Dopo tornatto dal Friuli (resoconti coming soon) ho laorà tutti i dì, dio lai. Labo coi boci a Palazzo Thun. I boci sì che son fighi, altro che i genitori. Che son dei sfigati spesso. Mentre tal volta le genitrici mi fan pensare ai grandi versi di Bukowski, quando diceva "ah, se penso a tutta la figa lasciata ai vermi".Ma questo è niente in confronto a stamattina. Trovo il biglietto che è arrivato lo stilofono. Il biglietto è nella posta dal 26. Esco perle 8 in punto, prima del lavoro, passo alla posta per ritirarlo. Tanto chi cazzo vuoi che vada alla posta alle 8 di mattina. Parcheggio male e dove non si può, che tanto siam pur sempre in Italia. Entro e davanti a me quindici dico quindici esemplari di umano che in altre epoche e/o in altre regioni del mondo sarebbe già in altri lidi moolto meno frequentati. Secondo un calcolo puramente empirico l'età media era almeno 67 anni. Tutti a prelevar soldi e non c'è manco uno sportello solo per la posta. Alla posta. Una vecchia invita un'altra a bere un caffè al bar e l'altra fa no, devo accompagnare i soldi a casa.
Faccio per incazzarmi con sta gente che non ha altro da fare che intralciare la strada verso l'onorevole lavoro ad un giovane che vuole solo toccare con mano il suo agognato acquisto dalla Korea. Cazzo adesso salta fuori che è colpa mia se non son pensionato. Alla fine bestemmio nostro signore tra i denti (le dentiere mi guardano invidiose), getto platealmente il mio biglietto numero 16 nel cestino e vado al lavoro. Senza stilofono. Dio lai.



