giovedì 19 novembre 2009

San Teflon

Mi chiedevo a che cazzo serve andare su marte, sulla luna. Mi chiedevo, soprattutto, a chi cazzo serve. Sembra una di quelle cose del si deve perché si può. Hai i mezzi, la tecnologia? Che fai ancora qui sulla terra? Fatti un razzetto e parti per l'west dell'universo. La tecnologia va sviluppata perché la tecnologia va sviluppata. Poi di solito la tecnologia l'ha sempre sviluppata la guerra. Gli occhiali, il frigo, la morfina e l'anfetamina son nate magari per caso ma poi se qualcuno ha pagato qualcun altro per sviluppare certe scoperte non è mai stato per i bambini dell'Africa affamati con la pancia gonfia. Sempre e solo per conquistare. Risorse di solito. (E con esse vagine, ok, ma questo è un altro discorso).
Ieri la mia nuova compagna d'appartamento occasionale ha fatto wurstel, roba mai vista in casa nostra perché c'è dentro anche l'asino e noi l'asino non lo mangiamo. In zero3secondi la casa era odore di fumo bruciato. Con tutte le pentole antiaderenti che possono offrire i nostri scaffali ne aveva usata una alla vecchia. Io che non sono poi così vecchio non ho mai cucinato senza l'antiaderenza e allora mi chiedevo come si faceva prima, io avrei bruciato sempre tutto. Casa nostra non puzza mai di bruciato e questo lo devo solo al teflon. E da dove viene il teflon? Dovete sapere che blablabla. Adesso ve la spiego in fretta, l'ho vissto in un documentario sulla seconda guerra mondiale quindi è vero.
Stavano tentando di fare la bomba atomica ma non ci riuscivano, perché l'idrogeno si attaccava alle pareti (o qualcosa di più plausibile), è arrivato uno e ha detto proviamo col teflon. Idrogeno+Teflon=HiroshimaNagasakiBumBum.
In pratica ogni volta che non bruci il sugo qualche persona normale come noi ma deformata dalle radiazioni ringrazia.
Questo non è umorismo cinico, non c'è niente da ridere.
E' solo che il mondo è strano. Tutte le nostre comodità sono fatte sulla pellaccia della gente morta scorticata deformata e pure torturata. Se fossimo più sensibili sentiremmo le urla di dolore loro e pure di tutti i loro parenti ogni momento della nostra vita, parlando al telefono, accendendo la ventola dopo aver cagato, aprendo un rubinetto, accendendo la luce. Ma sarebbe veramente insopportabile. Meglio dare l'8permille alla chiesa.

mercoledì 18 novembre 2009

Del riposizionare la mandibola nell'apposita sede

Non so se sia stata colpa del grunge ma negli anni novanta per un giovane suonare acustico era roba da sfigati. Chiudersi nella cameretta, distillare tutto il dispiacere di non avere una vita viziosa in lamentose canzoni acustiche. Vuoi mettere coi pompini dalle groupie? Che poi la maggior parte di noi alla fine non li abbia giustamente ottenuti è altra cosa. Poi il mondo gira e torna sempre indietro con passi avanti e così gruppi acustici is back. Nella metropoli della musica suonare acustico è come girare in Vespa, zigzagando le macchine imbottigliate. Un gruppo, se solo c'è una batteria, è almeno una familiare. Un gruppo attento ai suoni e pieno di pedali è un Suv, immobile come un tank. Il Trentino non scappa dalle vicende del mondo ormai da un po'. In principio erano le Fonda Sisters. Gente che veniva dal rock e dal crossover, perfettamente consce che senza batteria gira per un paio di canzoni, poi ti tocca arrabattarti per tenere alto l'interesse, con tutto il sudore che serve. Se non sei in grado c'è la crisi. Torni ad essere lo sfigato degli anni novanta e per masturbarsi c'è sempre la cameretta. Perchè il problema dei acustici è questo, manca il beat, la spina dorsale del concerto.
L'altra sera ho visto Anansi all'Osteria Trentina. Da solo, con chitarra e looper, a volte. Roba che tutti noi che facciamo acustico dovrebbe fare i pellegrinaggi a vederlo, raccogliere il sudore in un'ampolla e portarselo a casa. O in alternativa, imparare. Perché non è mica facile col reggae. Certo il reggae è sempre bello e il levare aiuta a tenere le palpebre ben tese ma dopo un po' diventa 'na palla insopportabile, obiettivamente. Ci vuole una dote innata intanto, ma questo non basta. Il mondo è pieno di geni che si fanno le seghe davanti alla gente. Ci vuole invece una capacità di ascolto e una curiosità per cogliere qua e là quel che piace, aggiungere, maltrattare, violentare le cose belle e già sentite. Definire solo reggae quel che fa Anansi è come dire che gli omini di Haring son solo omini. C'è tutto quello che dal reggae è nato negli ultimi trent'anni, con un po' di soul (e quella voce della madonna certo aiuta) con una vena di cantautorato alla Beck di One foot in the grave che rende tutto più variegato, meno scontato. A me viene in mente più Ben Harper, e non solo per la cover di Sexual healing. Perché non basta saper suonare, bisogna saper cosa suonare e come suonarlo, e metterci il silenzio dove ci va. Poi signori, c'è gente che fa i fighi solo perché sanno fare gli assoli di questo e quello (quando questo e quello son già passati ad altro, ovvviamente, oppure morti): passare a vent'anni dai palchi di tutta Europa e Nuova Yorke con un mostro come Roy Paci (senza fare tappa a Xfactor) e poi in un buco di Trento e mantenere l'umiltà ventenne che manca ai maturi trentaquarantenni è semplicemente esemplare.
Quindi, signori musici trentini: la prossima volta che suona in acustico ve lo andate a vedere. Dopo aver riposizionato la mandibola nell'apposita sede potete anche tornare ad annoiare gli uditori, ma stavolta senza più scusanti.

PS:
Il disco, purtroppo, non è il massimo. Molto pulito, troppo pulito, e l'omo ha da puzzà. Le canzoni sono belle, molto. Le riconosco, le ha fatte in concerto, ma non c'è paragone. E' come andare a vedere la Gioconda che è piccola e bella e va vista da vicino e invece c'è la gente di mezzo, il popolo bue col sudore misto chanel, che mette effetti e chitarrine da gruppo cover ben ogliato dove non servono e si perde l'essenza. Insomma musica fatta bene, fatta per essere il numero uno.
Ti prego, Stefano, facci un disco solo acustico, anche registrato in bagno. Non smetterei di ascoltarlo.

lunedì 16 novembre 2009

Fogli di via

Mettiamo anche che io sono d'accordo che occupare uno spazio in disuso e sfruttarlo cioè fargli fare i frutti buoni per tutti è cosa buona e io la condivido, cazzo se lo condivido.
Mettiamo anche che la repressione come l'ha fatta il comune di Trento e in difesa della legalità (la legalità dico, ora in Italia vien fuori che è un valore, un fine e non più un mezzo per convivere bene le genti, ma questo è un altro discorso ancora) sia più una roba da telefilm americano che da paese civile dove di solito si parla si discute blablablà. I fogli di via poi, si torna a bandire la gente che manco nel medioevo.
Quello che hanno fatto gli anarchici a Trento è proprio una roba da boci sfigati gnegnegnè. Già Trento non è granchè come città. Certo è più figa di una citta del nordeuropa ma non ci vuole poi molto. Già a Trento non esiste la buona tradizione urbana di imbrattare i muri con cose belle, che son solo tags sfigati (oltre al peggiore che scrive sfigati sulle tags. Ci mancava solo lui, ci mancava). Gli anarchici, perché a loro pareva e sembrava cosa buona e giusta, invece di fare cose belle per la città, han deciso di riempirla di scritte così stupide (a parte Bossi ride storto, geniale, ma è una su trenta) che son contento di vivere dall'altra parte della città.
Ci vorrebbero i fogli di via, ci vorrebbero. Non per quelli che occupano, ma per la gente che imbruttisce la città. Perchè il brutto ci imbruttisce a tutti. C'è modo e modo, e mondo e mondo, signori anarchici. I signori che c'han insegnato l'anarchia non sarebbero d'accordo. E non parlo di Sid Vicious.

Foto| L'Adige.it

giovedì 12 novembre 2009

Testamento biologico

Una volta volevo essere cremato ma non si poteva. Della sepoltura non mi dava fastidio nè l'essere rinchiuso in una bara da metallaro nè tanto l'essere mangiato dai vermi. I morti marciscono inquinano la terra più degli antiparassitari e delle ciunghe. Volevo essere cremato e disperso in alta montagna, dove di solito mettono le croci. Tipo Il grande Lebowski ma con il vento a favore. Poi non tanto per la croce in sè, è che le mettono sempre nei punti migliori, come a rovinarti la festa. Poi ieri i vescovi hanno deciso che la cremazione va bene. E' plausibile che la questione non sia tanto di ordine teologico o di aderenza alle indicazioni del signore (questo non è mai stato un problema, a guardar bene la storia). Semplicemente i camposanti sono più intasati delle carceri di Fuga di mezzanotte e allargare o costruire un cimitero costa più di un risarcimento per un minore violato.
In ogni caso, ora che sarei un cristiano responsabile ho già cambiato idea. Questo post funziona come testamento oggi, è importante. Sarà perchè son figlio di macellaio. Sarà perché stando qui davanti a uno schermo piatto mi perdo gli erti di qui. Sarà perché non voglio occupare nessuno spazio nè nessun luogo. O forse perchè ho visto troppi Dexter.
Mi piacerebbe essere smembrato come una vittima di un serial killer qualunque ma preciso ed essere dato in pasto ai mangiatori di carogne in un bosco qualsiasi, così invece di diventare cenere e poi terra e poi frutti diventerei membra di bestia e poi merda. Peccato che non puzzerà che la mia che mi piace tanto.
Quando la nostra civiltà e tutte le altre vivranno nelle caverne e sotto i cavalcavia e il mondo tornerà alle bestie selvatiche, i vescovi (perché anche se saremo sfigati le loro pance rubizze non ce le leveremo tanto facilmente) decideranno che questa sarà la soluzione migliore. Primo, per evitare che ci mangino vivi. Secondo perché una bestia feroce sazia è più lenta la becca anche un vescovo obeso. Sarà un ritono al cannibalismo, praticamente. Evvai.

mercoledì 11 novembre 2009

La liberazione dei pelati


Quando eravamo piccoli il mondo era più semplice. Ad esempio uno con la testa rasata senza pelo era 1. uno skinhead oppure 2. uno in chemio. Quelli con la pelata si tenevano la vergogna. Altri per la vergogna aumentavano la vergogna col riporto, che è quel nascondere che evidenzia. Nessuno avrebbe mai pensato di rasarsi. Questo per la connotazione di cui sopra. Siccome non si poteva chiamare pettinatura da chemio la chiamavano taglio alla tenente Kojak o al massimo alla Yul Brinner, che erano così da anni, in barba ai pregiudizi. Anche i negri si rasavano, molto prima dei bianchi ma si sa che a parte il fatto di essere i nostri progenitori biologici e geografici e quello di aver inventato il jazz, il blues, il rocknroll, l'hiphop il fistfcìking e (quasi) tutte le forme di cultura pop che poi i bianchi hanno copiato, a loro non è mai stato dato molto credito.
Poi a un certo punto verso l'inizio degli anni novanta è svanito il maleficio. La liberazione dei pelati ha portato nel mondo a folte schiere di teste rasate, da Sacchi a Mazzocchi a mio zio a Pantani. Quelli della chemio han scoperto la bandana e gli skinhead li riconosci comunque per gli anfibi e le braghe schiacciapacco.
Ora la quesito che ciò da qualche giorno: chi è stato il primo dei personi conosciuti a fregarsene e rasarsi copiando (per l'ennesima volta) la pratica dai negri?
Non che questo ci riporti indietro la semplicità del mondo.
Purparlè.

martedì 10 novembre 2009

Pisciare in piedi è da trogloditi

Così dicono a Berlino. Sono andato a Berlino e ho visto Fight Club. Ho scoperto che Jim Carroll è morto quest'estate ma la sua morte è stata soffocata dal funerale di Mike Bongiorno. E' vissuto fin troppo, per i suoi vizi. Carroll, non Bongiorno. Sentito Architecture in Helsinky, Depeche Mode, Mogway, Johnny Cash, Knife. Letto Mr.Wiggles e La spacciatrice viola di Daniela Perissinotto. La casa della nonna, i clienti sfigati, l'ex che si fa le pippe col braccio dentro una mucca, l'ingegnere con l'alzeimer, la setta che muoiono due giorni dopo, il padre di uno se la fa in bagno mentre lei è strafatta, lei si innamora, la sgamano un po' si e un po' no. Il resto leggetevelo. Mangiato currywurst, chinesebox, tagine, hawayburger e tutte le schifezze buone possibili. I controllori non li fanno con la divisa. Prendono gente che sembra smarza. Punkabbestia, turchi, così non li sgami. A Est c'è il tram, a ovest la metro. Tanti baristi sono gay perché son più puliti e trattano meglio le persone. Per la prima volta nella mia vita sono entrato in un bar e uscivano le dolomiti sonore dei Kyuss. Neoangin è il gruppo di elettronica da cameretta di Jim Avignon, il mio artista vivente preferito. Il bloody mary fa cagare. Proprio tanto. Mi son perso il concerto di Neoangin, cazzo, per colpa di una cena amarcord e luculliana. Ho fatto bene. Ho visto dal vivo la ruota su sgabello di Duchamp. E' una ruota su uno sgabello. Una macchina enorme per raccogliere l'acqua piovana e poi dire questo è arte, una tipa che spacca i vetri delle macchine parcheggiate lì apposta, e le vecchie e i vigili le fanno ohyeah col dito, uno che urla fino a finire la voce, come se quelli che la vorano al mercato non lo facciano già tutti i giorni. E delle casse chiuse. Certe cose è meglio tenerle nascoste. I curatori dovrebbero tatuarselo sul monte di venere, dovrebbero. Poi se una roba si puo entrare a due a due invece che tutti insieme sembra più figa anche se è una cagata totale. A Milano dicono geniale per tutto. O forse è solo la Vale. C'abbiamo tutto da imparare, noi della montagna, c'abbiamo. Poi alla tele c'era uno che faceva le piroette su due ruote su un bobcat rosa con su il coniglietto di playboy. Faceva anche il bullo. Sull'aereo si mettevano l'amuchina. Solo per farci sentire in colpa e irresponsabili. La stesssa tipa dell'amuchina guardava male una coppia con un cucciolo di uomo che piangeva come se l'avesse lasciato la ragazza. Dovvremmo ringraziarli, i genitori dei boci che piangono sugli aerei. Almeno loro mandano avanti la specie che ci pagherà la pensione che non avremo. Infine, se il grado di civiltà di una città si misura dalla bellezza delle cartoline che trovi nei bar, Berlino sta morendo.
Ah sì, c'era anche la storia del muro. Ai figli che non avremo che chiederanno di questo evento (che poi ne faranno uno ogni dieci anni) potrò sempre dire che non ho visto un cazzo perché me ne sono battuto le balle.

mercoledì 4 novembre 2009

Discreto pubblico, corri in libreria!

Apriamo lo spazio pubblicità di oggi con un libercolo che c'ha levato l'estate da sotto i piedi, a me e alla Daliona.
Parla delle band trentine. Non c'è niente di quello che potete trovare sul myspace.
Nomi dei componenti? Strumenti suonati? Chi se ne incula.
In che anno s'è formata la band? Genere prediletto? Chi se ne incula.
Concorsi vinti? Aperto il concerto nel pomeriggio per la rockstar che suona la notte? Chi se ne straincula.
Qui si parla più della vita della gente, di scrivere canzoni e suonare in una sala prove fumosa come una bisca degli anni trenta, di caricare e scaricare amplificatori e tante altre vaccate.
Da oggi è in tutte le librerie del mondo, così finalmente me lo levo dai coglioni.

Autore: Dalia Macii e Oscar de Bertoldi

Titolo: Bastarock. L’underground dei Bastard sons of Dioniso

Editore: Egon
Pg.: 140
Anno: 2009

Prezzo: 13€

Isbn: 978-88-96215-18-0

in libreria dal 4 Novembre

Non è facile definire cosa si intende con l’espressione scena rock di un luogo né quali siano gli elementi che accomunano i gruppi che ne fanno parte. In molti casi è il nome di una città a diventare sinonimo di uno stile e di un particolare tipo di sonorità. Ma è sufficiente la mera condivisione di uno spazio geografico per condividere anche l’orizzonte musicale?

Bastarock applica questo criterio alla provincia di Trento e racconta la sua piccola -ma insospettabilmente varia- galassia di gruppi. Abbiamo cercato di fotografare un mondo sotterraneo, una scena musicale underground che con una punta di ironia abbiamo definito sottobosco. La sfida è la scelta di raccontare tutto il corpo sommerso di un iceberg affiorato in seguito all’improvviso successo dei Bastard sons of Dioniso.
Ci siamo messi in viaggio sulle strade del Trentino, alla ricerca di un’attitudine per il fare musica e suonarla dal vivo. Insieme alle parole abbiamo raccolto tutto il materiale possibile: fotografie, locandine, materiali, gli oggetti feticcio di ogni gruppo. Per non perderci in vaghe generalizzazioni di sociologia giovanile abbiamo eletto l’aneddoto come filo conduttore di questo viaggio: le situazioni paradossali, gli episodi, le storie e gli aneddoti capaci di restituire l’anima di ogni gruppo.
Uno dei luoghi principali di questo viaggio è senz’altro Sonà Music Club di Pietramurata. Sul muro del locale c’è una scritta fatta a mano con lo spray da un vicino esasperato: Basta Rock, ho fat la not (Basta Rock, son rimasto sveglio tutta la notte).

Dalia Macii | Oscar de Bertoldi



In realtà questo mi mette in grande difficoltà perché oggi esce anche il libro nuovo di Luttazzi, La guerra civile fredda.
Io corro a prendermelo.

venerdì 30 ottobre 2009

Che sia l'ultima volta che suono alla Sonà?

La prima volta che ho suonato alla Sonà mi sa che era il 2002, forse addirittura il 2001. La stanza tappezzata di Gianni Agnelli era ancora sorda, il terzo piano era ancora spoglio. Abbiamo dormito in una delle stanze polverose del terzo, quella che poi è diventata la stanza nera credo. La mattina al mio risveglio c'era la compagna di liceo del Barnabi che era venuta con noi che studiava. Noi tentavano di ripigliarci dalla balla di rosso e lei studiava. Che bel quadretto educativo. Ma questo non conta. Alla Sonà c'ho visto gran concerti, a volte sono arrivato quando non c'era ancora nessuno e alla fine mi hanno scopato fuori come il peggio dei Bukowski. C'ho suonato quattro volte, c'ho fatto un murales poi altre cose che non si dicono. Da gennaio tutto questo non si ripeterà più (non lì perlomeno) perché abbattono la Sonà. Vi ricordate quando i talebani hanno abbattuto le statue del Budda e tutti a indignarsi perché abbattevano le statue che sono la storia e la memoria dei popoli? Abbattere la Sonà è la stessa cosa, solo che noi siamo quattro beoni e non una religione e allora contiamo meno.
Ma arriviamo al dunque. Stasera alla Sonà c'è un concertone coi cazzi. Per cominciare La Piccola Orchestra Felix Lalù con parte della roba nuova superrock (per l'occasione la sua versione obesa Belix Baloo) con Johnny Mox, all'esordio da solista. Un po' per uno, un po' insieme come Jollyx Malibù. A seguire i Fango, superstoner dalla luna. Per finire la ciliegiona velenosa sulla torta, i Putiferio. Nomen omen, signori, che tte lo dico affare? Ci canta il mio cantante preferito dopo Paolo Conte. Ti pare poco?
In tutto questo ci sarà anche la presentazione del libercolo che mi è capitato di scrivere quest'estate in compagnia dell'amica Dalia Macii, un libro sull'underground trentino che si chiama BASTAROCK (ci sarà in anteprima stasera anche se esce mercoledì prossimo nelle librerie tutte). Viaggioni su viaggioni dalla Val di Rabbi al resto del suolo autonomista per sentire la gente e gonfiare l'estate di storie di tutti. Il tour di presentazione non poteva che partire dalla Sonà.

mercoledì 28 ottobre 2009

Vivere è bel, ma c'è sempre un prurito di dietro

Ciò mal di schiena. Ciò può togliere a volte il sorriso. Questo finchè non scopri le cose per cui vale la pena vivere invece di piangersi addosso.
La prima è la descrizione di un gruppo. Poi com'è veramente il gruppo non conta, neanche chi siano conta. Conta come si o li descrivono.
La sublimazione pop delle tensioni rumoristiche dell'indie rock in una fusione di power pop, indie, altternative, wave, psichedelia, vero e proprio rock&roll, ruvido e irriverente e pop delicato e raffinato.
Corro a comprarlo.

La seconda è questa notizia. Vi ricordate Andrè Agassi e le sue braghe color evidenziatore e la sua chioma da fustacchio americano? Un po' Borg e un po' McEnroe in salsa anni 90?
I capelli erano finti. Me la vedo Brooke Shields da sopra le sue tette che lo guarda come la mamma dal balcone e fa no con la testa come dire valà bocia, tagliati i capelli a vai a lavorare.

Ci fregano sempre. E hanno ragione, tanto siamo dei babbi.

La prossima notizia è che in realtà Rocco ce l'ha corto ma con giochi di prospettive e di donne accorciate ce l'ha messo nel culo a tutti. Metaforicamente.


martedì 27 ottobre 2009

Tira più un pelo di Bue

Stasera, come ogni martedì, ci sono le prove dei Bue. Tornare a suonare finalmente in un gruppo è una goduria non da gran gurmè e piatti sopraffini. E' più osteria e fonde viola nei duralex e bistecca onta.
Il gruppo è presto detto. C'è un basso a due corde (do e fa ) distorto che suona come un bassotuba col parkinson, un sax superpeppeppè, due voci tipo sempre buona la prima. A condire il sugo abacchettano tripli piatti tre dico tre batteristi. In verità non è che ci son sempre tutti ma come minimo due a botta.
Queste son le seconde prove.
Tanto per capire di che manzo si tratta.

lunedì 26 ottobre 2009

Via le zampe di gallina

Quando si diventa star l'apparenza diventa più importante. Si vede la stempiatura, il pacco misero, le zampe di gallina, le labbra da pompini coi denti. Anche i Bastard ormai lanciati nell'immenso impero del male non sono immuni da queste necessità. Per questo alcuni mesi fa mi hanno sbolognato il loro premio alla critica di xfactor per un restyling del look, che è vergogna avere premio e non poterlo sfoggiare poiché obiettivamente brutto (e qua c'è la storia tutta per chi ha tempo da perde).
Dopo troppi mesi di gestazione la nuova Sezione Restyling del Felix Lalù Institute of Giving Advices esce il Nuovo premio alla critica dei Bastard, qui in una foto bucolica. I Bastard hanno apprezzato, o forse me l'han detto solo perché mi vogliono bene e non volevano deludermi.
(Clicca sulla foto per vede mejo)




lunedì 19 ottobre 2009

ZetaaaaZetaaaaZetaaaaaaaa

Fino a pochi anni fa avresti detto Rino Gaetano ubriaco.
Ora invece diresti Le luci della Centrale Elettrica a corto di figure retoriche.
Tra qualche anno dirai solo ZetaaaaZetaaaaZetaaaaaaaa!

domenica 18 ottobre 2009

Un pezzo di tetta

Quando certa gente si mette a fare cose c'è poco da dubitare. Dopo un live che era come ascoltare un gruppo in sala prove ma fuori dalla sala prove cadono dal cielo una serie di riffetti in fila che lasciano presagire. Per noi è come vedere un pezzo di tetta, ci eccitiamo con poco.

sabato 10 ottobre 2009

Oltraggio al pudore part.2 (La Ostia - CopaCobain Contest)

Gian e Claudio chiedono giustamente una versione udibile della loro canzone torturata di cui si parlava qualche ieri fa. Non mancherò, cari amici caritatevoli. Ho solo un problemillo. Il ritornello ha il solito problema che si ripete sempre la stessa frase, come in uso tra i peggiori chanconniere di caracas, mentre a volte, ma solo a volte è buono variare. Mentre raccoglievo le mele domenica scorsa pensavo a tutte le varianti che si possono fare con
e spu-to sul tuo cu-lo pri-ma del de-but-to

Ne ho dimenticate alcune, forse le migliori, spero le peggiori.

che mi accontento di un panino col prosciutto
da quando è mike è morto vivo con il lutto
e della donna io mi bevo sempre il frutto
che non mi offendo se mi chiami farabbutto
che dopotutto vi conquisto con un rutto

E poi invece perché star lì ad arrovellarsi? (il Cliff mi direbbe lascia pensare i cavalli che hanno la testa grossa) Fate qualcosa anche voi invece di leggere e basta. Ma visto che senza premi non si muove neanche la coda del gatto, ecco pronto:

La Ostia - COPACOBAIN CONTEST

Vince chi inventerà la migliore variante.
Ovviamente deve finire con -utto o un'assonanza decente.
Occhio al numero delle sillabe (ne una in più ne una in meno) e alla metrica.
Il vincitore del contest avrà diritto a una cosa che intanto ci penso poi glielo dico, comunque una cosa fica che è meglio avere che non avere.
Orsù

mercoledì 7 ottobre 2009

La posta di Felix Lalù #4: Preservativi usati

Caro Felix Lalù
dopo aver fatto l'amore con la mia donna butto i preservativi usati e colmi del mio corredo genitale nel cestino. Dopo qualche giorno però la stanza puzza di cadavere. Cosa posso fare?
Marco

Caro Marco,
è normale che i preservativi usati puzzino di cadavere, in fondo sono pur sempre bambini morti. Peer eliminare preservativi e puzza sotterrali in un vaso. Dopo qualche settimana potrai goderti lo splendido spettacolo dei fuochi fatui senza andare al cimitero.
Buon lavoro
Con indigenza,
Felix Lalù


Se avete domande per Felix Lalù scrivete a felix.lalu@gmail.com. Sarete risposti