Nuova Yorke è come la Marilyn di Andy Warhol. Il buon vecchio Andy piglia un'immagine della diva su mille, la semplifica, la riproduce e la inzacchera. Non importa che ci siano altre mille foto di Marilyn, quella di cui ci si ricorderà (a parte quella con la gonna alzata, of course) è quella colorata nella Factory. Come è giusto che sia. Questo è quello che succede a Nuova Yorke. Pigli qualcosa di tradizionale, lo assurgi a standard e cominci a lavorarci sopra, la colori di gioventù casuale. Quello che ti esce non è niente di nuovo, ma avrà una freschezza grezza lontana dalle fighettate della West Coast, un'essenzialità tutta nuyorka che ti farà battere il piede e gridare aùgaùga e dire è solo quel che è ma me gusta. Se lo fai in altri luoghi magari ti daranno del coglionello e copione, ma se lo fai a Nuova ti può andar di lusso. Con merito, per carità. Con le debite proporzioni, gruppi come Ramones, Velvet Underground, Strokes, The Kills fa(ceva)nno robe di gioventù d'altre ere ma non si può certo dire che le facci(eva)ano mmale. Ieri ho scoperto i The Gabos, son due fratelli nònesi e manco li conosco, ma le loro canzoni sono come il pompelmo rosa en ai laik it, così nuyorke che è un peccato siano a Salter e non in Merica.
Squadra Mobile di Trento Reparto Intercettazioni Telefoniche Sospettato: Felix Lalù
Giovedì 27 marzo 2008 ore 15.47
FLù: Pronto TN: Signor Lalù? FLù: Sì, digame. TN: Sono un dirigente di Trentino SpA, l'APT del Trentino FLù: Sì, ho presente TN: Le spiego. Il Trentino sta tentando di attrarre gli snoborder, siamo appena all'inizio, abbiamo fatto un paio di cosette FLù: Sì, ho avuto modo TN: Lei che ne pensa? FLù: Sinceramente, il sito mi fa cagare, è finto alternativo con musica democristiana, tempi di attesa sopra la norma, e questa cagata che si rovescia. Tipico sito "pavone" fatto per molto dinero, prolisso e rococò, bello per i truzzi del web ma una gran sega per l'utente medio, ovvero quello che dovrebbe attrarre. Roba che fa venire nelle braghe il dirigente ma non certo il fillio che va in snobor. Il concerto poi, lasciamo perdere. Senza offesa eh, che me l'hai chiesto tu. Però nel sitocompa che è più vivibile c'è l'intervista al mio amico Stefano. TN: Purtroppo Lei ha ragione, signor Lalù: i sondaggi ci dicono la stessa cosa. Proprio per questo abbiamo pensato a Lei? FLù: Perchè? TN: Lei è compositore no? FLù: Sì, più o meno. TN: Ecco, vorremmo commissionarle un brano musicale. FLù: E? TN: Vogliamo che lei ci produca una hit che colpisca al cuore gli snoborder. Ci metta dentro quello che vuole, ma soprattutto che piaccia gli snoborder. Deve essere ossessiva come discomusic, orecchiabile e metal, hardcore e hip hop. Magari se potesse metterci anche un po' di inglese, e un po di dialetto, che fa molto glocal. E un po' di gergo dei borders. Però stia attento, abbiamo Dellai sul collo, ci metta anche un po' di buonismo, tipo comportati bene o mettiti la canottiera. FLù: Mettiamola così. Mi rifiuto di scrivere canzoni di tal pasta, con soldi sottratti indebitamente alla collettività. TN: Le daremo 100mila euro FLù: Facciamo 200mila TN: Ok FLù: Affare fatto. Tra tre ore vi mando il pezzo.
Giovedì 27 marzo ore 18.59
FLù: Hei, il pezzo è pronto. TN: Quando ha detto tre ore credevo che scherzasse. FLù: E' che non ci voglio perdere tempo su queste cagate. TN: Certo, immagino, l'arte per l'arte. FLù: Esatto. La storia è presto detta. Ho rubacchiato qua e là ed è uscita la storia di uno snoborder ribbelle. Lo snoborder ribbelle esce di casa e la mamma gli chiede se ha il pullover ("vero che hai il pullover?", che canottiera non stava nella metrica). Lo snoborder, da vero ribbelle, se ne ffrega, ma giunto alla pista si accorge che la mamma aveva ragione (e qui abbiamo già accontentato Dellai). Impreca in dialetto, e pure in inglese ("che fret/l'è aussì fret/l'è aussì fret for myself"), chissà che qualche ragazzina non si svesta eccetera. Altri snoborder invece il pullover ce l'hanno ("è vero che ho il pullover"), ma il freddo punge, quindi si ghiacciano pure loro. Ma sempre un po' meno del ribelle. Poi però arrivano in cima alla montagna, e la canzone diventa sbregamudande, lo snoborder si commuove di fronte allo spettacolo della natura, e comincia invece a godere della stretta della vetta ("l'è aussì fret sto vent/l'è aussì fret sti monti"). Ma non c'è tempo per fare i romanticoni, è tempo di giochetti con l'asòt ("varda chi che trick/varda chi che trip"). Certo è freddo ma ne vale la pena e la giornata finisce in un tripudio di schitarroni, che non si sa mai, e si festeggia nell'allegria delle combriccole di snoborder. "Tiin" è il brindisi dei bicchieri che contengono alcoli, che i snoborder piace lo sballo dei beveroni, ma "varappappa" ricorda loro di mangiare quando bevono, che se no stai male, coglione. TN: Perfetto. FLù: Tenete conto che l'ho registrata in tre ore con voce kazù e chitarra acustica distorta, è un po' grezza e neanche a tempo probabilmente. TN: Non c'è problema. Tra una settimana verrà Steve Albini dalla Merica e registrerete il pezzo come si deve. Poi lo lanceremo su MTV, All Music e RadioAnaunia. FLù: Ok, lo farò sotto pseudonimo. TN: Certo. Come preferisce chiamarsi? FLù: La Ostia, che La Piccola Orchestra non fa di queste cose. TN: Audace, ma anche canonico. Sapevo che Lei era la persona giusta. Dellai non potrà lamentarsi, e gli snoborder si metteranno l'adesivo dei La Ostia sulle tavole. Bene bene. FLù: Sì, ma i soldi quando arrivano? TN: Mi dia le sue coordinate bancarie. FLù: Sticazzi. Li voglio in contanti, banconote da 100, in una borsa sportiva vintage. E me le porterà un pezzo di manza lasciva che sceglierò personalmente dal più rinomato bordello di Trento, quello di fronte al palazzo della Regione. Dovrebbe conoscerlo. Poi voglio essere insignito come Schuetzen onorario dell'impero austroungarico. Ah, e, se possibile, non fatevi più sentire. TN: Certo, come preferisce. FLù: Certo, come preferisco. TN: Ossequi
La Premiata Agenzia di Viaggi EcoArt riapre i battenti quest'anno con un'odissea fuori porta che non sarà riportata sulla LonelyPlanet. Che cazzo ce ne facciamo di scoprire il mondo, andare in Groenlandia, se non sappiamo neanche quel che c'è nella nostra valle. Si sa, che la pigrizia piglia sempre sotto casa. Domenica mattina, armati di gambe, si parte dalla Città dell'Utopia e poi si discende nell'orrido, miga paja. Si scende per prati boschi rupi fino all'Eremo di Santa Giustina. Per chi non lo sapesse, sta proprio in fondo alla gola della diga, in fondo alla forra, dove scorre il greto del fiumo. Una volta l'eremo era un punto importante sulla via dei pellegrini, tanto che Dermulo, il paese soprastante, da lui prende il nome. C'erano gli eremiti e si narrano storie evocative intorno a ciò che accadeva in fondo all'orrido, e macabre di quel che successe poi. Ce le racconteremo tutte e poi ne inventeremo delle altre.
Se la domenica mattina è troppo presto e avete intenzione di perdervi il "Viaggio nel profondo", ma siete curiosi di vedere dove stiamo andando potete godere di questo video. La via da cui scendiamo è quella comoda, non è la stessa del "Viaggio nel profondo". Se invece avete intenzione di unirvi, non guardatelo. Vi rovinereste la sorpresa.
Un paio di settimane si era con Tommaso (@ Yo Production) a Villamontagna a casa del compare Enrico (@ Laboratorio sul Moderno) e Silvia, unica portatrice nella stanza del gene dell'avvenenza. Succede quella sera che si dice eh sì è primavera, e in primavera in Val di Non c'è un animale che esce dal letargo. E'l'atomizzatore, che in questi giorni comincia la sua danza (che finirà in ottobre, se dio vuole). La danza dell'atomizzatore è la coreografia amorosa che il contadino noneso esegue con indefessa costanza per guadagnarsi le procaci grazie della natura nonesa. La danza ha la tipica forma a fungo vaporoso e i regalini che sparge a manciate generose hanno nomi strani come Delan, Captano, Pirimor, Zelig, Oscar. Questi regalini sono così salubri che l'etichetta, attraverso sobri simboli arancioni, avvisa (ma solo per precauzione) che è meglio non ingerire, inalare, e neanche toccare. Spuntano spesso, in Val di Non, i funghetti bianchi dei contadini, per la gioia dei passanti e la bestemmie dei ciclisti. Si dice che in Val di Non ci sia il più alto tasso di tumori dell'arco alpino. Morti defunti, mica falde acquifere. Non male, per una salubre valle di montagna. Tommaso racconta di gente che si è sbattuta e ha raccolto firme e ha chiesto alla provincia di monitorare la qualità dell'aria in Val di Non. La provincia ha detto sì sì, e poi non se n'è fatto un cazzo.
Allora ci siamo detti che sarebbe bello documentare questa danza, far un bel videoclip dei funghetti bianchi. Miga per fare el Bruno della situazione, tanto per vedere quel che ne salta fuori.
Nel giro di qualche giorno allora si sono organizzate queste due cose, in collaborazione con la Yo Production di Cles e la preziosa collaborazione di Bruno e Roberto su noivaldinon.com: 1. abbiamo aperto un forum (si chiama Mal di Non: la stagione dei veleni), per vedere chessidice (a chi non è iscritto a noivaldinon.com, che lo faccia, please, è affare di pochi attimi); 2. abbiamo lanciato un concorso chiamato "Aca Slongiada" (leggi qui) per un'opera collettiva, un video che documenti la danza degli atomizzatori. Tutti possono partecipare, girando qualche video amatoriale con la digitale. Se per fine aprile ci sarà abbastanza materiale ne ricaveremo un videoclip, o un videodocumentario.
A chi sia interessato chiediamo di partecipare, sia al forum, che vogliamo l'opinione di tutti, sia al concorso, che se lo sbattimento è massivo si possono fare cose buone: l'auspicio è che la gente faccia, invece di lamentarsi continuamente. Siamo curiosi di vedere quello che salterà fuori.
Come giudica la requisitoria dei pm di Genova? "C'è un equivoco di fondo. Su Bolzaneto si scontrano due tesi: nella prima c'è il black out della democrazia e l'Italia trasformata nel Cile di Pinochet; nella seconda, in cui credo e che corrisponde a risultati della commissione d'inchiesta del Dap, la stragrande maggioranza della polizia penitenziaria ha fatto il suo dovere, ma ci sono stati singoli abusi repressi dai presenti". Non è una tesi minimalista? "E perché? Dico che un abuso c'è stato. Ma leggendo alcune frasi dei pm si capisce che in loro c'è la missione salvifica per far trionfare lo stato dei diritti. Questo li ha portati fuori strada perché confondono singoli episodi e li interpretano come il frutto di un disegno preordinato non si sa chi" Invece di criticare i violenti attacca i pm? "La storia italiana è piena di pm che sostengono tesi rivelatesi fasulle. Il loro non è oro colato". A Bolzaneto non furono sospesi i diritti umani? "Lo nego. Alcuni fatti sono stati equivocati dagli imputati. Come la perquisizione corporale che è prevista dal regolamento. Chi denuncia le flessioni non sa che è solo un sistema tecnico per evitare ricerche più intrusive. Non c'è umiliazione per puro sadismo". Chi mise gli arrestati nella posizione del cigno applicava la legge? "Neanche a me sembrò normale e chiesi perché venisse fatto. Mi fu data una risposta strana, per evitare che i ragazzi toccassero le ragazze. Rimasi perplesso. Dalla commissione emerse che fu necessario per separare gli immatricolati dagli altri. Deciderà il giudice se stare in piedi quattro ore vuol dire sospendere i diritti". Per lei è normale? "I metalmeccanici stanno in piedi otto ore al giorno e non si sentono umiliati e offesi". Perché si precipitò a Genova? Vide gli abusi? A caldo negò pestaggi "sistematici e preordinati". "E li nego tuttora. Ero a casa e seppi dell'assalto a Marassi. Ritenni mio dovere stare vicino ai miei uomini. Non ero solo. La visita a Bolzaneto fu decisa al momento. Parlai con un fermato, ma non mi disse nulla". Contesta la tortura organizzata? "Non sono Dio e non posso negare a prescindere. Ma vedo singoli episodi da punire e perseguire". Donne tenute nude, gente costretta a gridare "viva il duce"... "Fatti gravissimi, ma singoli". E la testimonianza di un agente pentito? "Gli episodi sono sempre gli stessi: dita divaricate, il piercing strappato, la ragazza fatta uscire in slip e reggiseno in corridoio, quello obbligato a cantare Faccetta nera. Raddoppiamo pure i casi, ma non superiamo la decina. Tre giorni di emergenza, qualche singolo che perde la testa e va punito. Il resto sono palle giornalistiche". Perché, da ministro, non ha cacciato quei singoli? "Prima di rovinare la vita di qualcuno bisogna aspettare i risultati del processo. Sono convinto che emergerà la verità".
Sabato sono stato rapito dagli eventi e trasportato direttamente a Mezzana, in condizioni discutibili. Mai visto un concerto peggiore. Il Teatro degli Orrori è la cosa italiana per cui batte il mio cuor, in italiano niente era così grezzo ma importante dai tempi dei Marlene di Catartica: mai un nome fu così azzeccato (vedi video esplicativo), un concerto sanguigno e sanamente abominevole ma mortificato dall'acustica tipo grotta di Altamira, che tutto dev'essere immaginato, filtrato dalla pozzanghera sonora. Neanche in una sala prove di 2x3 metri con il crash dietro le orecchie si poteva sentir peggio. Per quanto riguarda i Linea77 parto dal presupposto che dopo il granfalò dei RATM il crossover ha latitato nell'offrire materia grassa e i Linea (come li chiama chi li rispetta, ovvero i miei amici giovani eccitati come amici giovani, manco ci fossero delle sedicenti sedicenni nude e accoglienti) non si sbattono tanto per sconfermarmi. Il concerto è stato come un coito al GrandeFratello: corto, bolso, monotono e nella posizione della missionaria (applaudite per carità, se no a MTV si offendono).
Questo concerto è stato il primo organizzato da Mamma Provincia (tramite Trentino SpA) nell'ambigua speranza di attirare gli snowboarder, noti latori di portafoglio rigonfio. Dico ambigua perché, oltre a questa campagna per attirare un crogiuolo di ubriaconi e sconvolti (nel senso buono, ma vera verità, confermata da studi sociologici avanzati), Mamma Provincia è lanciata nella crociata per sconfiggere la piaga sociale chiamata alcol (con mezzi lontani dalla coerenza). Per questo all'interno del concerto non si potevano acquistare bevande nè bere. Il risultato? Affari d'oro per il bar sopra il palazzetto, affari d'oro per il supermercato vicino, sovraffollamento all'esterno (di certo non scoraggiato dall'acustica merda) e una rinata sensibilità per il fai da te, con bauli rigonfi di casse di birra e grande condivisione.
Cara Provincia, è inutile lavarsene le mani con metodi così vili, è inutile spendere vagonate di dolleri per chiamare i gruppi alternativi, ostentare la mascherina cool come uno snoborder milanese e poi cadere alla prima curva, con miseria metropolitana ma attrezzatura vecchia di pochi dì. Cara Provincia, impara some gira il mondo: fai pagare il biglietto, prevedi anche dei ricavi magari (dando liquidi agli assetati e panini agli affamati, per denaro), fai informazione vera sull'alcol (magari in questo modo), non stigmatizzazione democristiana, piglia i soldi che ti avanzano e usali per attività con meno risonanza e più lungimiranza. So che è difficile, che con questa cagata ci avete pure fatto bella figura. Sarebbe bello se per una volta ci provaste. Nella vana speranza di una de-democristianizzazione, Porgo distinti salumi
Gli aguzzini di Bolzaneto, colpevoli di efferatezze alle quali anche che i figli di Satana avevano preferito l'omicidio, si sono difesi sostenendo che tutto fosse una performance organizzata dal Museo di Arte Contemporanea di Genova. In occasione dell'anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, un artista con finto accento tedesco e baffetti da Charlot ha proposto, per una considerevole somma di denaro, una parodia dei sistemi di tortuna della Cia, il tutto per dimostrarne l'inutile viltà. Gli agenti sono stati imbottiti con pere di Walker Texas Ranger e Beautiful, e lasciati liberi di esprimere le tecniche apprese per un intero weekend su comparse prezzolate e provenienti, per l'occasione, da tutto il mondo. Gli agenti erano stati istruiti ad ignorare le reazioni delle comparse, a loro volta istruite ad esagerarle per l'efficacia della fiction. Il diktat era: concentrarsi sulla peformance! L'arte per l'arte, perdìo!. Indagini ulteriori hanno evidenziato che buona parte degli agenti aveva anche studiato a casa, organizzando proiezioni domestiche di Salò, ovvero le 120 giornate di Sodoma, il peggior film che Pier Paolo Pasolini abbia mai girato, un film che al confronto la Passione di Cristo è una commedia sentimentale, una cosa peggio del grindmetal. Stormi di attivisti dell'Associazione dei Genitori (cugina della PMRC di Tipper Gore), indignati per la cattiva influenza dell'opera di Pasolini sugli innocenti agenti di Bolzaneto, si sono riversati nelle piazze italiane (le stime della Polizia dicono che fossero "veramente tanti"), bruciando videocassette de "La ricotta", con slogan quali "Basta con la violenza gratuita", "I registi culi vanno sodomizzati", "Pasolini in prigione" e "Ammazzatelo di botte". Il tutto si è risolto con una assoluzione plenaria perché, recita la sentenza "la passione per l'arte è un valore che va sostenuto e condiviso".
Di seguito un sunto della performance di Bolzaneto (qui l'articolo originale di Giuseppe D'Avanzo):
A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: "Allora, non li vuoi vedere tanto presto...". A un'altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H. T. chiede l'avvocato. Minacciano di "tagliarle la gola". M. D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: "Vengo a trovarti, sai". Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni "per accertare la presenza di oggetti nelle cavità". È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le "posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa". La "posizione del cigno" - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell'attesa di poter entrare "alla matricola". Superati gli scalini dell'atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della "posizione" peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella "posizione della ballerina", in punta di piedi. Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C'è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A. D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi. Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte". S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino. Ogni trasferimento ha la sua "posizione vessatoria di transito", con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C'è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati. In infermeria i detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P. B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un'agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell'unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all'accompagnatore. Che sono spesso più d'uno e ne approfittano per "divertirsi" un po'. Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L'accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello". Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché "puzzano" dinanzi a medici che non muovono un'obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato "strattonato e spinto". Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con "questo è pronto per la gabbia". Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di "trofei" con gli oggetti strappati ai "prigionieri": monili, anelli, orecchini, "indumenti particolari". È il medico che deve curare L. K. A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un'iniezione. Chiede: "Che cos'è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!". G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All'arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c'è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all'osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.
I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati.
Agli agenti di Bolzaneto dovrebbero fare un monumento. Un monumento alla passione per l'arte. Che sia di esempio per i nostri figli. E per i figli dei nostri figli. E per i figli dei figli dei nostri figli.
La prima volta che salì Zapatero in Spagna ero lì. Non è che la gente volesse necessariamente la sinistra. E' che la gente era stufa si Aznar, ma non tanto dei baffetti da sfigato. Tutti erano contro la guerra in Iraq e Aznar ce li aveva portati, come qualche altro suo compare, con conseguenze drammatiche. Poi c'era stata la minchiata Prestige: una petroliera bucata sulle coste della Galizia che, invece di essere portata a riva e circoscritta, era stata portata in mare aperto, dove si era aperta come un tronky per poi inabissarsi come uno stronzo di quelli tosti. In fondo al mare aveva continuato a zampillare gaiamente petrolio come un petomane nella vasca. Di giorno si pulivano le spiagge, e di notte si inchiostravano di nuovo. La gente non gradì, e lo mandarono a casa. Zapatero fece un governo light, pochi ministeri, tante donne, unioni di fatto subito e una serie di manovre che gli attirarono - perdio! - gli anatemi dei prelati. Questa volta invece pare l'abbiano scelto non come male minore, ma per il lavoro svolto. Chissà che un giorno non riconfermiono qualcuno anche in Italia.
Dopo GrandeFratello Dopo GrandeFratello meets Titanic aka L'isola dei famosi Dopo GrandeFratello meets Il ragazzo di campagna aka La Fattoria Dopo GrandeFratello meets Holly e Benji aka Campioni Dopo GrandeFratello meets Sono appezzi non mi pigliano più manco a Sanremo aka Music Farm Dopo GrandeFratello meets Non è che voglio imparare a cantare/ballare, mi basta fare la TV aka Amici (fu Saranno Famosi) arriva XFactor
Ce n'era bisogno? Ce n'è sempre bisogno. Si potrebbe obiettare che anche Elisa è stata scoperta al Karaoke. Ma c'era veramente bisogno di Elisa. Io preferivo la versione originale, La Corrida, almeno lì tutto era alla luce del sole. Beccavi dei disgraziati veramente talentuosi. Ai disgraziati non davano false speranze, glielo dicevano in faccia, quanto facevano pena, e ci si faceva una risata tutti insieme. Era quasi un rito catartico, La Corrida. Si rideva grassamente di loro ma anche con loro, e alla fine gli si dava una pacca sulle spalle e tutti a casa, che con le risate si è guadagnato un giorno di vita. Della gente di XFactor invece non si può che ridere di loro, per quanto sul serio la prendono. E intanto nei campi non vanga più nessuno.
A volte la vita riserva sorprese. Uno si distrae un attimo, si perde un paio di cose e il gioco è fatto. Ritrovare il bandolo è un impresa. Ho seguito Vivere per un po', lo guardavo con mia madre e facevo più o meno quel che faceva la Gialappa's. E poi, rispetto alle altre telenovele, mi sembrava la più plausibile, la meno incredibile. A parte la tipa che dopo essere riapparsa dal mare in Francia con la classica amnesia, aveva le visioni premonitrici, sparitele improvvisamente dopo un po'. Era un po' che non lo vedevo. Beh hanno cambiato quasi tutto. E' rimasto il lago di Como, che poi girano in Piemonte. Per il resto, un'ecatombe. Fuori tutti, son rimasti solo i Bonelli, che gestiscono bar, ristorante e hotel in due, e le cui splendide figlie sono ormai sparse per il mondo, almeno finchè non ne salterà fuori una che si erano dimenticati. E Alfio Gherardi. E Rebecca, la bionda dagli occhi bicolori. Scomparso Edoardo Costa, intravisto come mercenario in DieHard4. Scomparso Vincenzo, lo sbirro molisano. Scomparso raul Monteleone, la mascella del secolo. Scomparsa Irene, la figlia laureata senza mai aver aperto un libro. Scomparso Robberto, il medico dalle ortopediche azzurre. Scomparsa Adriana, la procace figlia di Alfio, con la sua bimba sfigata. Scomparsa un'altra che c'era da poco e manco mi ricordo il nome. La gente nuova è assortita come dev'essere: un paio di sbirri, un supermilionario con figlie fighe, una buona e una malvagia, una mamma ricomparsa dalla protezione testimoni. Ce n'è per tutte le eventualità. Il tifoso del Milan questa cosa se la sogna. A parte i due pischelli con la saudade, si terrà i moribondi ancora per un po', a trascinare per il campo il nome blasonato impresso sulla gobba. I produttori di candeline ormai si son piazzati a Milanello, che si fanno affari d'oro. Non quanto davanti all'ospizio dei ricchi, il Parlamento, ma non si può pretendere.
Letteralmente, la de-generazione è l'abbandono delle pratiche geneticamente predisposte, quelle che portiamo inscritte dentro di noi, quelle che hanno permesso ai nostri antenati di sopravvivere e procreare, in un modo o nell'altro, fino al nostro concepimento. L'odore della merda non è così disgustoso per le mosche, sennò starebbero lì tutto il tempo a vomitare. Per noi invece lo è. Lo è semplicemente perché giocando con la merda muori e se muori non fai figli. Da questo devo dedurre che i miei antenati non ci hanno mai giocato, o perlomeno non così tanto da morire di infezione da merda, o perlomeno non prima di spargere il seme. Mio zio dice sempre che Il mondo è bello perché è avariato. E torto non ha. Nel mondo animalo l'uomo è il campione delle piccole degenerazioni: si automutila coi piercing, si colora la pelle bucandola, cammina su pericolosi trampoli chiamati scarpe col tacco e così via. Ma queste sono cose (quasi) innocue, e culturalmente accettate. Ma alle degenerazioni non cè limite, altrimenti l'industria cinematografica sarebbe morta e sepolta da mò. In questo infatti momento nel mondo c'è un signorotto normale e rispettabile chiuso in una sontuosa stanza d'albergo con un gran pezzo di manza orientale con gli occhi di due colori diversi, affittato per l'occasione. Dopo uno sforzo in posizione da sumo la ragazza gli porge due bigoli marroni su un piatto di ceramica fiorato. Lui prende il piatto, lo annusa e ne mangia avidamente. Come tutti sanno le feci impastano la bocca e bisogna berci dietro qualcosa. L'uomo era solito usare il tampax: dopo averne succiato il prezioso nettare ne faceva un infuso. Ne usciva un infuso color porpora molto dissetante, oltre che bellissimo. Ma oggi è un giorno speciale. Il suo comune ha distribuito Mooncup, la zonta che conta, un bicchierino da grappa accolto come una rivoluzione. Dopo anni di succhia e infusa, finalmente può bere il prodotto direttamente al produttore. D'ora in poi il suo cicchetto non glielo leva nessuno.
Quando il mondo sarà controllato dai nònesi dovrete stare attenti a non lasciar trasparire le vostre origini fureste, ovvero non-nonese, o perlomeno capire e non proferir verbo, perché la sciabola nònesa non lascierà scampo (o almeno così recita il piano segreto).
Ma partiamo dalla base, il verbo comunemente noto al mondo italo come essere, che da noi, inaspettatamente, si dice universalmente èser.
Participio Presente Il noneso non contempla il participio presente perché diciamoci la verità, cazzo serve? Dimenticare. Diffidate da chi lo usa. Potrebbe esser un non-nòneso. O, peggio, potrebbe essere un tranello, per saggiare la vostra nonesità.
Participio Passato sta' (femm. stada, plurale stadi) Non viene mai usato da solo. Dimenticare. Diffidate da chi lo usa. Potrebbe esser un non-nòneso. O, peggio, potrebbe essere un tranello, per saggiare la vostra nonesità.
Gerundio presente Esèndo Usato molto raramente. Dimenticare. Diffidate da chi lo usa. Potrebbe esser un non-nòneso. O, peggio, potrebbe essere un tranello, per saggiare la vostra nonesità.
Gerundio passato Esèndo stà esendo sta 'n 'n guèra, el sa tut el. essendo stato in guerra, crede di sapere tutto.
Indicativo presente
mi son ti es el l'è
noi sen voi seu/sè (some ausiliare) lori i è
Per i orbi no l'è mai dì. Per i ciechi non è mai giorno
Imperfetto
mi eri ti eres el l'era
noi eren voi ereu lori i era
L'era en pòr laor Era un porigramo Can che eri sota soldà... Durante il serivizio militare...
Passato prossimo
mi son stà ti es stà el l'è stà
noi sen stadi voi Seu stadi lori i è stadi
Son sta' n tanta mona. Sono stato lontano 'ndo seu stadi pò? Dove siete stati?
Futuro semplice
mi sarai ti saràstus el el sarà
noi sarén voi sarèu lori i sarà
Can che saréu vecli ancia voi... (serie di disgrazie) Quando sarete vecchi anche voi...
Condizionale presente mi saruèsi tu saruèstus el el saruès noi saruèsen voi saruèseu lori i saruès
Congiuntivo presente mi fùsite ti fustùs el el fus noi fusen voi fùseu/fudéstus lori i fus
Se fùstus ci, saruestus miz ancia ti. Se fossi qui, anche tu saresti fradicio.
Come inizio mi sembra abbastanza. Esercitatevi, la fine delle civiltà altre è vicina.
Ormai una decina d'anni fa il compare Christian passò un anno e passa in Erasmus a Madrid. Portò indietro cassette registrate che mi aprirono mondi nuovi. C'era la patchanka della Mano Negra, sicuramente uno dei gruppi europei più importanti degli ultimi vent'anni; c'erano gli NWA, con Fuck Tha Police, Gangsta Gangsta, Straight Outta Compton e altri capolavori, compresa una traccia in cui si insegna alle groupies, a a chi voglia imparare, come fare un pompino coi fiocchi (chiamata, non a caso, Just Don't Bite It); gli Hechos Contra el Decoro, gruppo madrileño (il cui cantante, Nacho, mi ha ospitato per un mese nella capitàl) di ragamuffin hiphop; ma quelli che mi piacevano di più erano i Todos Tus Muertos (che tradotto suona come li mortacci tua), un gruppo argentino che faceva il culo a tutti i gruppetti skacore della Bay Area. Se ne uscivano con cose reggae e hiphop ma quando c'era da menar mazzate spaccavano ed erano smarzi come solo i gruppi sudamericani sanno fare. Basta guardare la copertina per capire tutto: un teschio fatto di fiori. Poi c'era questa canzone popolare resa prima reggae, e poi sparata a palla. La canzone è divisa in tre: una prima parte che fa molto canzone popolare, una seconda molto patchanka, e la terza sparata a manetta (partendo dal minuto 2.20). Noi, che non eravamo per niente patchanka, ma ci piaceva tirare per il collo le canzoni popolari e farle tupatupa, avevamo eliminato la parte centrale. Oggi li ho ribeccati per caso, suonano ancora, dal 1985 e sta uscendo il loro primo Greatest Hits. Altro che Ramazzotti, che ne fa uno ogni tre dischi. Questo è il video dell'originale e la seguente è la nostra versione sedicenne presa in sala prove. Devo ammettere che il nome della canzone Adelita(Tu Alma Mia), l'ho scoperto oggi. Non ci voleva un genio.
Al cinema è tutto più grande. Non lo hanno inventato gli americani perchè al tempo erano ancora delle mezze seghe in via d'espansione ma poi c'hanno preso gusto. Al cinema i capolavori torcono il fiato,i bei film diventano capolavori e quelli meno belli migliorano. Anche le pubblicità migliorano e sono più convincenti. Tutte, a parte quelle regionali. Non tanto per l'accento trentino malcelato o le ambientazioni lowfi: pare che i pubblicitari trentini sembrano dimentichi di vent'anni di evoluzione dell'arte dello spot, come se noi fossimo ancora tutti qui a piantar patate e governar le vacche. La gente non vuole più essere informata, o riconoscersi nella scenetta: ora devi stupirla, e trasportarla in mo(n)di nuovi e barluccicosi. Quelle regionali invece sembrano fatte sullo stampo degli spot MulinoBianco degli anni '80: la scenetta con la gente che sorride. Ma chi ci crede più? Unico spot che funziona, quello di Marcello Carli, candidato per l'UDC alla presidenza del Trentino. Sarà stata la potenza del grande schermo, ma per un attimo ho pensato di votarlo. E non solo io.
Poi, per fortuna, è cominciato Non è un paese per vecchi. Il film è un capolavoro. Non a livello del Grande Lebowski, tutt'altro tipo di storia, ma gran bel film. A parte il finale. Quando hanno riacceso le luci nessuno sapeva cosa dire, perché nessuno ha capito il senso degli ultimi cinque minuti. Solo uno ha detto Fantastico. Era per fare il figo con la tipina che si era trascinato per fare mostra del suo sapere. Perché sono sicuro che neanche lui ha capito. Dissimulare l'umana frustrazione del non capire con un esclamazione da cinefilo con le piaghe da decubito non è cool, amico. E' miserabile. Se poi per quell'esclamazione hai guadagnato punti e sei anche andato in meta allora hai fatto bene. Hai tutta la nostra approvazione. Non è un paese per vecchi è una gran canzone, lunga e articolata, di quelle con tanti strumenti ben amalgamati, ottimi solisti con stili diversi ma non troppo loquaci, con assoli e cavalcate di note. Che cresce mantenendo vivo il filo rosso sottostante, dura un bel po' ma non annoia. Tutto questo per tutta la canzone, quando tutto si ferma ed esplode in forme che non tornano. Non è John Zorn. E' solo il più becero del free jazz, quello del mi esprimo liberamente e se non capite o apprezzate siete degli ignoranti. Beh, sarò pure ignorante ma in musica come in cinema, il rapporto è a due regista-spettatore. Se il regista vuole masturbarsi il posto giusto è la sua cameretta. Registi che non si capisce: sarete anche dei geni, e a volte vi apprezzo anche, perchè quello che fate è fantasticoso (Lynch ci campa da una vita) ma non siete fighi. Vi piace provocare sconcerto. E ammettetelo: è pure una via d'uscita comoda. Molto più difficile è invece chiudere una storia con stile. Registi che non si capisce: le donne che amano non capire, e ve n'è fin troppe, ve lo succhieranno con sacra devozione, ma a me non la date a bere.
E' con profondo cordoglio che annuncio la morte del sito dei Piccolo Male Puro. Oggi scade il rinnovo del sito e, dopo anni, non ha neanche più tanto senso tenerlo in vita. Stacchiamo le spine. Ho scaricato mestamente quello che c'era da scaricare, come quando lasci una casa in cui hai vissuto per anni, e le cornici lasciano un quadrato bianco sulle pareti. Per chi non lo sapesse, i Piccolo Male Puro sono stati il laboratorio di violenza dolce mia e di due tra i miei più cari amici, Irene e Simone. Posso affermare senza false modestie che insieme abbiamo fatto cose egrege, e che avremmo potuto farne ancora, ma non si torna indietro. Resta la consapevolezza di aver fatto parte di qualcosa di grande e unico e irripetibile. Ora Irene non suona più, purtroppo, ma ricordo le sue mazzate da pianista come la più soave delle melodie. Simone invece ha ritrovato la giovinezza nei Fango, col suo stile semplice e maestoso. Lunga vita al Piccolo Male Puro.
In assaggio la più dolce delle perle, Candy Mandible. Sapevamo anche essere più bruti, e sicuramente ne avevamo di migliori, ma per un assaggio questa basta. Buona scolto.
Il sabato che non ti aspetti, a Trento. Quattro concerti quattro la stessa sera: Rosolina Mar e Nurse al Bruno, Supercanifradiciadespiaredosi al Paradiso, Dj berlinese + flauto spagnolo al Wallenda e festa mensile della Sonà, con Mamalbao et al. Robe da angoscia della scelta, qui nelle Alpi. La mia, di angoscia della scelta, mi ha reso esule. Così, con Fabrizia e David siamo scesi nella nerissima Verona a bordo della gloriosa Skoda, ascoltando modernità e parlando, con divieto di nòneso, dell'idea di organizzare un torneo di morra in una moschea. Tanto per metterlo nel culo alla Lega, che se lo merita. Sempre.
Premetto che sono cresciuto con i gruppi tupatupa, quelli del sudore che cola sulle prima file come una girandola da giardino, dove la condivisione degli umori non è solo metafora, dove la batteria non è solo il cuore pulsante della canzone, ma dà tono, stile ma soprattutto accenti alla canzone tutta. Perchè gli accenti sono importanti: avete presente la gente senza accento alcuno? Io non li sopporto. Tanti si vergognano del proprio accento e tentano di sciacquarselo di dosso con la carta vetrata. C'è da capirli: certi accenti abbelliscono quanto un naso adunco. Ma gli accenti dicono da dove vieni e dove hai vissuto. Non sono cose di cui ci si libera senza scialanza. La gente senza accento parla neutro e diventa subito monotona. La batteria è l'accento della canzone. Solo che nel frattempo il mondo di è evoluto e la batteria sembra dover fare la miserabile fine della lettera scritta a mano, sostituita da macchine più precise, meno ingombranti e che scoreggiano meno dei loro corrispondenti umani. Ma andiamo con ordine. My Awesome Mixtape Ad aprire il palco ai più blasonati c'era questo nuovo gruppetto chitarra-tastiera-tromba-violino-voce. Devo dire che i ragazzotti la sanno lunga: non posso dire di aver sentito una canzone pallosa, le melodie sono azzeccatissime, non fanno cose nuove ma le rimesolano bene, cantano quasi tutti e sono coinvolgenti. Ma i ma sono ma pesanti e li vado ad elencare: - forse sono io ad essere abituato ai gruppi indie come gente sporca e sudata, gente che non usa deodorante, ma questi sembravano saltati fuori dalle grucce, belli puliti e stirati, del tipo mamma esco a fare un concerto, mi stiri la mia maglietta degli Offlaga? - con tutto il rimestare motivetti le canzoni sembrano tutte uguali, per quel che fanno violino e tromba, lo poteva fare anche una tastierina. Magari con gli anni faranno il passo in più ma per il momento no. - le canzoni sembrano tutte uguali, sempre a palla, come se togliere fosse un disonore. E qui esce proprio il discorso di prima. Se avessero un batterista invece della macchina il tutto sarebbe più fluido, e parrebbe più vario. Così sono solo il gruppo indie che fa molto bene la sua cosa ma si ferma lì. A me sembrano una via di mezzo tra gli At the Drive-In (e non per la chioma che il cantante non ha più) e Raffaella Carrà, per quello che può voler dire. OfflagaDiscoPax Si presentano con tutto il nuovo album più qualche vecchia (Kappler, Enver, Tono Metallico Standard, Tatranky e una Robespierre lieve), gli Offlaga: due musicisti poco più che venticinquenni attorniati di chitarre, bassi, tastierine e bottoni di ogni sorta, più un recitatore quarantenne con la panza e dall'aspetto ordinario, che recita immobile come una busto di Lenin. Recita con l'intensità e l'invasatezza di chi si dimena, ma dentro, Max Collini, alternando un cinico sorriso da Gioconda a sguardi da cavia da laboratorio Acme. Anche loro sono sprovvisti di batterista, ma in questo caso la mancanza si fa sentire poco, che le basi sono varie, e soprattutto valide, di quelle con gli accenti cazzuti. Cambiano spesso strumento, quelli dietro, e tramano e ordiscono melodie semplici ma valide, con i crescendi e i scendendi nei punti giusti, che senza il cantato non è poi così facile. Condiscono la voce come l'aceto balsamico, con vigore e personalità. Non sto a parlare delle canzoni, che le sinossi non rendono. Che rispondano a verità ha anche poca importanza. Che riflettano e raccontino un ambiente spesso 70's e compagna neanche tanta di più. Sono racconti brevi, cicchetti di vita sinceri e poco autocompiaciuti, e questo ha già più importanza. Ho sempre creduto a chi non ti vuole insegnare niente. Più che un concerto un'esperienza: assistere a un reading del genere nel 2008 è speciale come ricevere una lettera scritta a mano. Loro si che ce l'hanno, gli accenti.
Eccone un assaggio
La reporter e compare Fabrye ha pure fatto le foto.
Bisogna imparare l'inglese perché così ti spieghi anche tra i zulù. Imparare il francese, non perché serva a qualcosa, ma perché sennò i fighetti dei francesi si offendono. Lo spagnolo perché pare che tutti siano in procinto di trasferirvicisi. Anche il crucco, ma solo per parlare al cane. Il cinese perché un giorno, quando si accorgeranno che le leggi di controllo delle nascite hanno provocato uno squilibrio gonadi/uteri di 7/1 verranno a prendersi le nostre donne, e allora ognuno di noi avrà un po' di sangue cinese.
La verità è che nessuno sa guardare più in là del proprio naso E' proprio vero che per gli orbi è sempre notte. Perché la vera lingua del futuro non è nessuna di quelle finora citate, e neanche l'esperanto (l'equivalente tra le lingue di un nerd con gli occhiali spessi e la riga da balilla): è la parlata della Val di Non, il nòneso. Ebbene sì: i Servizi Segreti Felix Lalù, conducendo indagini sulla creatività linguistica della bestemmia, è incorsa in documenti importanti (gli scienziati la chiamerebbero serendipità, ma il rapporto dei nostri agenti parla di culo sfacciato), documenti che farebbero impallidire il Mignolo col Prof. La notizia - segretissima e celata all'interno una forma di grana- è che i nonesi hanno un piano diabolico per conquistare l'egemonia del mondo. Voi pensate che i nonesi mangino le loro mele, con tutta la merda con cui le condiscono? La verità è che Melinda è solo una copertura per sottomettere il resto dell'umanità. Sotto ogni mela è infatti celato un chip a emissione di feromoni che provoca sottomissione coattiva a qualsiasi ordine impartito in nòneso. La lingua come strumento di potere. Un concetto vecchio come il cucco, che la LoggiaMelinda ha fatto suo con studi condotti nelle quattro più recondite malghe di paese, trasformate in laboratori ipermoderni intitolati ai più famosi personaggi nònesi: Bernardo Clesio, vescovo pappone; Maurizio Fondriest, ciclista modesto; Franco Tretter, politico e ladro di orologi, e l'immancabile nonchè medesima Melinda, prodotto - ehm - della terra. Allo scattare dell'ora X il mondo diventerà un unico serbatoio di servitù e l'unica possibilità di affrancarsi è di masticare il nòneso e nascondere la propria qualunque identità altra. Ma niente paura: Felix Lalù è misericordioso e ti offre la possibilità di colmare la tua inutile ignoranza. Per farti trovare pronto alla resa dei conti. Dopo anni di gestazione ecco a voi
Scuèla de Nònes Nuovo Corso Multimediale di Nòneso
Purtroppo per voi ignoranti, non esiste un nòneso standard. Il nòneso, come tutte le lingue senza un esercito, cambia da paese a paese. La versione insegnata in questo corso è quella di Casez, che è uguale a quello di Banco e Sanzeno (che formano il Comune di Sanzeno), quasi uguale a quelli dell'alta Val di Non fino a Sarnonico e comprendibile in tutti gli altri paesi della valle, meno dai furesti.
Per esempio, un termine bisillabico qualunque come uovo si presenta in almeno sette varianti: uèu: Ciadièz uéu: Brez uòu: Còret òvo, òo: Cles óvo: Tuèn óf: Den óu: Rum
Ecco, noi diremo uèu, ma ognuna delle varianti è valida, soprattutto se si accompagna la locuzione indicando l'oggetto in questione. Quando bisoognerà usare il Nònes in tempi di guerra termobiologica globale non potrete più affidarvi a tali mezzucci. Questo tanto per far capire che non è che la gente di montagna fatica a comunicare, sono gli altri a vivere nella bambagia linguistica. Ormai non si torna più indietro. Tenetevi pronti
Inverno. Mentre le piante dormono, in Val di Non e nel resto del mondo è tempo di potatura. Particolare caso in cui la componente estetica (la pianta folta sembra selvaggia) e quella sanitaria (la pianta folta rischia più malattie) coincidono con quella economica (la pianta rende di più). Mi spiego meglio. Il ramo è un convogliatore, di energie, che dal centro vanno verso il cielo e viceversa. Prendiamo un ramo di tre anni ad esempio. Il ramo tende ad allungarsi, allontanandosi così da tronco (il centro) e disperdendo le energie. Spaventato dall'allontanamento del figlio nascono svariati rametti vicini tra loro, che disperdono ancora di più le energie senza fruttare niente di buono. A questo punto l'unica soluzione è detronizzare il re bolso con i suoi tirapiedi inutili e passare lo scettro al più promettente dei suoi delfini. Scegliamo un ramo di un anno, forte abbastanza da sostenere il peso del dovere, ma finora inibito dalla presenza del gran capo. Tagliamo la testa al re e incoroniamo il ramo nuovo. Le energie così si ridistribuiscono con equilibrio, il nuovo ramo principale è più vicino al tronco e crescerà più forte e fruttoso, con gioia del ramo, tronco, della frutta a venire e del circondario tutto. Al di là delle considerazioni di tipo politico che questa attività solleva(la nostra casta gerontocratica), dall'arte della potatura ho tratto un insegnamento di quelli che sono così ovvia che mi pare di dire una cazzata: nella vita, per crescere più forti non c'è scelta, devi fare un passo indietro, ché senza rincorsa non vai da nessuna parte. Non che sia facile farlo, ma come diceva il padre del compare Sergi hay cosas que un hombre tiene que hacer, y las hace tranquilamente.
In tutte le culture la vita è un ciclo. Si parte, si arriva e l'arrivo coincide con una ripartenza. Non è che gli uomini se lo sono inventato. Semplicemente si sono guardati intorno e tutto quello che si vedeva confermava che tutto funziona così. Le uniche culture contrarie a quasta visione circolare sono quelle lineari, tra cui le religioni monoteiste (nonchè la scienza), non a caso nate storicamente per unire e/o soggiogare popoli diversi sotto un'unica bandiera anche detta dio o conoscenza suprema. La vita è un ciclo: noi mangiamo lo speck, poi lo caghiamo, il maiale mangia la merda e la trasforma magicamente in speck, e così via. Così accade alla vita dell'uomo. I vecchi non diventano come bambini? Mano a mano diventano sempre più dipendenti, finchè la vita si riduce alla trinità mangiare-cagare-dormire come i neonati. A una delle mie nonne è andata così, si è ritirata giorno per giorno, sostituendo viavìa il canto al dialogo, fino a ridiventare un feto. A volte capita che i vecchi, forse perché sgravati della responsabilità, non solo ne sappiano più dei genitori, ma addirittura siano più avanti, e abbiano idee più progressiste e liberali. La mia altra nonna è così. Ha anche imparato termini giovanili come che sega o che menate ti fai? e le utilizza propriamente. Oggi pomeriggio è uscita con l'ultimo degli esempi. E' stata a Pietralcina, col gruppo anziani cattolici (aggettivo pleonastico, che qui anziano non cattolico è come dire acquasciutta), a vedere Padre Pio. Come tutte le nonne va sempre a messa, prega ma non ne fa certo una malattia. Ebbene, ne è tornata redenta. Mi racconta che stanno costruendo una basilicata immensa, che è uno spreco, con tutta la pora gente che muore di fame, e i missionari in difficoltà.. Che tutto è Padre Pio e che si rivolterebbe nella tomba. In luogo di visioni, preghiere, miracoli e santa devozione, mi confessa di aver perso la vocazione. Certo il grande piano diabolico di SoloMacello non ha rivali per essenzialità ed economicità, e passerebbe il rasoiata d'Occam alla grande, ma organizzare gite di redenzione come quelle della mia nonna a Pietralcina, Roma, e altri bei posticini dove la chiesa di mostra in tutta la sua pomposa secolarità, con un reparto guide composto da metallari e satanisti e bombolette spray per tutti, sarebbe un piano da non sottovalutare. Non tanto per convertirli, che il mondo è pieno di chiese e una vale l'altra, quanto per colare la santa mortadella senza uccidere nessuno. E' un piano da cui non si trarrebbe certo un film decente (quelli con i morti, le torture, le sparatorie e gli inseguimenti), ma un bel documentarietto salterebbe fuori.
In uno degli ultimi Internazionale una ragazza italo di origine indiana lamentava che il simbolo della svastica, che nella sua cultura d'origine è un simbolo di vita e di buon augurio, non si può usare in occidente, diciamo per ovvi motivi. E' giusto rispettare chi ha sofferto a causa di quel simbolo (o meglio a causa di chi su quel simbolo ci ha marciato) ma - concludeva - è un gran peccato. Hitler si è fregato la gioia della svastica come Berlusconi si è fregato l'urlo di tutti noi quando guardiamo la nazionale. Lo stesso si può dire di certe canzoni del fascio, come Faccetta Nera. Presa senza considerarne l'accezione politica si tratta di una bella canzone, decisamente meglio di Bandiera Rossa (e fors'anche di Bella Ciao): è più circense e allegra e decisamente meno seriosa. Bella da cantare, ma pregiudizievole, anch'essa per ovvi motivi. Prendi eia-eia-alalà, non vuol dire niente, eia-eia-alalà, e tutti dietro, è geniale. Questo discorso lo fa un fascista, in pellegrinaggio alla tomba del duce, ad Accio, il fratello fascio in Mio fratello è figlio unico. Come dargli torto? Magari il tipo che l'ha inventato non era neanche fascio, oppure era fascissimo, ma cosa cambia? La connotazione postuma non ne cancella la genialità. E per quanto sia dura ammettiamolo perdìo.
Tutto non tanto per rivendicare il diritto del funambolo di parlare di corda in casa dell'impiccato, quanto per giustificare l'affermazione che Gimme More di Britney Spears è una gran canzone, checché ne dicano i miei compari. Senza offese, il more vomitoso del ritornello è la cosa più metal che ho sentito dai tempi in cui Phil Anselmo aveva la voce. Madonna, che ne sa una più di Piero Pelù, e si ricicla camaleontica senza sbagliare un colpo, affidandosi a musichieri valenti, insegna. Sarà la saggezza trasmessa salla saliva.