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mercoledì 30 giugno 2010

La Posta del Profeta Lalù vol.I (Gisele Bundchen piscia sotto la doccia)

Caro Profeta Lalù, la modella Gisele Bundchen dice che dovremmo tutti pisciare sotto la doccia. Tu che sai, cosa ne pensi?
Tuo fedele Cosimo


Caro Cosimo
E' vero che pisciando sotto la doccia risparmi l'acqua dello sciacquone. Questo solo se mentre pisci ti lavi. Se invece mentre pisci non fai nient'altro, l'acqua sprecata mentre pisci è equivalente o forse maggiore di quella che serve per sciacquare il cesso. Se poi te lo dice una che ha una reggia con piscina il discorso non regge.
Un metodo migliore è pisciare nel mare, che tanto è già pieno delle pisciate portate dai fiumi. Alcuni ci cagano pure, ma non tutti gli stronzi vanno a fondo (e questa è una massima che potrebbe valere anche per la rubrica L'aforisma del giorno ma non facciamo confusione).
Ancora meglio è pisciare in piscina. Pensa alla vuvuzuela. Se suoni una vuvuzuela fa un rumore fastidioso ma innocuo. Se ne suoni un migliaio diventa insopportabile, ma ognuno è convinto di non dare in sè troppo fastidio. Si chiama diffusione della responsabilità e provoca la sordità. In piscina vale la teoria della vuvuzuela: tutti pisciano, convinti di arrecare un danno minimo. In fondo cos'è una pisciatina in decine di metri quadri di acqua. Il risultato è che si nuota in un parallelepipedo composto, nell'ordine da acqua, piscio e cloro.
Per questo non vado mai in piscina e non cago mai in mare.
Con affetto e dissimulata superiorità,
il Profeta Lalù
Approfondimenti:

martedì 4 agosto 2009

Le gesta del Profeta Lalù Vol.5: Quella di quello che non sapeva scegliere se cagare o dormire.

Era un po' che il Profeta Lalù e le sue gesta mancavano da queste sudate pagine.
E poi chi è il Profeta Lalù?

Stava questa volta il Profeta come sempre appollaiato sotto il suo albero preferito in compagnia delle sue concubine, sorseggiando nettari inebrianti. Lo faceva in totale umiltà, non come un pappone qualunque o famoso, da bicchieri di boemia argentati oro. Egli era vizioso. Beveva lui e le sue concubine da semplici calici di legno, che il vizio è roba umile. Stava l'allegra compagnia orgiante aspirando nebbia da un otre ghiacciato con un braciere sulla cima e rendedo lode ridendo alla natura lasciva.
Passava di là un villano con le palpebre pendule e le mani al bozzo. Era dilaniato da un dilemma cui non sapeva dare soluzione da giorni Da giorni cercava il Profeta nei suoi luoghi d'ozio preferiti. Ve n'erano molti, discreto pubblico. Ovviamente. Il giovane giunse trafelato al cospetto del baccanale. Dopo l'ultimo lungo respiro dall'otre, il Profeta concesse cordiale udienza al villano, espellendo nebbia divina dalla bocca e dalle nari inarcate. Il villano allora fece: O profeta, sollevami dalle mie pene. Sono giorni che ho un'impellente stimolo a rilasciare l'ano, ma ho anche sonno, e non so cosa scegliere. Il profeta si sciacquò la bocca con la sua acqua preferita, quella che la sua concubina preferita aveva guardato per un anno intero. L'acqua bella conteneva ora in sè tutte le virtù della lussuria, ma questa è un'altra storia. Sputò il profeta l'acqua sul suo stesso petto, facendola rivolare fino all'ombelico, e poi giù, dove scese impetuoso come un'alluvione nella foresta pubica. Seguì con sguardo divertito tutta la discesa liquida, poi alzò le pupille verso il villano. Questi lo fissava passeggiando senza muoversi. Dopo un lungo respiro sentenziò mio compare villano, ricorda che non è importante cosa si sceglie nella vita. L'importante è scegliere. Sempre. Ora vai e fà ciò che devi. Il villano illuminò gli occhi, sgranò le palpebre, proruppe in un gridod di gioia per la soluzione trovata, abbracciò il profeta che gli dava gran pacche sulle spalle, stando attento a non solleticare il suo intestino. Il villano fece per incamminarsi, quando il profeta lo fermò per dirgli l'ultima parola illuminata, come fanno sempre le scene dei film. Disse: Tuttavia, se posso consigliarti. Se puoi scegliere tra defecare e dormire, mio amico, caga. Il piacere è molto più grande e la soddisfazione è più facilmente raggiungibile. Per svegliarti riposato devi dormire almeno sette otto ore. Troppo sbattimento. Cagare dà un orgasmo invidiabile. Rendere al mondo il frutto del tuo corpo sarà quasi meglio della miglior scopata della tua vita da villano. Quanto a me, mi dovrò accontentare della preferita tra le mie belle. Addio, buon uomo.
Detto questo tolse il viso di una delle festanti dal suo pube. Essa stava suggendo dal pube profetico l'acqua della bellezza con un ardore tale che il profeta non era rimasto indifferente. Il resto della storia va lasciata alle vostre malizie, suppongo.

domenica 10 febbraio 2008

Quella di Corona che intervista Corona, ovvero del pregiudizio

Luciano De Crescenzo mi è sempre parso un collione. L'unica cosa che apprezzo di lui è quando gli hanno chiesto cosa rimpiangi nella vita? e lui ha risposto di aver avuto pregiudizi. A me, che al tempo rimpiangevo di non aver goduto del vedere sul palco un tossico e un ubriacone (Nirvana e De Andrè), è parso più che plausibile, e l'ho assurta a mio rimpianto preferito. E' bello avere un rimpianto ancor prima di fare le pregiudicare, così te ne ricordi sempre.
Il vate delle nevi Mauro Corona lo ribadisce nella lunga intervista della sua quasi omonima Corona Perer: Il male di questo pianeta è il pregiudizio. Rigoni Stern mi ha detto che prima di dire una parola su un uomo devi aver mangiato con lui almeno 10 chili di sale, che equivalgono a 3000 minestre.
Parole tanto savie che sembrano uscite dalle medesime fauci del Profeta Lalù in persona. Me lo vedo, circondato di spezie e pezzi di manza, che pontifica trascinando la parola ma non per colpa del boccone che sta masticando beato chi non ha pregiudizi, in paradiso avrà diritto a quaranta viados.

Il resto dell'intervista è qui

giovedì 29 novembre 2007

Quella del lamento dello stronzo imprigionato

Era tempo di feste e alla festa tutte le regole sono stravolte. Dopo aver razionato miseramente le cibarie è giunta l'ora di bagordare, di inebriarsi, di assaggiare la vita. I villani mangiavano come se dovessero fare le provviste per l'inverno, come se poi tutta quella roba non tornasse fuori, fetida e inutile. Mangiavano e bevevano come matrioske. Bevevano liquori fermentati, che continuavano a fermentare nei loro corpi.
Fu così che un villano raggiunse ansante il luogo dove riposava il profeta Lalù, circondato di vergini e manicaretti come tutto il resto dell'anno. Parlava con lo stomaco puntato sui polmoni, stando attento a non coprire con le parole i suoi ansimi. Confessò al profeta di perdere aria in abbondanza, dal retro, e che le stremate nari dei suoi familiari non riuscivano più a condividere con lui gli ambienti domestici, e l'aveva mandato da lui in cerca di rivelazioni.
Nel frattempo il profeta Lalù ascoltava i farfugliamenti villici senza smettere di inebriarsi. Lasciatolo finire di parlare gli disse: Torna a casa, buon uomo, e di ai tuoi familiari che sono degli stolti. Degli stolti che non hanno letto il mio best seller Come tagliare la testa al toro con la sola imposizione di una mannaja, e neanche Che ne sa Lalù? Semplicemente di più. Se l'avessero fatto ora non ti tratterebbero come un cane, ma si prostrerebbero alle tue flatulenze. E se chi scoreggia stesse solo tentando di decollare? Lo scoreggione è impegnato nel disperato tentativo di elevarsi spiritualmente, cosicchè per osmosi il profumo della vita resta nel suo corpo e il fetore della morte lo abbandona consegnandolo al mondo che non è più degno di lui. Tornando a casa corri e salta più che puoi. Se non riesci a decollare almeno comporrai una sinfonia con i lamenti dello stronzo imprigionato.
Detto questo il profeta torno con serenità ai suoi impegnativi vizi.


"Il lamento dello stronzo imprigionato" è un'espressione con copyleft©Cello

domenica 21 ottobre 2007

Quella del pane imburrato

un giorno il Profeta Lalù stava godendo dei doni della terra, inebriandosi del frutto dell'oppio in compagnia di magnifici esemplari di femmina umana prostrati in sua adorazione, giovani ninfe vestite di soli petali di rosa. quel giorno una boccia del frutto della vite si avvicinò recando con sè un villano impaurito. sapeva di potersi rivolgere senza tema alcuna al profeta ma i villani del luogo lo avevano avvisato di non avvicinarsi troppo a quella che loro chiamavano la zattera di gaudenti, per paura di essere risucchiati e perdersi dai vortici del piacere. la voce dietro la boccia disse: o saggio Profeta Lalù, tutte le volte che mi cade una fetta di pane imburrata cade dalla parte del burro. come devo fare? il profeta biancobarbuto, emergendo dal gorgo di corpi ma senza distogliersi dai suoi vizi, rispose lentamente: alcuni aruspici ignoranti dicono che si tratta di una legge antica, ancora più antica dell'invenzione del pane, la legge di Marfi, ne avrai sentito parlare... Mentre il villano annuiva il profeta proseguì: mai sentita stronzata più grande, o villano. la fetta cade sempre dalla parte del burro? In verità in verità ti dico, evidentemente hai imburrato la parte sbagliata. la prossima volta imburralo sull'altro lato. detto questo si rituffò nella zattera di cui era ammiraglio, e veleggio verso senza muoversi.

venerdì 19 ottobre 2007

Quella del fisico danese alle superiori

un giorno il Profeta Lalù sedeva sdraiato sotto un albero secolare come un romano dei tempi d'ozio. i cerbiatti gli cinguettavano intorno e i bambini giocavano a sdramargilo, quando una creatura, staccandosi dal vociare dei compagni, si avvicina al profeta e gli chiede un cucchiaio. Il Profeta Lalù, senza alzare lo sguardo, gli racconta questa parabola:
c'è questo fisico danese che quando era alle superiori gli danno un compito di fisica: come puoi misurare l'altezza di un grattacielo con un barometro? il nostro giovane scrive la sua soluzione soluzione è, palese come un clown obeso: basta attaccare il barometroad un filo, calarlo dalla cime e misurare la lunghezza del filo. la commissione impallida, segnano risposta sbaglitata, ma lui insistela soluzione è brillante e, secondo il rasoio di occam, economicamente perfetta. allora gli danno 6 minuti per risolvere il problema, per vedere se sa qualcosa di fisica. lui ci pensa cinque minuti, poi dice non so, ci sono così tante soluzioni, potremmo lasciar cadere il barometro e misurare il tempo di caduta, o misurare l'altezza di uno scalino e moltiplicare per il numero di scalini, potremmo mettere il barometro in cima al palazzo e misurare l'ombra che proietta, non saprei proprio cosa scegliere, oppure potremmo misurare la pressione alla base e quella all'altezza e fare la differenza, ma è troppo complicato. quest'ultima era la risposta che i signori nella cattedra comoda si aspettavano.
sappi che non esiste mai una soluzione migliore, e quella che sembra l'unica a volte è solo una delle tante, ma non necessariamente tra le migliori.
tra l'altro, quel ragazzo poi è diventato fisico, e poi, già che c'era, è diventato anche nobel.