giovedì 25 settembre 2008

Sono della Val di Non

Stavolta facciamo il giro largo. La musica nasce non tanto come espressione dell'io (o dell'ego, per come la si concepisce oggidì) ma come mezzo (anche se poi a volte diventa strumento) di espressione dell'anima collettiva di un gruppo. Le musiche nutrono i gruppi di potenza e di volontà. La passione con cui si canta un inno popolare ha pochi eguali. Mi spiego sarà pure figo un assolo, ma non si è mai visto che masturbarsi sia meglio che unirsi ad altri/e*.
L'inno nazionale (così come i canti popolari) uniscono la gente che non si conosce. In quel momento ci si veste dell'inno che si sta cantando. Lo si indossa con gusto. Fratelli d'Italia è una marcetta simpatica. In fondo è come noi italiani. L'inno tedesco è proprio crucco e triste. L'inno americano è sbarbato, è un'epopea. Quello spagnolo (anche detto Franco, Franco que tiene el culo blanco), è svaccato e bambinone, senza bisogno di tante parole. Quello del Trentino è serioso e poco autoironico ma in fondo è una passeggiata vera nelle nostre montagne. Ognuno ha l'inno che si merita.
E' per questo che presento al mondo l'orgoglio della mia valle, un anthem moderno, oserei dire un inno.
Tacabanda

Igor Portolan e Valium Band - Sono della Val di Non



Grazie a FedeZ per la segnalazione


*fermo restando che molti dicono che sia meglio una buona sega che un cattivo matrimonio

13 commenti:

the sfrenogild, en vena de zacole ha detto...

no! stai toccando un mostro sacro, il vitello d'oro, la vacca grassa della valdinonna!
tu non sai quante serate passate allo scialè di coredo aspettando che la suonassero per farsi due risate, e poi a casa mezzi stinchi a storpiarne le sacre liriche.
la gioia che quest'uomo di quetta dal nome da attore americano ci ha fatto provare chiedendoci perché i carabinieri dovrebbero credere che siamo stranieri.
e a quattordici anni a cercare valium sul dizionario italoinglese per vedere che cazzo s'ignifuga.
perché la nonesità non è una festa comandata come natale, solo che invece che a dicembre è fra settembre e ottobre, la nonesità è una cosa che porti sotto i capelli lunghi impomatati e nel cruscotto della biemvù truccata.
la nonesità è quella cosa che ti fa sentire a casa se sei lontano quando senti gli spagnoli che ostiano come a casa, quando racconti che tuo nonno c'ha il lamborghini in garage sì, ma -ironia- è un trattore, quando ghighni vedendo al supermercato pomi star(k) spacciati per golden, quando cerchi di insegnare ai toscani a dire petìz.

Chèl dal formài ha detto...

Per ulteriori commenti al pregevole artefatto bassoanaunico, ho da breve tempo scoperto tal blog: ilmuco.blogspot.com
Peccato che l'autore non capisca l'ontologia profonda dell'operazione "inno della val di non" e, di conseguenza, si consumi in polemiche di bassa lega.
A mio modesto parere certe tematiche andrebbero insegnate nelle scuole, per la creazione di un'identità territoriale e culturale che non possono andare perse! Per la serie "va' e non peccare più", insomma!

Fritz Salamini ha detto...

Non essendo un profondo conoscitore della val di Non, non posso capire appieno il contesto sociologico in cui si è evoluto questo combo musicale, magari non capisco un cazzo io, ma mi sembra una canzone di merda e sicuramente dà un'immagine pessima del popolo noneso, è una carrettata di luoghi comuni in "positivo".per fare un paragone potrebbero scrivere una canzone in cui si parla di "negri che puzzano" , "terroni che non hanno voglia di lavorare" e "tedeschi molto freddi e inquadrati", e poi, parliamoci chiaro, l'ha pagato Panizza

Michele ha detto...

Sono d'accordo. Quella canzone è la fiera del luogo comune. Bella l'idea di scrivere un inno alla nonesità e alla valle, ma il risultato è pessimo. Penso che siano altre le cose di cui noi nonesi dobbiamo andare fieri: la nostra storia, la nostra cultura e la nostra lingua. Queste sono le cose che andrebbero insegnate a scuola per creare e mantenere la citata identità culturale e territoriale. Non trattori, camice a quadri sudate e scarponi! Suvvia...

NB: Vorrei precisare che sono Noneso, aiuto stravolentieri la mia famiglia in campagna e non disdegno trattori, camice e scarponi.

Anonimo ha detto...

se uno lascia che l'ultimo dei tamarri scriva l'inno, è ovvio che il contenuto è tamarro.
è una delle cose più tamarre che abbia mai visto, e non sto esagerando.
ho provato vergogna ascoltandola.
è un'apologia di quello che perfino la maggior parte dei nonesi condanna.

ün de mezombart ha detto...

ma è magnifico questo video!
un compendio di nonesitudine. ora però vorrei vedere come controbattono quelli della valsugana o della val di ledro!
impagabile la scena della tipa solo leggermente truccata che chiama col cellulare spento...
sembra un po' un'esterna di uomini e donne e un po' the club, ovvero il meglio del meglio della giovine italia.
pump up th valuim!

La Donna Cannone ha detto...

Concordo con Fritz.

Addirittura gira voce che il video sia stato realizzato con finanziamenti pubblici. Chi di voi può confermare o smentire? Grazie.

Se vi venissero altri uzzoli, andate a zappare.
Grazie

Anonimo ha detto...

io la prendo con ironia...
è bellissimo come video...e complimenti per il radiojack...anche in mezzo al bosco arriva...
hihihihii!!!!
meuy

slacabus ha detto...

o mio dio non so se è più scandaloso il video o il fatto che una tale minchiata richieda commenti.. e se qualcuno si sente offeso dal "nulla" forse è perchè "nulla" a paura di essere in fondo...

Anonimo ha detto...

Ma quella di scrivere "ha" senza acca (ergo "a") è una moda, uno stile di vita o un errore?

slacabus ha detto...

chido venia al rappresentate anonimo dell'accademia della crusca... ammetto l'orrore ma anca ti gas bon temp

Anonimo ha detto...

mi chiedo perchè nel video non sia presente un fantic...

Anonimo ha detto...

comunicato ufficiale dell'istituto mocheno-cimbro:
abbiamo contattato lynch e mars volta...
cazzi amari per le aspiranti (ed astringenti) minoranze!