardegna, da Londra perfino, gente che non si vede da quattro anni, festa e amarcord.
Questo è il sunto:
Tutto comincia giovedì sera, con Adios Wallenda. Delirio con Eugenio Mortale, Johnny Mox, Jollix Malibu e El Pero, improshit lunghissima, si scherza come si deve sulla storia del Brasile, è cosa buona e giusta. A notte fonda un esibizione superacustica delle Fonda Sisters per pochi intimi. C'è ruggine ma anche groove. Ormai Everithing you learned is fake and wrong si è trasformata in CopaCobaine Claudio non sembra apprezzare. Al ritmo di una reunion ogni due anni la prossima capita alla fine del mondo.
Casa, sveglia, incontro di verifica a scuola, io lì con la testa ovunque fuorchè lì, il bocia non gli suona la sveglia, quasi pacca e arriva dieci minuti prima delle dieci. Alle dieci deve andare pure lui. Casa, preparare la valigia, ricordarsi dei regali, impacchettare regali. All'ultimo chiama Paolo. La tipa dell'ultimo scartabello s'è lamentata perchè costo troppo. Dire che costa troppo a uno che s'è fatto un weekend intero (il weekend è quel giorno con dentro sabato e domenica) e le notti sul suo scartabello del cazzo fa brutto no? Decido che invece di andare a muso duro farò un'analisi di benchmarking, invio 15 mail a 15 tipografie e grafici per vedere anche i loro preventivi e così dedurre se il prezzo è giusto o c'ho torto. Si parte, di corsa, dimentico mutande, il libro di Filippo, fazzoletti e alimentatore per il cellulare. Trento-Roma sette ore, compreso che ci siam persi sul raccordo merda. Cena dai suoceri e riparo a casa di Filippo.
Sabato ci si svegla col sole nei occhi, maledetta Roma, maledetto giugno. Si mangia verdure paura cucinate da Giovanna, robe con un nome (tipo zucchine alla qualcosa che non è julienne, perchè fin li c'arrivo anch'io) e frittata. Leggo l'articolo di Vanity Fair inglese su Berlusconi (La Dolce Viagra). C'è dentro cose che conosciamo tutti, ma se le racconta un inglese è più figo. Poi uno su Justin Timberlake. E' uno che sugli autografi ai boci scrive Be Creative, lavora da quando ha 15 anni, a 30 s'è rotto il cazzo. E' comprensibile.
Si passa dalla Raffi, c'è anche Cristina: c'è un intreccio strano di quant'è piccolo il mondo che non sto qui a spiegare. La Raffi c'ha una bimba, Alice, che ci piazza un monologo paura in cui non dice sostanzialmente niente ma ci tiene in scacco per almeno venti minuti. Il sunto è che vuole creare un'opera d'arte, il femminaio. Ai poster l'ardua sentenza. Poi ci spostiamo da Nico. Dovremmo essere in venti, invece nelle ultime trentasei ore han paccato un sacco di infami, su facebook, con scuse plausibili tra l'impegno all'ultimo e la morte della nonna. Siamo in sette, e veli narro tutti brevemente. Con Nico abbiamo fatto questo, anni fa, per spiegare il margine? La sostanza delle cover? Chi si ricorda? Nico è calabbro e vive in una casetta con giardinetto e pergola che fa molto anni settanta, terrazzo incastonato nell'orizzonte delle case. Dipinge dentro le televisioni e gli schermi del pc, robe serie ma pure ironiche, con Berlusconi che consola il primo morto di mafia. Anche lui, come me, ha abbandonato il management per incapacità di adattamento. C'è Cristina, che fa robe coi boci alla Tate Modern (o quell'altra) e continua a fare i tarocchi (per me la prossima?). Elisa, che vive anche lei a Londra e lavora nei social network; m'è parso difficile intuire oltre. Elena ha appena cacciato il presidente dell'associazione in Puglia perché sto stronzo si fregava i soldi e mo' la presidente è lei. Giancarlo lavora in una fondazione che si occupa di innovazione nella tecnologia nell'educazione e chissà che cosa, ma lui vive a Trento, lo becco comunque. Anna anche lei in una fondazione, ma si occupa d'arte. Noi non abbiamo mai fatto grandi discorsi ma è sempre bello vederla. Siamo più vecchi d'un tempo. Si fanno chiacchiere come non si faceva da anni. Poi tutti a casa, in sei in un'utilitaria. Passiamo con Nico ed Elisa a casa di Filippo, che ospita me e la Fra. La sua festa di compleanno è agli sgoccioli, ho paccato pure quella e mi sarà rinfacciato fino alla morte. Una serie di professionisti del cinema che biascicano con una rebonza che forse non passerà alla storia ma verrà ricordata. Io e Nico accompagnamo Elisa nel buco del culo dell'Eur, passiamo indenni attraverso due posti di blocco con etilometro.
Casa, letto, domenica, sempre col sole nei occhi. Usciamo, facciamo colazione sotto casa, in Piazza Vittorio. C'è un portafogli per terra. Mentre ci chiediamo se raccoglierlo o no, si siede un cinese. Fa finta di niente ma lo seguo con lo sguardo della superiorità morale. Lo raccoglie da sotto la sedia, lentamente, come mettere le mani nell'alveare. Lo guardo, lui melo porge come fosse mio e gli indico di portarlo alla cassa. Entra nel bar, non ne esce più. Concludiamo che non l'ha portato alla cassa. C'è L'EuroPride, in piazza Vittorio, sembra la mattina di un rave: occhiaie, bocche impastate e caffè in bicchieri di carta (bio). Scopriamo l'esistenza del Gaydar, di cui si riparlerà in queste pagine al più presto. Camminiamo mano nella mano e tutti i culi ci guardano e ci indicano e dicono ma come osano, che scostumati, ma non hanno un minimo di decenza, in effusioni umide davanti a tutti. Ci assalgono delle checche al testosterone, ci spintonano, gridando merda vintage, scappiamo e torniamo nel rassicurante mondo etero. A casa la sfattanza ci riassale, magnamo alla spicciolata gli avanzi della cena oversize di Giovanna, la ragazza di Filippo. La Fra torna a salutare i suoi. Io passo e leggo Indignatevi!, di quel vecio francese che ha fatto la Resistenza e scritto la dichiarazione dei Diritti Umani. Peso, smuove le coscienze, ma mi sa che farà la fine di un mi piace di Facebook. Mi addormento di brutto. Mi risveglio e comincio a leggere Se niente importa (perchè mangiamo gli animali?) di Jonathan Safran Foer. E' uno studio sul mangiamento della carne, con interviste agli allevatori, dati statistici sulla pesca e sull'allevamento intensivi eccetera. L'idea che più mi piace è che per risolvere il randagismo basterebbe mangiare i cani, che stan meglio nel nostro buzzo che in cella. Io sono d'accordo, a patto che si mangi il cane degli altri.
Nel tardo pome vediamo Chiara, che ha gossip sentimentali, ci trasferiamo a Forte Fanfulla, ci sono pure Giulia, che fa la fuochista al cinema , e parliamo di videoclip, di Roy Paci e del nostro comune amico Anansi. Pierpaolo invece fa l'audio al cinema e sta finendo i premix di un progetto che mi diceva l'anno scorso. Han registrato a Città di Castello, c'era pure Benvegnù, che in studio dev'essere un delirio. In senso buono.
Poi a prendere l'indiano, saliamo in terrazza da Iuri. La terrazza è grande il doppio della casa, c'è posto per una pista di bocce, ci fosse la sabbia. Poi arriva Francesca da Cagliari, scendo a bere una birra. prendiamo un litro di Ichnusa, ovviamente. Ha votato stamattina ed è subito partita per Roma, contando di trovare la gente del master. S'ha da farle un monumento, a 'sta ragazza, come quello al governo Berlusconi. Trova solo me e Giancarlo (che nel frattempo ha pure beccato Benvegnù per strada e c'ha fatto due chiacchiere). Due è peggio di venti me meglio di zero. Ha lavorato al festival di Berchidda e ricominciato a suonare in un gruppo tipo L7. Riot grrrrrrls are not dead e questo mi consola di molte cose del mondo. Corriamo dietro ad uno degli ultimi autobus, la saluto al volo come si fa nei film. Torno in terrazza. Renato parla di horror, ci racconta di The Human Centipede. Quando arriva in una nuova città chiede sempre alla gente se sanno dove sono le armi, in caso di un attacco di zombi. E' comprensibile, meglio essere preparati all'olocausto umano. Torniamo a casa alle due con la scimmia di vedere il film più agghiacciante della storia. Lo è. Alle quattro a letto. Sveglia alle sei, è già lunedì e dobbiamo arrivare a Trento in tempo per votare. Caffè, autostrada, caffè, panino, caffè, seggio numero 35. E' la prima volta che voto fuori da Sanzeno (850 abitanti, divisi in tre frazioni). Non sapevo che in un posto ci può essere più di un seggio. Sono proprio un cugino di campagna. Sbaglio seggio, se ne accorgono. Voto quattro sì. O no? Chi si ricorda. Torno a casa, svacco, guardo A Serbian Film mentre la Fra è dal commercialista. Quando rientra guardiamo Martyrs. Fa tre horror e 600 chilometri in venti ore.

lunedì 13 giugno 2011

The Human Centipede


"Come Hansel e Gretel ma con in quadrature più kitsch"

Due ragazze yankee incapaci di cambiare un pneumatico si perdono nel bosco come tipiche ragazze dei horror. O delle favole. Le accoglie un chirurgo crucco e famoso per la separazione dei siamesi. Inutile dire che ha una mandibola che Lombroso sarebbe rimasto lontano. E' stufo di separare boci e vuole montare una creatura fatta di tre persone. Come collegarli? Attaccare le dita? Troppo semplice. Collegare il cuore? E come li metti. L'unica soluzione (peraltro geniale) è collegare il loro apparato digerente (vedi illustrazione sopra). Ci ha già provato con tre cani, ma è andata male, ora gli mancano un sacco, erano così afffettuosi e fedeli, si vede che sta a rota d'affetto. Inoltre la bocca degli uomini si adattano all'ano degli uomini molto meglio di quanto accada con la bocca e l'ano dei cani. Il terzo (quello davanti) è il più incazzato, un giapponese trovato per caso (ma che alla fine confesserà di meritarlo, forse perchè è babbo, più probabilmente perchè è giappo). Ce la farà il nostro eroe a unire bocche e culi e veder cagare merda digerita ben tre volte? Ma soprattutto: come sarà la merda digerita tre volte?

(fin qui è il trailer, oltre c'è lo SPOILERONE. Se avete buoni stomaci, come dice Vasco nell'ultimo suo singolo degno di nota, non andate oltre. Se vi cagate come ho fatto io, dimenticate queste righe, il trailer e i pensieri insani che vi sono venuti)



Mentre li anestetizza una scappa, ovviamente la ripiglia e per punizione la mette in mezzo con la bocca nel culo del giappo e il culo nella boccca della migliore amica. Li attacca, si fa portare il giornale. Nutre il primo, il primo caga nella bocca della seconda, chiede scusa ma in giapponese. Lei non capisce. Siccome dietro c'ha l'amica diventa stitica, mentre l'amica dietro non sta proprio bene, è sempre meno rosa. Arrivano gli sbirri (perchè lui è un babbo e d è evidente che non ha mai visto un horror, ma neanche un poliziottesco), il vecchio non ci sta tanto dentro, ha in mente solo il suo cagnolino nuovo, lo sgamano ma li manda via perchè non hanno il mandato. Classico. Promettono di tornare tra un blitz. Classico. Nel frattempo il centipede gli frega un bisturi e lo azzoppa di brutto, farfugliando cose di vendetta giapponese. Fa per scappare trascinando per le scale a chiocciola due tipe appese al culo, letteralmente. Il vecchio lo segue strisciando come un Capezzone qualsiasi, lecca il sangue e pus dalle scale come un Capezzone qualsiasi.
Finisce che muoiono tutti: chirurgo, centipede e sbirri. O forse no.

mercoledì 8 giugno 2011

Stasera. Eugenio Mortale al Wallenda. Cos'è Mortale?

Mortale era in principio.
Eugenio l'ha aggiunto il Leader (grazie Leader!).
In realtà tutto comincia l'estate scorsa con le Rabbi Loop Impro, improvvisazioni di voce e rumori, che vedere integralmente qui.

Ad esempio il mio preferito è questo.



Poi il Pero, che mi mostra questo.



Poi il buon Brett tita fuori questo.



Poi ho visto questo sito, dove ci sono questi video.

Everything is a Remix Part 1 from Kirby Ferguson on Vimeo.



Everything is a Remix Part 2 from Kirby Ferguson on Vimeo.



In effetti è inutile sbattersi a far roba originale quando si può copiare bellamente.
Mortale era un nome senza canzoni, la versione cupa e (ancor più) smarza della Piccola Orchestra, per le canzoni abbozzate, per quelle che rimangono piccole e non vogliono crescere. Per come l'idea sia diventata canzoni Eugenio Mortale è meglio.
Questo è e (spero) anche altro sarà Eugenio Mortale.
Qui si ascoltano le canzoni.
Anzi, metto il player direttamente.

Eugenio Mortale - BUD SPENCER DICE by Eugenio Mortale

Eugenio Mortale - DISCO by Eugenio Mortale

Eugenio Mortale - TEX by Eugenio Mortale

E qua sotto potete vedere i primi due video.

BUD SPENCER DICE



TEX



Hastasera al Wallenda!
C'è Johnny Mox, Jollix Malibu e speciali ospiti!

martedì 7 giugno 2011

McDonald's-McDowell's 1-1 palla al centro

Sti giorni son stato fuori dal mondo. Ad esempio l'ultima notizia che ricordo di aver commentato con qualcuno è che eran morte 600 persone per via dei cetrioli. Me l'ha detto la Emma. La notizia era obiettivamente gonfiata dal telefono senza fili dei cervelli dei (quasi) trentenni di oggi ma ci stava, perchè si parla più volentieri di 600 morti che di venti. Venti morti non sono un cazzo, sparsi sul territorio. Non sono venti morti in un maxitamponamento o nello schianto di un cesna. 600 invece, o 666 se preferite, è proprio la cifra giusta per parlare dei cetrioli. E' il più grande scandalo della mucca pazza, pensavo. E allora mi ronzavano i ecco, l'avevo detto io, e anche la natura si ribella, era ora detti con soddisfazione dai animalisti, dai vegetariani, dei vegani e dai McDowell's (intesi come i contestatori di McDonald's, impersonati dal padre negro della tipa che piace a Eddie Murphy nel Principe cerca moglie) (a proposito: che fine ha fatto Eddie Murphy?). Cui prodest, pensavo, a chi conviene sta roba? Ma a loro, i McDowell's, ovviamente. Loro hanno fatto impazzire le mucche mettendo le ossa triturate nella biada delle mucche. Loro hanno montato sta panzana con la mucca che si muove come Woitila. La gente si spaventa, abbandona le lugiange, i cotechini e la pancetta nella carbonara e passa al bio, al veg, al muesli. Il tutto con un video di un bove col parkinson. Deebord a questo punto si rivolta nella tomba, dalle risate.
Oggi finalmente scopro che, mentre facevo altro, è finita così: "alla fine i cetrioli non c'entravano erano i germogli di soia crudi ma poi i batteri si son propagati" (cit. da un noto giornalista radiofonico che mi tiene informato sul mondo). Non so se si capisce. Gliel'hanno resa. La cazzo di lobby della carnazza ha aperto l'arsenale e l'ha messa in culo ai McDowell's. Gliel'ha messo con la soya, una robaccia che cresce nelle paludi e che non so neanche se esista ancora una versione non transgenica ma che fa molto indie, molto light. Ora che sono uno a uno McDonald's la finirà di fare i panozzi con le verdure di stagione, che tanto 1. non ci crede nessuno e 2. non gliene frega a nessuno. Ma in fondo questa notizia è già fuori moda. E' vero c'è il referendum, ma facebook dice che siamo tantissimi. Per una volta si raggiungerà il quorum? Sarà una nuova sconfitta per Berlusconi o l'ennesima dimostrazione che ci lamentiamo tutti ma quando è ora di alzare il culo preferiamo karate kid di domenica pomeriggio? Ma in fondo dai, che si vendano l'acqua, che ci piazzino centrali, che ci impediscano legittimamente. Ci rimane sempre Bobo Vieri che si (e quindi ci) toglie la soddisfazione di mollare due sganassoni a Fabrizio Corona. Il motivo? Non conta. Bobo Vieri è tutti noi. Ha fatto quel che si doveva fare. Gli ha anche fatto un pubblicità, per carità, ma che soddisfazione. Sono queste le cose che riempiono la vita, che fanno dimenticare dei referendum.

domenica 22 maggio 2011

Maronzi vol. 2: Cose che si scoprono in Marocco

- Il Marocco è un paese molto ospitale per gli italiani per tre motivi: ci sono le pizzerie, i conti del cambio son facili da fare (1 uero= 10 dirham) e trovi anche la Gazzetta
- Le cicogne fanno un verso che sembra un martello pneumatico da lontano
- I portoghesi han colonizzato posti niente male (Essaouira, Brasile, Goa) e poi son finiti con Ronaldo e Mourinho. Cosa vi è successo portoghesi?
- Fotoromanza è una canzone neonazista ma nessuno s'è mai lamentato. Se qualcuno ne facesse una che dice il mio amore è un campo di concentramento gli farebbero il culo
- Il venerdì è la domenica dei musulmani quindi tecnicamente il giovedì dovrebbe essere il sabato dei marocchini e il sabato dovrebbe essere il lunedì dei marocchini, ma il giovedì è molto lontano dall'essere il sabto, non c'è in giro nessuno; invece il sabato è il sabato che c'è in giro gente quindi probabilmente il sabato è il sabto ovunque anche se dovrebbe essere il lunedì, almeno qui.
- Ho risentito per la prima volta dopo anni termini quali: ilare, vettovaglie e boccaccesco.
necessario riutilizzarli, quantomeno per prolungare l'agonia dell'italiano, almeno di una riga
- I cammelli sudano dalla nuca. Quindi la prossima volta che accarezzi un cammello sulla nuca pensa che gli stai accarezzando le ascelle
- La battaglia dei muezzin all'ora della preghiera è meglio delle rap battle
- I maronzi dicono dell'Italia:Totti, Filippo Inzaghi, Butta la pastasciutta, Mamma mia, Vivi e lascia vivere, La vita è mangiare, bere e scopare, Berlusconi, ma soprattutto Fabri Fibra.
- Una crema solare costa quanto un pasto, ma non si può mangiare
- Il gnaoua è la musica portata dagli schiavi e mischiata con quella locale, un po' come il blues. Quindi niente schiavismo, niente gnaoua, niente blues, quindi niente rock, niente RATM, niente Refused, solo balera. Sei ancora antischiavista, discreto pubblico? Sei proprio così sicuro che è una cosa male ma male male?

sabato 21 maggio 2011

Maronzi vol.1: Le magliette da passeggio

"Il Marocco è pieno di marocchini. Non è molto diverso da piazza Dante in effetti."

Vanno pazzi per le squadre di calcio, giù in Marocco. Ho visto Di Maria e Messi superare l'agonismo del clasico e portare l'acqua in giro per Essaouira, più come fratelli che come colleghi. C'era Ribery che vendeva il pesce al porto, Villa che vendeva cosi di luce che volano.
Uno vede un sacco di maglie e poi pensa che in spiaggia a Essaouira, nei più di venti campi ricavati dalla risacca , troverà fantasquadre dio maglie con dentro marocchini. E invece no. Le maglie da calcio in Marocco sono maglie da passeggio, anche da lavoro, ma ben pochi di quelli che giocano a calcio hanno maglia da calcio. Forse si sporcano, a gioccare a calcio, le maglie da calcio.
In ogni caso ho avuto modo di portare avanti una ricerca statistica sulle preferenze calcistiche dei marocchini. Inutile dire che i risultati sono il frutto del momento calccistico attuale, con qualche amarcord dovuto alla resistenza del tessuto cinese sudorificante di cui sono prodotte.

GIOCATORI
1. Messi (sia Barcellona che Agentina), forse perché è obiettivamente il più forte nella squadra più forte
2. Eto'o (sia Barcellona che Inter, niente Camerun probabilmente, che i maronzi son razzisti coi negroni, ma finchè giocano a calcio e son ricchissimi va bene), forse perchè è africano, più probabilmente per le Champions
3. Villa (sia Barcellona che Spagna, al Valencia dove faceva valanghe di gol inutili invece non se lo cagava nessuno)
Il buon Cristiano Ronaldo invece rimane indietro, con Adebayor, addirittura dietro a Morientes e Ribery, pure ai compagni Diarra e Di Maria, per dire. Dal Belpa esportiamo soprattutto Cassano in rossonero (quindi si tengono anche informati. In effetti con quella concentrazione di parabole è difficile rimanere nel secono mondo), poi Totti e De Rossi, ma mica tanto. C'era pure un babbo con la maglia di Amauri, però malcelava vergogna.

SQUADRE
1. Barcellona, ecchettelodicoaffare? (nell'ordine Messi, Villa, Eto'o, Afellay, anche un par de Ibra)
2. Real Madrid (nell'ordine Di Maria, Kakà, Diarra, Ronaldo, Ramos, Robinho, anche un Casillas)
3. Olympique Marsiglia, cioè il centro di smistamento magrebbini di tutta la Francia (Ben Arfa, Morientes, Ribery)
A seguire Arsenal (), Inter (Eto'o, Kharja), Milan (Kakà, Robinho, Cassano, ancche un Ibra) (incredibile eh? mentre il presidente del Milan fa campagna contro l'immigrazione in Marocco accrescono la fama della sua squadra. Pensa te, i paradossi del mondo), Chelsea, poi giù giù con una: Juve e Monaco.

NAZIONALI
1. Argentina (soprattutto Messi e Di Maria), è l'onda lunga della Pulce
2. Spagna (soprattutto Villa e Xavi, ma anche un Puyol e un Ramos), son pur sempre campioni di tutto no?
Udite udite
3. Italia (solo Totti e De Rossi), almeno in qualcosa arriviamo sul podio no?
A seguire Brasile (Pato), Germania (Ballack e Muller), una dell'Olanda (Afellay), una della Francia (Anelka) e basta. Nessuna maglia marocchina, perchè l'erba del vicino è sempre più, nessuna maglia africana (sempre per i discorso dei negroni). Ah, uno con la maglia della striscia di Gaza. Probabilmente era farloffa come quella della Padania.

STORICHE
Non molte, lì si tengono aggiornati, ma talvolta finiscono le maggliette, e tocca metter quelle vecchie
3. Robinho (Real), due squadre fa.
2. Morientes (Monaco), annata 2003-20004
1. Henrik Larsson (Barcellona), era quello coi dread, il miglior calciatore svedese di sempre, prima di Ibra si intende (Non che Ibra abbia fatto due assist vincenti in una finale di Champions... Probabilmente neanche li farà mai, ma ha vinto un sacco di campionati italiani, cosa che sarebbe interessante se il campionato lo fosse).

Poi è passato Totti con un vassoio pieno di dolci, millantando anche una space cake che non abbiamo provato, perchè era marocchino, ma anche perchè era Totti.

Alla prossima puntata...

martedì 10 maggio 2011

Marocco e cavalli

Stanotte si parte per il Marocco. Devo stare attento, perchè il sito della Farnesina per viaggiare sicuri avvisa che "Si registrano insistenti tentativi da parte di spacciatori locali per persuadere i turisti ad acquistare hashish". Io che pensavo che i marocchini te lo mescolassero furtivamente al tagine per assuefartici a poco a poco, così tu ti porti a casa la malattia del Marocco come tornato dalla guerra e loro rimanengono lì, a godersi a distanza la tua dipendenza dalla droga che ti porterà alla tomba (ma dopo miglioni di dosi di droga), per ingrassare la mafia, che se ci perde s'offende.
La Premiata Redazione La Ostia fa un salto, acchiappa la maniglia e abbassa la serranda come una fioraia alta un metro e un cazzo, se ne vola via per una settimana e lascia un biglietto scritto a mano e appeso collo scotch di carta che dice:
La Redazione La Ostia t'auguro, discerto pubblico, d'esser Cavaliere Nero.

lunedì 2 maggio 2011

Agostino LIBERO!

Agostino Carollo condannato è la notizia del weekend. Agostino Carollo condannato e, secondo rumors della street trridentina, detenuto a Guantanamo per aver usato il nome di Elvis è l'ennesima dimostrazione delle infiltrazioni anti-arte della magistratura mondiale.
Ma in fondo che cosa ha fatto Agostino? Ha stampato delle linee colorate su dei pezzi di carta, migliorando in tal modo il natale di tanta gente, tra cui ammalati, anziani e ragazze madri.
Ha preso dei nastri vecchi di cinquant'anni e moribondi (di un panzone totale, peraltro. E neanche scritti da lui, peraltro) e gli ha ridato vita come a un uccellino caduto dal nido e trovato per strada, nutrito per settimane e poi liberato nel mondo per cagare in testa agli eredi che vivono della gloria del nonno con le panze mericane che escono tra la t-shirt e i bermuda.
Dicono che abbia rubato. Ma in fondo "sono i mediocri che copiano, i geni rubano" (vedi qui).
Per questo noi siamo con te, Agostino. E' già partita una raccolta firme per la tua scarcerazione. Oggi pomeriggio saremo tutti davanti alla questura, con striscioni e gazebi.
Tieni duro Ago! I tuoi fanz siamo con te!

giovedì 28 aprile 2011

Gli Atleti di Cristo

Gli atleti di Crito esistono. Esistono e si mostrano in pubblico con atti impudici tipo togliersi le vesti. Non è gente che se lo tiene per sè, lo devono strillare. Un po' come i culi, ma meno ga; anche meno macho ma certo più boy scout.
Legrottaglie dice che il suo passaggio al Milan è merito di Dio "perchè quando lui fa le cose, le fa in maniera grandiosa ["lui" è Dio, no Berlusconi, NdFL]". Se sei un atleta di Cristo vivi ogni tua azione in nome di (Cristo)Dio. Ogni gol, ogni palla soffiata, ogni assist, ogni cross che scende come un arcobaleno sui piedini d'oro anche fosse dell'attaccante più infame come anche ogni coppa con le orecchie che alzi nei cieli in mutande e sospendorio è opera del grande dissegno del Signore Altissimo. Ogni esultanza è in suo nome, tutto è in suo nome, dal segno della croce al triplice fi-fi-fischio. Quindi anche ogni intervento da dietro, ogni entrata a gomiti alti, ogni entrata assassina, ogni fallo da ultimo uomo, persino i falli tattici a centrocampo per fermare l'azione, anche il cazzo di catenaccio maledetto è fatto in nome di (Cristo)Dio. Il bene e il male lo sceglie solo Dio (e l'arbitro ovviamente, ma quello è un altro discorso e lì la Trinità si chiama(va) Triade).
Ma se per gli Atleti di Cristo tutto è in nome di (Cristo)Dio, allora per gli Atleti della Topa (come il Legrottaglie fu nel disgraziato periodo juve) è tutto merito della Topa. Ah la Topa, solo lei accoglie e protegge, solo lei sa far del bene (e una completa toeletta con la lingua prima di dormire)
Allora per gli Atleti del Bicchiere (gente come Gazza e Beccalossi, financo el Magico Gonzalez e Georgie Best, mica due Legrottaglie qualunque) tutto è merito del Bicchiere. Ah, il Bicchiere, mano tesa cui aggrapparsi e bastone cui sostenersi, "causa di e soluzione a tutti problemi" (cit.).
L'unica differenza è che questi due gruppi non sono così tamarri da farsi un sito, questo, grazie a dio.

martedì 26 aprile 2011

Machete, Il film d'azione dell'anno, perlomeno

Lo so, l'ho già detto di altri muvi ma in confronto a questo qua a sinistra gli altri sono indietro come il ciclista che ha dimenticato il sangue in frigo.
Questo è il film d'azione totale globale.
Schizzi di sangue a gratis, schizzati di tutti i tipi, arti mozzati, budella, croci televisive, preti killer, suore killer, sbirri e fratellanza tra sbirri, stronzi maledetti, cambiamenti di fronte, tacos, narcotrafficanti con la faccia di Steven Seagal, senatori antiimmigrazione spinti da direttori di marketing proimmigrazione finanziati da narcotrafficanti antiimmigrazione con la faccia di Steven Seagal, crocifissioni, riprese video di malefatte, scoop giornalistici, rivoluzioni tamarrissime, ignoranza esagerata, citazionismo spinto,sopravvivenza ad esplosioni paura, coltelli, bisturi, schioppi di ogni forma, tacos e tope da-pa-u-ra.
E poi, su tutti, MACHETE.
Se avessi sedic'anni poi mi ricorderei le battute per tutta la vita, ma ne ho trenta e mi riguardo il trailer anche se ho appena visto il film.

lunedì 25 aprile 2011

Hai risorto cristo dentro di te?


Il giorno di Pasqua ho fatto un esperimento. Ho mandato a venti amici ffidati il seguente sms: Cristo è risorto per noi. E tu hai risorto cristo dentro di te? E' utile per le prova costume.
Le risposte meritano di essere rubate ai legittimi prorpietari, così imparano a rispondere a messaggi del genere.
Certo, lo puoi fare anche con twitter, ma con twitter sai di essere dentro lo show, sei lì perché ti piace. Coi sms li becchi vergini, inconsapevoli e a gambe divaricate.
Così le puoi sfruttare per i tuoi sporchi affari, tipo pubblicare roba qui di seguito (epurati da eventuali saluti o rif. pers.).

Lascio fare a Cristo il lavoro sporco.

Oggi si costuma cantare il bella cristo ciao

Ma o veramente è risorto? E soprattutto perché tanto spargimento di carne per il lunedì dell'agnello? Sono a Roma alla vigilia di Papa Giovanni Pop.

Ah, la stele del lalù, a ciadièz la metente vizin al nepomuceno o ntel ort de calchedun?

E' risorto almeno venti volte oggi, in compagnia del porco. Amen. Se il fulmine mi coglie, ti lascio parte dei miei imperituri debiti. Nello specifico il debito che ho verso la topa.

La ostia contro la cellulite? Azz, devo convertirmi..

Non so se è risorto, di sicuro è rimosso.

Sempre sia lodato.

Cristo è risorto sotto e sopra di me, mica storie.

sabato 16 aprile 2011

Lettera aperta ai giornalisti musicali trentini sui portabandiera dell'impero



Cari giornalisti musicali trentini,
si dice che la musica trentina stia prendendo piede. Dopo che i Bastard e Anansi sono diventati famosi (anche se Anansi cantava già con Roy Paci da prima di Sanremo) si scrive di qualsiasi cosa facciano, sicuri ci sia già interesse intorno a loro. Per questo, a quanto si può inferire dalle pagine culturali dei quotidiani locali, queste due realtà (di valore, peraltro) sono le uniche a uscire dalla regione.
Quello che sui giornali locali non appare mai sono gli altri gruppi che fanno tour fuori dal Trentino. La lista sarebbe più lunga ma in questo caso voglio riferirmi in particolare a tre realtà che porteranno il folklore trentino fuori dalle mura domestiche di dolomia tra pochi giorni subito dopo la santa pasqua.
Mentre per altre band che partiono per suonare fuori (anche solo per un concerto) talvolta si scrivono papiri, tra annunci in pompa magna, partenze in sordina e ritorni roboanti, di questi non s'è ancora parlato. Se per ignoranza o di proposito non ha importanza.
Mi riferisco a Johnny Mox, che dopo aver calcato i palchi di tutta Italia (nonchè Berlino e Parigi) sia da solista che con i Nurse, ora si accinge a partire per un tour in Spagna, tra la Catalogna e Madrid.
Mi riferisco anche agli Attrito e ai Congegno, anch'essi in partenza per un tour italiano che toccherà il mezzogiorno e la Sardegna.
Questi artisti sono impresari di se stessi e riescono a organizzarsi tour di questo tipo grazie al loro sforzo e al loro ingegno, senza avere alle spalle professionisti che lavorano per loro (e pure senza la provincia, mi va di aggiungere). Le possiamo considerare realtà minori solo perchè la loro musica non ha connotati radiofonici? Le possiamo considerare realtà minori perchè non hanno professionisti che producono i loro dischi e organizzano i loro tour? Le possiamo considerare realtà minori anche se fanno molti più concerti di quelli che vengono considerati i nostri gruppi più rappresentativi? Non sono forse essi esempi di imprese culturali autonome e virtuose?
Se parliamo della cultura che esportiamo nella musica, a parte i sopracitati Bastard, Anansi e dj Spankox,, non sono forse loro i nostri portabbandiera? Certo sono brutti, sporchi e cattivi (a parte il Rupert che farebbe la sua figura anche su GQ) e uno c'ha pure il monociglio come Elio , ma anche Carlton Myers è negro ed è stato il portabandiera dell'Italia alle Olimpiadi di Sidney no?
E allora (non che a loro interessi apparire nelle pagine della cultura, credo, giusto per dovere di cronaca) perchè continuare a ignorarli?
Se chi mi rappresenta non viene citato, mentre Pino Putignani (di cui abbiamo parlato qui), ad esempio, che ha presentato il disco l'altro giorno al Cuminetti e non ha una data in programma, mi viene celebrato dagli organi di informazione come quello che scalda le platee di mezzo mondo ?
Ma allora perchè continuare a leggere le pagine della cultura dei quotidiani locali e di chi promuove la musica trentina?
(ormai) vostro
Felix Lalù

ps: unici a citare il tour di Johnny Mox, SwitchRadio.


lunedì 11 aprile 2011

Aspettavo i Trance Untes come gli ebrei ai marines

Questo non è che lo dico per fare il figo, per fare l'italiano che si lamenta sempre dell'Italia, ma quando vivevo a Madrid una cosa l'ho capita e mo ve la spiego. Noi italiani a livello di cultura musicale non c'abbiamo le basi. O meglio abbiamo poca scelta. Abbiamo il cantautorato sì, quello è serio, è l'unica cosa che abbiamo fatto noi anche se, per dire. Conte e De Andrè si rifanno più alla tradizione straniera che a quella italiana. Abbiamo la canzonetta, ma quella ce l'hanno tutti. Non c'abbiamo la musica popolare, o meglio sì ma la schifiamo (perchè roba becera da ballare nelle balere e a noi musicisti le balere c'han rotto il cazzo) e forse un po' di ragione ce l'abbiamo, forse. L'unico influsso musicale che abbiamo, dal piano marshall in poi, è la musica anglofona. Pochi escono da questo giro. Gli Almamegretta forse, dico a livello di gruppi conosciuti, e Jovanotti, ma lui c'ha musicisti della madonna. Pochi altri. Anche la Bandabardò e Roy Paci fan robe nuove, ma quella roba lì, la patchanka, la faceva già la Mano Negra vent'anni fa, peraltro con risultati migliori. Sì, certo, negli anni 70 abbiamo avuto i gruppi prog che eran famosi in tutto il mondo che c'è ancora gente che se li ricorda, ma io non ero manco nato allora, e mo c'ho trent'anni (e negli ultimi trent'anni gli unici gruppi italiani a diventare famosi nel mondo son stati probabilmente i Raw Power, Bollani e gli Zu).
Il risultato è che quel che esce è spesso una scopiazzatura di robe veteroitaliane o inglesi o mericane, leggasi metal, punk, hip hop, ma anche jazz.
In Spagna invece (e qui parte il pippone dell'ho visto cose che voi umani blaablabla) (e comunque per la francia vale lo stesso discorso, col rai degli immigrati eccetera) la materia in cui pescare è molto più varia. C'è il flamenco, che è una roba che viene dal cuore, che non puoi fare svogliatamente come suonare una rotonda sul mare, e in più c'ha tempi e giri diversi da ogni altra musica. C'è la musica afrocubana, la salsa e il son. C'è pure il cantautorato, come ovunque. E in più tutta la roba da fuori. E' ovvio che poi lì nasce la patchanka, ormai una vita fa, con tutta la gente che passa, che salta fuori il flamenco hiphop.
Ho scoperto questo gruppo, che suona con un chitarrino, un digeereedoo, un pianino vecchio (che avrà pure un nome) e che cazzo ne so. Fossimo in Italia farebbero quel jazz per intellettuali da vedere seduti. E invece fanno una roba che sembra goa ma superpop, da ballare abbestia. Ecco, forse questo c'hanno, gli spagnoli. Che se non ci puoi ballare ha meno senso. Noi invece se ci puoi ballare è quasi una vergogna.
Questi sono il mio nuovo gruppo preferito, e vengono dopo due anni in cui ho ascoltato praticamente solo Iosonouncane, Die Antwoord e The Shining. Grazie Carlitos per la dritta! Mi hai salvato da stagnazione musicale certa.

TRANCE UNTES
Tirso




TRANCE UNTES
Quimica

sabato 9 aprile 2011

127 ore (di Danny Boyle)

[Non contiene spoiler, visto che come finisce si vede qua a sinistra]

Dal primo momento in cui entra in scena, il moroso culo di Sean Penn in Milk, non può che starti sul cazzo, tanto è pieno di vita e di gatorade e di filmati di se stesso mentre dice che vuole impiegare meno tempo di quello segnalato dalla guida. Infatti il momento più alto del film è al minuto cinque, quando, facendo il figo nei canyon con la bici supertecnica, fa un volo della madonna e la musica si ferma. Lì speri che si sia fatto molto mooolto male. Invece si fa una risata e si rialza, il merda. Poi incontra due ragazze, gli fa fare un po' di tuffi da un crepaccio che oggi ci sarà il biglietto per entrare probabilmente. Anche le due tipe lo considerano un babbo. Carino ma babbo. Lo invitano a una festa il giorno dopo, gliela mettono così, su un piattone d'argento con la tovaglietta di pizzo ma lui zampetta via come uno che zampetta via nei cartoni. Poi succede che entra in un crepaccio e s'aggrappa dove non deve e cade, seguito da un masso. Come ben sappiamo gli rimane un braccio tra il masso e la parete, col pollice che spunta fuori come a fargli ok, ma non c'hai messo meno della guida. Ha una pinza ma decide che scheggiare la roccia con un coltellino è più intelligente. Gli viene in mente che siccome è uno figo e imprevedibile non ha detto a nessuno dove sarebbe andato. Non che questo permetterebbe alla gente di trovarlo in fondo a un crepaccio in mezzo al canyon in mezzo allo Utah. Dopo cinque giorni si rompe il cazzo e si taglia un braccio. Rallegra l'escursione nel canyon di una famigliola bevendosi tutta l'acqua e poi via, all'ospedale. In elicottero, perchè in bici nel frattempo gli era diventato difficile.

Poi i titoli di coda mostrano lui, quello vero, che continua a fare l'attivone con un uncino al posto della mano, ti sta ancora sul cazzo anche se è quello vero e non l'attore, poi dice che ha trovato la morosa e un figlio. Allora, vissto che si nominano i bambini, non ti sta più sul cazzo.
Quello che non dice, e che interessa a tutti è: è poi tornato nel crepaccio a recuperare la sua propria mano o l'ha lasciata ai mangiatori di carogne?

venerdì 8 aprile 2011

FelixLalù loves MetalParty (o anche La vera storia di BastaRock)

La lettera di Nicola Fontana (Fonte per chi non lo chiama per nome e cognome) all'(assessore) Panizza ha provocato, qui e su facebook una serie di interventi tra il realismo e l'utopia. Si parla dei gruppi, dei megaconcerti sovvenzionati, dei locali che chiudono, ma anche chi trova il coraggio e spazio perché evidenziare una cosa che non c'entra un cazzo con l'argomento ma a cui evidentemente tiene.
Fai click sulla foto per leggere, che blogger maledetto me la mette solo così.


Allora, facciamo così, ad uso e consumo di tutti: di seguito la storia del libro BastaRock (che per chi non lo sapesse è questo) e i retroscena sull'ingiusta esclusione di MetalParty (e altre realtà) da tale pubblicazione.

Caro Anonimo,

lascia che ti racconti una storia. Due anni fa (o tre, non ricordo) i Bastard andarono in televisione e di colpo si comincio a parlare sui mezzi di stampa (sempre a sproposito) della scena rock trentina. Nello stesso periodo un'antropologa, Dalia Macii, si trovava a Trento a una presentazione di un libro storico sul Trentino. Si annoiava, come sempre ci si annoia alle presentazioni dei libri. Ha bevuto un paio di bianchi almeno, come sempre si fa alle presentazioni dei libri. Provata dall'esperienza ha provato a incalzare l'editrice dicendole che basta con questi libri sul passato, che il Trentino è adesso e adesso che il rock trentino era sulla bocca di tutti (sempre a sproposito) era ora di fare luce vera su quest'accozzaglia di gente. Un'editrice, Emanuela Zandonai, fiutò la possibilità di fare un instant book. Voleva guadagnar due lire? Certo, è la sua azienda, ma intanto i soldi per la ricerca, la grafica e la stampa li cacciava lei, e se va male son cazzi tuoi (anche perché mamma provincia è troppo occupata a organizzare megaeventi e marchette coi faccioni dei Bastard in prima fila). Questo si chiama, a casa mia, investire coraggiosamente, con speranza ma senza sicurezza di riuscire. Ella investì ste palanche sul fatto che alla gente italica potesse interessare un libro che, a partire dalla popolarità dei Bastard, raccontasse i rutti e le scoregge di tutti gli altri diseredati che suonavano con loro nei baretti. Sia chiaro, senza i Bastard in tv, BastaRock non sarebbe esistito. Allora l'editrice (così come i Bastard) dice va bene, ma come entriamo nei gruppi trentini? L'antropologa, con cui avevo fatto una ricerca per un museo, sapeva che in quel periodo avevo uscito il disco e mi stavo facendo il mazzo a suonare in ogni buco di culo del Trentino con gli altri gruppi della mia "elite". L'editrice voleva che facessimo noi che cazzo volevamo ma che per carità, niente biografie, nomi e cognomi, date di nascita,elenco dei concorsi vinti e a chi cazzo hai fatto da spalla alle 4 del pomeriggio. Questa è roba per i quotidiani locali, lasciamogliele. Serve una ricerca seria, sul campo (per questo l'antropologa, sguardo esterno imprescindibile, e il musicista (con formazione etnografica) come sguardo dall'interno).
Noi proponiamo una serie di temi riguardo la vita delle band come noi e lo chiediamo a tutti.L'editrice propone una trentina di gruppi. Io mi lascio prendere la mano, chiedo a quelli che conosco e ne pesco degli altri da myspace. Alla fine ne contatto cinquanta, più qualcuno che rifiuta. Aggiungiamo, già che ci siamo, interviste a una quindicina di persone attive nel campo della musica: l'abbiamo pretesa noi curatori quella parte lì, per spiegare cosa andava e cosa no secondo la gente che segue o propone la musica.
Siamo a fine giugno di quell'anno lì. Io lavoravo in val di Sole e vivevo in val di Rabbi, la cui posizione centrale ti permette di raggiungere in tempi brevi qualunque sala prove del Trentino. Ne visitammo un po' quell'estate, di sale prove. In tutto quaranta gruppi intervistati, interviste da due ore l'una tutte da sbobinare parola per parola a letto, di notte, in pausa pranzo, di domenica e pure dei giorni di riposo presi apposta. Altre quindici interviste in chat e un'altra decina via mail. E quando hai tutte le interviste, pagine e pagine e pagine di word, è come quando hai comprato i colori e i pennelli, ora devi cominciare a dipingere. Tutto il materiale va riletto, più volte. Devi segnarti e control C e control V le frasi più memorabili. E quelle frasi memorabili poi le devi suddividere per categorie, spiegarle, lottare con Dalia per tenerle o buttarne una che a te piace un sacco. Poi le devi mettere in ordine, queste categorie, scegliere le foto tra tutte quelle invviate dai gruppi, devi spiegare il senso di ogni capitolo e mettere in ordine i capitoli per un libro di cui non c'è modello, non c'è precedente. E' così come ce lo siamo inventato noi, quindi nessun punto di riferimento se non come speri che venga. Il tutto consegnato a metà settembre.Quello che pochi sanno è che è finito nel libro è solo l'un per cento, forse, di tutte le interviste fatte. Tutto il resto è la fonda inutile del mio hard disc. Tempo di realizzazione: due mesi e mezzo. Non sei mesi, un anno, due mesi e mezzo, perché quando comincia il nuovo Xfactor dei Bastard (intendo il fenomeno mediatico Bastard, come detto prima, imprescindibile per la pubbblicazione) si dimenticano tutti e chi cazzo si compra un instant book sui gruppi trentini?
Se faccio il conto delle ore che ho impiegato dietro a quel libro non mi esce forse una paga da raccolta dei pomodori, se mi va bene da raccolta delle mele. Ma non è un problema. L'ho fatto volentieri, di fare di più per mettere dentro più gente che potevo e sinceraamente in pochi hanno ringraziato. Oggi non so se lo rifarei, ma allora ci tenevo.
Poi esce il libro, Bilo degli Attrito si incazza perchè non sapeva dei Bastard in sottotitolo. Ha perfettamente ragione, per lui essere asssociato coi Bastard è un'offesa e questo è perfettamente comprensibile per la sua storia. Io ingenuo l'avevo spiegato solo al suo bassista al telefono e a lui non andava bene e io non lo sapevo. Quindi senso di colpa per aver tradito un compare, e ammenda. Altri che mi vengono a dire che l'editore vuole far soldi coll'underground trentino (io non so, ma l'editoria non mi sembra proprio il campo in cui puoi fare i soldoni, al giorno d'oggi), gente che non si compra neanche il libro in cui è citata, che si lamenta per dieci euro (di cui peraltro io non piglio un cazzo di diritti, sia chiaro, essendo curatore e non autore) quando non ti ci ubriachi neanche, con dieci euro. Poi per promuovvere il disco organizziamo un tour, tentando di chiamare più gruppi possibili, uno sbattimento atomico (tutto aggratis) e c'è gente che ti caga ancora la minchia.
Il risultato è che quell'estate lì è stata la peggiore in assoluto di tutta la mia vita. Non sono uscito manco una sera (a parte quando suonavo), la tipa che frequentavo credo che in fondo mi odi ancora. Alla fine, nonostante l'estratto conto evidentemente più gonfio, ho giurato che mai più avrei scritto un libro, e anche se l'ho fatto e mi piace e mi pare una cosa buona e giusta e spero originale nella sua concezione, io non l'ho manco più aperto e non ho la minima idea di quanto abbia venduto perché mai più ho chiesto niente a riguardo .

Caro Anonimo, t'ho tirato una pezza, lo so, ma anch'io c'avevo dentro sta roba da molto tempo, che mai ho fatto roba per cui m'han rotto di più il cazzo in vita mia. Non è che ti ho raccontato sta storia per dire oh quant'è figo Felix Lalù, quanto s'è sacrificato per la causa perché a me della causa non me ne frega un cazzo. Volevo solo fare un lavoro con professionalità e già che c'ero dare voce a gente come me, a cui tocca rispondere sempre alle stesse domande degli stessi giornalisti. Quanto è babbo semmai, Felix Lalù, che poteva anche sbattersi meno, che tanto la merda sarebbe arrivata comunque.
In mezzo a tutto questo marasma è possibile che qualcuno sia rimasto fuori, dimenticato, ignorato (nel senso che non lo si conosceva). Io me ne assumo tranquillamente la responsabilità, faccio pubblica ammenda e mi prostro ai piedi di MetalParty gridando perdono come il migliore dei terroni per aver dimenticato il vostro sbattimento per la giusta causa del metal. Ma per carità, che mi si venga a fare piagnistei e accuse di lasciar fuori un determinato genere perché a me non mi piace, intanto è semplicemente ridicolo. Farlo in forma anonima è, se permetti, metal. Va bene che di metal in vita mia ho ascoltato solo i Pantera, Roots dei Sepultura il primo dei Korn, il primo dei SOAD, ora gli Shining e poco più, ma discriminarmi in quanto non metallaro (ovvero considerarmi un nemico del metal per presa posizione) mi pare ingiusto e immaturo. Ora so cos'è MetalParty, è cosa buona e giusta, gente che si sbatte per la gloria e ora pronto a rimediare. Porgo l'altra guancia, come la nostra tradizione democristiana impone. Siccome mio padre mi ha sempre detto che un uomo non si nasconde (soprattutto quando fa cazzate) e ci mette il nome, e pure la faccia, su quello che fa, io sono pronto a venire in qualunque luogo voi riteniate giusto che io venga, ci beviamo una birra in amicizia, spariamo cazzate come gente normale al bar, vi faccio una videointervista in cui mi raccontate di MetalParty, ci lasciamo stringendoci la mano e conoscendoci un po' di più, io torno a casa automunito, mi sbatto a montarla (che son ore e ore di lavoro ma ogni promessa è debito) e poi la sbatto su youtube (e parliamoci chiaro ragazzi, siamo nel 2011, a un libro youtube gli fa na pippa).
Attendo risposte. Se possibile in forma non anonima.
Con affetto
Felix Lalù

giovedì 7 aprile 2011

Blood Diamond

C'è Di Caprio che fa il figo con dei negri, poi nasconde pietruzze in una capra ma lo sgamano (perchè in Africa non si fa fatica a portare lo zaino, si taglia una capra e le si mette dentro tutto, dalle mutande sporche allo spazzolino. Ma se ti sgamano son cazzi. Probabilmente la capra è l'animale sacro come le vacca per gli indiani d'America). Poi c'è un negrone che pesca e poi arrivano altri negri e sparano dalle camionette e quasi gli tagliano una mano ma poi vedono che è un pezzo di negrone e lo mandano a filtrare il fiume. Altri negri che stanno ammollo nel fiume e filtrano il fiume. Cercano pietruzze e cocci di bottiglia. Lui ne trova uno più grosso, se lo nasconde nel piede, poi va a cagare, lo nasconde in tasca, lo sgama uno col mitra, poi arriva altri col mitra ma non amichevoli, sotterra il coccio e scappa. Finisce in prigione con DiCaprio. E il negro che l'aveva sgamato anche lui arrriva in carcere e gli dice dove l'hai nascosto il coccio era della mia bottiglie e lui si spoglia tutto (ma tutto) e tutti oh e dimenticano il coccio. DiCaprio esce, si cava un dente e c'è dentro un pezzo di vetro. Fa uscire il negrone (che nel frattempo s'è rivestito) per cercare il coccio ma lui no, lui vuole solo la sua famiglia. Allora DiCaprio lo porta in elicottero in un altro stato dove la sua famiglia è rinchiusa in un lager per negri scappati dai negri armati. Tutti arrivano a piedi e lui è l'unico negro coll'elicottero. E' un negro fortunato. Al lager c'è sua moglie e due bambine ma lui se ne frega perchè vuole il suo figlio maschio che invece nel frattempo è diventato un bocia soldato e si fa le pere, fuma la droga, gioca a carte, spara ai manichini e poi alla gente e ascolta hiphop. No, dico, ascolta hiphop. Ma queesto lui non lo sa. Tornano indietro a cercar il coccio. Ovviamente il coccio sta sopra il culo di un accampamento di negri armati e ovviamente tra questi negri armati c'è il figlio del negrone, che ormai l'ha dimenticato (vuoi mettere tuo padre pescatore e la scuola a cinque chilometri a piedi da casa tua con un gruppo di boci armati e fuori come culi con cui bere e giocare a carte tutto il giorno? No, dico, vuoi mettere?). Arriva l'esercito serio, coi elicotteri, spara ovunque ma non addosso a DiCaprio, il negrone e il figlio, che scappano con il coccio in tasca. DiCaprio muore ma prima chiama la giornalista a cui ha raccontato i cazzi suoi per tutto il film (forse se l'è anche fatta ma non s'è visto)(fin qui non è stata citata perchè in quanto donna è personaggio minore). Lei piange, lui muore. Il negro e il figlio scappano, vendono il coccio, ci fanno un sacco di soldi, la giornalista fotografa tutto e alla fine il negrone va a parlare tipo all'onu. Mentre all'inizio era un negro povero e non se lo cagava nessuno che quasi gli tagliavano una mano per niente, alla fine è un negro ricco e tutti i bianchi lo applaudono perchè è ricco ed è così che va il mondo.

Alla fine del film dicono che in Africa ci sono 200 mila bambini soldato. E' come se Padova fosse fatta tutta di bambini soldato. Il panettiere che ti vende lo zoccoletto è un bambino soldato, il ferroviere svogliato è un bambino soldato, tutti i professori universitari sono bambini soldato, anche i cinesi dei bar degli spritz in piazza delle Erbe son bambini soldato. Ci sarebbero meno questioni a Padova se tutti i bambini soldato dell'Africa sostituissero gli abitanti, che son veneti ed è male.

mercoledì 6 aprile 2011

Egregio (assessore)

Il buon Nicola Fontana (o FONTE per chi non lo chiama per nome e cognome), per quantità e qualità dei gruppi e progetti in cui ha militato, è probabilmente IL musicista trentino. Eccco cosa risponde alla lettera pro populi (di cui s'è parlato qui) al nostro (assessore) oggi su L'Adige.
Siccome sottoscrivo spammo.
E' graditi commenti costruttivi e idee fattibili, no Panizza merda, che non serve a niente se non a farsi i pompini a vicenda. Grazie


Egregio Assessore,

Ho letto con molto interesse la Sua lettera su L’Adige, così come la discussione susseguitasi nel blog (Blog’n’Roll) di Fabio De Santi sul sito del quotidiano.

L’argomento in discussione – il panorama musicale trentino e le occasioni per poterlo valorizzare – mi vede da almeno 15 anni coinvolto in prima linea in quanto musicista, tecnico dello spettacolo, educatore in contatto con la realtà giovanile locale, ma principalmente appassionato fruitore di tutto ciò che è comunicazione artistica, in special modo se questa è espressione del territorio in cui sono nato e risiedo.

Ho avuto modo di leggere con vivo interesse anche la lettera di risposta di Maurizio Facenda, ed è proprio la frase con cui quest’ultimo ha concluso il suo ragionamento Per fortuna esiste chi ci crede e si sbatte che mi vede chiamato in causa; sento quindi l’esigenza di intervenire nel dibattito, portando modestamente la mia esperienza, i miei dubbi e le mie proposte.

Per quanto possa testimoniare direttamente, la cosiddetta “scena musicale trentina” ha conosciuto e mantiene una vitalità, un fermento culturale che continua da almeno un quarto di secolo; sono davvero tanti e variegati i gruppi che hanno vissuto i loro momenti di gloria sui palchi dei locali sparsi tra la città e le valli; alcuni di loro non avevano nulla di che invidiare a realtà musicali di altre città italiane[1], in pochi hanno valicato i confini della Provincia, e si è dovuto aspettare i The Bastard Sons Of Dioniso per iniziare a vantare artisti con una visibilità nazionale.

Senza la necessità di citare i nomi, il Trentino si può pregiare da anni di validissimi musicisti, autori e tecnici che hanno intrapreso la carriera professionistica e che godono della stima del loro lavoro, anche a livello internazionale. Ma Le faccio notare che ciò si è verificato solo perché non sono mai mancate le occasioni per potersi esprimere, per potersi “fare le ossa” partendo da contesti più circoscritti: si è venuto a creare un ciclo virtuoso in cui artisti, enti, organizzatori, gestori, appassionati o semplici ascoltatori, non senza difficoltà, ma in un panorama neppure paragonabile alla situazione attuale, hanno fatto in modo che nel territorio ci fosse un terreno fertile per i progetti musicali[2].

Portando un esempio concreto, è la felice congiunzione di queste componenti che ha dato i presupposti al successo dei TBSOD[3], ai 200 ed oltre concerti eseguiti prima della popolarità mediatica, alla forte componente identitaria che i supporter di ogni provenienza apprezzano nella band valsuganotta.

Nel un contesto oggettivamente desolante dello stato della Cultura in Italia – mi riferisco ai tagli al Ministero, alla migrazione all’estero di festival musicali e allo sdegno di chi, come il sottoscritto, vive questo come un segno di degrado – il Trentino non è purtroppo in controtendenza, pur godendo di un’Autonomia che ne garantirebbe una più felice situazione.

Basta considerare le serate nel capoluogo per farsi un’opinione: a Trento, nella primavera 2011, esistono solo due realtà dove possano esibirsi musicisti in contesti che non siano “rassegne patrocinate” o concorsi di più o meno dubbio valore. Questi due ostinati quanto virtuosi promotori della musica indipendente – ma non solo quella, si parla anche di arti visive, reading, performance teatrali, ecc. – sono un centro sociale occupato (il C.S.Bruno, in via Dogana) che si autofinanzia e garantisce la corrente elettrica con un generatore, e un’associazione culturale (il Funanbolo, con lo spazio “Wallenda” in via S.Martino) situata nella cantina di un’abitazione privata[4]. Oltretutto incombe su entrambi lo sgombero o la chiusura dell’attività entro l’anno. Aggiungendo che l’elenco delle associazioni e dei locali sul territorio provinciale che negli ultimi 3 anni hanno chiuso o sono in procinto di chiudere i battenti, il quadro che si presenta si presta decisamente poco a moti d’orgoglio…

Il raffronto con altre città italiane, per non parlare di un umiliante confronto con altri Paesi europei o con la limitrofa Austria, delinea un panorama che personalmente ricorda la Corea del Nord nella vista notturna del planisfero: una landa buia circondata dalle luci di più fiorenti Stati.

Credo concorderà con me che c’è poco da rallegrarsi dell’immagine del Trentino in questo contesto, a maggior ragione se si valuta la sua collocazione a livello geografico: sono tante le band indipendenti internazionali in tournee per i music-club d’Europa; molte di loro attraversano il passo del Brennero con scalcagnati tour-bus per proseguire le loro date da Innsbruck a Verona, o a Padova, o a Bologna, dove rimpiono i locali, ma vedono Trento e la sua provincia dal finestrino, come una Terra di Nessuno.

Ora a me appare quantomeno paradossale che si celebri la creatività e il fermento della “musica giovane”, quando è sotto agli occhi di tutti una oggettiva desertificazione delle opportunità di espressione di quest’ultima. Inoltre focalizzerei sulle conseguenze endemiche, perché non vorrei si sottovalutassero le ricadute negative non solo a livello culturale, ma anche sociale e turistico.

Ad esempio, Trento, ed ora anche Rovereto, sono città universitarie: l’efficienza dell’Ateneo Trentino attira centinaia di studenti da tutta Italia; questi hanno giustamente il diritto di vivere la città e le sue offerte culturali anche la sera, e altrettanto giustamente in tanti lamentano la scarsa vivacità dei centri storici, l’esiguo programma culturale offerto, soprattutto per quanto concerne la musica dal vivo. Non c’è da stupirsi quindi se preferiscono abbandonare il territorio nei weekend e nei ponti festivi, e neppure che affollino in modo più o meno civile gli aperitivi in centro, non trovando di meglio che alcolici a prezzo scontato per passare la serata. Ma l’opportunità di un divertimento meno decadente non manca solo agli universitari: c’è un nesso preciso tra la mancanza di spazi per la musica e la partecipazione massificata agli happy hour, e allo stesso modo c’è un nesso tra una comunità florida e la libera trasmissione di cultura presente in essa. Oltretutto non sarebbe opportuno sorvolare sul fatto che anni di immobilismo producono una diseducazione da parte del pubblico ad assistere ai concerti: se in altre regioni esistono locali in cui è tradizione che si faccia musica dal vivo, e i musicisti godono della giusta considerazione, è anche vero che in Trentino occorrerà del tempo perché si capisca che in un live-club o music-pub si va principalmente per ascoltare della buona musica, non solo per ritrovarsi con gli amici a bere o a fare tornei di calcio-balilla, con emissioni di decibel in alcuni casi superiori ai concerti stessi.

Per questo lo stimolo del Suo appello ad un più ampio coinvolgimento di tutti coloro che ruotano attorno al panorama musicale, enti e associazioni culturali, promoter, case d'incisione, radio e altri media e così viapuò risultare una buona premessa per un “Rinascimento”, ma solo se accompagnato da un sincero impegno che vada oltre quelle che Facenda ha liquidato come “belle parole, eventi in grade e basta”.

Spero mi perdonerà, se a mio modesto avviso credo che questi propositi si prestano alle perplessità di chi vive in prima persona la contingente situazione di impasse, e con altrettanta perplessità osserva la solerzia del Suo assessorato nel prodigarsi in iniziative commemorative[5] che hanno sicuramente un valore storico e culturale, ma che non hanno certo presa sul mondo giovanile, in un momento in cui questo necessita di essere valorizzato più di ogni altra cosa.

Con l’augurio di buon lavoro e nella speranza di riscontri positivi,

Le porgo i miei

Cordiali saluti

Nicola Fontana


[1] All’inizio degli anni ’90 ebbi il piacere di assistere ad un concerto a Trento, degli allora emergenti Marlene Kuntz da Cuneo, da Lei citati nell’articolo. Fu un concerto memorabile e negli anni a seguire tanti gruppi trentini furono influenzati dal sound di quel gruppo. Vorrei far riflettere che ora l’unico posto dove potrebbero esibirsi nelle stesse condizioni sarebbe, oggettivamente, solo il Centro Sociale Bruno.

[2] Credo che un gruppo rock, nella sua più pura accezione, andrebbe considerato non come informale aggregazione a scopo ludico, ma un progetto artistico che prevede determinazione, impegno e costanza, sarebbe quindi da demandare alla discriminante del talento una selezione dell’eccellenza dei gruppi, certo non alla provenienza geografica o alla disponibilità economica, men che meno alla furbizia.

[3] Collaboro con i The Bastard Sons of Dioniso da più di cinque anni, sia in veste di fonico/arrangiatore in studio e dal vivo, che di grafico (sono autore della copertina del loro disco pubblicato da Sony Italia).

4 Una nota particolarmente esplicativa dell situazione precaria: entrambi i locali hanno un nome dedicato rispettivamente ad un orso fuggito nei boschi in nome della propria natura libera, e di una famiglia di funamboli dediti ad una difficile disciplina circense basata sull’equilibrio….

[5] Comunicato dell’Ufficio Stampa P.A.T. n° 684 del 31/03/2011 “TRENTINO, ALTO ADIGE E TIROLO COMMEMORANO I 500 ANNI DEL LANDLIBELL

domenica 3 aprile 2011

Di quando una stronza gli parcheggiò sulla schiena


Descrizione della scena:
Un trentenne passeggia per il centro città. In cinque anni non ha mai passeggiato in centro di domenica pomeriggio. Per timore di che, si chiede. Oggi lo fa perché la farmacia di turno è quella di piazza duomo, invisibile sotto i portici, che deve comprare le droghe per la gola della sua donna. Effettuato l'acquisto (19 euro detraibili dalla dichiarazione dei redditi) passa di fronte a un'edicola aperta. Si ferma a leggere lo strillone con la prima pagina del quotidiano locale. La notizia è questa: un padre suo conterraneo che educa i figli col bastone e la carota, dove il bastone e la carota sono la stessa sostanza. Si pone delle domande sulle abilità educative di questo suo fratello di terra e pensa che in fondo ci sono violenze peggiori, ma legali, che vede continuamente genitori che hanno rovinato boci tra le mura di casa e nel rispetto della legge. Nel momento in cui pensa sente una botta dietro la schiena e cade in avanti come i giocatori accosciati nelle foto delle squadre di calcio. Pensa allo scherzo virile di un cumpà, che l'ha visto accovacciato come un culo (gli uomini non si accovacciano) (semmai si accosciano).
E invece non sono i tacchetti del cassano di turno a fargli assaporare il porfido di Albiano, bensì il paraurti grigio metallizzato di un macchinone grigio metallizzato che si ferma (per carità) solo dopo avergli tranquillamente parcheggiato sulla schiena. Ancora a terra il trentenne dà tre colpi sulla carrozzeria costosa del macchinone, per avvertire della sua umile presenza dietro il mezzo euro6. Si rialza e vede scendere dall'auto una cinquantenne bionda, evidentemente residente, che toglie un bambinodi cinque anni e dal sedile posteriore come fosse la borsa del Poli. Lui la guarda e poi guarda me cercando la salvezza che solo un'adolescenza dedita alle sostanze psicotrope potrà garantirgli.

Dialogo:
Trentenne: Signora, mi stava parcheggiando sulla schiena.
Cinquantenne: Non serve battere sulla macchina per questo.
T: Signora, le ripeto, mi è venuta addosso con la macchina. Uno scusa sarebbe bastato.
C: Non è comunque un buon motivo per battere sulla macchina. E poi non è vero. Ho guardato e non c'era.
T: Certo che non c'ero. Stavo leggendo lo strillone, ero accovacciato. E lei ha fatto retro sulla mia schiena.
C: Non è vero.
T: Signora, non la voglio fregare, non mi sono fatto niente. Ma porca puttana, bastava una scusa, è una questione di educazione.
C: Non è vero, lei non c'era.
T: E allora mettiamola così (rivolgendosi al figlio cinquenne): tua madre è una stronza e anche una maleducata. Un giorno ti ricorderai di quello che ti ho detto e penserai che avevo ragione.
(esce l'edicolante)
Edicolante: Allora, smettila di importunare la signora.
T: Le stavo dicendo che mi ha parcheggiato sulla schiena.
E: Se è successo veramente allora chiama i vigili, non importunare la signora.
T: A me bastavano le scuse, non me ne frega un cazzo dei vigili. Non mi sono fatto un cazzo, vabene? Comunque vaffanculo, e buona domenica.
(Il trentenne prende e se ne va. Si chiede se è meglio un padre che ti premia in sostanze psicotrope o una madre che si comporta maleducatamente nonostante l'evidente torto? Che ne dice Piaget, di questo? Che ne pensa Don Milani? Poi pensa che a volte è bene imparare come i cani e la sua prima esperienza di Trento by Domenica gli può bastare per almeno un altro lustro)

sabato 2 aprile 2011

La fuga dei cervelli

Il reggae è bello, solare, positivo, veicola messaggi condivisibili e sostiene consumi naturali ed ecocompatibili, nonchè uno stile di vita scialla che il mondo dsarebbe meglio eccetera. Certo anche è che il reggae ha rotto il cazzo, come tutte le divise: il levare, le good bibratia, i dread, il chilum, non se ne può più e su questo non ci piove.
Non sono mai andato al Rototom ma è altrettanto sicuro che sia una megafesta coi controcò. E la festa, dai tempi immemori, è il rito più potente che c'è, per noi povere scimmie senza pelo. Anche in antropologia la festa e il sacro sono considerati concetti BFF. Quindi perdere un festone del genere è come se venissero i cinesi con dieci elicotteri cargo e si portassero via il Colosseo, per dire. Con la differenza che questo l'abbiamo mandato via noi.
Guarda qua, discreto pubblico, così ci autocommiseriamo il quanto basta.