giovedì 31 marzo 2011

NIP_not important person

Le persone non importanti non siamo noi, sono gli altri. Siamo anche noi sì, ma sono soprattutto gli altri. I pensieri stupidi, quelli razzisti, quelli superficiali che fomentano dialoghi (tra) beceri, bassezze lo-fi, esaltazioni pubblicitarie non siamo necessariamente noi, sono più probabilmente gli altri. Li scherziamo occhiandoli dal buco della chiave, gli altri, cantando l'ultimo jingle con quel misto tra schifo e soddisfazione di quando ascolti l'odore della tua merda. Li guardiamo perchè sono fraggili, sono lisci come manichini, manichini da crash test col telecomando in mano. Vivono come robot, danzano come folle del reich, combattono gli inestetismi, figliano come loffi rappresentanti della specie, si riprendono, si rimirano e non si ascoltano, non necessariamente perlomeno. NIP è tutto questo ruminato e remixato, situazionista come Fantozzi e grottesco come Debord.


















Foto>Francesca Padovan


Venerdì 1, sabato 2e domenica 3 aprile
SpazioOFF - Via Venezia, 5 (Trento)

Macelleria Ettore presenta

'NIP_not important person'
con Woody Neri, Maura Pettorruso e Paolo Maria Pilosio
video Katia Bernardi
testi Carmen Giordano e Marco Simiele
montaggio e regia Carmen Giordano


'Not Important Person': persone qualunque, con vite qualunque.
Macelleria Ettore li spia, li seziona, li fa a pezzi e li rimonta.
Il montaggio definitivo è nella testa dello spettatore.
Guarda il promo!

Ingresso: 8 euro (ridotto 6 euro) con degustazione offerta da Vinoteca La Vis
Info e prenotazioni: 340 689 56 13 - info@spaziooff.com
ATTENZIONE: spettacolo consigliato a un pubblico adulto!

mercoledì 30 marzo 2011

Cartoline dall'inverno (Pino Putignani on the rocks)

Abbiamo già parlaato abbondantemente dei Trentini nel mondo tempo fa.
Ma parlavamo a vanvara. Una nuova stella nel panorama variegato del divismo trentino è nata. Il suo nome è Pino Putignani. E' il solito cantante pop smarzo come dice la mia ragazza ("'na schifezza agghiaccciante") o un genio che ha saputo unire la tradizione cantautorale con le sue conoscenze di musica classica come sostiene questo blog e pure la sua biografia? Non importa, perchè i cieli e i laghi e i finali di alberi scheletrici e l'acqua ruscellante e la neve nel campo e la Piazza Duomo della capitale dell'impero e forse perfino il capannone vuoto di "Un'altra primavera" sono le cartoline della nostra amata provincia autonoma (lo si evince dal video del backstage dei videoclip) (queste son cose che ci proiettano nell'impero dei media e che andrebbero evidenziate, e azzardo persino finanziate dalla provincia: altro che il vecchio che coltiva canapa in Valsugana e quella che partorisce e butta la criatura nel burrone). Il Trentino e la sua natura inconsapevole dei fatti sono lo sfondo e il profondo del nostro nuovo divo del pop (anche se fortemente venato di musica classica).
Discreto pubblico autonomista, versi come "Ci sono mondi a questo mondo che non si può dire", "Vola vola libero nel cielo, vola David libero, vola, Bubble Boy", "Nicola e Giò mi han presentato un amico, di suo pugno sosteneva scritta la verità", "e un'altra canzone nata con il sole metterà il maglione all'inverno che farà", "E far l'amore è farlo male, com'è da solo sto natale" sarebbero da insegnare nelle scuole, sarebbero.
Checchè ne dica il mio amore, è nata una stella ed è venuto il tempo di millantarla.
Attento Agostino, ora hai finalmente un concorrrente valido nel nostro tvb.


L'ALMANACCO DELLA FELICITA'



UN'ALTTRA PRIMAVERA


venerdì 25 marzo 2011

Gianfranco Panizza e il rock trentino

Pubblichiamo uno stralcio dell'intervento del nostro Gianfranco Panizza su L'Adige di oggi.

[...] non senza ironia [...] Tanta acqua è passata sotto i ponti nel frattempo ma il rock, con tutti i suoi parenti e cugini di primo, secondo e terzo grado [...] che vanno ai concerti, che commentano con passione la decisione dei Bastard Sons of Dioniso di [...] rimanere fedeli [...] . [...] il panorama della musica giovane in Trentino sta conoscendo [...] l'esperienza sanremese [...] per un numero crescente di interpreti e artisti che cercano spazio e visibilità [...] dobbiamo [...] «spingere» [...] dalle cantine [...]. Tre le cose che ci sembrano opportune: [...] semplificarev[...] i nostri artisti [...]. A me pare che [...] i gruppi trentini sia già molto [...] «inquinato» [...]; è importante continuare così, [...] prendere le decisioni giuste. Quello di cui abbiamo bisogno è [...] che [...] di questo o quell'evento si spengono[...] senza limiti di generi ed etichette [...].
Due in realtà le opere previste: la prima [...] potrà [...]; la seconda, [...] prevede[...] un adeguato spazio ristoro e quant'altro possa servire per ospitare [...] interni [...].
Una struttura [...] «a 360 gradi»; ben vengano [...] gli spazi [...] del genere [...], energia, talenti. [...] che [...] sembrano fare difetto ai giovani trentini. [...] Stiamo ora costruendo un collegamento stabile con [...] i musicisti più influenti del panorama italiano, [...] anche [...] compilation [...] assieme [...] per far sì che la musica trentina possa [...] avere successo [...] attorno a[...] case d'incisione,[...] altri media e così via. Dopodiché, ovviamente, le scelte ultime spettano sempre a[...]l successo di pubblico. A tutti i musicisti trentini che consumano [...] i cantanti [...]va il nostro incoraggiamento.
Franco Panizza

[...] alla Cultura

martedì 22 marzo 2011

Gavin 1.0 VS The World

Mauro Corona ha detto che "la morra è gioco di scacchi gridato". Buona parte dei giocatori s'è detta d'accordo, perchè non basta tazzare alla grande per vincere. Quello aiuta a tenere il colpo, a esagerare nei decibel e a volerne di più, semmai. Serve calcolo attento e mano veloce, studio totale dell'avversario per primeggiare, e non è poco.
Cosa fanno gli uomini quando vogliono provare che un'attività è frutto di un'intensa attività di calcolo che ci distingue dalle bestie sozze e ignoranti? Costruiscono un robot e vedono se riesce a battere l'uomo. Uomo contro macchina, sinapsi contro circuiti, malleolo contro pistone. Tanto son contenti, che vinca uno o l'altro. L'importante è benedir tenzoni.
In Sardegna, dove la morra è considerata sport nazionale, un'equipe formata da un professore e quatttro boci dell superiori (respect!) hanno creato un robot che gioca a morra. L'han chiamato Gavin 1.0, e ha spaccato veramente (vedi qui e leggi qui).
Cinque alto serio per il team scientifico. Soprattutto grandi urrah per i giocatori all over the world, sempre e ovunque bistrattati perchè rumorosi e grezzoni, perchè la sola esistenza di Gavin 1.0 dimostra che la morra è gioco intelligente, matematico, nobile. Tanto si è guadagnato in scienza e marketing, tanto però si è perso nel senso del gioco. Il senso del gioco è l'estasi, se non si era capito. Puoi metterci pure il premio, la coppa, la gloria e gli articoli sul giornale, ma il senso resta sempre l'estasi. E chi lo nega o è un poveretto. O un coglione. O entrambi.
Giocare (e vincere, o perdere, è uguale) con uno che non puoi sfidare negli occhi, che non puoi rombargli in faccia il fatto che gli hai fatto il punto al primo colpo (così come dopo una serie estenuante), che non lo puoi scherzare perchè l'hai beccato proprio nel suo punto debole, che non lo puoi smascherare quando munge le dita (cit.), che non puoi sentirci un legame intenso (seppur estemporaneo) ha poco senso. Soprattutto ha poco senso giocare con uno che non paga da bere quando perde. Anche perdere, si diceva, con uno così che non capisce il senso di una pacca sulle spalle è come fare all'amore con una bambola di plastica.
Lo dicevano anche delle lettere, del telefono, della chat, lo so, ma la morra è di più. Chi la conosce lo sa.

sabato 19 marzo 2011

Il dj non suona - Joe Barba Remix (Omaggio ad Agostino Carolo aka Spankox)

Qua a La Ostia abbiamo sempre esternato la nostra sempiterna ammirazione per il portabandiera dell'arte trentina nel mondo, il nostro Ago aka Agostino Carollo aka Spankox aka scoprytore di Gaia&Luna (non ultima proprio questa settimana).
Gli vogliamo rendere omaggio con questo remix, registrato e mescolato dal buon Joe Barba al Tilt di Borgo Valsugana quando ancora l'aere color sperma del night club che fu si poteva annusare, ascoltare, direi palpare. Per almeno un anno e mezzo questa canzone è rimasta nascosta tra le pieghe del mio pc, quasi dimenticata, molto colpevolmente.
La riesumiamo e con essa rendiamo omaggio, tributo, riconoscimento a chi ci precede (e sempre ci precederà) nella gloria terrena come nei sogni (e negli slip) della topa del mondo.

Ad Ago
con infinita stima
tuoi
La Ostia - Registrazioni Artigianali
e
Happy Family - Autoproductions

La Piccola Orchestra Felix Lalù
IL DJ NON SUONA
(Joe Barba Remix)


Lo vedi tagliato? Guardalo su youtube.

venerdì 18 marzo 2011

mercoledì 16 marzo 2011

Felix Lalù lucra sugli amanti del teatro


Discreto pubblico, La Ostia è lieta di presentare il nuovo SPOT per la mostra

FELIX LALU' LUCRA SUGLI AMANTI DEL TEATRO
dal 18 marzo al 22 aprile
SpazioOFF
Via Venezia 5 - TRENTO http://www.spaziooff.com/

Venerdì 18 marzo - ore 21

Vernice
e concerto SABUNG
http://www.myspace.com/sabung

Tutte le opere sono vedibili in anteprima QUI

lunedì 14 marzo 2011

Trentini nel Mondo

Mettiamola così. Non consideriamo i vari esuli, epurati ed emigrati che hanno fatto fortuna in Merica, che si spacciano per trentini perchè conoscono la polenta e la luganega mentre ignorano La Margherita e l'assesssore Gianfranco Panizza. Quelli ormai sono mericani, non sono più trentini. Togliamo questi, cosa ci resta a noi?
C'abbiamo Andrea Braido, il mio trentino mito da piccolo, che ha suonato con Vasco. E vabbuò, mò è rimbambito pure Vasco (c'ha fatto una canzone, sul fatto che è rimbambito, spacciandola per una canzone).
C'abbiamo Daniele Groff che ha cantato a Sanremo. Male.Poi l'han malcagato, o si è ritirato alle Cayman.
C'abbiamo Francesca Neri, che è pure una topa ma ormai è rifatta fino all'ultimo pelo del culo.
Dimenticavo Alessia Merz, la portabandiera del troianesimo trentino.
C'è quella che presenta il telegiornale e quella che si buttava nella piscina a raccogliere robe messe lì solo perchè si buttasse in piscina.
Francesco Moser non lo considero neanche: poi non capisco, fanno il record dell'ora e ci mettono tutti lo stesso tempo. Che record è? E Gilberto Simoni anche, prima dello scandalo del sexy shop.
Poi c'abbiamo Degasperi, che è morto, e ha lasciato in dono la DC. Grazie Alcide!
Ci sono i Bastard e Anansi, che son andati in televisione ma non sono ancora famosi famosi, non è che fuori li fermano per strada, quindi non vale.
Ah, c'è Depero, ma è morto, e ogni merda che caga un cane a Rovereto la agghindano con forme futuriste.
Noi pensiamo che siamo i reietti del mondo, che la gente pensa che parliamo tedesco, che siamo culo e camicia con Trieste, rinchiusi nei masi chiusi, e nessuno che si muove mai. Nessuno che fa niente. Neanche un bocia che si fa saltare in una scuola perchè la maestra non gli lascia tenere il berretto di lana. Neanche kamikaze produciamo. (Per uscire da quest'impasse, qui c'è il manifesto per il nuovo turismo trentino, ma intanto) Non c'è nessuno di veramente internazionale, nessuno che faccia parlare di noi, che tu dici ah quello è trentino e lo accolgono ll'aeroporto di Miami colla RollRoyce, per dire.
E invece no! E invece no, lo ripeto.
C'è un trentino che è riconosciuto nel mondo, è (e dico è) il trentino più famoso. Ed è pure mio amico. Su facebook. Egli è Agostino Carollo aka Spankox ed è l'unico conterraneo capace di proiettarmi nel mondo di fuori, quello oltre Rovereto, quello dove si trasforma in cui tutta la ggente in da house muove il culo e le minne al ritmo trentino, al ritmo della nostra terra bisbetica e domata, e le tipe la danno, e non c'è scarponi nè camicie di flanella, il fiato non si condensa fuori dalla porta e "il solito" non è un teroldego.
Quando arrivano gli updates di Ago io vivo grazie a lui la realtà del mondo a me mi sembra di essere la peggio puttana sfregiata delle favelas che vede Pretty Woman nella vetrina di un ferramenta.
Grazie Ago.
Grazie di essere mio amico su fb.
Grazie che esisti, quattro ever end ever.

mercoledì 9 marzo 2011

Schiaccia REC. Non c'è scritto. Schiaccia il pallino rosso allora


Discreto publico, avrai notato che qua si latita. E' che sto facendo questo. Finalmente, aggiungo. C'ho messo un po' a ingranare e la caviglia slogata mi ha dato una mano. Sempre che una caviglia possa dare una mano.

Ho già quasi pronto un post sul robot che gioca a morra, comunque.

giovedì 3 marzo 2011

Duel di Steven Spielberg (1971)

[Attenzione. Come al solito contiene SPOILER. O li conterreva, quarant'anni fa]

C'è uno che parte con la macchina. Incontra un camion che sgasa come un camion cisterna del 1971. Lo supera. Il camion lo risupera. La macchina lo risupera. Il camion non apprezza e suona. Il tipo si ferma alla stazione, fa benza. Si ferma anche il camion. Il camion è guidato da un paio di camperos. Il tipo chiama a casa e si scusa con la moglie per non averla difesa in una guerra per il controllo del salotto dove è stata importunata. Riparte. Ritrova il camion. Pare che i camperos che guidano il camion abbiano una sorta di avversione nei suoi confronti, in quanto non lo lasciano passare, o lo lasciano passare solo quando arrivano macchine dall'altra parte. Il tipo si prende male, lo sorpasssa su un dosso parallelo alla strada, alla Hazzard. Adesso fa il figo e sfreccia come guidando un bolide. Il camion lo raggiunge. Accelera a manetta ma sta guidando un macinino rosso che non fa più degli 80 (miglia).Il camion lo tampona. Corrono come dei baccani al sabato sera ubriachi tra il bar e la discoteca con la ragazza spaventata di fianco e gli amici che li spronano attraverso battute sulla loro (scarsa) virilità.Il tipo della macchina si caga in mano, al primo bar si butta fuori strada, divelle una staccionata (che non aggiusterà), si ripiglia e va verso il bar. SI vede che ha sudato come un caimano. Si rinfresca, è tutto contento, è finita. Esce e il camion è parcheggiato lì fuori. Si siede e lo aspetta al vargo, menate infinite in testa finchè aggredisce uno pensando sia il camionista ma questo lo monda. Mentre lo monda parte il camion, che evidentemente non era guidato da lui. Lo rincorre. Una scena degna delle olimpiadi ma lui non ha nè i calzoncini nè la pelle nera e allora non lo raggiunge, non vince niente. Riparte. Trova un autobus in panne. Prova a spingerlo (sì, un autobus pieno di boc con una macchina). Non ce la fa e rimane pure incastrato. Il camion torna indietro, lui si caga nuovamente in mano, ma il camion vuole solo aiutare l'autobus. Perchè nessuno pensa ai bambini. La macchina riparte di balla, si ferma alle stanghe del treno. Quatto quatto si rifà sotto il camion che lo spinge verso il treno in corsa. Mai visto un film finire con uno spinto con la macchina verso il treno.Quindi resiste e poi scappa, si ferma alla prima stazione, chiama la polizia ma arrriva il camion che divelle non solo la cabina telefonica, ma anche tutte le gabbie piene di ragni e serpenti velenosi che la tipa della stazione colleziona. La tipa si incazza come una iena e bestemmia dietro ai protagonisti dio, la madonna e l'undici titolare dei santi. Sono i sacrifici per il buon cinema. Riparte a manetta, si nasconde e lascia passare il camion. Fa una pennica: in effetti s'è cagato in mano parecchio e una pennica ti ripiglia. Si sveglia, riparte, contento. Non si capisce perché continui sulla stessa strada: aveva un appuntamento, ma nel frattempo s'è fatto tardi e inoltre è sfatto da far schifo. Io in lui sarei tornato indietro, ma a volte i protagonisti dei film ragionano col culo, e va avanti. Inutile dire che si ritrova lo stesso camion, però adesso mi son rotto il cazzo. Finisce che lancia la sua macchina provata dalla giornata contro il camion che psingendo la macchina finisce in una scarpata. Il tipo a piedi, colla macchina ridotta a un cracker, onto, sudato, cagato e in mezzo al deserto esulta di gioia.

mercoledì 2 marzo 2011

Senza i negri lì in mezzo non si vince un cazzo (Dialogo avvenuto tra P e F durante una noiosa partita serale di campionato)

P: Abbiati è un fascio paura, si vede proprio.
F: Scarso e fascio. Ma anche Buffon è un fascio no?
P: Sì, fascio fascio ma che poi si impiomba una della vecchia madre Russia, topa finchè vuoi, ma dell'altro blocco.
F: Beh, le russe valgono, mai avrebbe sposato una negra.
P: Secondo me anche Marotta e la nuova dirigenza Juve son fasci. Una volta avevamo un sacco di negroni lì in mezzo al campo, adesso c'è solo Sissoko e entra una volta ogni tanto. Li in mezzo serve gente come Emerson, Davids, Vieira, Appiah ma anche Julio Cesar o Thuram. Senza i negri lì in mezzo non si vince un cazzo. Regolare.
F: Minchia, Thuram era così negro che faceva paura solo a vederlo. E Seedorf? Enorme, coi muscoli che gli escono dal buco del culo, una mascella che Ridge in confronto è Danny DeVito, buono a giocare al calcio. Seedorf è il negrone totale.
P: Se vedi Seedorf nudo è solo cazzo.

giovedì 24 febbraio 2011

Infortuni

Non mi sono mai fatto male da bocia. A parte graffi e lividi, mai stampelle, mai un osso rotto. Ho rotto gli occhiali un sacco di volte, soprattutto dopo i vent'anni. La prima c'ho buttato il basso sopra durante un cconcerto, l'ultima a giocare a basket coi boci. L'unico vero infortunio della mia vita è stato una sette otto d'anni fa. Venerdì sera prove coi Piccolo Male Puro (scarica qui l'ep del 2002), Casez-Cogolo di Peio-Casez, 49 chilometri all'andata in un'ora (sempre se non beccavi i maledetti tir dell'acqua Pejo), 4 ore di fuoco e 49 al ritorno con vista, articolazioni e intelletto annebbiati. A letto tra l'una e le due. La mattina dopo sveglia alle 7 e mezza e via nei verdi campi nonesi a cavallo tra autunno e inverno. Via a sbrocolàr, con una roncola affilata di nuovo. Sembrava di tagliare quelle caramelle lunghe rosse, no rametti di melo. Non sono mai riuscito a stabilirne la dinamica certa, fatto sta che a un certo punto mi parte la roncola verso la mano e mi taglio il dito medio della mano sinistra. Lo taglio a metà e mi rimane lì aperto come una mela aperta. Tagliata a metà la prima falange, tagliato via un pezzo della seconda, tagliati nervi e tendini. Il chirurgo che m'ha operato mi chiamava il samurai, per l'esattezza del mio taglio. Credo ne fosse affascinato, di quelle fascinazioni che possono avere solo un chirurgo e un killer di quelli che tagliano la gente. Fossi andato un centimetro più avanti ora il mio vaffanculo sinistro sarebbe un vaffanculino culo. Invece dopo qualche mese ho pure ripreso a suonare. E ora ho pure una scusa per non suonare bene.
Questo è stato l'unico infortunio della mia vita. Questo fino a questo mese di febbraio.

Tutto è cominciato
Venerdì 4 febbraio
Al lavoro nell'auditorium del teatro di Cognola rimetto a posto l'impianto voce della cooperativa, carico tutto in macchina, due rampe di scale da fare alla cieca. Tutto pronto per andare quando il preside mi ricorda che devo ridargli il telecomando del proiettore, già messo via in un armadio. Vado verso la stanza, al buio. Per tutta la serata sono andato avanti e indietro da quella stanza senza problemi: salgo di corsa, avanzo deciso verso la porta, allungo la mano per scostarla dimenticandomi che la porta l'ho appena chiusa. Il pollice della sinistra mi si piega malamente tra la mano e la porta. Bestemmio tanto e dio, a bassa voce però perché la platea dei rimasti sono colleghi e presidi e rappresentanti politici de sticazzi. Esco, chiudo, consegno il telecomando, prendo la macchina, torno a casa e il dito fa male. Il giorno dopo mi alzo a mezzogiorno e fa ancora male. Vado al pronto soccorso. Di sabato pomeriggio, d'inverno, in Trentino. Sembrava di stare in una pubblicità progresso sui pericoli dello sci e dello snowboard. Ovviamente sono codice bianco aka quelli-che-possono-aspettare-e-son-stracazzi-loro-perchè-qua-noi-ci-occupiamo-di-gente-che-sta-veramente-male.Entro alle due, alle tre i raggi, poi aspetto fino alle sette per sentirmi dire che non c'è niente di rotto.
Risultato: un tutore per pollice sinistro gratis, un concerto saltato, due settimane di infortunio rifiutate

Venerdì 19 febbraio
Il mercoledì vengono a cena i Sabung, mi portano il disco nuovo, si ciarla e si beve eccetera. Il mio amore è in terronia a casa dai suoi e io mi sento maschio, per cui non lavo. Il venerdì mi ritrovo con altri tre pasti consumati e una pila da casa da studenti. Suddivido tutto per categorie. Prima le posate, poi i piatti, poi i bicchieri, tanti bicchieri quanti ne può produrre una mandria di bue beoni. Mollo l'acqua calda e proprio mentre sto ruotando la pezza per arrivare nei punti più reconditi del bicchiere con movimento rotatorio il maledetto si spezza. Casualmente dalle parti della sbeccatura (un triangolino di un centimetro di lato) si trova la nocca del mio dito indice destro e la pelle viene tagliata più o meno come si taglia una bistecca da un pezzone di carne. Tecnicamente, un rettangolo con due lati corti di mezzo centimetro, un lato lungo di uno e mezzo, staccati dalla loro sede, e l'altro lato lungo a tenerli ancorati alla nocca. Il sangue finisce ognove. Un'ora e svariati fazzoletti di rosso macchiati dopo smette di sanguinare. Servirebbero dei punti per tenere vicine le sdue parti (siamo in un punto convesso) ma la cicatrice mi piace e me la tengo
Risultato: una cicatrice a forma di C sulla nocca del pollice, molto sexy (se vi piacciono le cicatrici) e comoda per tatuarci una parola che inizia con la C.

Mercoledì 23 febbraio
Mi chiamano per fare una sostituzione alle elementari. Porto i boci prima a mensa e poi in cortile. Mi chiedono di giocare a guardia e ladri. In verità, un po' supponendo la mia superiorità atletica, un po' per incularmi, mettono a prendere solo me e Carl e scappano in dodici. Il risultato è che corriamo come degli esagerati e ci fregano sempre ma tanto lo scopo del gioco è correre no? Corro dietro a un bocia, lo prendo, cade, per non cadergli sopra metto un piede male e addio caviglia. Fa un male cane, mi fermo. Dopo mezz'ora è quasi passato tanto che gioco altri cinque minuti, a difesa della prigione, coi boci che mi gravitano intorno intoccati come i lupi al mammuth. Mi rifermo. torno a casa che non zoppico neanche. Alle cinque riunione d'equipe. Comincio a zoppicare. Alla fine zoppico ancora di più. Salgo in macchina in val di Non e cambiare marcia comincia a far male veramente. Mi fermo due ore a casa e fa un male cane. Decido di scendere ugualmente, tanto è discesa. Cambio sette volte in cinquanta chilometri, cinque delle quali schiacciando la frizione con la destra. Le due volte che azzardo con la sinistra muoio. Faccio scendere il mio amore a parcheggiarmi la macchina e la caviglia urla per me. Sono un babbo? Certo, ma questo non riallinea le articolazioni. Stamattina mi alzo, zampetto fino all'ospedale (cento metri di zampetti è veramente fatica seria).
Risultato: una caviglia slogata, un tutore per caviglia utilizzabile per immobilizzare i boci in futuro, immobilità quasi totale, dipendenza estrema, dieci giorni di infortunio.

Almeno comincio a registrare sto disco maledetto che sta cominciando a diventare una barzelletta.
E comunque, finchè non finisce questo febbraio maledetto meglio stare all'occhio.


ps: dimenticavo la costola incinata sì, ma in quella c'entravo poco.

lunedì 21 febbraio 2011

Le Origini della Specie

Le Origini della Specie è uno dei migliori nomi di gruppi in italiano mai pensato e io ho infinita stima dei nomi dei gruppi. Più che a Darwin e alla scimmia che diventa uomo a me mi fa pensare all'Origine del Mondo, la risposta artistica in-your-face di Gustave Coubert al libro che ha rivoluzionato la scienza.
Oltre a questo i nostri , rappresentano al primo ascolto tutto quello che a me nel/del rock non piace. Pochissimi riff, molti giri rock da tre quattro accordi, attitudine mtv (come contrapposizione all'attitudine Henry Rollins), voci in primissimo piano, assoli metal, sopraddosi di tronche (non a livello Verdena, invero nella norma, che infatti abusa) (vedi vademecum La Ostia sulla conta delle tronche), testi in prima persona, che parlano di sentimenti e stati d'animo come dentro una bolla.
Un prodotto rock buono anche per il pop. Mai stato un difetto, per carità, ma i gruppi troppo sbilanciati troppo verso di là, tipo Foo Fighters, Type O Negative, Timoria, Incubus è roba che metti su alla tipa che non ascolta rock, e può anche essere che te la fai (anche se certi amici lo chiamano gay rock).
Ora il problema con questi gruppi è che posso pure apprezzare qualche singolo ma un disco intero non l'ho mai retto/mi cedeva il retto (senti che rime! che poi non è una rima ma una paronomasia, o un'anafora pompata, ma vabbè) (oppure anche noll'ho mai retto/è il retto che mollò e qui c'abbiamo un chiasmone con paronomasia e assonanza: bingo per il poeta, e Dante che si rivolta nella tomba) (faccio il figo solo eprchè sto leggendo questo).
E invece stamane è successo. Ho messo su le cinque canzoni di Sospesi, il demo appena uscito che si ascolta qui, e non l'ho ancora tolto. Credo che sia la settima volta che lo ascolto. Questo perchè i testi parlano di cose che succedono alla gente e dentro la gente senza essere nè melensi nè ostentatamente romantici, semplicemente onesti, forse pipposi a volte ma a volte pure evocativi.
Il mio preferito è:
Tu vuoi il cazzo gigante
Vuoi il bene di tutta la gente
Vuoi sapere quello che non sai
Perchè non sai niente
Per me questa è poesia, roba che alle superiori me la sarei scritta sul diario. Poi le melodie e i cori son di un pop cristallino, sempre azzeccatissime e ci sono pure cosette di voce molto valide, con stili che collidono bellamente, alla rock italiano ma pure alla Morgan, alla Negrita, alla Subsonica per dire. Le musiche sono bben fatte, i tre/quattro accordi di cui sopra sono resi sempre in maniera sempre differente (che a volte ti dimentichi che son solo tre/quattro accordi) e abbracciano stili diversi e pure freschi, con echi (o cut'n'paste) di Tool, QOTSA, Muse, Subsonica, di Korn perfino forse. Le strutture sono tra gli elementi che preferisco: classiche e accoglienti come un 90-60-90 ma per niente scontate, geometriche come un pentacolo, concise come il saggio: dicono quello che devono dire, cambiano quando devono cambiare, si ampliano quando è ora di ampliarsi ma soprattutto si fermano quando è ora di smettere. C'è la ballad, il pezzo incazzone (più alla Foo Fighters che alla Henry Rollins), quello dance e intri e finaloni rock che trasudano gente seria (io per me una canzone si capisce dall'intro e dall'outro, come il culo per Tinto Brass), gente che calca i palchi da quindic'anni e sa cosa vuol dire mantenere l'attenzione sulla musica invece che sul bicchiere.
Il mondo è pieno di gruppi rock che vogliono fare pop e non sono capaci di mettere insieme un ritornello decente, che ti ricordi non dico il giorno dopo, ma due minuti dopo. Queste canzoni qui ti entrano dentro e per questo son fatte, maledette.
Le Origini della Specie sono come una MiniMinor. Giovane, sportiva, sicura, cazzuta a suo modo, dal design ricercato con un occhio nel passato e la punta del cazzo nel futuro, un po' tamarra ma coi cavalli che gli escono dal buco del culo. Non è il tipo di macchina che vorrei guidare tutti i giorni, perchè dopo un po' mi farei male, sono più da R4 (che è un sempreverde) o da Kangoo (che ci sta il mondo) o da vecchia Saab (da tamarro vintage) o da Volvo famigliare degli anni 80 (tipo carro funebre), o al limite la BatMobile. Ma queste sono scelte. Chi non la vorrebbe una Mini per sempre? Io per me preferisco lerobe più smarze ma l'evidenza non si discute. E l'evidenza è che il demo non l'ho ancora tolto, è in loop da ore.
Poco da fare, con questo disco che pompa te la dà la maggior parte delle tipe, che è ancora l'unico modo che conosco per originare la specie.

martedì 15 febbraio 2011

Biutiful di Alejandro Gonzalez Iñarritu

"E' un film che se sei maschio quando torni a casa ti aspetti di pisciare sangue"
Arturo Bandini

[Attenzione. Contiene SPOILER!]

Ci sono uno spagnolo, un cinese e un negro. Lo spagnolo è Javier Bardem, il cinese è culo e il negro fa quello che dice scappate negri ai negri che vendono le carabattole che gli ha dato lo spagnolo a loro volta prodotte (non direttamente) dal cinese culo in uno scantinato pieno di cinesi al freddo. Lo spagnolo piscia sangue fin dall'inizio, si capisce che finisce male quando gli dicono che ha due mesi di vita. Se fa la chemio. Questo è uno scazzo perché lo spagnolo ha due figli che gli vogliono bene e una madre bipolare. I bipolari son quelli che un giorno scalano l'Everest e il giorno dopo hanno paura a fare le scale. Non è esattamente una madre cui lasciare dei figli. Per non parlare del naso. Nel frattempo, mentre lo spagnolo sta morendo, un cinese entra nello scantinato e invece dei salami appesi trova i cinesi morti per il gas. Il moroso culo del cinese li butta ammare e due giorni dopo sono sulla riga. Decenni di film con cadaveri occultati non sono mai arrivati in Cina, è evidente. Come se non bastasse la polizia di Barcellona fa una retata in stile americano, coi vecchi spaventati e la gente gli rimane la mandibola come nel centro commerciale di Commando. Al negro lo rispediscono in Africa e allora lo spagnolo si prende la sua tipa negra in casa con il bocia piagnole che si chiama come Eto'o e per ripicca le sbologna i figli. Poi muore sognando il padre che ha visto solo morto.

lunedì 14 febbraio 2011

Tette e inquinamento

C'è troppo inquinamento, le polveri sottili si insinuano nei nostri polmoni, traspirano dalla nostra pelle, impolverano i frutti, sporcano i vestiti stesi, ontano i capelli delle donne. C'è troppo inquinamento, ma solo a volte. Per combattere l'inquinamento ci sono due modi. Il primo è cambiare la macchina. Certo, si produce un rottame in più buttato in qualche discarica poco (o molto) visibile, ma si guida una macchina nuova, onesta con l'ambiente, rispettosa dei bronchi dei bambini e dei metalmeccanici. Il secondo è le targhe alterne. Da buoni italiani, quando la merda tocca il culo (e solo allora) ci si muove. Lo fa la nazionale di calcio, lo facciamo noi, lo fanno i nostri governanti. La soluzione non è muoversi meno, fare car sharing, non usare la macchina ma stare fermi se si è poretti e si ha una macchina vecchia e invece muoversi e sgasare se si ha il suv, per dire. Noterà, discreto pubblico, che sono interventi di facciata, facili da mettere in atto quanto inutili. I modi discreti sono inquantificabili e non fanno audience.
Così la pensavo anch'io, ma come ogni buon uomo su questa terra mi ricredo, mi ricredo perchè i politici lo sapevano già: per questo le misure adottate sono niente. Mi ricredo cazzo, va bene? Ho degli ottimi motivi, due in particolare: sono in asse, circolari e completi di bottone di accensione, spessso uno è leggermente più grande dell'altro. E' risaputo ormai che l'inquinamento fa crescere le tette delle donne.
E allora vai di inquinamento, metti la benzina agricola al posto della super, lascia la macchina accesa tutto dì, che è tutta salute, ma soprattutto, quando puoi, sgasa compare sgasa.

giovedì 10 febbraio 2011

Perle pop

Certo c'è tanta gente che fa pop. Tra quelli che fanno pop ci sono due categorie.
Una è quelli che fanno canzoni che ti dimentichi subito, e buona parte delle volte è una buona notizia. La seconda è che ti si piantanto in testa. In tedesco si chiamano EarWorms (o meglio, uno crucco una volta mi ha fatto la traduzione dal tedesco, andatevelo a cercare voi, se è proprio necessario saperlo), i vermi delle orecchie, che ti si infilano e strisciano come un marine verso i centri nevralgici della tua volontà neutralizzando a sputi tuttte le tue mine antimusica e non c'è cazzi.
Tra questi ultimi ci sono due categorie. La prima sono le canzoni sono le Perle Pop, che è bello lasciarle infestare indisturbate, che migliorano il silenzio che c'è dentro te, che ti fanno la vita più. La seconda categoria sono quelle che ti si piantano in testa e che fanno cagare, alla SoleCuoreAmore, ma a volte peggio, perchè ci provano in tanti e non è facile e a volte rimpiangi SCA. Impossibile? No. Quando ti si atttaccano quelle è meglio un solandro sull'uscio, garantito cazzo (cit.).
Questa canzone qua, la prima dei Wooden Collective, da Bborgo Valsugana, è una perla pop, ve ne fossero. Buona giornata, giuro.

The Wooden Collective - Han Shot First

martedì 8 febbraio 2011

I Canederli di Nonna Antonietta - The Movie

Per la serie
I J'ACCUSE DI FELIX LALU'
ovvero
Sparo merda su tutto e tutti a cazzo e non traggo una conclusione logica che sia una ma alla fine arrivo a collegarmi a una cosa che se la mettevo su senza un commento faceva brutto e intanto ho comunque sparato merda a gratis
che non fa mai male

Vi ho visti, a voi leghisti, autonomisti e tutti gli altri. Vi ho visti bere le grappe venete al bar (e anch'io non ci sputo su), perchè costano meno, vi ho visti comprare la polenta di plastica e spacciarla per polenta vera, vi ho visti imbottire le vacche di mmerda che mi fa schifo pensare ddi mangiare il Trentingrana, vi ho visti svendere le montagne per qualche turista in più, vi ho visti fare i formaggi con le erbe o il peperoncino per mascherare il fatto che non sapeva di un cazzo, vi ho visti fare le feste dei portoni con la frittura di pesce, vi ho visti comprare i crauti al supermercato mentre vangando nei ricordi la nonna avanti e indietro sulla lama con una montagna di cappucci al lato, vi ho visti al ristorante ingollare con soddisfazione canederli fatti col pane pregrattuggiato, omogeneo, senz'olio di gomito.
E' facile fare i fighi col sudore del nonno, facile bullarsi della manna dal cielo, a inorgoglirsi dell'orgoglio altrui.
Ebbravi. Allora difendiamola veramente 'sta nostra identità, proiettiamo i video della Nonna Antonietta sul duomo giorno e notte, insegniamo a bere ai nostri boci, a farsi lo sciroppo con le pigne di gembro (e con quel che avanza la grappa), sostituiamo gli inutili programmi regionali della rai con la storia della cemento selvaggio e degli accordi sottobanco per il parco dello Stelvio. Almeno qualcosa ci ricorderemo, quando di identità trentina ci rimarranno solo i democristiani. E quando moriranno quelli, ci rimarranno i leghisti e mangeremo alla pausa pranzo i sofficini ripieni di speck e formaggio nostrano.
E' quel che ci saremo meritati.

I Canederli di Nonna Antonietta - The Movie

mercoledì 2 febbraio 2011

T.N.B.

Ormai c'ho sta bara in casa da un po'. Sì, una bara, va bene? Ci appoggio la tisana, il pandoro al gianduia avanzato da natale e i portaceneri che strabordano come i spaghi di Alberto Sordi. Ormai non sto neanche più lì a pulirla dalla polvere.
La accarezzo e penso a quanto la famiglia ci tiene, a questo scheletro delle medie tenuto insieme da pelle venuta su a pane e GranBiscotto Rovagnati. Ci poso l'orecchio e sento riecheggiare la parola che meno mi ha dato allegria nella vita. Ci poggio i piedi e penso allo sfrigolio delle palanche che Leolino sicuramente accetterà di versare sul mio conto alle Cayman.
Tutto è nato da questa canzone dei Kepsah qui, che dice così:

Perchè cristo di un dio sto ancora qua perchè cazzo non mi muovo, non emigro mi sento legato a questo posto che nulla mi da vorrei le spiagge ma ci sono vorrei i monti ma li ho vorrei un popolo non assuefatto dalla tv e cazzo se non c'è! Vorrei sentirmi capito da chi ci guarda ma invece marte non capisce e la norvegia è trasparente noi invece siamo neri come i sacchi delle cosche Siamo belli, intelligenti e chiusi come le valli da dove veniamo siamo ricolmi di storia come l'aria che respiravamo ora se lo fai ci trovi solo la cocaina! Gettiamo tutto a mare e decantiamo la gloria che crediamo d'avere ancora Non condivido nulla dell'italia a parte Mike Bongiorno come tutti come potrei essere da meno sono un figlio della tv sono un figlio della tv anch'io che non voglio E' la vittoria del bene sulle forze del male del governo del fare contro la sua ombra non ci resta che bruciare la costituzione federalismo! presidenzialismo! e poi tutto va bene c'è l'inflazione, la crisi ma posso ancora assuefarmi alla televisione

Sono un fan della prim'ora dei Kepsah, dei testi minuziosi, quasi barocchi, con tante parole ben cesellate, ognuna pesata non a caso, testi partiti dall'introspezione e dalla proposizione e approdati finalmente a raccontare storie tra il serio e il suggestivo, da ascoltare con l'orecchio teso sulla sinistra e il vocabolario nella mano destra. Sono un fan della prim'ora delle chitarre tra il primitivo e il matematico, del basso solista che disegna quello farebbe una seconda chitarra, dei tamburi asciutti ma eleganti.
Il disco è così, si chiama Stack, inizia con un elenco di torture e finisce con una decapitazione, passando per storie sulla Grande Guerra, messaggi programmatici e paesaggi evocati(vi). Il pacchetto è quello che vedete davanti a Sebastiano Martinelli, il leader incoronato da certo giornalismo e quindi disconosciuto dalla band.
Ma questa canzone è diversa, è un passo verso i nuovi Kepsah: inclemente, inarrestabile, bersagliera, con un testo che passa al presente e al futuro ed è al contempo moto interno, salubre conato, descrizione lucida. (Su internet non c'è, ti tocca ccomprare il cd, discreto pubblico, ti tocca)
La mia mission è vestire i Kepsah nudi di calzini (nella migliore tradizione youporn) e mutande rock (Kepsah coi boxer Tool, Zeta colle mutande anni 70 dei Spor River, Dave coi boxer extralarge dei Rancid e el Pero coi boxer moderni de Jovanotti, quelle col bordo giallo e il soleluna dietro), metterli in cima alla Paganella con la bara sul bordo del baratro che girano in tondo come le scimmie di 2001 Odissea nello Spazio , bussano e picchiano e pisciano sul duro vestito del feretro declamando con l'aria di chi ne ha pieni i coglioni e i fumetti che escono dalle bocche che dicono Allegria, amici ascoltatori!

lunedì 31 gennaio 2011

Stanza di Orlando all'Off ancora per poco

Immaginate di essere nella testa di una donna. Non è abbastanza.
Immaginate di essere nella testa di una scrittrice. Non è abbastanza ho detto.
Immaginate di essere nella testa di una scrittrice che non ci sta dentro, che c'ha l'ansia, la depressione, ma non sempre.
Immaginate di essere nella testa di una scrittrice che passa il tempo in cui non scrive romanzi a scrivere in un diario di tutto quello che le capita quando non scrive romanzi (ma anche quando li scrive).
Immaginate di essere dentro la testa di una scrittrice lucidissima che mangia rumina e vomita il mondo che vede dalla stanza, partendo dal buco del muro per arrivare alle scoregge negate, passando per la via di fuga dentro un vestito con spacco.
Immaginate di essere dentro la testa di una scrittrice lucidissima chiusa dentro una stanza poco illuminata che implode verso la parte più primitiva del cervello.
Ecco, forse questo è La Stanza di Orlando, una roba da vedere, una roba da vivere.

Io l'ho visto due volte in dieci giorni, per dire, all'Off è pure meglio.

Stanza di Orlando
di Carmen Giordano
con Maura Pettorruso
Scenografia di Maria Paola Di Francesco

Tutte le sere allo Spazio Off, Trento fino a domenica 6 febbraio
Ingresso 10 euro, 8 euro ridotto studenti
con degustazione offerta, perdìo
Tessera: 1 euro

Per info e prenotare
340 6895613
info@spaziooff.com