lunedì 25 ottobre 2010

La risposta della scienza

Finora la risposta della scienza alla violenza sull'uomo è stata. Oh, che orrore, la guerra, ma come lo usiamo sto propulsore di ultima generazione? Lo mettiamo su un caccia o sulle sedie a rotelle degli storpi?
Per fortuna c'è anche scienziati che tentano di spiegare perché la fratellanza è cosa buona e giusta e non solo tra fratelli. Poi che la gente continui e morire e spararsi non lo cambia nessuno, ma almeno ce n'è uno che ci prova.



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mercoledì 20 ottobre 2010

Il caso Scazzi e il Nuovo Turismo Trentino

Una ragazza scompare. Prima è rapita, poi la trovano, in un pozzo, più morta che viva, anzi morta. Lo zio ritrova il cellulare bruciato. E' un babbo e non la bevono. E' stato lo zio. L'ha uccisa e violentata dopo. Per fingere uno stupro finito male. Era ancora calda, dirà. La cugina prima fa finta di niente e piange poi vien fuori che è stata lei. La zia sa qualcosa ma fa finta di niente. La figlia chiede dal carcere quanto share ha fatto. Poi vien fuori che forse lo zio non c'entra, dormiva. Certo, si faceva anche la figlia, ma ha solo occultato il cadavere (ma se non c'entra chi l'ha violentata? E poi, l'hanno violentata veramente o è solo morta?). La telenovela prosegue.
La gente ne sente parlare tutta settimana. Alla domenica dopo messa, invece che lasciare le impronte digitali sulle vetrine dell'ikea o del centro commerciale, la ggente vanno in pellegrinaggio a casa Scazzi, a vedere che succede, contare i fiori, stimare le lacrime. Un bocia cade nel pozzo, spinto dalla calca. Avrà una storia da raccontare per tutta la vita.
E' macabro? Non più macabro che visitare Auschwitz.
E' morboso? Non più morboso che rallentare quando c'è un incidente per vedere se si vedono ancora gli schizzi di sangue e le carni maciullate di parecchi sconosciuti.
Ti sembra triste infine, discreto pubblico? Chiedelo al barista lì vicino, quant'è triste la morte. Chiedeteglielo. Vi dirà, mai visti tanti soldi da quando hanno ucciso sta stronza. Questo vi dirà.
Morte=turismo. L'equazione è ovvia, facile come una gara di origami contro Freddie Kruger. Turismo silenzioso, casto, rispettoso, che non produce rifiuti. Professionisti del turismo, amministratori del turismo, assassini seriali, se non ci siete arrivati è meglio fare il ministro.
Non che sia un turismo nuovo, ma mai era stato sistematizzato. Si potrebbero anche prendere due piccioni con una fava. In un colpo solo (di pistola, d'ascia, di sciabola, anche uno al cuore va bene, purchè spettacolare) eliminiamo il peggio umano della nostra zona (con conseguente miglioramento della qualità della vita) e aumentiamo il prodotto interno lordo (con conseguente sconfitta della crisi). Scegliamo attraverso un sondaggio queste persone. Con calma, uno per volta e a intervalli regolari verranno uccise, trucidate, casualmente sepolte chissà dove. Il tutto con un bravo sceneggiatore, s'intende. La polizia cerca per mesi, parte il tamtam mediatico nazionale e internazionale. Sapete quanto hanno lavorato i professionisti del turismo a Cogne? Un sacco, e ora il nome è famoso in tutta Italia. Certo è famoso per un infanticidio, ma Berlusconi è la dimostrazione di questo: non importa come, basta che se ne parli. Se poi il luogo del ritrovamento è diverso da quello della sparizione si creerà un nuovo fulcro turistico. Un paio di delitti l'anno e in quindic'anni tutto il Trentino sarà nazionalmente riconosciuto come la regione dei delitti mirati. Nessun pericolo per il turista. Solo per chi è veramente stronzo. E se vieni per una settimana puoi dimenticarti le sfacchinate in montagna e la pioggia estiva che ti costringono in casa mentre i tuoi amici al mare si godono il solleone. Ogni giorno potrai visitare un luogo in cui ti sentirai meglio. Perché le disgrazie degli altri fan stare meglio. Su questo non si discute.

lunedì 18 ottobre 2010

Il Treno della Memoria

Questa è un po' che mi rodeva il culo ma non lo dicevo perché è rischio. Ma ora che ho l'immunità displomatica posso dirlo.
Da qualche anno in Trentino va di moda la memoria. E' sempre andata di moda in realtà, ma quella di prima era del tipo nostalgico, rappresentata da prodotti tipici, agritur e trasmissioni mattutine sulla rai. Questa nuova memoria è la Memoria con la m maiuscola, la memoria della Storia con la esse maiuscola. E' la memoria dell'olocausto e all'olocausto si va col Treno della Memoria (ad esempio questo ma è uno a caso). Si organizzano incontri sull'olocausto e poi tutti in gita al Parco Tematico di Auschwitz, dove potrai visitare lager simili a quelli di Bolzano, dove potrai ammirare cataste di occhiali (e qui la battuta scatta spontanea, se sei in giro in gita), dove potrai immedesimarti, immaginandoti magro e poco vestito mentre lavori forzatamente. Il tutto non in solitaria, condizione che stimola la riflessione, ma in branco, colla birra del Lidl nascosta nella tasca della giacca e l'amigo colle braghe alle ginocchia che testa il campo dell'IPhone nel campo di concentramento.
Parliamoci nelle palle degli occhi: è solo una gita, una gita preparata con immagini struggenti e dati che Freddy Krueger in confronto è un nerd che vive ancora colla mamma, una gita in un luogo di sterminio che farà riflettere i ragazzi su fatti lontani, irripetibili, perché irripetibili sono quelle atrocità.
Già chiamare olocausto il genocidio degli ebrei è una forzatura. Olocausto significa sacrificio religioso, di quelli con gli animali o i figli di Abramo. Per estensione significa sacrificio totale, completo, ma nell'Olocausto non c'è niente di sacrificale. Siccome nella bibbia de noi cristiani toccare i soldi è male allora storicamente l'han fatto gli ebrei. Gli ebrei non sono stati sterminati perché di religione ebraica, ma perché Hitler aveva bisogno di soldi per conquistare l'Europa e gli ebrei eran la categoria sociale quelli che avevano più soldi (oggi si farebbero abbastanza soldi a mettere al bando la famiglia di religione Berlusconi ma questo è altro discorso). Quindi, togli di mezzo gli ebrei, avanzano i soldi: semplice, efficace, indolore, inodore (a meno che tu non li bruci). Certo c'erano ebrei poveretti, ma facevano numero. Erano anche in buona compagnia. Togli dalla società anche gli zingari, che mendicano i soldi che ci servono per i carrarmati, togli i dissidenti politici che rompono i coglioni e dicono cose che non si dicono, togli i culi perché non si possono vedere e spendono i soldi dei carrarmati in poster di George Michael (e ora anche Tiziano Ferro), togli i Testimoni di Geova che s'attaccano al campanello la mattina presto e han veramente rotto il cazzo, hai tolto tutta la gente che ci allontana da una società ideale. Ragazzi, era una questione di soldi, non fatevela raccontare. In realtà ad Auschwitz si ricorda l'ultimo dei tanti stermini perpetrati in Europa. Come noi quando diciamo (ex) campioni del mondo ricordiamo l'ultima coppa del mondo vinta, no quella del 34 o del 38 (quella dell'82 è solo l'urlo di Tardelli e Pertini che salta su e gli viene un colpo).
Non è che dopo il 43 non ci son più stati stermini nel mondo. C'è una guerra ogni tre per due, in Africa è pieno di gente che si ammazza per un panino, siamo personalmente impegnati in una missione di pace in Afghanistan e Iraq, ai Ceceni gli tocca attentare a Mosca perché li ammazzan come mosche e ci metto il culo che qualche campetto in Siberia (per quelli cattivi cattivi) è avanzato, nella exJugoslavia poi sputi e becchi una fossa comune. Il mondo non è altro che disgrazie da ricordare. Lo spirito di accoglienza del prossimo dovrebbe partire da lì, dalla consapevolezza che non tutto il mondo è nell'Europa del dopoguerra e magari autonomista. Mi chiedo se nei 4 incontri preparativi e negli altrettanti di rielaborazione si parli anche delle altre disgrazie e sterminii del mondo e non ne sono così sicuro.
Invece no, si va al Parco Tematico di Auschwitz a ricordare la gente morta cinquant'anni fa per dimenticare quella morta o maltrattata sotto casa e poi si torna e si vota Lega. Ma vaffanculo. Ecco, l'ho detto.

Postmessa:
Poi se parli male del Treno della Memoria ti dicono che sei antisemita. Io non è che sono contro gli ebrei: io per me ebrei, negri, albanesi, magrebini, milanesi, napoletani e solandri, perfino i culi, è tutto uguale. Mai ho avuto vicini più cordiali e meno rompicoglioni di quando vivevo nei condomini di immigrati.
Quelli che più mi stan sul cazzo, se proprio devo dirlo, sono i nonesi arricchiti e bolsi e ignoranti che non sanno neanche stare al mondo e se sparisse Melinda non li prenderebbero neanche nei carabinieri, che i rumeni fan schifo ma son bravi a raccoglie le mele e allora vanno bene, che hanno il suv ma dichiarano quindicimila euro, che l'importante è arraffare più soldi possibile finchè va, e avvelenare tutto, finchè l'acqua si può bere, e costruire nuove megaville, finchè il nipote non si sputtana tutto al videopoker. Ecco, vaffanculo anche a quelli. Un campo di concentramento non si augura a nessuno, ma se dovessi decidere ci manderei quelli.
Postmessa2:
Ci sono stato anch'io, anni fa, in gita. Tutti contriti al parco, una balla prima e una dopo.
Ah, e la battuta sugli occhiali l'ho fatta io, lo ammetto.

giovedì 14 ottobre 2010

El Vocabolario del Nònes Nueu/Novo/Nuou/Nou (Scuela de Nones strikes back!)

Quando la civiltà occidentale sbarca nelle civiltà inferiori, essendo la civiltà nostra bella occidentale più avanzata, c'è più roba. Han poco da dire i eschimesi con 40 modi per chiamare la neve. A Miami e a Milano Marittina non se ne fanno un cazzo. Ma neanche sullo Stelvio, per dire. Invece noi gli portiamo la torcia elettrica, il microonde per scongelare i ghiaccioli e la motoslitta per tirare i cani e loro son più contenti, ma tocca a loro dare i nomi a ste robe. Gli eschimesi non è che li chiamano light e microwave o snowmobile. Li han chiamati, nella loro lingua sfigata, carota di luce, scatola del caldo e slitta rombante. Son loro che si devono adattare perché son loro che sono indietro con la civiltà. Semplici babbi da spellare prima, da far lavorare a poco prezzo poi finchè non si comprano il suv e son contenti. Ah, io dico eschimesi ma questo vale per tutti. Gli unici che non inventano nomi sono gli italiani. Qua si dice mouse, computer, pc, airbag e c'è un motivo storico. In Italia son passati tutti. Si stava bene e le tipe eran fighe. Quindi una ripassatina da un normanno, una cosetta col moro, un ingoio al nibelungo e siamo usciti noi. Ovvio che poi quando c'è l'unità siamo ancora lì con la bocca aperta in attesa che ce la riempiano. Gli italiani non creano parole nuove, prendono direttamente quelle già fatte e tutto è pronto senza sbatta.
Il noneso non fa differenza. Ad esempio chewinggum si dice ciunga; bancale si dice pelez, direttamente dall'inglese pallet(s); arachidi si dice pinòzi, direttamente dall'inglese peanuts; forte, resistente si dice staif, dal tedesco steif, rigido, e via dicendo. Siamo dei colonizzati culturali. Solo in alcune sacche sane, nei posti più imbucati e selvaggi si creano parole: ad esempio a Vermiglio turista non si dice turist, ma scavalcaorti, perché quello che fa non è turistare, ma scavalcare orti; così la televisione viene (o veniva) chiamata la scatola del rumor, perché quello fa. Ma Vermiglio è come Rohan, più o meno. Per il resto del mondo anaune piegarsi e usare le forme originali (italiane o inglesi non importa) è cosa buona e giusta, nostro dovere, eccetera.
Da qualche tempo in Val di Non serpeggia la questione Ladinità. Nessuno ci aveva mai pensato prima d'ora, ma Unione Europea + minoranza linguistica = soldi. Soldi facili, soldi buoni, che non rubiamo a nessuno (al massimo a qualche rom disperso della Romania, quindi chissenestraincula). E' quindi nostro dovere reclinare il canale che scende da Bruxelles verso il lago di Santa Giustina. Perché el nones l'è na lenga de sti ani/can che tuta l'istà se nava a far el fen, diceva Lo Sfrenogildo. E qualndo la civiltà selvaggia è minacciata dalla civiltà del gps bisogna rispondere chiudendosi a riccio, creando il proprio bastione, la propria Rohan in cui sti barbari sporchi zozzi schifosi debbano penare per entrare. Non ci avrete mai, va bene!? Noi aggiorneremo il noneso, troveremo parole vecchie per cose nuove e voi continuerete a non capire un cazzo, finche Melinda trionferà, pappàm

A RadioAnaunia el Fabio Pinter, la Dolores, el Maurizio e la Giuliana hanno già iniziato e si sono inventati di rinominare vari lemmi:
MEB (Manda En Biliét) o MAB (Manda An Biliét) = SMS
masnìn = telefono
argiaign = computer
botonàra = consolle/mixer/tastiera

Forse ce n'erano altre ma non me le ricordo.
Allora possiamo andare avanti.
S-ciatola del rumor = televisione
Sacét dal aria = airbag
Sores = mouse
Machinon da bacàn = suv
Masnìn da busacia = cellulare
Redesìn = internet
GET (Giata El Taliàn) = GPS

E tu che fai ancora lì? Vuoi rinunciare alla tua giacca della northface e andare in giro così?
Ecco, La Ostia offre a te, discreto lettore, l'opportunità di aggiornare il noneso, la nostra lingua madre (la mia in realtà è il solandro ma anche Beckett ha scritto in francese no?).
Scrivi qui sotto le tue traduzioni o i lemmi alternativi a quelli già citati.
Quelle più probabili andranno a formare il Vocabolario del Nònes Nueu/Novo/Nuou/Nou. (Perché tutte queste parole significano nuovo? Scoprilo qui)
In attesa dei soldi da Bruxelles.
(Che ovviamente tu, discreto lettore non vedrai mai, essendo il VNN un'esclusiva LA OSTIA)

lunedì 11 ottobre 2010

L'aforisma del giorno - vol.2

"In ogni civiltà ci sono persone che decidono di far lavorare gli altri: sono i dittatori e i preti"
ElKarteroLoco

venerdì 8 ottobre 2010

Bever en taz

L'ultimo demone è una canzone scritta da Sebastiano Martinelli, leader dei Kepsah e e dei BUE. In breve parla di uno veramente esistito che va a bere in montagna con un amigo, si ubriaca, si addormenta, si sveglia, cade in un dirupo, muore. L'abbiamo fatta tante volte insieme e anche quest'estate al Flatstock.
Dopo il concerto si avvicina un ragazzo e mi fa bella la canzone sull'alcolismo che avete fatto. Io non capivo. Lui ma sì, sull'alcolismo. E io guarda che non mi sembra di aver mai scritto una canzone sull'alcolismo. E lui ma sì, l'hai fatta con Sebastiano Martinelli (leader dei Kepsah e e dei BUE). E io, ahhhh, L'ultimo demone, ora capisco. Non l'avevo mai considerata una canzone sull'alcolismo però ora che ci penso c'è uno che è alcolista e per questo muore. Non c'avevo mai pensato. Grazie, ti interessa il cd? Sì, quant'è? 8 euro. Ah, ok, eccoteli, grazie, ciao. Ciao, grazie.
Allora ci ho pensato su (ancora, questo perché sono uno che pensa, pensa te) (siccome ho scritto pensa mille volte ho pensato che se lo metti una volta di più sdrammatizzi, ma la mia prof di italiano si sta rivoltando nella tomba) (o nella tromba, se è morta a casa di Miles Davis) (eheh, simpatico, ma torniamo a noi) e ho pensato (tiè)(potevo usare ho concluso) che potevo proprio farla sta canzone sull'alcolismo.
Ne è uscita un'improvvisazione a chitarra con un testo molto sentito. Parla di gente che beve. Come dice Lo Sfrenogildo le canzoni in dialetto (perlomeno in Val di Non) rispondono alla Sacra Triade delle Canzoni in Noneso: BEVER ,GUZàR, COìR, ossia bere, scopare, raccogliere (le mele, è sottinteso). Di solito son robe demenziali perché si cantano da ubriachi e perché in dialetto si scrive robe demenziali. Per pigrizia suppongo.
Questa è una canzone non demenziale sul bere. Ci tengo che non sia demenziale perché bere è una cosa seria. Parla di gente che esce dal lavoro con la gola riarsa, no de artisti che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera. Parla del tour dei bar e del bar che ha segnato la mia adolescenza, il bar della stazione di Fondo, frequentato da vecchietti e dai peggio beoni (in senso buono, ovviamente) dell'alta valle, con la Maria che ti faceva il caffè colla moka e il panino con la bistecca onta a tutte l'ore. Dove un bicchiere di lambrusco costava un euro e una bozza sei. Quella bozza lì è stato lo sponsor ufficiale del mio primo amore. Di quelle bozze vuote lì potrei riempirne una stanza. Ecco, questo è il mio personale omaggio tributo riconoscimento alla Maria. Grazie.

Con questa si chiudono le Rabbi Loop Impro.
Il testo è il seguente:

BEVER EN TAZ
La Piccola Orchestra Felix Lalù


Dai nan a bever en taz
Che l'è amò prest par la menestra

che ai laorà sota l'sol de n'neon comen'neger tut el dì

su e zo come la pel dal bigol

e no m'è plasest nancia n'migola

Che la sé l'è bruta

e che patìr la sé fa mal

che me son za fat la fonda

che me son fat fat la tonda de tuti i bar

tuti i bar de la val

Dai nan a bever en taz


Sen pu stinci che sani
ma pu sani che maladi
l'è miei tegnirse fis el grep

che morir de sé

coi pei bagnadi

Alora sas chel che fan

alora nan a tuer na boza de lambrusco dala Maria

e magiari ancia n'panét

col buro che te ven encontra

che po' la sera zo baraca

Dai nan a bever en taz


Che tanto guides ti

me vanza cater ponti

ma tanto guides ti

tornan a ciasa onti

ma tanto guides ti



Rabbi Loop Impro IV
BEVER EN TAZ




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martedì 5 ottobre 2010

Johnny Mox @ Restauri Pop's

Johnny Mox è uno che non ti aspetti. Lo chiami per Johnny Mox e il suo fido Mortarbo e lui salta fuori con una serata chittarravoce revival amarcord sulle Fonda Sisters: gran canzoni, super pop, poco beatbox e lacrimuccia.
Nel mezzo questa improvvisazione acoustic afrobeat.
(perché La Ostia è video di qualità ma non dimentica i bambini negri con la pancia)


JOHNNY MOX

Mox Populi, Mox Day (impro live @ Restauri Pop's)




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lunedì 4 ottobre 2010

Kepsah live @ Restauri Pop's

Quest'estate i Kepsah hanno portato in giro uno spettacolo semiacustico dal nome esageratamente lungo che non mi ricordo, ma era tipo Guerra e Morte due punti diario di qualcosa e visioni postume. Cosa voglia dire (e come questo possa invogliare lo spettatore) non è dato saperlo ma trattasi di un reading di pezzi del leader Sebastiano Martinelli conditi da letture di Bukowski, Capossela e altri sopra un tappeto sonoro prodotto dai suoi comprimari di cui non ricordo il nome, essendo essi comprimari. Niente di allegro ma qualcosa che colpisce al cuore. Veramente.
Questo è un estratto, la canzone che chiude e narra di un condannato a morte per ghigliottina, Katabasìs. Ha un nome che non si capisce perché così ha un nome che non si capisce. Vi si usano termini quali angusta, possedere, fetido, inermi, ricongiungerà, ripongono, diversamente, percepire, laringe, nume, creatura, accompagna la mia dipartita. Ciononostante c'è la pelle d'oca.

KEPSAH
Katabasìs (Live @ Restauri Pop's)



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venerdì 1 ottobre 2010

Inception

(Attenzione, contiene SPOILER, non che succeda chissachè)

Di Caprio è uno che entra nei sogni della gente e fa questo e quello. Nei sogni il tempo dura di più allora ci puoi stare un sacco anche mentre ti appisoli in autobus. Lui e sua moglie si passano le vacanze nei sogni, che costa meno e dura di più. Si costruiscono un mondo tutto loro. Dei tossici persi se vogliamo usare le parole adatte. Stanno lì così tanto tempo che quando tornano sono come tornati da Costa Crociere. La tipa non capisce un cazzo e pensa ancora di essere nel sogno. Il babbo è lui che l'ha convinta entrandole nei sogni che la realtà non è reale. Ovvio che quando una torna nella realtà pensa che non sia reale. lei gli vuole molto bene ma per costringerlo a seguirla lo incula mandando lettere che lo incriminano a destra e a manca. E' l'amore dei film. Poi si butta giù e non in senso lato. Lui deve scappare e fare il mercenario dei sogni ma gli manca i figli a casa, orfani di cotanta madre. Solo che nei suoi sogni salta sempre fuori lei a inculargli le idee e rovinargli le missioni. Allora un magnate magnaformighe gli propone di far ritirare le accuse se lui riesce a convincere il figlio di un altro magnate a scorporare l'impero. E' il momento A-Team. Di Caprio vola qua e là a cercare la ggente ggiusta. Trova uno che si trasforma ma torna sempre coi capelli unti. Un indiano che fa i sonniferi. Una tipa che costruisce i posti dove sognano, sognandoli. La tipa lo sgama, che l'ha chiamata perché lui c'ha la moglie guastafeste, ma è una donna e allora non gli fa il culo. Preparano il colpo nei minimi dettagli, hanno anche la furga con la striscia arancione. Pronti via. Addormentano il tipo di 28 giorni dopo e gli entrano nei sogni. L'imprevisto è che nel primo sogno colpiscono il magnater magnaformighe. Vien fuori che se muoiono dentro al sogno non si svegliano più. Scherzetto. Tutto questo per i figli di Di Caprio, che comunque avranno un padre a casa dieci giorni l'anno, con questo andazzo. Quindi avanti, di corsa. In ogni sogno si attaccano alla macchina e cominciano un altro livello. Siccome nel primo livello han messo come autista all'indiano (pensa te, a guidare, uno del terzo mondo) nel secondo livello c'è tutto che si muove, la gente cammina sui soffitti e questo non è bene ma tanto stan già dormendo. Nel terzo livello devono penetrare in una specie di base militare/santuario tibetano in alta montagna. Di colpo tutti sanno sciare, e sparare mentre sciano. Siccome stanno perdendo il tipo di 28 giorni dopo Di Caprio scende un altro livello e si ritrova nel mondo creato colla moglie. Questi qua con tutte le bellezze del mondo si son creati una metropoli sul mare. Tutto asfalto senza un giardino. Pensa te. La moglie gli dice sei tu che stai sognando babbo, io sono nella mia realtà. E a lui viene un po' di dubbio.
Si risvegliano di molteplici risvegli e mi sa che han convinto il tipo di 28 giorni dopo a scorporare l'azienda perché è lì che pensa e non fa casio alle bocce della hostess. Di Caprio torna dai figli, happy end, siamo pur sempre in Merica.
Potrebbe finire che la realtà è in realtà un pacco come altri film (I Soliti Sospetti, Shutter Island, Fight Club, William WIlson) ma, per non scontentare nessuno, non si capisce. Grazie. Molto democristiano. Tu sì, Cristopher che sei più figo dei altri.

mercoledì 29 settembre 2010

Refuso: invece che suonare con un mostro, suoni con due (La Vendetta della Notte degli Oscar)

L'anno scorso dovevo suonare alla Notte degli Oscar a Bolzano. Dovevamo suonare io e quel fuso di Oscar Ferrari, un personaggio che leggete qui, scaricate qui e potete vedere qui (e qui). Uno che ha fatto un partito per l'annessione del Suedtirol alla Svizzera per dire, no il primo cojone che passa. Uno che promette chili di verdura futura (che coltiva colle sue manine) alle donne incinte che chiameranno loro figlio Oscar, per dire. Uno che ha anche fatto una canzone su Lady Diana piena di gemiti, per dire.
Io contento, fiero, di condividere palchi con cotanta gente. Ma il giorno prima il comune manda un'ingiunzione che non si può, che non si fa, che non si permettano. Anche se il fatto che il giorno dopo suoni io sia del tutto casuale, l'ho presa male, e uno a uno ho sterminato nelle maniere più efferate (sì, prendo ispirazione da Dexter e Criminal Minds, non c'ho tutta sta fantasia) tutti i assessori che avevano votato contro la Notte degli Oscar.
Ristabilito giustamente il terrore nel sistema politico bolzanino ora la Notte degli Oscar si ripete, non una ma due volte.
Saremo giovedì 19 novembre al Vintola (con Bob Log III, grazie Dio, anzi grazie Vanja) e venerdì 17 dicembre al Pippo, nella serata delirio e ignoranza seria con Santo Marcio (di cui consiglio musica e comandamenti) e Da Rozzo Criù dalla capitale dell'ignoranza, che non è Napoli come tutti voi pensano ma Milano, iinsieme a molti altri capoluoghi dell'ignoranza.
Cosa volete di più, che fustighi Durnwalder in eurovisione?

lunedì 27 settembre 2010

La solitudine dei numeri primi

(Siccome mi hanno detto di scriverlo: CONTIENE SPOILER. Non che succeda granchè)

Lui è timido, un genio con occhiaie da paura. Lei parla sottovoce e sua madre di lei le fuma in faccia. Non per sfida, c'ha i cazzi sua. Lui ha perso la sorella da piccolo. Non che sia morta e basta. L'ha persa proprio, come la canzone di De Andrè (lo sa che io ho perduto due figli/signora lei è una donna piuttosto distratta). Lei scia e si ferma a pisciarsi addosso e c'è la nebbia e il fatto che nebbia e neve siano dello stesso colore non aiuta a schivare gli alberi. Lui ha cambiato scuola perché ha delle cicatrici da paura che non si è fatto cadendo dalle scale. Lei è la zoppa della scuola e si capisce che c'è poco da ridere. Le compagne le fanno mangiare la caramella pucciata nella mmerda. Lui è appena arrivato e non caga nessuno, ha cose cui pensare. Si incrociano. Lui la guarda ma siccome ha cosecui pensare la ignora. Lei si innamora. A una festa con la disco a cui lui è andato per dimostrare ai suoi che non è un nerd autolesionista asociale pericoloso con delle occhiaie da paura lei prova a baciarlo. E' pure bella pur essendo zoppa (perlomeno da giovane). Lui niente. Lui schifa la topa. Non che sia culo, proprio la schifa e basta. Finisce il film che è ancora vergine. Con una panza da birra degna di un crucco a ottobre al lago di Garda. Ancora con delle occhiaie da paura.

venerdì 24 settembre 2010

Alta scuola di seduzione (DAME EL VULVòN - Rabbi Loop Impro XIII)

Cominciata ormai qualche anno fa, La Trilogia del Cliff (retroscena qui) è un'opera musicale ispirata dall'amico Cliff, neologo noneso e freestyler su canzoni della radio. Oggi sono molto fiero perché finalmente si chiude.
E' composta da:
1
Cliff (ala bona) (sul disco Braccia Strapate all'Agricoltù, scaricalo da qui)
il primo reggae in dialetto noneso. Parla dell'incapacità a decidere e della necessità della scelta. Il ritornello è la soluzione che il Cliff dà a questa diatriba son en tipo ala bona, me plas el cul e ancia la mona
2
Poco Dio
(sul disco El se sentiva soul, scaricalo da qui)
presa da una scritta sulla porta adolescenziale della camera del Cliff, è una canzone fatta in un'ora in cui si lamenta la scarsa quantità di dio in molti frangenti della vita quotidiana postmoderna
3
Dame el Vulvòn
(prossimamente sul dvdisco delle Rabbi Loop Impro)
presa anch'essa da una scritta sulla stessa porta, non necessita di traduzione. Scritta in dieci minuti come tutte le Rabbi Loop Impro, la canzone elenca una serie di tipici approcci nonesi al sesso femminile per poi affermare la necessità di pragmatismo nelle faccende intersessuali. Postfemminismo insomma.

Il testo è il seguente.
Poruesi domandarte de sposarme
darme soldi
farme en piazer
se me portes ala TrentoMalè

o domandarte n'etto e mez de speck

enveze me acontenti de puec (x3)

Dame el vulvòn


Porues domandarte el numer de zelulare

o mosarte la vetura che giai

domandarte canti vagoni che fa to pare

si gias fecebook o skype

enveze me acontenti de puec (x3)

Dame el vulvòn


DAME EL VULVòN
Rabbi Loop Impro XIII




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giovedì 23 settembre 2010

Somewhere

C'è uno che gira in tondo con una ferrari. Ma tipo per cinque minuti. Poi c'è uno che cade dalle scale. E' lo stesso tipo ed è una star. Da lì per tutto il film il suo braccio non sarà più lo stesso. E' divorziato da una che sembra Julianne Moore. La figlia la aspettiamo al varco e fa danza classica da tre anni ma lui non ne sa un cazzo perché ha questo personaggio del sconvolto da difendere. Torna a casa e in camera sua c'è una festa. Saluta una che non lo caga poi un'altra che invece lo guarda e dice Johnny con la o allungatissima (sì, lui si chiama Johnny Marco). Se la porta a letto ma si addormenta mentre le mangia la topa. E' la forza della topa. Si risveglia che ha ancora il gesso al braccio. C'era festa a casa sua perché vive nell'hotel dei artisti e allora si fa festa a casa di tutti perché chissenefrega. Fa le foto con la tipa con cui ha fatto il film. Ha un piedestallo perché è basso. Si capisce che lui se l'è fatta e poi l'ha abbandonata in mezzo a pastoie di donna. Robe tipo l'innamoramento. La moglie dice me ne vado e gli lascia la figlia per un po'. Come andarsene di casa e dire al cane di badare al gatto. Vanno a Milano ai Telegatti. Riceve il telegatto dalle tette della Ventura e poi una versione quasi magra della Marini gli balla intorno come una Sabrina Salerno d'altri tempi. Ah, a Milano si fa la Chiatti mentre la figlia dorme. La figlia non dice niente ma gli lancia delle occhiate che le torneranno utili in futuro, quando sarò donna. Tornano in America e lui si ritrova una topa in camera. Le dice non è il momento e scappa colla figlia. Giocano a ping pong ma sono degli incapaci. Una gli mostra le tette mentre la figlia non vede. Lui pensa che ppalle ancora tette e fa finta di niente. Poi prendono il sole. Questo lo sanno fare. Poi lei legge le sceneggiature e gliele riassume perché lui non c'ha sbatte, lui è uno che non ha studiato da attore. Incontra Benicio Del Toro in ascenzore e gli fa ciao Benicio e lui ciao Johnny. Poi la figlia se ne va. Lui piange e lascia l'albergo delle star.

mercoledì 22 settembre 2010

Bob Log III

Niente.
Era solo per dire che a novembre suonerò a Bolzano con questo qua.
Inutile dire che è enorme onore.





Grazie mille, anzi 666, a Vanja

martedì 21 settembre 2010

Aggiornamento BUE

Non che a qualcuno freghi qualcosa. Giustamente. Ma torniamo a parlare dei BUE. Da grande promessa del rumore trentino sono riusciti a trasformarsi nella più grande bufala che si sia mai vista su suolo autonomista.
Una nuova serie di canzoni prese dalla tradizione disco becera anni 90. Un nuovo componente che ha portato ancora più rumore e un altro tornato dagli antipodi. Se dio vuole i batteristi saranno tre un giorno.
Nel myspace ci sono tre nuove canzoni.
Una cover di To The Club di Agostino Carollo.
Una cover di Don't Wanna Short Dick Man.
E una nuova canzone dedicata ai concorsi musicali in Trentino (e a chi vi partecipa) che si chiama Wanna Be MTV.

NB: I pezzi sono registrati in sala prove. Non è che sono registrati da culo.
Il suono è quello.
Veramente

lunedì 20 settembre 2010

Di quando MNM (Me Nono Marino) incontrò il diavolo, più o meno (Rabbi Loop Impro XII)

Questa la volevo fare da una vita. Era nella lista. E' una riproposizione della nota storia del nonno dello Sfrenogildo, quello che poi diventerà il potente eroe MNM (Me Nono Marino), quando incontrò La Mort Embriagia, portaborse di Satana, in un campo della Val di Non e di come ci ha salvati dall'annientamento diabolico.
Se uno non è noneso non capisce un cazzo. Neanche l'ironia finale. Però la storia è divertente.


PULP ALPESTRE (Lo Sfrenogildo)

Rabbi Loop Impro XII



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mercoledì 15 settembre 2010

Ti Spero (Rabbi Loop Impro vol.XI) - Nuova canzone d'amore

Volevo scrivere una canzone d'amore.
Nella mia vita ne ho scritte tre:
1. Coi Piccolo Male Puro c'è stata Candy Mandible ma al tempo ero ancora convinto che bastasse dire poetiche senza considerare le figure del suono e robe varie. Comunquer la canzone è sbregamudande quanto basta.
2. La prima canzone di Felix Lalù è stata Mirilasso, scritta quando la ragazza cui è riferita mi ferì dicendo che facevo solo canzoni tristi.
3. La terza è la canzone d'amore un poco cazzona: si chiama Beibo beibo I love you (quattro ever)
Questa volta volevo fare una canzone seria con un testo scritto bene ma il mondo è anche pieno di canzoni d'amore scritte bene e ancora più pieno di canzoni d'amore fatte a grancazzo di cane, disgraziatamente, tanto che le canzoni d'amore sono quasi unanimenente considerate merda a prescindere. Peraltro con tutte le ragioni di sto mondo.
Ciò pensato, ripensato, buttato giù tre righe, sempre merda, non peggio di Grignani ma sicuro peggio dell'ultimo Vasco.
Finchè ho avuto l'illuminazione. A cosa serve mettersi lì a buttar giù roba nuova quando c'è del materiale in abbondanza già scritto? La lontananza sai produce attese, abbracioni e saluti strazianti, ma soprattutto sms. In tempo di crisi c'è bisogno di una nuova economia degli scritti. Riciclare i ciclostile del today. Allora ho copiato la vasta gamma di sms d'amore scritti al mio amore su un foglio e li ho riassemblati in questa canzone che si chiama Ti Spero.
Poi siccome mi piace le rime ho aggiunto qua e là. In grassetto solo i sms originali, in normale quelli aggiunti per riempire lo spazio e il tempo.

La Spuma per el Bocia feat. Felix Lalù
TI SPERO

Ti spero
Ti spero come il sole
come il mare
come l'abbronzatura sull'anulare
come il miele che cola dall'alveare
Ti spero come il bel tempo si spera
come l'osso di seppia
come l'arrivo della primavera
come l'arrivo del pusher
al nutella party nella casa degli Usher
Ti spero come il bel tempo si spera
Ti spero come un'epifania
come le feste che per fortuna si porta via
Ti spero
Ti spero come il cancro dei rompicoglioni
come la morte di inedia di Berlusconi
come il pane
come la cagna al cane
Ti spero come due più tre fa sei
Ti spero come un nazi gay
come Dennis Rodman di nuovo nella nba
Ti spero come la vendemmia
come il maiale dentro a un toast
come la fine di Lost
come lo sdoganamento della bestemmia
come la rumba
come il samba
come la bamba low cost
Ti spero come il solstizio d'estate
come il fato alle fate
Ti spero come mi viene
Ti spero come mi conviene
E voglio smettere di dirlo
Lallallallallalallallallallà
Lallallallallalallallallallà
Lallallallallalallallallallà
Lallallallà Lallallallà
Ti spero come la pioggia dentro alla mansarda
come una sega a notte tarda
e poi un pompino alla mattina
Ti spero come il poster di Don Chisciotte della mia vicina
nella cucina della mia vicina
Ti spero anciora un po'
come la violenza su Fantaghirò
come un disco nuovo degli Edgar Allan Poe
Ti spero come il retro dei tuoi jeans
come gli ebrei ai marines
Ti spero

La Ostia
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TI SPERO



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